Matrimonio, transessualità e Corti giudiziarie

marzo 7, 2013 1 Comment
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Come avevo fatto notare in questo precedente post, continua nel sistema italiano l’erosione, da parte delle Corti giudiziarie, delle scogliere del legislativo e dell’esecutivo che impediscono “l’attracco” all’ampliamento dei diritti civili per tutti. Fuor di metafora “marittima”, vediamo il nuovo caso.

Il Tribunale di Reggio Emilia ha accolto, il 9 febbraio scorso, il ricorso di un cittadino brasiliano (procedimento R.G. n. 8354/2012), diventato donna ma ancora anagraficamente registrato come uomo. Il brasiliano è sposato con una cittadina italiana da circa sei anni ed era ricorso contro il diniego del permesso di soggiorno per motivi familiari. Dopo le nozze l’uomo si è sottoposto a un intervento per il cambio del sesso e ha assunto comportamenti e aspetto di donna. La questura quindi gli ha negato il rinnovo del permesso di soggiorno per ricongiungimento familiare: secondo la polizia, il brasiliano avrebbe contratto un matrimonio fittizio e il cambio di sesso ne sarebbe la dimostrazione.

Il transessuale, che è stato quindi espulso, il 23 novembre 2012 ha presentato ricorso in tribunale, dove il giudice civile Annamaria Casadonte gli ha riconosciuto il diritto al permesso di soggiorno. Questo perché, a livello squisitamente formale, il cambio di sesso scioglie il matrimonio solo se registrato all’anagrafe, e dopo una sentenza passata in giudicato sulla questione.

Il giudice inoltre ha fatto notare che i testimoni hanno confermato ”la convivenza fra i coniugi”, e un ”rapporto affettivo evidente ed intenso”. In letteratura” – ha spiegato il Giudice – è riscontrata la non infrequente ipotesi di soggetti che pur identificandosi nel genere opposto mantengano orientamento sessuale nei confronti dello stesso genere opposto”.

Rigettato dunque il ragionamento della Questura basato sull’assunto che il ricorrente transessuale, assumendo un’identità di genere femminile, necessariamente dovesse avere un orientamento sessuale diretto nei confronti delle persone appartenente al genere opposto e non al genere col quale si identifica e dunque il suo matrimonio con la cittadina italiana, anche se legalmente valido, sarebbe fittizio e “di comodo”.

Fra l’altro, il giudice ricorda che la questura non può entrare troppo, facendo indagini, su presunti matrimoni fittizi nella privacy e negli affetti di una famiglia. “Ogni ulteriore indagine sui sentimenti dei coniugi, sulla loro relazione, sul loro menage quotidiano, appare poco compatibile con la tutela che la Carta Costituzionale all’articolo 29 assicura ai coniugi nel matrimonio”.

L’ordinanza è interessante in quanto evidenzia una crescente casistica giurisprudenziale a livello europeo, internazionale e anche interno sulla questione. Viene citata la recente sentenza della Corte europea dei diritti dell’Uomo dd. 12 novembre 2012 sul caso H c. Finlandia, ove veniva sottoposta al vaglio della Corte la normativa finlandese che impone la trasformazione del matrimonio in una civil partnership quale effetto ex lege della rettificazione anagrafica del sesso. La Corte, pur considerando la normativa finlandese  ha comunque ribadito il proprio orientamento ormai consolidato per cui le relazioni  tra persone dello stesso sesso conviventi rientrano nella nozione di “vita familiare” protetta dall’art. 8 CEDU.

Inoltre della materia si è occupata la Corte Costituzionale tedesca, con la sentenza 27 maggio 2008, che ha affermato l’illegittimità della normativa che imponeva lo scioglimento del matrimonio prima della rettificazione di sesso. Anche la Corte Costituzionale austriaca ha dichiarato l’incostituzionalità della norma che imponeva lo scioglimento del matrimonio  a seguito del mutamento di sesso di uno dei due coniugi (Corte Cost. austriaca, 8 giugno 2006). Casi analoghi si sono posti nella giurisprudenza amminitsrativa svedese e ordinaria francese.

Ma anche in Italia, prima di Reggio Emilia, è intervenuto di recente il Tribunale di Rimini, con ordinanza 13 aprile 2012, nella  quale è stato ritenuto  illegittimo il diniego della questura di rilasciare la carta di soggiorno ad un  cittadino brasiliano regolarmente coniugato con una cittadina italiana, nonostante il percorso di mutamento del sesso avviato dal primo, non risultando alcuna rettificazione anagrafica di sesso. Ma anche la Corte di Cassazione (1 sez. civile, sentenza 14 aprile 12005- 18 giugno 2005) ha ribadito che, senza alcuna rettificazione anagrafica del sesso, il matrimonio resta regolare.

Il concetto di “genere” legato al concetto di “matrimonio” non sembra più così saldo…

ordinanza_trib_reggio_emilia

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1 Comment » One Response to Matrimonio, transessualità e Corti giudiziarie

  1. daouda on marzo 11, 2013 at 00:15

    Tutto sto casino?

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