Libero mercato e caccia: una buona sinergia per l’ambiente

febbraio 4, 2013 6 Comments
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CACCIATORE-H110914164208--U1704776410090uD-290x146Leggendo il post di Tony mi è finalmente venuta la voglia di scrivere questo pezzo sulla caccia e la proprietà privata. Vivo nel Regno Unito e ho la fortuna di potermi affacciare dalla finestra e godere dello spettacolo della natura ad appena un’ora da una delle città più popolose del pianeta. Dalla mia finestra vedo cervi, daini, gru, fagiani, volpi, conigli ecc. Di tutto, a volte anche a pochi metri da me. Nelle mie passeggiate posso rincorrere conigli senza che loro si nascondano dentro una tana. Semplicemente mi guardano come se fossi uno scemo e si spostano di qualche metro per non farsi acchiappare. Se non ci credete potete vedere questa serie di video.

Ora, io fino a qualche anno fa abitavo in una delle regioni meno popolose d’Europa, la Sardegna. Dove, nonostante abbia vissuto in campagna per anni lontano decine di chilometri dalla città più grande non sono mai riuscito a vedere un coniglio e dove il minimo rumore delle mie scarpe sull’erba faceva scappare tutti i pochi animali intorno.

Come è possibile? La ragione è incredibilmente semplice per un libertario ma difficile da digerire per il classico ambientalista: la proprietà privata.

In Italia. In Italia qualsiasi cacciatore che abbia una licenza può entrare nel terreno di un privato, scavalcare la recinzione o il cancello, entrare armato senza permesso, sparare quanto vuole, raccogliere la selvaggina e andarsene indisturbato. Questo perfino sotto l’occhio del proprietario che non può fare nulla per fermarlo. Soprattutto quando il cacciatore in questione se la ride delle tue lamentele sbandierandoti il suo diritto di caccia, ovvero la licenza statale. Se non vuoi che passino nel tuo terreno devi alzare la recinzione e comprare i cartelli per fondo chiuso alla caccia. In poche parole la proprietà privata in Italia non esiste quando si parla di caccia. Ed è regolata da leggi letteralmente e storicamente socialiste, nazionalsocialiste per la precisione. Infatti l’accesso ai fondi privati è consentito dall’art. 842 della legislazione fascista ancora in vigore: “Il proprietario di un fondo non può impedire che vi si entri per l’esercizio della caccia, a meno che il fondo sia chiuso nei modi stabiliti dalla legge sulla caccia o vi siano colture in atto suscettibili di danno.”

Questo ha inoltre creato una aumento esponenziale delle recinzioni sul territorio italiano, cosa che nel Regno Unito (anche per altre ragioni culturali) non esiste. In UK infatti la recinzione dei terreni è molto rara e in genere viene utilizzata per evitare che gli animali vadano in strada non per evitare che ci entrino degli esseri umani! Questo permette alla fauna, anche di grandi dimensioni di poter spostarsi liberamente da un terreno all’altro. Cosa che in Italia sarebbe impossibile perché la gente per paura che entrino i cacciatori o i ladri deve recintare il proprio terreno.

In UK. Nel Regno Unito le cose cambiano ovviamente. Lo shooting o game hunting (game vuol dire selvaggina) può essere praticato solo all’interno della propria proprietà privata o all’interno della proprietà privata di un’altra persona previo permesso di quest’ultima. Ovviamente in questo modo si incentivano due cose: il rispetto della proprietà privata e della selvaggina al proprio interno (1) e la naturale propensione a creare shooting estate, ovvero aree per la caccia (2).

1) Se infatti io posso sparare solo all’interno del mio terreno farò di tutto per evitare che la selvaggina scompaia del tutto. Cioè la selvaggina diventa un bene scarso e prezioso. La selvaggina infatti è proprietà privata di chi l’abbatte sul proprio terreno. Al contrario se la selvaggina non è di nessuno e io come cacciatore posso accedere in qualsiasi area non ho alcun incentivo a rispettare la selvaggina e il bene non è più scarso, perché appena finisco di uccidere tutti gli animali di un’area mi posso spostare in un’altra.240px-Ansdell_Richard_The_Gamekeeper

2) Poiché gli animali sotto un regime di proprietà privata diventano un bene scarso e le proprietà terriere dei cacciatori non sono molto grandi (a parte quelle della nobiltà o dei miliardari), spontaneamente dalla domanda-offerta del mercato nasce la professione del gamekeeper. Il gamekeeper è il guardiacaccia, diverso dalla figura italiana che in genere è pubblica. Il gamekeeper britannico è in genere il proprietario stesso della tenuta di caccia, cioè un’area che il proprietario lascia ai cacciatori a pagamento. Il cacciatore paga per la giornata, la stagione o l’anno e ha il permesso di cacciare nella tenuta. Spesso il gamekeeper rilascia animali che ha preventivamente allevato in semicattività allo scopo di essere cacciati. Così la selvaggina selvatica non viene intaccata e solo quella artificialmente allevata viene cacciata. Il gamekeeper inoltre farà di tutto per mantenere la sua proprietà intatta e i suoi animali sani e sempre con un numero sufficiente per mantenere la popolazione.

Sarà un caso che molte specie si siano salvate dall’estinzione grazie al fatto che si trovavano all’interno dei terreni di grandi proprietari terrieri come è stato il caso per il Bisonte Europeo in Polonia, il cervo sardo nella proprietà privata del WWF di Monte Arcosu e tante altre?

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6 Comments » 6 Responses to Libero mercato e caccia: una buona sinergia per l’ambiente

  1. Davide on febbraio 4, 2013 at 14:34

    Non sapevo ‘sta storia che non esiste proprietà privata (altrui) per il cacciatore in Italia; mi lascia veramente di stucco.
    So però di come un mio amico ha tenuto lontani i cacciatori dalla sua proprietà (ma credevo fossero “abusivi”): senza altra arma che uno stereo con un cd di Bach a tutto volume. 😀

  2. Leonardo on febbraio 4, 2013 at 15:24

    Bell’articolo.
    E il ruolo dell’aristocrazia nella preservazione del “patrimonio faunistico” (espressione orribile)in Europa è stato fondamentale. La prima cosa che faceva la canaglia, dopo una sommossa, era andare nelle tenute dei nobili e prendergli la selvaggina.

  3. Fabristol on febbraio 4, 2013 at 20:32

    “Non sapevo ‘sta storia che non esiste proprietà privata (altrui) per il cacciatore in Italia; mi lascia veramente di stucco.
    So però di come un mio amico ha tenuto lontani i cacciatori dalla sua proprietà (ma credevo fossero “abusivi”): senza altra arma che uno stereo con un cd di Bach a tutto volume.”

    Io l’ho sempre saputa perché gli stessi cacciatori me lo sbandieravano in faccia quando me li trovavo nel mio terreno. Ridendo, con un fucile carico in mano. Ti posso assicurare che non è bello. Con i loro cani che scorrazzano e attaccano il mio cane. O quando li abbiamo beccati a rubare dall’orto. Cosa puoi fare? Niente. Inoltre nella zona i cacciatori sono tutti carabinieri o poliziotti, quindi non puoi neppure chiamare lo “Stato”. D’altronde è lo stato che gli dà questo diritto.
    La cosa più bella è svegliarsi con il rumore delle rose di pallini sul tetto. Ma quello è illegale. Non si può sparare in direzione delle case ma tant’è…

    Ovviamente, non sono tutti così e conosco cacciatori che rispettano le regole ma… nel momento in cui lo stato dà questo privilegio ci sono sempre dei furbetti in tutte le categorie che se ne approfittano.

  4. Boston on febbraio 5, 2013 at 14:19

    Ottimo, ma vorrei che tu mi spiegassi che ruolo ha in pratica
    nella tua vita quotidiana la caccia.
    Una legge italiana del 1942 non deriva dal onalsocialismo
    ma dal mo .

  5. Violator on febbraio 5, 2013 at 14:34

    Art 842, un bell’esempio di legislazione…
    Bel post, non avevo mai pensato alla problematica dal punto di vista libertario.
    Ciao

  6. Fabristol on febbraio 5, 2013 at 19:03

    Ciao Boston,

    il tuo messaggio è spezzato. Cosa intendevi dire?

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