La vera storia dell’autonomia in Kosovo

marzo 26, 2013 5 Comments
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Secondo una vulgata dura a morire, gli albanesi immigrati in anni relativamente recenti  in Kosovo  chiesero ed ottennero una indipendenza su una “terra non loro”. In realtà questa credenza, messa in giro dalla propaganda serba, non ha alcun fondamento né storico né, tantomeno, giudiridico.

Innanzitutto, il Kosovo attuale fu occupato dall’esercito serbo solo nel 1912 (con il massacro di almeno 20.000 kosovari) . Gli abitanti di questo territorio erano divisi in gruppi “tribali”, ma tutti discendenti da un ceppo di popolazioni Illiriche provenienti a loro volta  (probabilmente) dall’Anatolia Nordoccidentale. Sotto il regime comunista, il territorio del Kosovo ha sempre avuto una considerazione giuridica differente e, in un certo qual modo, autonomo dalla Serbia.

La costituzione della Repubblica Popolare della Yugoslavia, adottata il 31 gennaio 1946, sanciva che essa era formata da sei repubbliche. Una di esse, la Repubblica Popolare della Serbia, comprendeva anche la provincia autonoma della Vojvodina e la regione autonoma del Kosovo-Metohijan, locuzione con cui i serbi chiamavano il Kosovo (art. 3 della costituzione serba): i diritti e le finalità autonomistiche sarebbero dovuti essere riconosciute dalla costituzione madre, e successivamente sanciti da uno Statuto emanato da questi territori (art. 14), anche se la Carta Serba avocò alla Repubblica l’approvazione di statuti e confini dei territori autonomi (art. 46). Il motivo per cui la costituzione serba sentì di dover considerare, in maniera più o meno autonoma, il territorio kosovaro era la base etnica, come si poteva evincere dall’art. 115, ove si sanciva che gli statuti e le decisioni riguardanti detta regione autonoma sarebbero stati bilingui, pubblicati in serbo e in albanese.

Disposizioni costituzionali intervenute nel biennio 1946-’47 limitarono però l’autonomia del Kosovo, non escludendo tuttavia esplicitamente la sua soggettività internazionale.

Il 7 aprile 1963 la Repubblica Federale Socialista della Yugoslavia adottò una nuova costituzione, che riservò all’art. 111 lo status di provincia autonoma al Kosovo-Metohijan, parificandolo in quanto a potestà alla Vojvodina. Da questo momento, le autonomie provinciali potevano essere limitate solo in accordo con la costituzione federale, e non dai singoli stati. L’art. 111 specificava, inoltre, che le province autonome erano formate in relazione alla speciale natura etnica della popolazione, e che dovevano essere previste a livello delle costituzioni dei singoli stati.

Tuttavia non fu mai chiarita la esatta delimitazione dei poteri. Secondo la costituzione della Repubblica Socialista di Serbia, infatti, le autorità repubblicane avevano la competenza in ordine ad educazione e confini anche in presenza di statuti autonomi, ma nulla di più.

Evidente dunque questa “dualità” giuridica del Kosovo, cui venivano riconosciuti status di autonomia a livello federale mentre a livello statale ne si sanciva la “fedeltà” al territorio serbo. Tuttavia questa situazione fece emergere la “alterità” dei kosovari sia rispetto ai serbi che agli albanesi dell’Albania. Nei documenti ufficiali dell’epoca, infatti, ci si riferiva agli “albanesi yugoslavi” come ai Šiptari e alla loro lingua come al šiptarski, mentre gli albanesi dell’Albania venivano indicati come Albanci.

La costituzione federale del 1974 rivoluzionò lo status giuridico del territorio kosovaro. Venne riconosciuta a livello centrale la Provincia Autonoma Socialista del Kosovo, che pur rimanendo formalmente porzione della Repubblica Serba diventava parte integrale della Federazione (art. 3): l’assemblesa kosovara eleggeva un proprio membro al consiglio presidenziale yugoslavo (art. 321), che doveva prendere decisioni all’unanimità (art. 330: così il Kosovo aveva in pratica diritto di veto a livello federale). Senza il consenso dell’Assemblea del Kosovo non ne potevano essere modificati i confini (art. 5). Gli atti federali da allora sarebbero stati pubblicati sia in serbo-croato che in albanese (art. 269). Le Banche Centrali provinciali potevano intrattenere rapporti diplomatici con soggetti stranieri (art. 261). Il Kosovo divenne, de facto, una repubblica slava a sé stante.

Fu in questo clima che iniziarono ad intensificarsi i rapporti tra Kosovo e Albania. L’Università di Pristina iniziò uno stretto scambio con l’Università di Tirana per scambio di studenti e professori, e alla fine degli anni settanta fu siglato un protocollo di intesa a livello culturale  fra Kosovo e Albania. E fu sempre in questo clima che gli intellettuali kosovari iniziarono a parlare di orgoglio nazionale e radici similari con i vicini meridionali.

Per svilire il rinato senso di appartenenza kosovaro e per sancire l’idea della Grande Serbia Slobodan Milosevic, con la costituzione della Repubblica Serba adottata il 28 settembre 1990, rinominò l’Autonoma Provincia Socialista del Kosovo come Autonoma Provincia del Kosovo-Metohijan limitandone l’autonomia (art. 3), elevando il serbo-croato a unica lingua ufficiale (art. 8), e dichiarando il territorio serbo “uno e indivisibile”*** (art. 4), potendo essere modificato solo da referendum organizzato a livello nazionale e non locale. Tutti i poteri principali furono trasferiti a Belgrado.

Agli inizi degli anni ’90 politici kosovari, in seno all’Assemblea, cercarono in tutti modi una via giuridica e pacifica per affermare i loro diritti di autonomia. Tutti tentativi falliti. Nel 1996 iniziarono i primi focolai di rivolta armata, grazie anche all’appoggio proveniente dall’Albania, da parte dei gruppi nazionalisti che nella Repubblica delle Aquile inseguivano il sogno di una Grande Albania. Ciò che avvenne dopo, la guerra, l’ONU, l’indipendenza, è storia.

*** dove ho già sentito questa locuzione?

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5 Comments » 5 Responses to La vera storia dell’autonomia in Kosovo

  1. Robin on marzo 26, 2013 at 14:44

    La questione è spinosa, ma a quanto mi risulta da quel che so è molto più profonda dal punto di vista storico. Nel Kosovo affondano le radici istituzionali della vecchia monarchia serba, nonché della chiesa ortodossa nazionale (la prima a contraddistinguersi come, appunto, nazionale). Ovvio che, essendo io una frana in storia, ora mi sfuggono i dettagli. È anche vero che i kosovari si sono macchiati di delitti morali (l’incendio di alcuni storici monaateri ortodossi) e in senso proprio (è in corso un processo per omicidi e traffico d’organi ai danni di serbi) e, assai di recente, mi risulta che alcuni kosovari siano sconfinati in territorio serbo, a sud di Nis, per far legna e appiccare incendi, minacciando che cercava di contrastarli coi fucili. La vita dei serbi kosovari è sottoposta a notevoli pressioni sociali e politiche. Molti sostengono che il Kosovo, poi, si presenta oggi come uno stato-mafia, crocevia di scambi illeciti di armi e droga. E c’è da sottolineare come, da queste parti, filtri solo la retorica anti-serba di una Serbia nazionalista e violenta, causa di tutti i mali dei Balcani. E per esperienza diretta, posso dire che non è così.

    Esiste un sito molto ben fatto su cui si può approfondire, Eastjournal.net, se non erro.

  2. Tony R on marzo 26, 2013 at 15:34

    Ciao e grazie per il commento! 🙂
    Mi sento di cominciare precisando che nessuno assolve in questa sede eventuali crimini kosovari su proprietà ed individui serbi, ci mancherebbe altro!! Anzi, se enclave serbe a loro volta decidessero la secessione dal Kosovo, io personalmente (ma credo anche i miei altri colleghi di LN, tuttavia parlo a titolo squisitamente personale) approverei in pieno questa nuova fase indipendentistica.
    E sì, i serbi e la chiesa ortodossa considerano sacro il territorio del Kosovo (se non mi ricordo male, perché in questi luoghi secoli fa l’esercito serbo si sacrificò per fermare l’avanzata turca), ma ciò non toglie che ci vivano comunque i kosovari, a prescindere da sacralità decise “a Belgrado”. Anche la retorica patriottica italiana considererebbe sacro il SudTirolo per ragioni storicopolitiche, tuttavia è indubbio che ci abitino gli austriaci tirolesi. 🙂
    Riguardo eventuali mafie che operino lì, per quanto possa essere vera anche questa circostanza, ciò tuttavia non toglie nulla al significato di Kosovo-nazione (altrimenti in pratica neanche l’Italia avrebbe soggettività internazionale, se il solo fatto di essere base per organizzazioni criminali privasse uno Stato della sua entità).
    Ti ringrazio per la segnalazione del sito, indubbiamente è una tematica che va approfondita a 360°. Il mio compito si è limitato ad esaminare le leggi; ovviamente per discorsi di tipo storico, culturale e sociologico, lascio anche io il campo a chi ne sa più di me! 🙂
    A presto

  3. cachorroquente on marzo 26, 2013 at 20:24

    “ma tutti discendenti da un ceppo di popolazioni Illiriche provenienti a loro volta (probabilmente) dall’Anatolia Nordoccidentale.”

    Scusa se ti rispondo su un aspetto marginale (e abbastanza irrilevante) rispetto al tema dell’indipendenza del kosovo, ma just out of curiosity: da dove trai questa informazione?

    Per quanto ne so io, le popolazioni illiriche erano una serie di etnie che vivevano lungo la costa dell’adriatico orientale fino più o meno all’attuale veneto e parlavano una lingua di ceppo indo-europeo, romanizzate (o grecizzate, per quanto riguarda il territorio dell’attuale Albania, più o meno corrispondente all’antico Epiro) nei secoli successivi.

    Secondo una teoria abbastanza prevalente (credo) tra gli storici e i linguisti, l’albanese (che è una lingua indo-europea che fa famiglia a sè, come il greco e l’armeno) è l’unico discendente dell’antico illirico. Secondo altri invece discende da altre lingue indo-europee, tipo il tracio (da cui forse il tuo riferimento all’anatolia nord-occidentale).

    Ovviamente, questo non inficia in nessun modo che in Kosovo vivano da secoli popolazioni parlanti un dialetto dell’albanese.

  4. Tony R on marzo 26, 2013 at 21:48

    Ciao Cachorro Quente,
    in realtà mi ero preparato ad una domanda del genere, perché mi suonava come il “punto debole”, non essendo materia mia, tant’è che fino all’ultimo ero indeciso se infilarlo oppure no nel corpo del post. Alla fine ho deciso di sì visto che il trattato giuridico sul Kosovo che ho usato come fonte, faceva molto riferimento alla parte etnica, e quindi almeno un accenno mi sembrava dovuto.

    Riassumo il problema. Nel tentativo di glorificare un passato, gli studiosi kosovari/albanesi hanno tentato di risalire molto in là con le loro origini, ma dove finisca la storia e dove inizi il mito credo che, allo stato attuale, non sia chiaro (come per tutte le altre popolazioni, alla fine). In quel punto in cui ho accennato nel post inizia la “zona grigia”.

    Ti indico comunque la bibliografia di riferimento a tal proposito che riporta il lavoro che ho consultato:
    – Fatos Lubonja, “Between the Glory of Virtual World and the Mystery of Real Word,” in “Albanian Identity: Mith and History”, ed. Stephanie Schwandner-Sievers et al. (Bloomington: Indiana University Press, 2002),92-93;
    Noel Malcolm, “Myths of Albanian National Identity: Some Key Elements, as Expressed in the Works of Albanian Writers in America in the Early Twentieth Century,” in”Albanian Identity: Mith and History”
    ed.Stephanie Schwandner-Sievers et al. (Bloomington: Indiana University Press, 2002), 73.
    Inoltre vengono citati anche lavori dello storico albanese Ali Hadri, sempre a questo proposito, ma sono in albanese appunto, quindi non so quanto possano essere reperiti e controllati; eventualmente ti dovessero interessare, nessun problema a riportare anche quelli (specifico questo perché, anche se sarebbe figo citare testi in albanese facendo finta che io possa comprenderli, in realtà, ovviamente, millanterei).
    Spero di aver soddisfatto, almeno in parte, la curiosità.
    A presto

  5. cachorroquente on marzo 27, 2013 at 15:10

    OK, grazie!

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