Le retribuzioni abusive

febbraio 22, 2013 9 Comments
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Domenica 3 Marzo in Svizzera si vota per una serie di referenda, il più interessante secondo me è quello chiamato dagli iniziativisti “contro le retribuzioni abusive“. Questo referendum ha una storia lunga e verrà votato grazie alla tenacia di una persona, ossia Thomas Minder (la proposta è quindi conosciuta come “iniziativa Minder”). L’iniziativa è stata depositata nel 2008 e tra vari tira e molla, controprogetti e passi indietro, è stata finalmente calendarizzata per essere votata, appunto, il prossimo 3 Marzo.

Ma quindi l’iniziativa Minder in soldoni cosa propone? Leggiamo dal sito:

[L’iniziativa Minder] pretende che il proprietario (azionista) possa decidere all’assemblea generale sulla somma totale di tutte le remunerazioni a favore del Consiglio di amministrazione, della Direzione e del Comitato. Non devono più essere i colleghi e gli amici a decidere il salario individuale, ma sarà l’assemblea generale a nominare i membri indipendenti per far parte del cosiddetto Comitato di retribuzione.
Con il divieto delle indennità d’uscita, i milioni di benvenuto e i premi nel caso di acquisto o vendita di società, verranno arginate anche queste cattive abitudini.
Con l’abolizione della rappresentanza del diritto di voto tramite un organo o rappresentante depositario nonché del diritto di voto delle Casse pensioni, verranno rafforzati i diritti dei „veri“ azionisti. Nel caso di infrazione vi sono pene detentive fino a 3 anni e sanzioni pecuniarie fino a 6 remunerazioni annuali.
Questa iniziativa riguarda solo le società svizzere quotate in borsa in Svizzera o all’estero. Tutte le altre società anonime non sono toccate. Si tratta di ca.300 aziende.

In pratica si vuole dare agli azionisti di una società svizzera quotata in borsa più potere nel decidere il salario dei top manager e si vuole vietare l’esborso di milioni a quei dirigenti che se ne vanno, che arrivano o che maturano premi. Questa iniziativa è nata ovviamente nell’aver assistito nel corso degli anni a pagamenti milionari spesso visti come immotivati. Da una parte si premiavano i top manager, dall’altra magari si licenziava. Era ovvio che la rabbia popolare avrebbe portato a qualcosa. Questo referendum stando ai sondaggi passerà. Se poi c’erano dubbi, il caso di Daniel Vasella ha dato la mazzata finale: ex presidente della svizzera Novartis che lasciando l’azienda avrebbe dovuto ricevere 72 milioni di Franchi come bonus d’uscita ma ha rinunciato per lo scandalo che stava montando nell’opinione pubblica.

Da un punto di vista libertarian la faccenda è interessante. Io parto dal presupposto che nessuno ti punta una pistola alla tempia costringendoti a investire in una società per azioni. Se lo fai allora vuol dire che sottoscrivi le regole di quella società e se secondo te ai top manager sono dati salari stellari immotivati puoi scegliere di vendere le azioni e non avere più niente a che fare con quella società. D’altro canto però tu, in quanto detentore di azioni, sei conproprietario e quindi vuoi decidere per la tua parte della società. Fossi cittadino svizzero voterei no all’iniziativa ma sarebbe un voto non pienamente soddisfacente. Con o senza l’approvazione dell’iniziativa lo stato si intrufola comunque nelle faccende di un ente privato con regolamentazioni e limitazioni al libero contratto tra persone. Ecco, secondo me è questo il punto. L’iniziativa Minder va a normare una faccenda che potrebbe essere presa autonomamente e liberamente dalle società per azioni. Se questo non avviene vuol dire che sia ai top manager (ovviamente) e sia agli azionisti va bene, altrimenti avremmo distese di azioni invendute ai bordi delle strade.

L’invidia verso i super ricchi è un atteggiamento universale, anche in Svizzera, e democraticamente (cioè con la coercizione di una minoranza organizzata) si vogliono ostacolare i flussi di milioni nelle tasche di chi viene visto come una persona che riceve retribuzioni abusive.

Interessante notare infine come l’iniziativa sia sostenuta dai partiti e associazioni di sinistra ma anche da molte sezioni cantonali di partiti di centro e di destra.

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9 Comments » 9 Responses to Le retribuzioni abusive

  1. Ivo Silvestro on febbraio 22, 2013 at 09:38

    Una serie di referenda? Ah, il fascino discreto del latinorum 🙂

  2. Luca on febbraio 22, 2013 at 10:06

    @Ivo voi svizzeri le chiamate iniziative popolari, ma per farmi capire dai taliàn devo usare referendum, e dato che io non sono laureato (RIMARCHIAMOLO) ma almeno il liceo l’ho fatto… 😀

    P.S. stimo molto Cattaneo ma si ritrova un partito di finto-liberali 🙂 http://www.tio.ch/News/Ticino/723087/Minder-il-PLRT-dice-si

  3. Ivo Silvestro on febbraio 22, 2013 at 10:38

    Spesso lo si chiama referendum anche qui. È il plurale referenda che mi ha colpito!
    Il PLRT è partito liberale radicale, con le due ali, quella liberale e quella radicale, spesso in disaccordo.

  4. Luca on febbraio 22, 2013 at 12:44

    “È il plurale referenda che mi ha colpito!”
    e infatti, grazie al mio rinomato liceo della bassa veronese 🙂

    Sì però unica sezione in Svizzera del PLR a dare sostegno…sempre a farsi riconoscere i ticinesi!

  5. Fabristol on febbraio 23, 2013 at 11:45

    La cosa interessante del Regno Unito è che moltissime persone qui sanno fare il plurale delle parole latine. Cosa che noi italiani abbiamo dimenticato. Quasi tutti, almeno in ambito accademico ma anche alla BBC, dicono referendum/referenda, nucleus/nuclei, curriculum/curricula… per non parlare di etc (et cetera) mentre noi usiamo ecc.

  6. Ivo Silvestro on febbraio 23, 2013 at 11:54

    In italiano i prestiti, cioè le parole straniere diventate oramai italiane, sono o dovrebbero essere invariate: i fan, i computer, i film e quindi i referendum e i curriculum.
    Parole straniere non di uso comune si declinano: gli ‘stakeholders’ (con le virgolette o il corsivo che evidenzia che quella parola lì non è italiana).

  7. Fabristol on febbraio 23, 2013 at 12:18

    Sì però è curioso il fatto che in una lingua non romanza ci sia più conoscenza della grammatica latina che in italiano. 😉

  8. astrolabio on febbraio 23, 2013 at 17:38

    non so se le parole latine si possano però considerare parole prese in prestito, sono più che altro dei fossili linguistici.

  9. Ivo Silvestro on febbraio 26, 2013 at 11:13

    @Astrolabio: Nel caso del referendum, è proprio un prestito, perché il termine è relativamente recente (prime occorrenze nel XIX secolo, diffuso a partire dalla seconda metà del Novecento, secondo l’Etimologico lemonnier)

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