Provinciali

novembre 14, 2012 No Comments
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L’affaire delle soppressione/accorpamento delle province italiane è molto interessante sotto diversi punti di vista e penso che sbrigare la faccenda in maniera semplicistica sia uno sbaglio anche per noi libertari.

Da un lato abbiamo un dato di fatto: le province sono enti inutili, o meglio utili ad aumentare il parassitismo politico. Le loro funzioni o sono inutili o non giustificano un ente preposto. Detto altrimenti e come dicono in tanti, le funzioni delle province potrebbero benissimo passare ai comuni (anche in sinergia tra di loro) o alle regioni. Dall’altro lato per molti italiani, per quelli che non parassitano attraverso loro, le province sono “importanti” non per le loro funzioni reali ma per il loro semplice valore identitario. Valore del quale noi libertari possiamo ridere ma che fa parte della “natura spiccia” del 99% degli individui.

Guardando solo al caso veneto, perché quello conosco, mi risulta “balzana” l’idea di accorpare proprio Rovigo con Verona. Tralasciando il “fattore emozionale” di cui sopra, anche solo guardando alle misere funzioni provinciali, amministrare una lingua di terra che va dalle Alpi al mare non mi sembra molto funzionale. Questo è il problema dello statalismo  centralista italiano che accorpa nello stato centrale decisioni che dovrebbero essere prese da chi nel territorio ci vive. La Svizzera conta otto milioni di persone ed è suddivisa in ventisei Cantoni, che sono in pratica dei semi-stati. Lo stato italiano invece ha sessanta milioni di abitanti e venti regioni, la maggior parte delle quali con poteri autonomi veramente limitati.

 I Cantoni decidono da loro la loro suddivisione interna. L’unità base amministrativa è il Comune, che raccoglie le sue tasse, e non è raro che due o più Comuni decidano di unirsi per risparmiare e per avere servizi più efficienti. Elemento fondamentale è che decidono i cittadini se unirsi ad altri comuni o no attraverso referenda. Può vincere il fattore identitario a spese del borsellino (come nel Sopraceneri nel quale le unioni di Comuni finora hanno fallito) o può vincere  la pragmaticità e l’efficienza (come le aggregazioni che hanno portato il Comune di Lugano ad avere 60’000 abitanti). Il fatto è che essendo da una parte i Cantoni e i Comuni fiscalmente responsabili e facendosi concorrenza fiscale tra di loro e dall’altra essendo i cittadini artefici della loro struttura amministrativa, si crea una maturità negli individui enormemente maggiore rispetto ai sudditi dello stato italiano che si vedono estorcere enormi quantità di denaro che va a finire allo stato centrale e da questi poi redistribuito ai territori con livelli di confidenzialità spaventosi (ogni anno per esempio almeno 20 miliardi di Euro spariscono dal Veneto verso lo stato centrale senza più tornare).

Ecco, io in tutto il dibattito sulle province non ho sentito nessuno dire che forse è l’impianto a monte a essere assurdo. Ossia questa brama di centralizzare tutto e mantenere gli individui sudditi da tosare. Mi sembra però che la lana da tosare nelle pecore italiane stia finendo e sempre più pecore si stiano rompendo le palle di belare e abbiano iniziato a ruggire.

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