La “reddibattaglia” è cominciata

febbraio 28, 2013 5 Comments
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Pozzuoli, Sezione distaccata del Tribunale di Napoli. Un tranquillo tribunale di provincia, con la quotidiana discussione di cause indubbiamente importantissime per le parti ma di scarsa rilevanza per l’ordinamento in genere. Eppure, una vera e propria rivoluzione potrebbe partire proprio da qui.

Un pensionato come tanti che il 12 febbraio di quest’anno presenta un ricorso cautelare assistito dall’avvocato Roberto Buonanno. Il Giudice monocratico, nella persona del dott. Antonio Lepre, che lo accoglie. Dov’è la notizia? Sta nel fatto che l’oggetto del ricorso era il monitoraggio delle spese attraverso le quali si possono conoscere anche gli aspetti più privati della vita del singolo cittadino, e che la controparte era l’Agenzia delle Entrate: è il procedimento n.250/2013 contro il D.M. 65648 del 24/12/2012 meglio conosciuto come “redditometro”.

Per il ricorrente, non solo l’Agenzia “verrebbe a conoscenza di ogni singolo aspetto della propria vita quotidiana”, ma inoltre “l’assenza di limiti di tempo consentirebbe all’Agenzia di costruire un archivio definitivo e priodicamente aggiornato di ogni singola scelta del contribuente”. In stile Grande Fratello o Minority Report, insomma.

Nella decisione il giudice ha accolto il ricorso, innanzitutto riconoscendo che siamo nell’ambito dei “diritti fondamentali della persona” (circostanza contestata dall’Avvocatura), ed evidenziando come sia parte di questi il diritto del cittadino alla riservatezza su aspetti delicati della propria vita privata, come la spesa farmaceutica, la vita sessuale, l’educazione. E non solo quella del contribuente ma anche dei suoi familiari. L’ordinanza, dunque, impone un “altolà” al redditometro perché comporta la soppressione “del diritto del contribuente e della sua famiglia ad avere una vita privata”.

Il Giudice  ha inoltre ordinato la cancellazione dei dati acquisiti, disponendo infatti che l’Agenzia delle Entrate sul caso non intraprenda verifiche, archiviazioni o attività di conoscenza e utilizzo dei dati, ordinando inoltre di interromperle se già iniziate, e di distruggere i relativi archivi se già esistenti. L’Agenzia delle Entrate, difesa dall’Avvocatura dello Stato, ha sfoderato letteralmente gli artigli sul punto, spiegando che, oltre a depotenziare la lotta all’evasione, si renderebbe così difficile continuare a effettuare le detrazioni ai contribuenti, che verrebbero fatti sugli stessi dati.

L’Avvocatura ha già fatto sapere che impugnerà la decisione del Giudice in Corte di Cassazione, e questo potrebbe essere cosa buona e giusta per i cittadini italiani e un’arma a doppio taglio per l’Agenzia delle Entrate. Nel sistema giuridico italico, infatti, non esiste il “precedente vincolante generale”, e quindi il provvedimento di un giudice di periferia potrebbe morire lì, anche perché ha effetti sul singolo caso e non certo per tutta la cittadinanza. Ma se il verdetto fosse confermato dal Supremo Collegio, visto che i giudici delle giurisdizioni inferiori (pur senza esplicito obbligo) si conformano alle decisioni della Cassazione nella maggioranza dei casi, e la stessa Corte tende a uniformarsi ai suoi precedenti (salvo eccezioni), allora la storia sarebbe diversa.

E chissà che tra le tante maglie delle varie disposizioni non ci siano i presupposti (ma è una mera ipotesi, di primo acchito secondo me non ci sono, chiarisco subito) di una class action contro l’Agenzia delle Entrate ai sensi del Decreto Legislativo 20 dicembre 2009, n. 198 che ha dato esecuzione alla “Riforma Brunetta” in materia di efficienza della pubblica amministrazione.

qui l’ordinanza integrale

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5 Comments » 5 Responses to La “reddibattaglia” è cominciata

  1. Boston Tea Party on marzo 1, 2013 at 10:50

    Ah, quindi la sentenza del Tribinale di Pozzuoli
    non esclude che il redditometro venga applicato lo stesso.
    Secondo me decidere coem ha fatto il magistrato
    non e´ il motivo piu´ importante , il problema che crea il redditometro e´ piutoto la difficolta del contribuente
    nel fare ricorso e dimostrare con documenti alla mano
    che NON ha avuto redditi maggiori di quelli SUPPOSTI dall
    Agenzia delle Entrate.

  2. Tony R on marzo 1, 2013 at 12:28

    Sì Boston Tea Party, la sentenza è limitata alle parti in causa, non ha effetto generale; e potrebbe poi anche essere annullata dalla Cassazione, chi lo sa. Staremo a vedere.
    L’aspetto che sollevi però è molto importante, probabilmente lo svilupperemo anche in un post successivo (vorrei studiarmelo meglio perché non mi piace dire fesserie), perché potrebbe essere violato il principio della presunzione di innocenza che è fondante di tutti i sistemi giuridici civili. Però appunto, prima di sviluppare un tema avventatamente, ho bisogno di “vedere esattamente le carte”. Non essendo un amministrativista, non sono cose che tratto abitualmente.

  3. Alessandra on marzo 1, 2013 at 19:38

    Siamo sempre di fronte ad una questione fondamentale del diritto: bilanciamento dei valori. Il diritto (e il valore sottostante) alla riservatezza da una parte, ed il dovere di contribuire in base alle proprie sostanze, dall’altra (e le modalità per controllare che tale dovere sia adempiuto). Negli uomini di buon senso è la risposta …

  4. Violator on marzo 1, 2013 at 20:55

    @Alessandra,
    Il dovere di contribuire altro non è che il diritto dello Stato di espropriare. Forse il buon senso è iniziare a rovesciare l’ottica di lettura.

  5. […] del Tribunale di Napoli (Sez. Dist. Pozzuoli) che bocciava il nuovo redditometro (vedi qui). La Corte di Cassazione se ne era occupata qualche tempo prima, con la sentenza n. 23554/2012, in […]

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