Stupri, aborti selettivi e leggi di mercato

marzo 4, 2013 16 Comments
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Abbiamo imparato a conoscere nei mesi scorsi la condizione della donna in India, dopo gli stupri-omicidi di gruppo che tanto scalpore e indignazione hanno (giustamente) suscitato nella comunità non solo indiana ma anche internazionale. Sappiamo che c’è stata una dura risposta legislativa, con la proposta di estendere la pena capitale ai sexual offenders: il presidente indiano Pranab Mukherjee ha firmato lo scorso febbraio un decreto che prevede un inasprimento delle pene per gli stupratori, compresa l’adozione della condanna a morte nel caso la vittima muoia o resti gravemente menomata, e il Parlamento ha avuto 6 mesi di tempo per approvare una legge in tal senso.

Siamo venuti a conoscenza di percentuali da brivido: nel 2011 gli stupri sono aumentati in India del 9,2%, rapimenti e sequestri di donne in questo paese addirittura del 19,4%.

Tuttavia ci si è concentrati sull’analisi dell’effetto, e non delle cause. E c’è chi sostiene che non sia un caso che tutto questo stia succedendo in India, come non sarebbe un caso se tutto ciò iniziasse un domani anche in Cina.

Mara Hvistendahl, corrispondente dalla Cina per Science magazine, è l’autrice di Unnatural Selection: Choosing Boys Over Girls, and the Consequences of a World Full of Men. La scrittrice sostiene una tesi sociale mutuandola dalla teoria economica: la selezione forzata abortiva che ha privilegiato in questi paesi i maschi piuttosto che le femmine prima e dopo la nascita, ha creato una scarsità nella risorsa “donna”, di conseguenza rendendo questa risorsa più preziosa, e aumentando il numero dei concorrenti disposti a usare la forza per accaparrarsela. E’ un nuovo fenomeno con cui le attuali giovani generazioni indiane stanno avendo a che fare per la prima volta: molti giovani uomini indiani sono destinati a non avere una partner con cui sposarsi.

Allo stato naturale, normalmente in India nascevano più maschi che femmine (105 contro 100), ma poiché le femmine sono meno fragili dei maschi alla nascita, e grazie alla più lunga aspettativa di vita, il rapporto si normalizzava sull’1/1 di giovani in età da matrimonio. Ma il censimento del 2011 ha mostrato che, ogni mille uomini, ci sono solo 914 donne. Addirittura nello stato indiano settentrionale di Haryana il rapporto è 1000/830. Una ventina di anni fa l’economista indiano e professore alla Harvard University, Amartya Sen (poi premio Nobel per l’Economia nel 1998), aveva denunciato che 100 milioni di bambine indiane mancavano all’appello, letteralmente volatilizzate, a causa della preferenza per i neonati maschi.

In Cina l’aborto selettivo è stata una conseguenza delle leggi che andavano a punire i secondi e terzi figli; a differenza di quanto si crede generalmente, il governo cinese non ha mai imposto l’aborto ma multava le coppie che procreavano più del dovuto. Quindi l’aborto selettivo è stato in realtà una conseguenza di una politica governativa che però non lo prevedeva direttamente. In India il Governo Federale da tempo ha reso illegale l’aborto clandestino. Ma purtroppo la “rete statale” nel paese indiano è più complessa che in altre parti del mondo: nelle aree lontane dalla capitale e dai grossi centri di scambio, il governo federale è assente, sostituito dai governi locali, dal sistema delle caste e dai capi religiosi, che costituiscono il “nerbo statale reale” della società indiana. Che ha alimentato culturalmente questa pratica, o non la ha combattuta (nella migliore delle ipotesi).

Sommando a questi dati il fattore culturale (l’India ad esempio è il peggiore fra i paesi del G20 per la condizione della donna e le discriminazioni sociali), si è creato un mix per la situazione attuale, che alla fine è esplosa in tutta la sua drammaticità e violenza.

Personalmente trovo questa teoria un po’ “forzata” (non credo nella giustificazione che sia la società a creare il criminale, e lo trovo anche “pericoloso”, sopratutto quando si cerca una scusa “esterna” per un crimine tanto odioso). Quindi a livello di “singolo”crimine, la rigetto decisamente. Tuttavia, non posso fare a meno di notare come balzi agli occhi come un pugno, se dal particolare ci spostiamo al generale, il parallelismo tra gli effetti disastrosi dell’interventismo dirigista in economia e gli effetti nefasti dell’interventismo dirigista nel sociale  (sia esso a livello di governo federale, statale o tribale). Tutto ciò ci obbliga a porci una domanda: la natura e/o le leggi di mercato, sul lungo periodo, controbilanciano sempre?

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16 Comments » 16 Responses to Stupri, aborti selettivi e leggi di mercato

  1. Johnn on marzo 4, 2013 at 13:20

    “non credo nella giustificazione che sia la società a creare il criminale” Quindi a cosa credi sia dovuto il crimine(come lo intendiamo noi)?…Per me è una conseguenza dell’imposizione sociale e statale(per società intendo la società attuale,basata sull’ingiustizia e sul crimine legalizzato al potere),di sicuro non è un fenomeno naturale,visto che in natura il crimine,la violenza gratuita non esiste,mentre esiste la violenza basata sulla necessità…inoltre credo fortemente che le varie teorie positiviste,razziste(alla Lombroso) o di altro stampo siano cialtronate senza senso e fuorvianti:credere che criminali si nasce,oppure che i criminali si riconoscano dal cranio o dal colore degli occhi e così via,è una pura vaccata,poi chi ci vuole credere(stesso discorso x i suprematisti razziali o i fanatici religiosi) ci creda pure,però usando un pò di logica e di ragione,i discorsi positivisti si rivelano x quello che sono:pregiudizi,idee totalitarie e interessate basate sulla falsità.

  2. Johnn on marzo 4, 2013 at 13:22

    Ps:questo è il mio pensiero,poi ognuno creda in quel che vuole…

  3. CARLO BUTTI on marzo 4, 2013 at 15:17

    Fermo restando che l’azione criminale è sempre moralmente attribuibile in toto, senza giustificazioni di sorta, al soggetto che la commette, penso sia indubitabile che determinate situazioni sociali possono favorire il crimine. Spiegazione socio-psicologica e giudizio morale appartengono a piani diversi, e pertanto vanno tenuti ben distinti. L’occasione fa l’uomo ladro, dice il vecchio proverbio: il che non significa che lo giustifichi;ma in ogni caso chi esce di casa farà bene a non lasciare la porta spalancata, perché è molto probabile che qualcuno ne approfitti…

  4. astrolabio on marzo 4, 2013 at 15:34

    io dico che i governanti cinesi eindiani sono folli, è risaputo che la società ideale ha un rapporto donne/uomini di 20 a 1 e che purtroppo è un equilibrio di nash e quindi utopica, ma spingere per ottenere il contrario (o non tenere in conto degli effetti collaterali data la cultura dominante) è da folli!

  5. Tony R on marzo 4, 2013 at 18:00

    Caro John evidentemente hai poca dimestichezza con il “rasoio di Occam”. Nel momento in cui sopra ho scritto che non è la società responsabile del crimine, era evidente, essendo io tendenzialmente libertario in un portale di libertari, che per quanto mi riguarda è l’individuo il solo responsabile delle proprie azioni. Non c’era bisogno di scomodare l’antropologia criminale di Lombroso.

    L’individuo (fatte salve per le patologie mentali) sceglie tra varie opzioni, tra cui vi è quella delinquenziale. Analizzando i motivi per cui sceglie quella opzione, si possono trovare (a volte) aggravanti, attenuanti e/o scriminanti, ciò non toglie che la scelta sia dell’individuo e solo sua.
    Immagino che tuttavia, non essendo tu di questo avviso, giustificando sempre e comunque il comportamento dell’individuo, povero innocente in balia della cattiva “Società” (io credevo che la società (con la “s” minuscola) fosse un insieme di individui, evidentemente è una entità a sé), estendi tutto ciò anche per gli stupratori, e dunque tu appartenga al novero di quelli che pensano che “quando una donna viene stuprata in fondo se l’è cercata”. Immagino che la colpa sia anche qui della “Società”, la quale ha dato libertà alle donne. O magari il povero stupratore bruttarello è vittima delle circostanze. Senza la “Società” che impone canoni di bellezza così alti per gli uomini, non ci sarebbero stupri; e tutto fila, in effetti.

    Tuttavia, da romantico ingenuo che proprio non la riesce a vedere codesta “Società”, io continuo a credere nel free will. Se rapini una banca e vieni ucciso da un vigilantes, la colpa non è né della banca, né del vigilantes, né della “Società”, né tanto meno della società. Indovina di chi è la colpa per me? E questo vale anche per lo stupratore: la colpa non è della donna, non è della “Società”, né di sua sorella minore la società , ma dello stupratore. La sua forma del cranio, l’etnia, e le sue motivazioni “Sociali”, non contano un accidente (mi sia concesso il “francesismo”).

    Infine, giusto “en passant” (a proposito di Francia), alcuni grandi felini uccidono per piacere, non per necessità, e sono abbastanza sicuro che esista un comportamento simile anche in altri primati. La violenza gratuita esiste perciò anche in altre specie oltre a quella umana, ergo, esiste anche in natura.

    Poi, ognuno può credere a quello che vuole, come hai detto giustamente tu.

    Au revoir

  6. Leonardo on marzo 4, 2013 at 18:59

    L’analisi della Hvistendhal è un’analisi che pecca di scientismo marxista, e che vuole identificare nella società, e nell’economia, le cause di un problema che è di carattere etico. In altre parole, è l’argomentazione classica dei collettivisti di sinistra che ripetono, ormai da decenni, che la causa del crimine sarebbe la disparità delle condizoni sociali. Ma il principio di non prevaricarizione è un principio etico, e non economico.

  7. Leonardo on marzo 4, 2013 at 19:03

    Scusate l’ortografia. Dovrei rileggere quello che scrivo, ogni tanto.

  8. Tony R on marzo 4, 2013 at 22:28

    Infatti, Leonardo, come “principio giuridico” particolare lo avevo già bocciato alla fine del post.

    Tuttavia mi ha colpito il parallelismo a livello generale, piuttosto insolito, visto che normalmente i liberal (ma la Hvistendhal appartiene a quest’area? Io lo ignoro, per questo chiedo; non ritenevo importanti ai fini della discussione approfondire le sue opinioni politiche) tendono a non applicare i principi base di economia all’economia (vedi ad esempio “l’acqua non è un bene economico”), figuriamoci applicare un principio di economia come quello della scarsità di risorse ad ambiti che le sono esterni.

    @ Astrolabio:

    20:1? 🙂

  9. astrolabio on marzo 5, 2013 at 13:43

    non vedo perché sia scientismo marxista, a me sembra una semplice ipotesi che può o meno essere vera empiricamente, sicuramente spiega o tenta di spiegare un dato oggettivo, cioè l’aumento del 9% degli stupri, cosa che l’appello all’etica non fa, a meno che non ipotizziamo che Satana stia sobillando le menti degli indiani.

  10. astrolabio on marzo 5, 2013 at 13:46

    @tonyr, penso che venti mogli a testa di media bastino, dici di no?

  11. Leonardo on marzo 5, 2013 at 15:27

    È “scientismo” perché è l’atteggiamento di colui che pensa che il metodo scientifico di analizzare le cose sia l’unico metodo valido.
    È marxista perché parte dal presupposto che le motivazioni del comportamento umano siano solo “socio-economiche”.

  12. CARLO BUTTI on marzo 5, 2013 at 19:40

    Spiegare attraverso gli strumenti della sociologia e dell’economia i comportamenti devianti non significa essere né scientisti né marxisti, a meno che l’operazione non abbia un sottinteso giustificatorio sul piano morale.Nessuno può negare che l’individuo umano, per quanto dotato di ragione e di freni morali, sia continuamente sollecitato da circostanze esterne a infrangere quei limiti da lui stesso riconosciuti in astratto come giusti e inviolabili.Forzando un pochino i termini, forse possiamo dire che sul piano della realtà effettuale non possiamo non dirci “scientisti”, su quello dei condizionamenti economici non possiamo non dirci “marxisti” e su quello della responsabilità individuale non podssiamo non dirci “cristiani”(attenzione alle virgolette:sono importanti, le appose anche Croce nel titolo del suo troppo famoso saggio, benché molti lo dimemntichino, traendone conseguenze aberranti)

  13. astrolabio on marzo 5, 2013 at 22:04

    “È marxista perché parte dal presupposto che le motivazioni del comportamento umano siano solo “socio-economiche”.”

    potrei accettare la critica ma dovresti offrirmi un’altra teoria per spiegarmi l’incremento del 9%, e salvo appunto satana o un qualche virus che aumenta l’aggressività umana (un’epidemia di idrofobia?) non riesco proprio a vedere come la cosa non vada a inquadrarsi nell’ambito delle motivazioni socioeconomiche

  14. Fabristol on marzo 5, 2013 at 22:30

    Esisteono anche altre motivazioni: 1) accesso alla pornografia? 2) modelli femminili disinibiti nei media? 3) minor peso della religione sulla sessualità? Insomma è un fenomeno complesso.

  15. Leonardo on marzo 6, 2013 at 00:03

    Appunto. Ci possono essere tutte le pressioni ormonali e le motivazioni sociali che si vuole, ma la decisione di agire, o meno, sulla base di un impulso è una decisione etica. E siccome non possiamo non dirci Cristiani (con o senza virgolette), rispettiamo il principio di non prevaricarizone (o di non aggressione, comunque vogliate tradurlo).

  16. astrolabio on marzo 6, 2013 at 11:09

    @fabristol: le ipotesi che fai sono comunque in ambito socioeconomico no?

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