Esiste se gli individui vogliono che esista

dicembre 3, 2012 4 Comments
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Per un libertario il termine individualismo non ha connotazioni negative, anzi, è un dolce suono che racchiude significati cari al libertario. I libertari difendono sempre dalla violenza di arroganti maggioranze la più piccola delle minoranze: l’individuo. Ci sono tanti esempi di neolingua attorno a noi. Alcuni sono veramente sfacciati per la loro stupidità: “paradiso fiscale” è il mio preferito perché sono riusciti a dare connotazioni negative addirittura al paradiso e, a rigor di logica, a glorificare gli “inferni fiscali”. Neolingua pura del potere politico, sublime nel suo essere grottesco. “Individualismo” è un altro termine che viene citato a sproposito ogni volta che si vuole mettere alla gogna l’aspirazione di una persona a non essere calpestato dal collettivo, ossia dal potere politico organizzato e coercitivo. I libertari hanno questa buffa concezione che sia l’individuo a dover scegliere per se stesso sulla sua persona e sulle interazioni con altri individui. L’individuo pensa, l’individuo agisce, l’individuo vive; non la generica massa. Questo non significa che gli individui siano atomi dispersi nel vuoto. Anzi, è il contrario: è la libera interazione tra individui che crea sviluppo, pace, evoluzione. I libertari non vogliono “l’atomizzazione” ma la cooperazione libera, ossia non mediata attraverso il potere politico coercitivo.

Scendendo dalla teoria alla pratica e parlando dell’argomento del post, trovo sempre molto discutibile il fatto che un gruppo di persone dica a un altro gruppo di persone che il modo, l’etichetta attraverso la quale loro vedono loro stessi non esiste. Se un gruppo di persone liberamente sceglie di rappresentarsi in un modo e di autodeterminare la propria posizione, perché non dovrebbe esistere? Esistono eccome, sono lì, sono tanti individui che liberamente hanno deciso. Prendiamo a esempio l’idea di “Padania”. Tanti dicono che la Padania non esiste perché non soddisfa i requisiti classici della “nazione” (lingua comune, storia comune, etc etc). È un mantra questa faccenda che la Padania non esiste (e sottinteso, mai esisterà). Secondo me chi va avanti su questa strada di negazione commette un errore perché non tiene conto della volontà degli individui. La Svizzera rappresenta se stessa come Willensnation, ossia nazione per volontà, perché gli abitanti, diversi per culture, lingue e anche storie, vogliono vedere loro stessi come nazione. Se gli individui  residenti in quella che viene considerata Padania vogliono vedere loro stessi come padani, allora da quel momento lo sono. È molto poco liberale imporre a un individuo un’etichetta, come quella di “italiano”,  che non vuole e non accetta.

Ovviamente un libertario non può dirsi pienamente soddifatto per almeno due motivi: se si crea un nuovo stato, di sicuro non l’ha voluto la totalità degli individui lì residenti e il nuovo stato di sicuro attuerebbe coercizioni (maggiori o minori) sugli individui. Tuttavia in un’ottica di avanzamento di libertà, come abbiamo scritto per esempio qui fino alla noia (dei lettori), dalla creazione di tanti nuovi stati può svilupparsi maggiore libertà per gli individui. Quello sul quale voglio focalizzarmi qui però è il discorso dell’esistenza negata. I contrari alla nascita della Padania residenti in quella che dovrebbe essere la Padania non dovrebbero dire “non esiste”, ma “non la voglio”. Io per esempio, in quanto cittadino italiano proveniente dal Veneto, dico che non la vorrei, non che non esista. Non la vorrei perché gradirei di più non la Padania ma il Veneto indipendente. Questo per una serie di motivi che vanno dall’evitare una nuova Little Italy in salsa padana all’avere un territorio più omogeneo. Il punto tuttavia, ripeto, è che un gruppo di individui può considerare se stesso come meglio crede e che un altro gruppo di individui può dire quanto vuole che non esiste, ma la volontà crea la realtà. È notizia di pochi giorni fa la notizia che il Consiglio Regionale del Veneto ha approvato una risoluzione nella quale si dice esplicitamente che i veneti hanno il diritto di autodeterminarsi. Un documento che può restare lettera morta o meno, dipende ora dalla volontà dei veneti di creare la loro nuova realtà.

Il concetto nefasto di stato-nazione è così profondamente radicato nella mente di molti che sembra quasi che lo stato italiano sia destinato a essere una creazione che durerà fino alla fine dei tempi e porta con sé corollari di collettivismo inaccettabili per un individualista. L’eventuale indipendenza del Veneto sarebbe un avvenimento benefico anche per gli italiani perché li sveglierebbe dal torpore. C’è solo da sperare che i veneti vogliano essere individualisti e proseguire per la loro strada.

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4 Comments » 4 Responses to Esiste se gli individui vogliono che esista

  1. cachorroquente on dicembre 3, 2012 at 18:35

    1) per quanto riguarda l’individualismo, è tutta una questione semantica: è un termine piuttosto vago che possiamo definire in vario modo. E’ evidente che da un punto di vista biologico l’individualismo è un non-senso perchè l’unità di base della specie umana (quella in grado di proliferare e adattarsi all’ambiente) è, come per le altre scimmie antropomorfe, il piccolo gruppo. In nessuna parte del globo esistono gruppi etnici costituiti da persone che vivono da sole (come i maschi di alcune specie di predatori) e neanche in gruppi che includono un’unico nucleo familiare (come le cornacchie o i lupi). Da un punto di vista ideologico l’individualismo (inteso come, cito da wikipedia, la corrente di pensiero che “promote the exercise of one’s goals and desires and so value independence and self-reliance while opposing external interference upon one’s own interests by society or institutions such as the government.”) è altrettanto irrealistico; l’individuo è il frutto della società in cui cresce e l’esaltazione sulla forza di volontà è più che altro un alibi che utilizzano i più fortunati per placare il senso di colpa verso chi sta peggio (questo non vuol dire che le ricchezze devono essere redistribuite; semplicemente che porre l’accento sul merito e la volontà per spiegare la disuguaglianza è un’analisi puramente ideologica con pochi contatti con la realtà). Se per individualismo invece intendiamo invece il principio per cui l’individuo umano è l’unità giuridica fondamentale (con tutte le conseguenze che ha questo punto di vista), siamo tutti individualisti.

    2) per quanto riguarda il secessionismo: sono d’accordo sul fatto che parlare di patrie “che esistono” o che “non esistono” è ottocentesco e totalmente assurdo (basti vedere le discussioni interminabili tra tifosi vari sulla dignità ontologica di Palestina e Israele). Da un punto di vista empirico però credo che la genesi di uno stato separatista tenda ad avere successo se ci sono delle basi geografiche, linguistiche e storiche un pelo più pregnanti di quelle che motivano veneti e padani. Io vedo la società in maniera piuttosto organicista, nel senso che naturalmente tendo a utilizzare modelli presi dalle mie conoscenze biologiche. Una secessione mi sembra un processo energeticamente costoso, e difficilmente avrà luogo se l’energia che viene utilizzata per mantenere l’unità supera questo costo. Non credo che la maggioranza degli italiani del nord, come dei residenti in Veneto, si opponga alla secessione perchè intorpidita dalla propaganda statalista ma più semplicemente perchè in questo momento l’inerzia è energeticamente conveniente.

  2. CARLO BUTTI on dicembre 3, 2012 at 19:16

    Seguendo questo ragionamento(un gruppo di persone che volontariamente si connotano in un certo modo diventano per ciò stesso,obiettivamente, quell’entità che dicono di essere),se io e qualche mio amico diciamo di essere gli dèi dell’Olimpo, siamo gli dèi dell’Olimpo.E’ una sorta di principio ontologico riproposto in modo assai degradato.Sarebbe opportuno andare a rileggersi la polemica di Gaunilone contro Anselmo d’Aosta: è un’aberrazione mentale il passaggio dal piano del pensiero al piano della realtà. Se l’Italia è di per sé un’espressione geografica, divenuta metafisicamente entità politica “una d’arme di lingua d’altare di memorie di sangue e di cor” per effetto di un’illusione romantica, perché non si dovrebbe dire lo stesso-e a maggior ragione- della Padania? Libero poi ciascuno di credere a quello che vuole, e a comportarsi di conseguenza, senza però pretendere che gli altri credano agli asini che volano.”Alessandro vuole essere un dio? E lo creda pure!” dissero sarcasticamente gli antichi Spartani dinanzi alla pretesa del monarca macedone di essere venerato come divinità.

  3. Luca on dicembre 3, 2012 at 20:57

    @cachorro per quello che mi riguarda, in una frase per me “individualismo” vuol dire non anteporre il generico volere delle masse (cioè del potere politico) al volere dell’individuo.
    2) una secessione è un procedimento costoso ma facendo il netto tra costi/benefici il Veneto oggi avrebbe comunque da guadagnarci guardando anche al medio/lungo periodo; di questo sono sicuro.

    @carlo. ok, non scriverò più alcun post senza aver prima letto la polemica di Gaunilone contro Anselmo d’Aosta, così forse mi lascerai un commento come quello che hai lasciato qui (scrivendo Stefano Magni le stesse cose che abbiamo già scritto noi e usando anche un’immagine che avevamo già usato noi, ma sicuramente lui scrive meglio di noi)
    http://www.lindipendenza.com/libertari-indipendentisti-magni/#comment-56415

    “perché non si dovrebbe dire lo stesso-e a maggior ragione- della Padania?”
    PARCHÉ LA PADANIA E ANCOR DE PÌ EL VENETO NO I GAVARÌA DA DARGHE DA MAGNÀR A EL PARASITISMO POLEDEGO DE EL SISTEMA POLEDEGO DE EL MERIDION

  4. CARLO BUTTI on dicembre 4, 2012 at 23:47

    Caro Luca, nel mio intervento-in cui forse ho fatto ricorso a un’ironia un po’ greve-non volevo prendermela con il tuo ragionamento complessivo,che nella sostanza condivido, nè . I miei strali erano piuttosto rivolti contro una concezione dell’identità nazionale a mio parere piuttosto grossolana. Fermo restando che ciascuno è libero di fingersi la patria che desidera e di far causa comune con chi la pensa come lui per ottenerne il riconoscimento( patto di non voler costringere a farne parte chi non ne vuol sapere) rimane vero che alcune presunte identità hanno qualche fondamento storico, altre sono inventate di sana pianta. In questo senso si può dire che le prime hanno una loro esistenza obiettiva, le seconde no.Io aborro lo Stato italiano e penso che il Risorgimento, a dispetto di chi generosamente ha combattuto ed è morto per quegli ideali sia stato un insuccessoo clamoroso, perché la fusione dei principi liberali con queli di Stato nazionale è aberrante nei suoi presupposti. Credo però che l’Italia non sia soltanto un’espressione geografica, se la consideriamo sotto l’aspetto squisitamente culturale.Il nome Italia risale al tempo dei Greci, viene fatto proprio dalla cultura latina, finisce col designare un territorio dapprima coincidente con la parte peninsulare dell’Italia odierna, poi più o meno con i confini di oggi. E’ a quest’Italia che fanno riferimento Dante (canto VI del Purgatorio, De vulgari eloquentia) e petrarca(Canzone all’Italia:.Nel Rnascimento sarà proprio il veneto Petro Bembo, con le “Prose della volgar lingua ” a proporre come lingua letteraria pr gli scrittori italiani il modello fiorentino di Date Petrarca e Bccaccio. Il Rinascimento stesso è fenomemo italiano, pur nelle sue variegate declinazioni regionali:nel resto d’Europa arruiverà e in ogni paese con caratteri suoi propri. Così esiste un illumini’o squisitamente italiano, importato dalla francia., ma non privo di caratteri originali, che ha come suoi centri Napoli e Milano. Goldoni scriveva in Veneziano , in Chiozzotto e in Toscano, ma non per questo si sentiva dimidiato:ed è giustamente considerato il maggior commedfiografo italiano.Quanto alla musica, è l’italia, nel suo complesso, a insegnarla all’Europa, ma lqa musica tedesca e quella italiana si distinguono immediatamente per la diversità del loro ethos, anche prima dell’Ottocento: e quindi non aveva torto Verdi a dire che se i Tedeschi partendo da Bach re arroivando a Wagner sono nel giusto, gkli italiani partendo da Palestrina e imitando Wagner compiono un delitto musicale. Conme dsi vede, rimango su un piano puramente culturale, che non legittima affattyo la formazione di uno Stato italiano.forse l’Italia si sentiva più u nita prima dell’Unità.erano i tempi in cui il bergamasco Donizetti era accolto a Napoli con tutti gli onori e il siciliano Bellini riceveva onori e rubava cuori sul lago di Como: oggi hanno cacciato da moilano il terrone Riccardo Muti, facendo largo a chi di opera italiana cvapisce poco o niente.Tutti quiesti sono dati di fattton non invenzioni. Ammetto che anche l’identità veneta ha culturalmente un suo solido fondamento. non così per la Padania o per l’Insubria, che anche culturalmente non sono mai esistite. unita prima il un mettere in dubbio la lucidità del tuo articolo e la sua chiarezza espositiva\1234567890’ì

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