Finalmente libero

dicembre 6, 2012 10 Comments
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Non trovo niente di censurabile nella decisione di una persona di togliersi la vita. Per i più disparati (e disperati) motivi si può scegliere di uccidersi. Ovviamente il dolore tra i propri cari sarà tremendo, forse più tremendo di una morte “naturale”, non so, per mia fortuna non ho avuto esperienze a riguardo, ma la volontà di una persona di agire nel modo più estremo sul proprio corpo va rispettata anche se non condivisa. Per pudore e per carattere personale non mi piace parlare di fatti che toccano così personalmente il vissuto e il fine vita di un individuo ma in certi casi sento la necessità, nel mio piccolissimo, di fare alcune considerazioni.

La tremenda scia di suicidi da qualche anno a questa parte di imprenditori della mia terra di origine, il Veneto, mi ha toccato e continua a toccarmi perché conosco bene quel mondo. Persone che sentono così profondamente e così personalmente la crisi da non riuscire più ad andare avanti, schiacciati anche dal senso di colpa di dover licenziare i collaboratori con i quali lavorano fianco a fianco ogni giorno. Non è una scenetta agiografica, è la realtà delle cose che si può constatare facendosi un giro tra i capannoni veneti. Nonostante le ricorrenti volgari, stupide e offensive macchiette propinate dai mass media italiani sugli imprenditori veneti, la realtà dei fatti è che c’è una grande fetta di veneti dallo spirito “übercalvinista” che semplicemente non accetta di veder fallire il proprio progetto avendo ricevuto il bacio della morte dallo stato italiano assassino, tassassino, iperburocratico e mafiosamente schifoso.

Manuele Barbisan era il proprietario e gestore di un bar nel centro di Treviso che martedì 4 dicembre si è impiccato nel retrobottega. Ha lasciato scritte poche parole che sono macigni pesantissimi:

W l’Italia, dopo 8 anni sono finalmente libero.

Poche parole che lasciano intravvedere un’esasperazione che ha aiutato a portarlo al gesto estremo. Ogni volta che capitano queste tragedie penso alle situazioni insostenibili che lo stato italiano sta causando ai suoi sudditi. Lo stato con uno dei livelli più alti di tassazione al mondo, con un apparato burocratico da dodici fatiche di Ercole, con una classe di parassiti politici sempre più vorace.

Quando leggo le fintamente asettiche disquisizioni del finto “tecnico” Monti provo un senso di sconforto.

Non c’è dubbio che occorrerà ridurre la pressione fiscale ma ci sono dei limiti e una dinamica temporale attraverso cui questa cosa sarà possibile.
La lotta all’evasione va affinata, migliorata vanno evitati eccessi ma è una guerra che deve proseguire.

Come se la soluzione fosse la baggianata del “pagare tutti per pagare meno” quando è evidente che se così fosse sarebbe “pagare tutti per pagare sempre di più” perché l’apparato statale italiano è una tenia mai sazia che ti estorce sempre di più per dar da mangiare ai suoi milioni di tentacoli. Lo stato italiano è un mostro.

C’è una lunga fila di persone che non ci sono più che meritano il nostro rispetto e il nostro ricordo. Persone normali alle quali lo stato italiano ha contribuito a togliere l’aria. E io continuo a tenermelo sempre bene in testa perché conosco queste persone. Conosco la sofferenza estenuante di mandare avanti un’azienda avendo come nemico uno stato gradasso e forte con i deboli. Conosco le angherie, i sorprusi, le idiozie, i bastoni tra le ruote che mette un apparato sadico di merda il cui unico fine è quello di spolparti vivo fino a quando non ce la fai più e nel migliore dei casi chiudi tutto e mandi tutti affanculo.

Lo stato italiano è un mostro e non credo a una sola parola, alle vaghe promesse che vengono dette dai suoi apparati.

Update:

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10 Comments » 10 Responses to Finalmente libero

  1. Johnn on dicembre 6, 2012 at 15:47

    Concordo,d’altronde anche Seneca e molti filosofi e personaggi della cultura mondiale hanno visto in una luce “positiva”,o perlomeno diversa da come la vediamo noi, il suicidio.Ho sentito gente che dice che si suicida è perchè non ha le palle x affrontare la vita e tante altre per essere buoni,scemenze,quando invece per effettuare un tal gesto ci vuole un gran coraggio.Il suicidio,in fin dei conti,è l’estrema aspirazione alla libertà,e vivendo in un mondo come il nostro dove la libertà e la dignità vengono ogni giorno calpestate,si può anche capire l’atteggiamento delle persone che compiono questo gesto.Molte volte si banalizza su questo tema,si demonizzazano o si fa il marketing della pseudopietà per le vittime,altre addirittura si paragona il suicidio all’omicidio,due cose quasi assolutamente opposte(l’unico contatto tra di essi è la morte,ma nell’omicidio il carnefice è talmente schiavo da togliere la vita ad altri per brama,potere,crudeltà o altro,nel suicidio l’individuo aspira talmente alla libertà per sè senza toglierla agli altri,da togliersi la vita)e così via.Io penso che molte volte certi fanatici schiavi delle loro concezioni ideologiche/religiose o economico/politiche debbano stare zitti su certe questioni prima di pontificare e demonizzare chi trasgredisce questo grosso tabù della civiltà occidentale moderna.Saluti liberi e libertari e buon lavoro.

    [WORDPRESS HASHCASH] The poster sent us ‘0 which is not a hashcash value.

  2. mario on dicembre 7, 2012 at 21:06

    Perchè uccidersi, per uno stato che di impedisce di vivere libero dignitosamente?
    Vuol dire essere assasinati 2 volte!
    Lottare fino alla fine e se bisogna morire tanto vale morire in loro compagnia

  3. Leonardo on dicembre 8, 2012 at 19:09

    Scusate, ma il suicidio mi sembra la cosa più ripugnante che possa fare un essere umano.

  4. Kirbmarc on dicembre 11, 2012 at 12:13

    “il suicidio mi sembra la cosa più ripugnante che possa fare un essere umano.”

    Per quale ragione etica? Il suicida non viola i diritti di nessuno. Posso comprendere che tu non approvi il suo gesto, ma come puoi considerarlo la “cosa più ripugnante che possa fare un essere umano”?

    Credi davvero che il suicidio sia più ripugnante di uno stupro o di un omicidio?

  5. Leonardo on dicembre 11, 2012 at 17:26

    Tralasciando (anche se non dovremmo) la morale Cristiana, secondo cui il comandamento di non uccidere si riferisce a tutti, anche a noi stessi, il suicidio è un atto disgustoso semplicemente perché distrugge un essere umano. In un universo che è assolutamente incredibile nella sua magnificenza ( e forse inesplicabile) gli esseri umani, per quanto ne sapppiamo, sono gli unici esseri capaci di pensiero originale, cioè di creatività, qualità che gli permette di contribuire letteralmente alla “creazione”. Per quella ragione, io credo che l’unico sentimento umano giustificato, di fronte al mondo e alla vita, sia la gratitudine ( ma a volte me lo dimentico anch’io). Quindi il suicidio è ripugnante perché è un atto contro la vita in sé ( a parte il fatto che è quasi sempre la conseguenza di una malattia mentale), e in quel senso può essere considerato alla stregua di un crimine contro l’umanità; ma a differenza dello stupro e dell’omicidio è pure irrimediabile, perché non lascia nemmeno la possibilità di compensare le vittime e riabilitare colui che ha commesso il crimine (che è il concetto alla base di una giustizia libertaria).

  6. Kirbmarc on dicembre 11, 2012 at 22:38

    “Tralasciando (anche se non dovremmo) la morale Cristiana”

    La morale Cristiana è soggettiva e non vale per chi non è cristiano.

    “Quindi il suicidio è ripugnante perché è un atto contro la vita in sé ( a parte il fatto che è quasi sempre la conseguenza di una malattia mentale), e in quel senso può essere considerato alla stregua di un crimine contro l’umanità”

    Questa non è una prospettiva libertaria. In una prospettiva libertaria non esistono “atti contro la vita in sé” ma atti che violano o meno dei diritti di altri esseri umani.

    “non lascia nemmeno la possibilità di compensare le vittime”

    “Non ci sono vittime nel suicidio. Secondo l’ideologia libertaria noi possediamo le nostre vite (self-ownership). Se possiedi qualcosa ha il diritto di distruggerla.

  7. Fabristol on dicembre 11, 2012 at 23:08

    Leonardo, su quello che dici dissento. Il suicidio è una scelta individuale (non importa quale sia la ragione: disperazione, dolore, lutto ecc.) e come tale è compatibile con il libertarismo. Non è un “crimine contro l’umanità” perché non interessa altri individui. Se fosse un crimine come dici tu allora i governi dovrebbero vietarlo o reprimerlo. Solo un governo dittatoriale potrebbe reprimere un comportamento del genere.
    Il fatto che tu lo consideri deprecabile fa parte della tua morale, soggettiva. Altri libertari hanno diversi codici etici nonostante tutti i libertari aderiscano al “principio di non aggressione.”

    “( a parte il fatto che è quasi sempre la conseguenza di una malattia mentale)”

    neanche per idea e ti auguro di non dover mai avere problemi o situazioni che ti possano portare al solo pensiero di toglierti la vita. Lutto, disperazione, dolore, tortura da parte di altri esseri umani o da parte dello stato ecc. sono tutte cause che possono portare al suicidio senza per questo scomodare le malattie mentali. Non sempre il suicidio deriva da malattie come la depressione. E anche se fosse l’effetto della depressione non mi pare mica che uno scelga di diventare depresso.

    “riabilitare colui che ha commesso il crimine (che è il concetto alla base di una giustizia libertaria).”

    Non esiste alcuna riabilitazione del criminale nella filosofia libertaria. Questo è un concetto socialista.

  8. Leonardo on dicembre 12, 2012 at 15:13

    Intendevo dire riabilitazione del criminale nel senso che quando uno che ha commesso un abuso paga una ricompensa, e “appiana” il debito con la vittima, si riabilita; e non nel senso della riabilitazione che si propone un sistema carcerario statale.
    Neanche un libertario può negare che esista un sentimento di empatia con gli altri esseri umani e con l’umanità intera. E che quindi un atto commesso contro la vita, anche la propria, ci coinvolga tutti. Anche Kirbmarc dice che l’omicidio e lo stupro sono crimini ripugnanti; ma lo dice perché capisce l’orrore di quelle azioni dirette contro altri esseri umani; perché se tutto si potesse ridurre al semplice rapporto fra individui il fatto che un povero disgraziato venga fatto a pezzi nel Darfur non mi farebbe un baffo, dato che non mi riguarda, come individuo. Ma mi riguarda come essere umano!
    Seneca, che John ha citato all’inizio, diceva che colui che risparmia i malvagi danneggia i virtuosi; dopodiché s’è suicidato perché un malvagio lo ha costretto. Ma lo Stoicismo era una filosofia religiosa che affermava che la malvagità terrena non può impedire a un uomo di vivere una vita virtuosa e raggiungere la comunione con Dio. Ayn Rand diceva che i paesi liberi hanno IL DOVERE di rovesciare con la forza le dittature (e parlava della sua ormai sovietica Russia); perché le dittature rappresentano l’istituzionalizzazione della malvagità.
    Ma che senso ha parlare di malvagità in senso individualista? Cioè, se per uno è male solo quello che fa male a lui? Questo si ricollega a quello di cui discutevamo in un altro post, quando si parlava dell’etica che preesiste, o meno, le leggi che regolano le relazioni umane.
    Il libertarianismo ha senso solo se è un modo per dare dignità all’individuo e in quel modo incoraggiare e alimentare la vita umana. Sono convinto che esista un concetto informatore alla base dell’evoluzione (non voglio dire disegno divino, perché so che fa alzare gli aculei a tanti istrici libertari, soprattutto italiani); ma è un disegno evolutivo che finora è culminato nell’umanità (lo so, tanti scienziati sono convinti che l’evoluzione proceda “a capocchia”, ma è un concetto che non è affatto accertato,e se volete un altro punto di vista andate a leggervi Teilhard de Chardin).
    In un universo che è assolutamente incredibile, gli esseri umani (per quanto ne sappiamo) sono gli unici esseri capaci di pensiero originale. Cioè sono in grado, con la creatività, di contribuire alla “creazione”. Quindi se c’è un solo sentimento che un uomo dovrebbe provare è la gratitudine. Ma in ogni caso, la preservazione della vita umana, che sia il fino ultimo dell’universo o no, dovrebbe essere il fine delle nostre azioni; e credo anche che nel profondo ne siamo convinti tutti. Per quello la distruzione della vita ci ripugna, sempre, anche nel caso del suicidio.

  9. Leonardo on dicembre 12, 2012 at 15:14

    Scusate il pistolotto.

  10. Antonello Barmina on dicembre 13, 2012 at 21:34

    Il suicidio: un gesto estremo, di estrema libertà, aldilà delle motivazioni soggettive che possono determinarlo.

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