Contare nel mondo

febbraio 12, 2013 9 Comments
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URSS

L’URSS era uno stato immenso. Era grandissimo, era la seconda potenza mondiale, decideva le sorti di almeno mezzo mondo e faceva il bello e il cattivo tempo su scala globale. Era un vero e proprio impero che per decenni ha influenzato direttamente e indirettamente il mondo intero. Insomma, l’URSS contava decisamente nel mondo, era una potenza! I cittadini dell’URSS vivevano quindi indubbiamente in uno stato che era una grande potenza mondiale. I cittadini dell’URSS erano felice di questa condizione? Erano felici di far parte di una grandissima potenza? A guardare a come è finita l’URSS direi proprio di no. I cittadini sovietici facevano parte di una potenza mondiale nel senso che erano schiavi di quella potenza. Se togliamo tutte quelle persone che facevano parte dell’alto apparato statale, i cittadini sovietici facevano una vita grama da schiavi. Quindi il fatto di far parte di uno stato che contava, eccome, nel mondo a loro non risolveva la giornata, anzi.

Dissolta l’URSS, dalle sue ceneri sono nati vari stati. Prendiamo per esempio l’Estonia. Questo Paese che faceva parte dell’URSS ha un milione e trecentomila abitanti, niente in confronto ai duecentonovanta milioni dell’URSS. L’Estonia conta nel mondo quanto contava l’URSS? Decisamente no, l’Estonia è un piccolo stato. Un piccolo stato però nel quale, ci scommetto, i suoi cittadini si sentono meglio rispetto a quando (per quelli che all’epoca c’erano) erano cittadini sovietici. In Estonia ora c’è decisamente più libertà e più ricchezza. L’Estonia è uno dei primi Paesi per innovazione e diffusione delle nuove tecnologie, tanto che viene chiamata e-Stonia. Insomma, mi sembra sia pacifico che i cittadini estoni ci hanno guadagnato sotto tutti i punti di vista a lasciarsi alle spalle l’immensa Unione Sovietica potenza mondiale.

L’Estonia è entrata a far parte dell’Unione Europea e mi viene da pensare quindi che dalla storia non si impara molto. Ora, lungi da me paragonare l’URSS con la UE, ma il principio dietro al quale tanti euro-entusiasti portano avanti la loro grandeur è lo stesso. Sento veramente tantissime persone dire che la UE è necessaria ed è necessaria sempre una maggiore integrazione verso lo Stato Europeo perché altrimenti non si conta nel mondo. A questa risposta io rimango con un’espressione vuota perché non capisco. Non metto in dubbio che la UE abbia prodotto cose buone, tipo la libera circolazione delle persone e delle merci. Questi risultati ci sarebbero stati tuttavia anche senza UE perché è la tendenza della globalizzazione a togliere gli impedimenti per uno scambio agevolato di persone e merci, pena lo svantaggio nei mercati internazionali per le persone e le aziende di quello stato che volesse chiudersi a riccio; quindi diciamo che gli stati sono spinti all’apertura e al commercio internazionale per non diventare poveri, soprattutto se sono piccoli. La Corea del Nord è là che ci guarda. Tanti non concepiscono il fatto che possano esistere stati che non fanno parte della UE ma che non sono chiusi e nei quali gli abitanti non stanno proprio malissimo, il primo che mi viene in mente è quello nel quale vivo, cioè la Svizzera.

Quello che invece la UE ha prodotto di deleterio e dannoso è la ricerca di uniformità verso il basso, l’imposizione di regole provenienti da un lontano centro di potere e dalle quali non è permesso sfuggire e una burocrazia che si autoleggitima sempre di più. La UE vuole diventare un Super Stato perché pensa di sapere cosa è meglio per i suoi cinquecento milioni di cittadini. La UE è l’opposto di concetti come autogoverno o federalismo, checché ne dicano i suoi princìpi fondatori. Penso ci sia un fattore psicologico di bassa stima personale per tutti quei politici che bramano un Super Leviatano Europeo. Un nazionalismo portato al livello successivo, una voglia di impero che nasconde la pochezza della propria individualità. Cosa vuol dire contare nel mondo? Gli apparati statali devono contare nel mondo o i singoli individui devono avere la possibilità di ricercare la propria felicità e la propria riuscita nella vita? Un Super Stato non è la risposta a come rendere felici le persone; ricordiamoci l’URSS e l’Estonia. Se il potere politico è così lontano e così poco controllabile, ne scaturiscono solo disastri. L’idealismo e la buona fede di tantissimi cittadini europei che guardano alla UE come a un sogno da realizzare secondo me equivale a sbagliare mezzo per arrivare al fine. La pace e la prosperità non si raggiungono sperando, con tutte le buone intenzioni del mondo, in leviatani che dirigono e regolano le vite di centinaia di milioni di persone. La libera interazione tra le persone senza la coercizione statale e il riconoscimenti dei diritti di proprietà: più questi concetti saranno diffusi e praticati, più avremo pace e prosperità.

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9 Comments » 9 Responses to Contare nel mondo

  1. Jadran on febbraio 14, 2013 at 00:22

    Ciao Luca,

    ti rispondo con calma dopo aver riflettuto bene su quello che hai scritto, ero davvero curioso dopo la tua anticipazione su Twitter. Premetto che sebbene io sia un europeista convinto, come ben sai, l’argomento “contare nel mondo” mi interessa relativamente. Sono molto vicino o curioso rispetto ad alcuni punti di vista esposti in questo sito, eppure non trovo contraddizione con il mio essere europeista. Forse quello che ci divide (ma secondo me solo in superficie) è in realtà il principio ispiratore che anima le nostre discussioni. Se l’antitesi per eccellenza del libertarian è lo stato, ciò che io faccio estrema fatica a tollerare è la nazione, un concetto che in Europa si è spesso sovrapposto a quello di stato producendo – a mio avviso – le peggiori tragedie che hanno coinvolto questo continente. E per questo che posso con sicurezza dirti che non è il ritorno alla nazione il modo migliore per “combattere lo stato”. Uso proprio l’esempio dell’Estonia per spiegarti che cosa intendo. È vero che l’Estonia in questo momento sta vivendo un periodo di sviluppo che non ha precedenti nella sua storia ed è stato senz’altro il frutto della sua indipendenza, ma non dimentichiamo che quasi un quarto della popolazione di quel piccolo stato è di origine russa e all’indomani dell’indipendenza queste persone si sono ritrovate a dover scegliere se lasciare il posto dove erano nate e cresciute oppure rimanere e diventare improvvisamente apolidi in quanto non appartenenti all’etnia/nazione estone. Proprio le trattative con l’UE hanno permesso la progressiva risoluzione del problema, ora “soltanto” l’8% della popolazione continua a non avere diritto a richiedere la cittadinanza del paese in cui hanno sempre vissuto. E l’Estonia non è una eccezione, potrei parlare dell’Ungheria, oppure della Slovenia, dove circa 20.000 residenti originari delle altre repubbliche dell’ex Iugoslavia sono stati cancellati (questo è l’orribile nome con cui vengono ancora chiamati: “izbrisani”, i cancellati) perdendo ogni diritto di cittadinanza. Dico tutto questo non perché sia contrario all’autodeterminazione dei popoli, ma non vedo perché per allo scopo di combattere mostruosi regimi liberticidi dobbiamo tornare a giocare la carta dei nazionalismi. Tu parli di uniformità verso il basso dell’UE, per me è l’esatto contrario per quanto riguarda i diritti civili, i diritti delle minoranze e la dignità della persona, fattori che non sono monetizzabili, ma migliorano la vita degli individui! Dici che si sta anche bene fuori dall’Unione, ma perché la Svizzera è comunque uno dei paesi più ricchi al mondo, chiedi a un moldavo o a un bosniaco cosa significa davvero starne fuori in un paese che comunque ha un ridottissimo potere contrattuale. Io credo nell’Unione Europea perché a tutt’oggi mi sembra l’unico antidoto contro le nazioni e il perverso meccanismo che porta i vessati di ieri a vessare qualcun altro per autoaffermazione. L’amministrazione dell’Unione è nonostante tutto più snella e più trasparente di quelle della maggior parte degli stati membri e la mia speranza (sì, anche io ho la mia dose di idealismo, ma chi non ce l’ha qui?) è che in futuro l’Europa diventi l’assemblea di regioni dalla natura sostanzialmente amministrativa in competizione tra loro, con estrema libertà per gli individui di stabilirsi dove ritengono che le condizioni siano più adatte. Se questo ha funzionato in piccolo proprio in Svizzera, perché non può funzionare in grande in Europa?

    Credimi, se i paesi ex socialisti sono felicemente entrati nell’Unione Europea non è perché hanno la memoria corta, ma perché hanno ben presente la differenza di due circostanze assolutamente NON confrontabili.

  2. Luca on febbraio 14, 2013 at 21:08

    con me sfondi una porta aperta contro le “nazioni”, anche se può non sembrare dato il mio attivismo indipendentista veneto. la Svizzera mi piace anche perché è una Willensnation: gente diversa (e sono veramente diversi tra loro) che si è messa insieme per scelta (ok, più o meno) e che vuole restare insieme.
    le tue sono considerazioni molto interessanti e sono d’accordo quando dici
    “l’Europa diventi l’assemblea di regioni dalla natura sostanzialmente amministrativa in competizione tra loro, con estrema libertà per gli individui di stabilirsi dove ritengono che le condizioni siano più adatte.”
    però…pensi seriamente che QUESTA UE possa essere quella roba lì. Io no per molti motivi, il più importante è che se facessimo un referendum domani nei vari stati se rimanere o no nella UE…secondo te che opzione vincerebbe in molti stati? non si può creare un sovra-stato che cerca di essere sempre più stato unico con potere decisionale lontano invisi alle popolazioni e sperare di ottenere qualcosa di buono. storicamente non ha mai funzionato

  3. Carlo on febbraio 15, 2013 at 14:21

    @ Jadran. L’Europa è soprattutto un cartello di Stati: è lo sforzo degli Stati nazionali europei – riami vicini al fallimento – di creare un super-Stato iper-nazionale poggiante su un’identità europea ancor più artificiosa di quella, tutta inventata, di un Paese come Francia. L’unione europea non è una alternativa allo stato e ancor meno allo stato nazionale: ne è la logica e tragica prosecuzione.

  4. Claudio G. H. on febbraio 15, 2013 at 15:58

    Non credo che i sostenitori del “così siamo più forti nel mondo” siano anche disponibili alla libera circolazione, e tantomeno alla globalizzazione.

    Poi sulla globalizzazione occrrerebbe fare alcune precisazioni perché ne esistono due dimensioni differenti che hanno effetti diversi. La prima è l’apertura alla conoscenza, il movimento, la diffusione e la distribuzione. La seconda è la concezione che tutto il mondo sia uguale, una idea di appiattimento che incita immigrazione/emigrazione senza testa sulle spalle, cioè senza considerare che in realtà esistono culture e costumi diversi, che talvolta, se non spesso, finiscono per collidere.

  5. Claudio G. H. on febbraio 15, 2013 at 16:09

    @Jadran: quelli che hanno chiesto a gran voce di entrare in EU, sono quelli che hanno memoria della EU degli anni ottanta (anche se al tempo si chiamava CEE), il ricordo di quello è un marchio di fabbrica che resta nella testa di molti, governanti inclusi, ma è ben diverso sia da quello che è diventata la EU oggi ma soprattutto per quello che potrà diventare domani quando diventasse un vero superstato. In USA non per niente cresce l’insofferenza per lo stato federale, che è all’acqua di rose rispetto a quello che è già oggi la EU.

  6. Cachorroquente on febbraio 15, 2013 at 17:46

    @ Claudio G. H.

    “In USA non per niente cresce l’insofferenza per lo stato federale, che è all’acqua di rose rispetto a quello che è già oggi la EU.”

    Stato federale USA: un’unica politica estera, una polizia federale con vasta giurisdizione, una corte suprema molto più vincolante degli equivalenti europei, un organo federale per la regolamentazione dei farmaci (equivalente all’AIFA italiana e a istituzioni analoghe degli altri paesi europei), ecc. ecc. Come fai a dire che sia “all’acqua di rose” rispetto alla EU? Scusa se te lo dico, ma questa è solo l’effetto della propaganda americana sull’EURSS.

    Per il resto, mi trovo molto d’accordo con quanto detto da Jadran, che considero complementare al post di Luca. Avere un territorio più vasto è sicuramente utile per proiettare la propria forza al di fuori dei confini, ma non necessariamente migliora il benessere dei cittadini, se non nell’ottica mercantilista o addirittura imperialista di un gioco a somma zero.

  7. Fabristol on febbraio 15, 2013 at 18:29

    “L’unione europea non è una alternativa allo stato e ancor meno allo stato nazionale: ne è la logica e tragica prosecuzione.”

    Quoto Carlo su questo punto: la UE è una protesi culturale e politica dello statalismo continentale, direi soprattutto francese. La UE diventerà in futuro un superstato, non c’è dubbio su questo. Infatti il Regno Unito sta già pensando di lasciare la barca prima che sia troppo tardi.
    E comunque, e qui rispondo a Cachorro e Jadran, gli scambi di beni e persone e la politica estera si possono avere anche senza la UE. Schengen lo insegna. E in teoria si può avere una moneta unica (se la si vuole) senza una UE politica. Esistono decine di casi storici in cui diversi paesi hanno utilizzato la stessa moneta per gli scambi e tuttora si usano euro e dollaro come se fossero monete universali.

  8. Claudio G. H. on febbraio 15, 2013 at 18:37

    EU: Esiste già un qualcosa che assomiglia al ministro degli esteri europeo, c’è già la EuroGenFor la gendarmeria europea, e in ogni caso sicuramente mi sono spiegato male perché io mi riferivo al progetto futuro di EU superstato quando facevo il paragone con gli USA.

  9. Claudio G. H. on febbraio 15, 2013 at 18:41

    @Fabristol: Sulla moneta avrei qualcosa da dire. Puoi è vero usare la moneta di altri come moneta comune, ma è evidente che l’emittente condiziona anche te con la sua politica monetaria, perciò vedo difficile una unione monetaria senza una qualche forma di accordo politico.

    Concordo sulla questione di come è concepita la EU e di che fine farà, cosa che mi spaventa, e ben fa la UK ad uscirne.

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