Di chi è l’Internet?

dicembre 19, 2012 No Comments
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48405289Vi siete mai chiesti se esista un proprietario dell’Internet? Se esista veramente qualcuno o un gruppo di persone o una organizzazione che possa legittimamente affermare: Internet è mio (nostro)!

La risposta è alquanto semplice ma non è intuitiva ma ci può aiutare a comprendere tante cose: da cosa è la proprietà privata a cosa è lo scambio di beni o informazioni; da cosa è un sistema emergente a come funziona un sistema libertario. Vediamo perché.

Internet è di tutti ed è di nessuno. Com’è possibile? Be’ perché dipende da cosa intendiamo per internet. L’Internet non è un oggetto ma è semplicemente un network volontario di compagnie e individui in comunicazione tra loro. Pensate a internet come al mercato. Nessuno ha la proprietà dell’intero mercato perché il mercato è fatto di persone che scambiano i beni tra loro e per fare questo utilizzano dei supporti fisici come i negozi, il denaro ecc.

L’Internet poi non deve essere confuso con la rete fisica di cavi e fibre ottiche. Questi ultimi infatti sono dei supporti fisici così come lo sono i negozi e il denaro per il funzionamento del mercato. I supporti fisici sono di proprietà privata mentre il network può essere utilizzato da tutti ma non è di nessuno. D’altro canto sarebbe sbagliato però dire che internet è “pubblico” nel senso giuridico del termine: è una interazione tra individui non uno spazio e questa interazione non è garantita da alcun governo, al massimo esiste nonostante gli interventi del governo per controllarla.

Internet funziona così: ci sono delle compagnie private che assicurano che esista un mezzo fisico su cui i dati possano muoversi (fibre ottiche per esempio), ci sono degli internet provider che assicurano la navigazione dei dati, ci sono degli accordi tra compagnie per usare dei protocolli comuni e standardizzati e ovviamente ci sono i consumatori e produttori di dati. Quindi internet non è altro che una versione digitalizzata di quello che gli uomini hanno sempre fatto: scambiarsi beni e informazioni.

Nonostante sia stato inventato all’interno di una struttura governativa per scopi militari (l’ARPANET per conto dell’ARPA) internet non è di proprietà di alcun governo ma i governi possono influenzarlo e bloccarlo. Così come un governo può buttar giù un mercato della frutta per evitare che la gente abbia un posto dove scambiarsi i beni così un governo può sequestrare server o gli IXP o intimare i service provider di bloccare alcune parti o tutto internet (o semplicemente tagliando i cavi stile vendetta mafiosa!). Nonostante i primi protocolli siano stati inventati da ricercatori di università pubbliche il tipo di protocollo è stato scelto per motivi pratici che niente hanno a che vedere con le decisioni governative. Gli standard di comunicazione vengono scelti per trovare un accordo utile allo scambio di informazioni ma non sono imposti dal’alto. Semplicemente se la maggior parte delle persone usa un protocollo e lo ritiene pratico i nuovi arrivati (service provider e consumatori) si adattano a quel protocollo. Un po’ come quando i comitati scientifici internazionali si riuniscono per decidere la standardizzazione di una nomenclatura; pensiamo all’astronomia o alla chimica. Non esiste un governo che decide che i corpi celesti di una certa dimensione debbano essere classificati come pianeti oppure no. Ci sono migliaia di scienziati che volontariamente si riuniscono per decidere quali standard utilizzare. Questo tipo di decisione o di standardizzazione è frutto di un sistema emergente, cioè che si autostruttura senza bisogno di un governo centralizzato.

E questo mi porta all’argomento principe del libertarismo: i sistemi emergenti. Come abbiamo visto non esiste alcun proprietario del mercato né di internet ma semplicemente un network di individui o compagnie che si autoassemblano volontariamente per scambiarsi beni, servizi o informazioni. Mercato e internet sono sistemi emergenti, cioè esistono e funzionano senza che un governo debba intervenire. Anche i formicai o i termitai, il volo degli storni nel cielo delle nostre città, la migrazione degli gnu nel Serengeti, l’evoluzione biologica, i nostri organismi. tutti esempi di sistemi organizzati (superorganizzati!) che non hanno bisogno di alcun controllo o governo esterno per funzionare.

La società umana ha le stesse caratteristiche. Si autoassembla in unità familiari, si aggrega in comunità di più moduli familiari per formare villaggi e poi città, si scambia beni e servizi per sopravvivere. Tutto questo avviene nonostante vi sia uno stato che anzi speso interviene per distorcere questa magnifica struttura emergente. Le società umane anarchiche funzionerebbero come internet: liberi individui che volontariamente si scambiano beni e servizi per poter vivere assieme.

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