“I diritti di una minoranza non dovrebbero essere soggetti ai capricci di una maggioranza.”

aprile 2, 2013 21 Comments
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tumblr_mjehxw1nTJ1qhxuuto1_500Prendo spunto da questa foto in cui Tegan e Sara, due cantanti canadesi indie rock gemelle e apertamente lesbiche, partecipano ad una manifestazione con un cartello con su scritto “The rights of a minority should never be subject to the whim of a majority.” per affrontare un tema che mi sta molto a cuore: la difesa delle minoranze dalla violenza delle maggioranze, che è poi il tema centrale del libertarismo. La foto sta facendo il giro del web soprattutto in questo momento in cui la presidenza Obama sta portando al voto il matrimonio omosessuale al Congresso. Il messaggio che Tegan porta al collo è sacrosanto, “i diritti di una minoranza non dovrebbero essere soggetti ai capricci di una maggioranza.”. La quintessenza del libertarismo insomma. Eppure Tegan e Sarah non sono libertarie. Al contrario sono favorevoli alla tassazione progressiva, alla scuola pubblica, alla sanità pubblica e via dicendo fino a supportare il governo Obama in tutte le sue scelte.

Ora credo che ai libertari che leggono questo blog l’ipocrisia di un pensiero del genere salti subito all’occhio ma voglio rivolgermi a chi non è libertario e soprattutto a chi si identifica in quella frase per supportare il matrimonio omosessuale. In questo blog abbiamo espresso più volte il nostro supporto per il matrimonio omosessuale anche se per principio saremmo contrari al matrimonio di Stato perché pensiamo che il contratto tra due persone debba essere privato e non pubblico e debba essere tra due persone non tra due persone e lo Stato. Lo Stato inoltre dovrebbe evitare di definire cosa è e cosa non è un matrimonio.[*]

Motivo? Basta guardare quella foto e leggere quel cartello. La minoranza non dovrebbe essere soggetta alla volontà di una maggioranza. E gli omosessuali sono una minoranza in questa società che purtroppo è stata ed è ancora soggetta alla volontà di una maggioranza eterosessuale. Non si capisce però perché quella bella frase che metterei in calce nel mio soggiorno non debba valere per tutti i casi in cui una maggioranza impone le decisioni su una minoranza come per esempio in materia fiscale, economica, sociale, educativa ecc. O addirittura come non si possa arrivare da quella frase all’ovvietà più eclatante, l’elefante nella cristalleria insomma: ovvero se quella frase è giusta e moralmente condivisibile come si può accettare il sistema democratico, il quale si basa proprio sul potere di una parte contro un’altra (in realtà in democrazia non è una maggioranza che comanda sulla minoranza ma una minoranza ben organizzata che comanda sulla maggioranza)?

Quello che mi sconcerta – e l’abbiamo visto anche con gli stateisti – è che minoranze che richiedono giustamente libertà dalla maggioranza in materie etiche come la sessualità (comunità LGBT) o la religione (ateismo organizzato) non riescano a concepire il pensiero libertario nella sua interezza. Così ci troviamo con persone libertarie in temi etici e sociali ma estremamente dittatoriali in temi economici o sull’educazione o sulla secessione. Eppure queste comunità, come tutte le minoranze oppresse, sarebbero i candidati più prossimi a diventare libertari. Peccato.

[*] “If the state cannot grant permission via license, then it cannot enforce its definition of marriage. If it cannot enforce its definition, its definition is meaningless.” da qui.

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21 Comments » 21 Responses to “I diritti di una minoranza non dovrebbero essere soggetti ai capricci di una maggioranza.”

  1. Antonello Barmina on aprile 2, 2013 at 10:18

    Da non libertario esprimerei il concetto in questi termini :”Le paure e l’ipocrisia di molti non possono diventare legge per tutti”

  2. Luca on aprile 2, 2013 at 14:12

    secondo me la ragione di questa mancata coerenza è molto semplice: quelli a favore di una maggiore libertà “etica” non vogliono essere liberi dalle interferenze statali ma vogliono che lo stato “stia dalla loro parte” e li “riconosca”.
    Gli stessi poi, seguendo la stessa logica, vogliono che lo stato “stia dalla parte dei più deboli”, che secondo loro vuol dire maggiore interferenza statale nelle questioni economiche. I liberali e i libertari pensano invece che non sia così, pensano per esempio che il salario minimo sia sinonimo di maggiore povertà.
    Da una parte quindi minoranze che vogliono essere tutelate dallo stato, dall’altra minoranze che vogliono essere libere dallo stato

  3. Antonello Barmina on aprile 2, 2013 at 14:15

    Si continua ad utilizzare ilo termine liberale con eccessiva disinvoltura. Perchè non chiarire una volta per tutte che liberale non è liberista?

  4. Marc on aprile 2, 2013 at 15:03

    “la presidenza Obama sta portando al voto il matrimonio omosessuale al Congresso”!? Non credo proprio.

    Comunque l’esempio della comunità LGBT spiega perfettamente perchè il liberalismo non funziona (per tutti). In un sistema libertarian la comunità gay non avrebbe mai potuto fare i passi avanti che ha fatto in questi 50 anni.
    Non c’è ipocrisia comunque da parte della comunità gay. In un sistema liberale “discriminazione” e “proibizione” non sono sinonimi. Una proibizione per essere anche una discriminazione deve essere basata sull’odio o sul pregiudizio e essere a danno di una “categoria” di persone da individuare con criteri ben definiti. Quelli ad esempio che la SCOTUS usa per definire una “quasi suspect class.”

  5. Luigi on aprile 2, 2013 at 18:20

    Antonello, perché al di fuori dell’Italia, dove Benedetto Croce ha inventato di sana pianta questo lezioso ( e sbagliato) distinguo il concetto di “liberista” non esiste nemmeno, e il liberalismo è necessariamente anche liberista.

  6. astrolabio on aprile 2, 2013 at 20:33

    “Una proibizione per essere anche una discriminazione deve essere basata sull’odio o sul pregiudizio e essere a danno di una “categoria” di persone da individuare con criteri ben definiti.”

    tipo appartenere ad una determinata fascia di reddito superiore a x? essendo le leggi a carattere generale non si capisce come possa essereci differenza, per fare una legge devo per forza definire un comportamento y e proibirlo, e in tal modo isolare e definire l’insieme o classe di di tutti i soggetti che compivano y o che hanno intenzione di compiere y e discriminarli

  7. Antonello Barmina on aprile 2, 2013 at 21:18

    per Luigi.
    Mi pare che Quel vecchio cinghiale di don Benedetto abbia argomentato correttamente la distinzione tra liberalismo e liberismo. Il liberismo fa riferimento alle libertà economiche , laddove il liberalismo include le libertà cosidette civili. Si danno d’altra parte degli ordinamenti in cui viene garantita la libertà economica ma non quelle civili e degli ordinamenti all’avanguardia in fatto di diritti civili che conoscono significativi interventi dello stato nel sociale, ciò che è contrario alle dottrine liberiste. Obama non a caso, viene osteggiato tanto per le sue politiche liberali in fatto di coppie di fatto ad esempio, quanto per i suoi interventi in economia, al punto che viene dipinto grottescamente come un socialista.

  8. Luigi on aprile 2, 2013 at 23:50

    No, Antonello, Don Benedetto ha solo fatto retorica e le argomentazioni di Einaudi in un contesto meno baronale e meno soggiogato dal dominio dell’idealismo crociano ( o dall’attualismo gentiliano, se preferisci) avrebbero avuto partita vinta in modo immediato.
    Tanto è vero che il distinguo che tu (ri-)proponi è assolutamente incomprensibile al di fuori dell’Italia. Chiunque, appena superati gli angusti confini delle Alpi ti muoverebbe la più banale delle obiezioni: non esistono libertà civili dove tu non puoi disporre liberamente della tua volontà. E per poterne disporre devi avere i mezzi per poter mettere in atto le tue deliberazioni. E senza libertà economiche le libertà civili sono pura finzione retorica.
    Qualunque scelta, in un mondo in cui le risorse sono necessariamente scarse, è una scelta economica, anche quando non appare tale. La tua preferenza per la cultura umanistica rispetto a quella scientifica, ad esempio, cadrebbe nel nulla se tu, privato della tua autonomia economica, fossi costretto dallo stato, per pure esigenze economiche, a fare il perito chimico. La tua predilezione per la poesia cinese, se tu non fossi in grado di scegliere che libri leggere, visto che non hai mezzi economici propri per acuqistarli, cadrebbe nel vuoto. Il tuo orientamento sessuale, se tu fossi privato della possibilità economica di acquistare ( o scrivere) pubblicazioni sul mondo LGBT sarebbe coartato. E si potrebbe continuare per anni a elencare esempi pratici di come una costrizione economica mini anche le libertà civili. E la natura fasulla e puramente propagandistica degli ordinamenti “avanzati” in materia di diritti civili ma in cui lo stato interviene in economia è proprio l’articolo che stiamo commentando: se fosse vero che i diritti civili non sono legati a libertà economiche, perché il movimento LGBT lotta così strenuamente per ottenere il riconoscimento dello stato, il cui principale scopo è quello di garantire facilitazioni di natura economica?

  9. Violator on aprile 3, 2013 at 09:01

    Un liberale, per esser definito tale, deve essere liberista. Due facce della stessa medaglia, che comunque non sposerò mai.
    Arriverà il giorno in cui i liberali dovranno a fare i conti con il libertarismo!

  10. Chiarimento on aprile 3, 2013 at 09:13

    Liberalismo non sempre è liberismo:pensate a Pinochet,ultraliberista in economia tanto da venir idolatrato da Hayek,Fredman e compagnia,e illiberale totalmente in politica,o il primo(prima del regime basatop sul keynesismoe sul capitalismo di stato) Mussolini,liberista in economia e dittatoriale in politica(squadrismo,Matteoti ecc)e cc ecc.

  11. astrolabio on aprile 3, 2013 at 12:13

    è chiaro chè il liberismo è un sottoinsieme del liberalismo, si può essere liberisti senza essere liberali ma non viceversa. Comunque questo del mussolini liberista mi sembra una cavolata, so solo che fece pareto ministro, ma per le sue idee come sociologo, non come economista.

  12. cachorro quente on aprile 3, 2013 at 15:07

    Su Mussolini liberista: anche a me farebbe alzare le sopracciglia, ma in “Marcia su Roma e dintorni” Lussu descrive il discorso di Mussolini al parlamento dopo la presa del potere, in cui dice qualcosa del tipo “Lo stato non deve impicciarsi nell’economia”. Non ho mai verificato da altre fonti… diciamo che attribuire un’ideologia coerente a Mussolini (pragmatico per definizione) è abbastanza futile.

    In generale, io sono d’accordo che la sottovalutazione delle libertà economiche nella concezione crociana ancora vigente in Italia è da ridiscutere, ma devono per forza essere equivalenti a quelle civili?

    Domanda facile: secondo voi un regime che condanna reati d’opinione ma è liberale in economia (diciamo un Pinochet senza le atrocità e le torture ma solo con il carcere per i dissidenti) è moralmente equivalente al governo di un paese in cui vige la libertà d’espressione ma c’è un’intrusione dello stato nell’economia (come l’Italia o la Francia)?

  13. astrolabio on aprile 3, 2013 at 17:30

    l’Italia?!?!?! non penso che l’Italia sia l’esempio giusto per quanto riguarda la libertà di espressione. comunque per dare un giudizio ponderato dovrei sapere meglio di come funzionava il regime di pinochet in merito ai reati di opinione per potermene immaginare una versione non sanguinaria. Se venissero condannati solamente i discorsi particolarmente sovversivi e a pene lievi immagino che la vita sarebbe più sopportabile per la maggioranza delle persone rispetto all’italia dove un giorno arriva equitalia a toglierti la casa per un errore formale ma puoi sempre lamentarti su facebook perché è tuo diritto. Insomma dipende.

  14. cachorroquente on aprile 3, 2013 at 18:33

    NB: non ho chiesto in quale paese sarebbe più sopportabile vivere. Ho richiesto un giudizio morale sui due governi. Se pensi che le due cose siano sovrapponibili, ti faccio un contro-esempio: la Germania e la Russia negli anni ’30.

    Per i non ebrei, la vita sotto il regime nazista era nettamente migliore che quella sotto il regime stalinista (e gli ebrei non se la passavano gran bene neanche in quest’ultimo). Tu per questo consideri Hitler moralmente superiore a Stalin?

    Bada bene: non è che la differenza tra Hitler e Stalin era solamente nella libertà economica; anche se questa aveva un grande ruolo nel benessere relativo dei tedeschi rispetto ai russi (quando i soldati dell’Armata Rossa sono arrivati in Prussia Orientale, erano sconvolti nel vedere la prosperità delle fattorie tedesche – anche dopo tre anni di guerra), è anche vero che i livelli di paranoia e delazione erano superiori in URSS rispetto al Terzo Reich. Quello che voglio dire è che, correntemente, il nostro giudizio morale su un regime è inflessibile sulla soppressione di alcuni diritti e sulla discriminazione e persecuzione di una minoranza etnica, religiosa, sessuale o politica, a prescindere da considerazioni generali sulle condizioni di vita medie dei suoi sudditi.

    Non sto dicendo che sia per forza giusto pensarla così, ma che asserire l’equivalenza tra libertà economiche e civili è più traumatico di quanto voi vogliate.

  15. Fabristol on aprile 3, 2013 at 20:24

    No vi prego non entriamo nella solita discussione sui significati di liberismo, liberalismo, liberista, libertario! Abbiamo affrontato questo argomento milioni di volte. Potete leggere anche questo: http://libertarianation.org/2011/10/10/liberali-e-libertari-confusioni-lessicali-e-politiche/

    Una volta per tutte questo sito è un sito libertario non liberale.
    Per quanto riguarda la domanda di Cachorro: Pinochet non era affatto un regime liberista in economia. Se lo fosse stato non lo chiameremmo regime. ERa capitalista, nel senso che privilegiava i grandi industriali come fanno tutti gli stati moderni. I libertari sono per il libero mercato non per il capitalismo. Il capitalismo è un figlio dello stato socialista. Rispondendo alla tua domanda, cioè se è meglio vivere in un paese socialista come economia ma liberale per i diritti civili o tirannico per i diritti civili ma liberale in economia. Non lo so, dipende da milioni di fattori. A volte bisogna scegliere il meno peggio e dipende anche dalla persona. Un omosessuale potrebbe scegliere un paese rispetto ad un altro per le politiche progressiste, un imprenditore un altro. Le scelte sono individuali e dipendono da milioni di fattori.

  16. astrolabio on aprile 4, 2013 at 00:19

    penso che lo stato più morale tra i due sia quello che infligge meno dolore, non penso che la libertà di espressione sia un diritto intangibile e quello della proprietà no, tanto è che non esiste paese al mondo dove la libertà di espressione è in qualche modo controllata (giustamente, non puoi allestire un passaggio pedonale con un agalleria di foto prese da rotten o da youporn) a mio nonno sequestrarono tutti i beni in romania, tutti, è peggio quello o farsi un anno di carcere per discorsi sovversivi? bella domanda, ti infligge più dolore vietarti di dire che la bandiera italiana è brutta e il capo dello stato pure o essere gettato in mezzo alla strada?

  17. […] spunto da un recente post di Fabristol per proporre alcune riflessioni sulla relazione tra il potere statale e il riconoscimento pubblico […]

  18. Kirbmarc on aprile 4, 2013 at 09:53

    “Tu per questo consideri Hitler moralmente superiore a Stalin?”

    E’ una domanda retorica. E’come dire chi é il serial killer moralmente inferiore, Ted Bundy o Jeffrey Dahmer? C’é una soglia oltre la quale le parole migliore o peggiore sono prive di significato.

    ” ti infligge più dolore vietarti di dire che la bandiera italiana è brutta e il capo dello stato pure o essere gettato in mezzo alla strada?”

    Dipende da cosa ti fanno se ti condannano per vilipendio alla bandiera.

    Comunque la scelta é un falso dilemma. Chi preferisci, un uomo che ti da uno schiaffo o uno che ti somministra un calcio negli attributi? Certo lo schiaffo fa meno male, ma questo non vuol dire che io debba ringraziare o “idolatrare” la persona che mi ha mollato un ceffone.

    E Mussolini non é mai stato liberista. Abbassare le tasse non é automaticamente sinonimo di liberismo (specialmente se le abbassi solo ai tuoi alleati).

  19. astrolabio on aprile 4, 2013 at 10:16

    “Dipende da cosa ti fanno se ti condannano per vilipendio alla bandiera.”
    però tutto sommato evitare di parlare male di napolitano è piuttosto facile e sopportabile, aldilà della punizione prevista

  20. Antonello Barmina on giugno 19, 2013 at 22:15

    “I libertari sono per il libero mercato non per il capitalismo” (Fabristol). Scusate se torno sull’argomento ma avevo smesso di seguire il dibattito e quest’affermazione mi era sfuggita. Credo che debba essere approfondita. Il libertarsmo è indubbiamente poliedrico, ma quì non si tratta di una questione di secondaria importanza che possa essere liquitata in maniera così sbrigativa e perentoria.

  21. Fabristol on giugno 19, 2013 at 23:13

    Ciao Antonello,

    allora ne abbiamo scritto in vari post ma in breve questo è il riassunto: il capitalismo moderno è un sistema in cui i grandi imprenditori sono legati allo stato per fare i loro affari. Finanziamenti, rottamazioni, facilitazioni fiscali ecc. tutto questo viene dato ai grandi impreditori in cambio di supporto alle elezioni e sui media. Questo non è libero mercato, è appunto capitalismo o come dicono in inglese crony capitalism.
    Vedi qui: http://libertarianation.org/2011/10/24/abbasso-il-capitalismo-semanticamente/

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