Il migliore scenario possibile

febbraio 27, 2013 41 Comments
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tumblr_mismqiafPv1qb0siho1_500Tra libertari si è un po’ scherzato nelle ultime ore sul fatto che queste elezioni sono state le più favorevoli al nostro obiettivo, ovvero meno Stato. Certo c’è molta ironia nella cosa -e forse si dovrebbe piangere non ridere- ma fose c’è del vero. Infatti basterebbe analizzare cosa sarebbe successo con altri scenari:

1) Scenario giaguaro smacchiato: Il PD prende la maggioranza netta in ambedue le camere con supporto di Monti. Questo governo sarebbe stata una replica del governo Monti con in più la morale del “dagli al ricco” di Vendola. Tassazione ancora più alta, Merkel e Europa che chiedono più austerity ma che in Italia non viene letta come TAGLI ma solo come TASSE. L’area progressista di Renzi viene spazzata via. Prodi al Quirinale.

2) Scenario Monti-bis. Improbabile ma comunque possibile. Un’area di centro cattolico in linea con i dettami dell’Europa e supportata da PD. 5 anni di Monti. Da brividi. Fini al Quirinale?

3) Scenario olgettine: PdL prende maggioranza. 5 anni di campagne di raccolta firme di Repubblica.it, 5 anni di processi ad orologeria contro Berlusconi e Berlusconi che fa leggi per evitarli. Prime pagine di giornali nazionali e internazionali di scandali, donne nude, giochetti e barzellette. In pratica 5 anni di nulla. Ah, niente rimborso IMU, uscita dall’euro e stronzate del genere. Sarebbe andato da Vespa dicendo che non ha abbastanza poteri per fare i cambiamenti. Letta al Quirinale.

4) Scenario Rivoluzione: M5S ha la maggioranza, improbabile e di difficile interpretazione perché il programma è vago e non abbiamo alcuna esperienza della loro politica o del modo di fare politica. Sicuramente tensione alle stelle sia a livello nazionale che internazionale. I partiti tradizionali che hanno vissuto finora di rendite si sentirebbero continuamente minacciati e vedremmo campagne continue sui giornali di partito contro i deputati grillini. Metodo Boffo insomma. Anche a livello internazionale ci sarebbero frizioni con UE e US inimmaginabili in un paese occidentale (basi americane, no tav, austerity, euro ecc.).

5) Scenario guatelmalteco: vince Ingroia. No comment.

Insomma lo scenario odierno è forse il “meno peggio” ed il migliore che potessimo aspettarci da un punto di vista libertario. Senza maggioranza non si possono formare governi stabili e i governi stabili hanno difficoltà a promulgare altre leggi illiberali o a mettere nuove tasse. Certo la macroeconomia ne risentirà (mercati, investimenti dall’estero ecc.) ma la vita del singolo individuo potrebbe migliorare sotto altri punti di vista. Inoltre senza un governo forte l’Agenzia delle entrate ha meno pressione dall’alto per la sua caccia alle streghe. Riforme mancate? Ma quale riforme avrebbero fatti governi di centrosinistra o di centrodestra? Le aspettiamo da decenni ma ormai sono come il mostro di Lochness, tutti dicono che c’è ma nessuno l’ha mai visto.

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41 Comments » 41 Responses to Il migliore scenario possibile

  1. violator on febbraio 27, 2013 at 08:06

    Buongiorno a tutti!
    Condivido pienamente gli scenari possibili… E ovviamente sono tra i più giogosi in questo momento. Delle conseguenze macroeconomiche dobbiamo farcene una ragione, ovviamente. Ma dalla vicenda io ricavo la contradizione in termini dello stato repubblicano, che viene messo in scacco matto dalla sua forma democratica. L’esercizio del diritto di voto paralizza le istituzioni. Che dire… Oltre i 5 scenari del post, vedo altrettanti scenari ora…tutti nelle mani del nostro caro presideente della res pubblica!

  2. Procellaria on febbraio 27, 2013 at 11:19

    Uno scenario per il futuro, al di là delle dichiarazioni di facciata, potrebbe essere un governicchio trasversale simile a quello che c’è ora (PD+PdL+Monti), che parta con l’intenzione di fare le “riforme”, perché altrimenti “verremo spazzati via”, ma che non riuscirà a combinare molto. A quel punto si andrebbe a nuove elezioni, con questa stessa legge elettorale e “verranno spazzati via”. Solo che quello che verrà dopo sarà brutto brutto.
    Questo scenario però è così prevedibile e scontato (nella storia sembra capitare di continuo) che forse, questa volta, qualche riforma di facciata riusciranno a farla veramente (meno parlamentari, niente auto blu per i cugini di secondo grado dei parlamentari, etc.). Solo che l’economia continuerà ad andare male e allora verranno spazzati via comunque.

  3. Johnny-88 on febbraio 27, 2013 at 12:55

    Ma siamo sicuri che i macroeconomici in situazione di anarchia andrebbero male? No perché mi pare che in Belgio senza governo abbiano avuto due anni di PIL a +2%, calo di disoccupazione e freno della crescita del debito. Forse, forse…

  4. astrolabio on febbraio 27, 2013 at 13:15

    io avrei preferito un’affermazione leggermente più netta del pd, in modo che quando sarebbe arrivato il default sarebbe stato chiaro che è colpa loro, adesso spero si facci aun governo sinistra più grillo in modo da prende due piccioni con una fava

  5. Violator on febbraio 27, 2013 at 15:35

    Leggo ridendo che già sono iniziate le prime “liti” tra Grillo e Bersani… :))))

    Quasi propongo un Meeting festoso via skype tra noi libertari, pizza e birra a go go 🙂

  6. Leonardo on febbraio 27, 2013 at 18:14

    Bene, ma non insultiamo i guatemaltechi.

  7. Violator on febbraio 27, 2013 at 22:12

    Per la cronaca, anche il l’esaltato Prof. Boldrin lascia FiD. Di male in peggio per i liberisti..

  8. Fabristol on febbraio 27, 2013 at 22:30

    Clamoroso… ma forse Boldrin aspettava solo una scusa per andarsene. Beh è durato pochissimo. Direi che è l’ennesimo esperimento liberale fallito in Italia. Significherà qualcosa? Questo continuo fallimento e questo conntinuo 1% alle elezioni forse ci dice qualcosa sul liberalismo…

  9. Corrado on febbraio 28, 2013 at 00:15

    Mi godo questi giorni di divertimento vedendo il teatrino dei burattini in piena attività.
    Credo che alla fine Bersani si alleerà con Monti, e si alleeranno all’occasione con Silvio per quel che farà loro comodo. Alla fine si risolverà con un nulla di fatto.

  10. Luca on febbraio 28, 2013 at 10:17

    Da quello che ho capito, a FARE si sono scannati su dei formalismi che sottintendono una guerra per accapparrarsi il controllo del partito. Avendo esperienza diretta in lotte all’interno di piccoli partiti, posso dire in modo abbastanza sicuro che Fare è finito.
    Sinceramente mi spiace perché l’essere “ingenui” di molti dentro Fare mi stava simpatico.

  11. astrolabio on febbraio 28, 2013 at 13:12

    comunque 1% e passa è un successone oh, non scherziamo, hanno battuto fini la meloni e molti altri 🙂

  12. Luca on febbraio 28, 2013 at 13:27

    @astro beh, se è per questo, in Veneto per esempio hanno fatto più del 2% 🙂

  13. Tony R on febbraio 28, 2013 at 15:07

    Mi sembra che, in alcune parti del Trentino, Fare sia arrivato al 4%.
    Ma comunque mi sembra chiaro a questo punto che il problema del liberalismo nello Stivale non è l’Italia, non sono gli italiani, ma sono i liberali italiani. C’è qualcosa che non va.
    Non so, magari anche Luca, Fabristol e io se fondiamo un partito poi finiamo a litigare… magari è genetico offrire uno spettacolo indecoroso.
    Per rimanere a quel che mi ricordo delle ultime volte che ho votato – poi erano anni che ho disertato, prima dei giorni scorsi – Riformatori Liberali (con Della Vedova che prima ci fa entrare tutti nel PDL poi se ne esce per i fatti suoi), Rosa nel Pugno, Decidere.net, i Radicali che entrano ed escono dal PD a seconda della direzione del vento, adesso FiD.
    Troppo facile dire “l’Italia non è matura per il liberalismo”, “gli italiani non ci capiscono”. Quanto siamo maturi noi*? Quanto ci facciamo capire dagli altri quando non ci capiamo neanche tra noi?

    *ovviamente per “noi” non intendo noi qui presenti, ma chi si erge a rappresentante del pensiero liberale e poi non è in grado neanche di rappresentare se stesso in modo adeguato

  14. Fabristol on febbraio 28, 2013 at 20:41

    Qui ci sono le ragioni di Boldrin: http://www.fermareildeclino.it/forum/topic/ultimissime-da-boldrin

    @ Tony

    guarda stavo pensando di scrivere un pezzo proprio su questo ma io credo che il problema sia anche la natura umana. La leadership funziona solo se ci sono temi forti e una fede irrazionale -e quindi religiosa -nei confronti del partito. Le persone che fanno il capello in 4 per qualsiasi cosa come i liberali – o nel nostro caso i libertari- non hanno una fede cieca nel partito.

  15. Violator on febbraio 28, 2013 at 21:50

    Io credo che in fin dei conti il liberali o liberisti di corrente Chicago/Friedman/Monetarista altro non sono che l’alternativa ai Keynesiani.
    Due scuole economiche, due partiti, che cercano di imporre la loro visione.
    Il Liberalismo giustifica lo Stato, anche se minimo. Questo lo rende debole e sono dell’idea che
    per questo è destinato a fallire.
    La vedo in questo modo.

  16. Violator on febbraio 28, 2013 at 22:16

    Comunque non ci sto capendo niente. Mi sembra che Silvia Enrico si sia dimessa e Boldrin sia rientrato.
    Che stato confusionale…

  17. Tony R on marzo 1, 2013 at 00:06

    tra l’altro chiedo scusa per la grammatica del precedente commento… un attacco di DiPietrite!! 😀

    Ho usato apposta il termine “liberali” per indicarlo come insieme onnicomprensivo! 🙂

    Non lo so, Violator, effettivamente ho visto che qualcuno su Facebook postava qualcosa tipo Fare 2.0, ma sono ancora troppo deluso e incavolato per approfondire. Che ci si indigni per Giannino e poi ci si presti allo spettacolo indecoroso che tutti (e sottolineo: tutti) ieri hanno offerto alla Direzione Nazionale, partecipanti ed esclusi, francamente… A ‘sto punto se le credenziali accademiche invitano a comportarsi da bambini dell’asilo che litigano per un giocattolo rotto, allora ridatemi Giannino senza lauree e mentitore dadaista, che mi sta molto meglio.

    Indubbiamente, Fab, è parte di natura umana, ma anche la collaborazione dovrebbe esserlo perché credo che senza di essa l’uomo non sarebbe sopravvissuto ai freddi inverni del paleolitico. Ma non essendo il mio campo la smetto, prima di dire fesserie. Tu qua ne saprai più di me! 🙂

    Non lo so. Mi faccio un marzo di purificazione, se ad aprile non si saranno uccisi tutti, vedremo…

  18. Violator on marzo 1, 2013 at 14:31

    Tony,
    io neanche più deluso. Sono incuriosito del proseguo, quello si.
    Ma dal mio punto di vista, FiD è il tentativo di un partito repubblicano in italia.
    Non certo il tentativo di un Libertarian Party!;-)

  19. Tony R on marzo 2, 2013 at 15:16

    E comunque il migliore è sempre Giannino, che ieri dalla sua pagina FB ha detto (all’incirca) “vedo gente che si accapiglia su regolette, ma nessuno ha ancora speso una parola per commentare l’andamento generale delle elezioni, al di là della sconditta di FiD”.

    Aridatemi Giannino, con o senza laurea non mi importa! Ridatemelo!!!

  20. Leonardo on marzo 2, 2013 at 16:05

    Gli accademici sono notoriamente politicamente inetti. (Boldrin, Zingales, Monti…L’unico che mi viene in mente, in questo momento, che abbia avuto una carriera politica rispettabile è stato Antonio Martino). Paradossalmente, Giannino che ha la stoffa e il carisma del politico, si è bruciato per voler sembrare un accademico.

  21. Luca on marzo 3, 2013 at 01:20

    C.V.D.

    “Abbiamo perciò deciso, con amarezza, ma con la consapevolezza che in questa fase si tratta dell’unica soluzione possibile, di procedere ad una separazione consensuale tra Fare per Fermare il Declino e Ali – Fermare il declino, le due entità giuridiche del gruppo, che non necessariamente rimarranno con la medesima denominazione sociale”

    http://www.fermareildeclino.it/articolo/comunicato-dei-fondatori

  22. Tony R on marzo 3, 2013 at 02:48

    Ma Bassani in tutto questo? Qualcuno che non sia un accademico americano o un membro del Direttivo Nazionale “prima golpista e poi dimissionario” che dice qualcosa di sensato c’è?

  23. Violator on marzo 3, 2013 at 08:10

    Ragazzi,
    io insisto col dire che FiD è stato un tentativo (o lo sarà nuovamente, se nel caso si tornasse a votare) di propagandare una visione liberista alla Margaret Thatcher o Ronald Reagan.
    Nulla più, nulla meno.
    Io sono in sintonia, nel breve periodo, sui 10 punti del programma come male minore. Ma nel lungo periodo.. non mi accontento del Meno Stato.
    Io non voglio lo Stato.

  24. Tony R on marzo 3, 2013 at 14:12

    D’accordo con te, ma purtroppo per arrivare al lungo bisogna agire nel breve… e se nel breve non si mandano liberisti in parlamento che inizino a ridurre lo stato, ne rimarrà sempre un utopia l’assenza (io la vedo così, come ho spiegato qualche post fa).

    Per questo non condivido l’astensionismo, che ti fa vincere il premio “libertario dell’anno” ma è assolutamente inutile alla causa. Ovviamente non mi sto riferendo a nessuno dei presenti, ma ad altre piattaforme che predicano l’astensionismo come “valore in sé”. Visto che il nuovo parlamento è costituito all’80% (almeno) di ultrainterventisti, statalisti ed assistenzialisti, davvero non vedo come l’astensionismo ci aiuti…

  25. Procellaria on marzo 5, 2013 at 19:42

    Tony R: capisco il tuo utilitarismo, però se si continua a votare il male minore non si esce dal ricatto. Ora l’astensionismo è arrivato al 25%, arrivasse al 40 e poi al 60%, le istituzioni sarebbero sempre meno legittimate ad “agire in nome del popolo”. Votasse solo il 10%, diventerebbe ridicolo l’esercizio del potere da parte di governo e parlamento.

  26. Violator on marzo 5, 2013 at 20:00

    Condivido.
    Sono x alternativa tra: accelerare declino o astensione (delegittimazione). Il male minore è un compromesso che porta a miglioramenti minori. Di gran lunga meglio un appoggio a movimenti secessionisti. Alla camera il mio voto a fid è stato x puro spirito anti cav.

  27. Violator on marzo 5, 2013 at 20:05

    Condivido.
    Sono x alternativa tra: accelerare declino o astensione (delegittimazione). Il male minore è un compromesso che porta a miglioramenti.
    Migliorare non vuol dire risolvere.
    Di gran lunga meglio un appoggio a movimenti secessionisti. Alla camera il mio voto a fid è stato x puro spirito anti cav, x puro diletto nello sgambetto. Fiero di aver contribuito allo stato di paralisi delle istituzioni con il voto al senato a Grillo. Ora attendiamo sviluppi……

  28. Fabristol on marzo 5, 2013 at 20:42

    “Votasse solo il 10%, diventerebbe ridicolo l’esercizio del potere da parte di governo e parlamento.”

    Non condivido. Le democrazie funzionerebbero comunque, perché le democrazie si basano proprio su questo assunto: una minoranza ben organizzata che comanda sul resto della popolazione. Che siano 10 persone o 10000 non fa differenza. Ricordiamoci che la democrzia è un rito religioso, non c’è alcuna logica dietro. O si ha fede o non si ha fede. Punto. Alle ultime elezioni del sindaco di londra solo 1 milione di persone ha votato, su 9 milioni di abitanti!!!

  29. Tony R on marzo 5, 2013 at 21:28

    Ovviamente io condivido invece il commento di Fabristol qui sopra. Se si vuole abbattere un sistema (qualunque esso sia), o si agisce attraverso una “rivoluzione” (poi ci si può soffermare su cosa sia questa esattamente, sui confini e significato, ecc.: potrebbe essere argomento per un altro post) o lo si “contamina” dall’interno.
    L’astensionismo è pregare per un miracolo (che non avverrà, perché se solo il 5% dei votanti si reca alle urne e gli eletti decidono di governare ugualmente, allora ti resta la rivoluzione, e quindi mi domando a che pro aver atteso quarant’anni). Fare affidamento su “motivi morali” di una casta di oppressori che dovrebbe farsi da parte spontaneamente? Mi spiace, non sono Candido (il personaggio di Voltaire).
    Mi spiace, e ripeto, con il massimo rispetto e stima per tutti gli amici libertari che scelgono l’astensionismo, ma lo considero solo un “vezzo” intellettuale per evitare di sporcarsi le mani. Niente più…

  30. astrolabio on marzo 5, 2013 at 22:23

    io in realtà reputo votare un comportamento irrazionale, per i motivi esattamente identici a quelli portati qua: http://lumerinnovato.blogspot.it/2013/02/non-esistono-il-voto-utile-e-il-voto.html#disqus_thread

    tralaltro, come ogni vulcaniano che inciampa nella via del kolinahr, sono stato punito per aver seguito le emozioni invece della logica, sono andato a votare e nel farlo ho sbattuto con l’auto due volte e ho preso la febbre, il mio voto, chevvelodicoaffa, non è stato decisivo per l’elezione di nessun deputato, come del resto quello di tutti.

  31. Fabristol on marzo 5, 2013 at 22:28

    “Mi spiace, e ripeto, con il massimo rispetto e stima per tutti gli amici libertari che scelgono l’astensionismo, ma lo considero solo un “vezzo” intellettuale per evitare di sporcarsi le mani. Niente più…”

    Cmq non esiste solo l’astensionismo idealista libertario, esiste pure quello scientifico-logico. Viste le espereizne pseudoliberali del passato e presente e vista la totale ignoranza del popolo italiano per le tematiche economiche uno potrebbe anche dire: “ma chi me lo fa fare a perdere tempo e a farmi il fegato così per l’1% di voti?”
    A mio parere un libertario dovrebbe puntare alle elezioni locali, visto che il peso della massa è minore. E da lì poi organizzarsi su un territorio più ampio per la secessione. Insomma dovremmo fare un corso di probabilità sttistica e puntare sulla strategia che ci può dare più possibilità. 😉

  32. Tony R on marzo 5, 2013 at 22:41

    La considero un’ottima idea (alla fine io parlavo di elezioni in genere, poi ognuna è una storia a sé).

    L’aspetto secessionista è fra quelli che mi preme perseguire, ma la secessione per astensione dubito che avverrà mai. Indubbiamente, raggiungere percentuali determinanti e interessanti (libertariamente parlando) non è che sia una passeggiata, anzi… Però quattro anni fa il M5S muoveva i primi passi tra le risate generali, e oggi abbiamo visto dove è arrivato. 100 anni fa lo Scottish National Party prendeva percentuali da 0,X%, e sappiamo che domani la Scozia avrà il referendum indipendentista.

    Noi liberali/liberisti/libertari siamo tutti “imprenditori dentro”, ma non è cavolo di riuscire a organizzare un progetto neanche da 8%… Ecco perché parlo di “scelta comoda”. Perché è indubbiamente più facile che sudare, soffrire e mangiarsi il fegato per un progetto a lungo termine che all’inizio darà solo dispiaceri.

  33. liberalista on marzo 6, 2013 at 03:03

    Salve a tutti e a Fabristol in particolare.
    Si, sono un tuo conterraneo 🙂 E qualche anno fa’ bazzicavo sul blog di Jinzo e su altri lidi libertarians. Non so se ti ricordi, ma va bene comunque.

    Venendo al dunque, consentitemi un piccolo excursus autobiografico, utile (spero) alla discussione. Come molti dei purtroppo pochi libertari italici, sono partito da posizioni liberali per poi “scoprire” con il tempo che la coerenza delle argomentazioni del libertarismo e’ la conseguenza logica di cio’ che sostenevo anche prima di allora, magari in maniera piu’ rozza e approssimativa.
    Insomma, il passaggio da liberale, a liberista e poi a libertario, che molti di noi hanno fatto, soprattutto coloro che partendo da un generico antitotalitarismo hanno apprezzato il primo programma di Forza Italia del ’94, mi ha portato a sporcarmi le mani, da quando compii 18 anni nel 1995 fino allo scorso anno.
    Dieci anni di FI, poi i Riformatori Liberali, poi il tentativo maldestro di resuscitare il PLI, quindi il ritorno nel PDL, senza alcun entusiasmo ma con la, piccola, soddisfazione personale di un’elezione come consigliere comunale nel 2011. Vi risparmio la tristezza la’ dentro… un pesce fuor d’acqua nel mare magnum dello statalismo sfrenato e cieco, nella patria dell’industria di Stato targata Sulcis… prima dello scioglimento anticipato che fortutamente ha messo fine all’agonia di una pessima Giunta UDC/PDL, da cui nel frattempo ero uscito, dopo il boicottaggio subito per aver votato contro l’introduzione dell’IMU e l’inasprimento delle aliquote dell’addizionale Irpef comunale.
    Insomma, non posso certo dire di non averci provato 🙂
    Oggi, a sei mesi dalla fine di quell’esperienza, sono stanco e demotivato. Non sono neppure andato a votare, per la prima volta nella mia vita, sebbene abbia seguito a distanza prima Forza Evasori e poi FID

    (cont)

  34. liberalista on marzo 6, 2013 at 04:29

    Ma la speranza di poter riuscire a vivere una vita senza Stato e senza obblighi imposti da alcuna autorita’ politica, mi spinge a non arrendermi.
    E a cercare comunque una o piu’ soluzioni.
    Da abbinare, ovviamente, a quelle di difesa individuale dallo Stato, dalla difesa del patrimonio personale dal maggior numero di tasse e imposte, fino alla soluzione ultima dell’espatrio.

    Tra le possibilita’ politiche che anche voi avete individuato, se ne possono elencare 3.
    1) creare un movimento elettorale libertario a livello nazionale
    2) partecipare ad un movimento secessionista in un territorio oggi regionale
    3) creare amministrazioni libertarie in piccoli Comuni.

    Il primo e’ un sogno, ma sono consapevole del fatto che servirebbe tempo e denaro per avere successo. Inoltre, saremmo numericamente molto piccoli, soprattutto all’inizio. Non credo alle operazioni fusioniste, inoltre, perche’ sarebbero solo la riproposizione di cio’ che ho gia’ vissuto, senza alcun risultati apprezzabile. Quindi niente partito unitario con FID, col PLI o coi Radicali, ma la costruzione di una forte identita’ libertaria ben riconoscibile. Soprattutto oggi che non si vedono vie d’uscita, la nostra visione a-statale dovrebbe essere ben distinta anche dai liberali che vogliono “migliorare” l’esistente. A rischio di essere elitari, sono sicuro che si debba essere coerenti e ben individuabili. Realisticamente: strada difficilissima e molto, molto, moooolto lunga. Col rischio, oltretutto, di non riuscire a vedere alcuna riduzione/eliminazione dello Stato in tutta la nostra vita. Ma, ripeto, sarebbe un gran bel sogno. A cominciare dalle Europee del 2014 che ci darebbero una enorme possibilita’ di dimostrare come l’EURSS sia l’esempio piu’ lampante delle storture create da Super-Stati.

    La seconda strada ci imporrebbe di collaborare con movimenti secessionisti presenti in alcune Regioni italiane: Sardegna, Veneto, poi? Il fatto e’ che per essere numericamente consistenti dovremmo trasferirci tutti nel luogo dove questa secessione ha maggiori probabilita’ di successo. E temo, realisticamente, che ben pochi farebbero la pazzia di cambiare vita per portare avanti un progetto simile. Senza dimenticare il fatto che non e’ escluso un successo dei movimenti piu’ statalisti una volta reso indipendente il nuovo soggetto…

    Il terzo progetto e’ simile al secondo, ma richiederebbe numeri piu’ piccoli. Anche i risultati, ahinoi, sarebbero piu’ limitati. Nel caso precedente, nascerebbe una nuova entita’ statuale piu’ piccola e quindi meno oppressiva; mentre in questo caso si potrebbe solo “conquistare” elettoralmente un piccolo Comune per amministrarlo e farlo divenire un laboratorio libertarian. Una sorta di piccola enclave sul territorio italiano, per quanto possibile. Un esempio di liberta’ a cui qualcuno potrebbe ispirarsi, magari. Nella mia totale follia sono arrivato ad informarmi su quanti abitanti avessero i Comuni piu’ piccoli d’Italia. Ebbene, ce ne sono alcune decine sotto i 100 abitanti, tutti tra Piemonte e Lombardia. Facile constatare come un cambio di residenza per poche decine di persone possa dare una maggioranza assoluta al progetto 🙂
    Certo, accettare di trasferirsi in un paesello sperduto per motivi di idealismo non so quanto sia appetibile… Ma rimane una delle strade meno utopistiche in assoluto per provare a far qualcosa.

    Ho scritto anche troppo, ahivoi.
    Che ne pensate?

  35. Fabristol on marzo 6, 2013 at 09:28

    Per liberalista

    certo che mi ricordo! Jinzo è scomparso in germania. boh non so che fine abbia fatto.

    Sulla possibilità di costruire un laboratorio libertario in un piccolo comune ci avevo pensato e avevo scritto un post tempo fa, però io pensavo alla sardegna. Anch’io avevo guardato la classifica dei comuni più piccoli e avevo fatto un calcolo (ora non mi ricordo ma qualcosa tipo che bastavano 25 libertari per prendere un comune). il problema è che un lombardo o un veneto non andrebbero mai a vivere in sardegna. La cosa più facile sarebbe che un imprenditore apra un’impresa in un piccolo paese, assuma la maggior parte di libertari (che si sposterebbero con le famiglie) e poi alle elezioni ci si presenta. Ripeto in un paese di 100 anime basterebbero intorno ai 25 libertari. Fatto questo il comune incentiva l’apertura di altre aziende togliendo la tassazione, altri libertari arrivano negli anni e alle elezioni si prende la maggioranza assoluta. In questi paesini puoi avere il 100% dei seggi.

    p.s.
    del sulcis dici? di dove per l’esattezza? Sono anch’io mezzo sulcitano. 😉

  36. Luca on marzo 6, 2013 at 18:00

    “il problema è che un lombardo o un veneto non andrebbero mai a vivere in sardegna”

    beh beh, parliamo eh 🙂

    @liberalista nel mio piccolo sto seguendo (adesso a distanza ché mi son trasferito) l’opzione 2 per il Veneto. Non nego che sia una strada irta ma, sempre nel mio piccolo, ho contribuito a formare con scritti vari una coscienza almeno liberale e indipendentista moderna non passatista a molte persone (così mi dicono) che si sono avvicinate a questo mondo.
    Indipendenza Veneta non è un per niente un partito statalista e penso possa essere una speranza per il futuro. La storia a volte prende svolte che poco prima si pensavano impossibili, magari capita anche con il Veneto.

  37. Violator on marzo 6, 2013 at 20:29

    @Liberalista

    …..la nostra visione a-statale dovrebbe essere ben distinta anche dai liberali che vogliono “migliorare” l’esistente. A rischio di essere elitari, sono sicuro che si debba essere coerenti e ben individuabili…..

    Ti quoto in pieno.

    Sintesi perfetta del radicalismo intellettuale senza compromessi.

    Voglio stigmatizzare che il liberismo contiene (incoscientemente..?..) il germe del socialismo (accettazione del governo minimo).

    Soluzione 2 o 3, ma ci vuole ancora un pochino di tempo. Non quantificabile a priori, ma quello sufficiente ad arrivare ad un break even sociale/economico/etico.

  38. Fabristol on marzo 6, 2013 at 23:32

    ““il problema è che un lombardo o un veneto non andrebbero mai a vivere in sardegna”

    beh beh, parliamo eh 🙂 ”

    Aspetta, una cosa è vivere in una città grnde, moderna e borghese come Cagliari dove hai tutto, oppure in Costa Smeralda; un’altra è vivere in un paese sperduto nelle montagne dove ci sono più pecore e vacche che umani. Prendi Baradili, 90 abitanti. Se ci trasferissimo in 20-30 persone il comune è nostro; non c’è neppure bisogno di fare campagna elettorale, basterebbe Facebook. ma chi verrebbe a viverci? Anche se, io come ipotetico imprenditore, ti offrissi un lavoro ci andresti mai a vivere?
    E’ questo il punto: quanto sacrifichereste della vostra vita per l’ideale libertario? Alcuni di noi possono lavoare da casa non importa dove questa sia, ma altri hanno carriere legate al territorio, per non parlare di famiglia e amici.

  39. liberalista on marzo 7, 2013 at 03:03

    @Fabristol
    Sono di Iglesias, anche se non ci vivo piu’. Tu che origini hai?
    Concordo con te sulle difficolta’ legate al cambio di vita radicale. Il vero problema e’ proprio quello: quanti farebbero questa scelta per motivi ideali? Credo ben pochi e forse e’ giusto cosi’.
    Poi, intendiamoci, la Sardegna non e’ il Burundi… In due ore la attraversi da nord a sud e da est a ovest, con strade tra le migliori d’Italia. Intendo dire che se vuoi evadere o divertirti hai anche l’imbarazzo della scelta, ovunque tu risieda 🙂

    @Luca
    fate bene a perseguire quell’obiettivo e magari in Veneto siete messi meglio. In Sardegna, sebbene i movimenti indipendentisti siano numerosi e alcuni antichissimi, si ha paura di staccare il cordone ombelicale da mamma Stato. Da buoni parassiti assistiti, i dipendenti pubblici, gli agricoltori e i pastori sussidiati, i cassintegrati a vita, non accetterebbero mai di veder scomparire d’incanto la mammella che cosi’ facilmente mungono…

    Io resto convinto che nel breve periodo un sussulto d’orgoglio libertario sia necessario. Anche solo presentare un simbolo, un nome, una lista alle Europee sarebbe un passo avanti. Non mi aspetterei alcun risultato numerico considerevole, ma nel momento in cui tutto crolla, sapere che c’e’ un’alternativa non statalista sarebbe una boccata d’ossigeno. Non trovate?

    p.s. Avete letto la comunicazione d’addio alla politica di Leo Facco? Forse e’ giunto il momento che che ne ha le capacita’ e la voglia si faccia avanti.

  40. liberalista on marzo 7, 2013 at 03:05

    *chi ne ha le capacita’, non “che ne ha”, ovviamente
    scusate

  41. Leonardo on marzo 9, 2013 at 16:41

    La strategia di Liberalista mi sembra buona. La sinistra, in America, ha avuto molto successo in tanti posti in modo simile (anche se non lo ha fatto intenzionalmente). Per esempio, tutte le cittadine universitarie (come Berkeley, California) si sono tramutate in roccaforti inespugnabili perché tutti i sessantottini si sono fermati lì, dopo l’università (anzi non sono neanche mai usciti dall’università, perché molti ci insegnano); e adesso attraggono i ragazzotti che credono di essere illuminati.
    Purtroppo il concetto funziona anche in senso razziale: ci sono dei posti (tipo Oakland, California) che sono in mano agli afro-americani (il che vuol dire solidamente Democratici)e lo saranno per sempre; dove un bianco (a meno che non sia un ultra-liberal, multiculturalista politicamente corretto non ha nessuna speranza).

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