Dipendere dal welfare dello stato crea solo altra povertà

aprile 3, 2013 17 Comments
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article-2109526-11F44D99000005DC-94_634x422Passeggiando per Brighton non è raro sfiorare ragazzi che al bordo della strada chiedono l’elemosina. Freddo, pioggia e indifferenza sembrano non disturbarli ma è solo una impressione superficiale. Eppure ogni cento metri non si possono non notare i cartelli sulle vetrine di negozi, ristoranti e pub come “Waiter wanted.” (cercasi cameriere, cercasi commesso). A dispetto della crisi di lavoro qui in UK ce n’è sempre. Lo dicono i numeri e lo dicono le decine di migliaia di stranieri che ogni anno entrano nel mercato del lavoro britannico.

Sarebbe superficiale pensare che uno di quei ragazzi possa entrare in quel pub, lasciare un CV e trovare un lavoro. Se sono lì per terra è anche per altri motivi: alcolismo, droghe, problemi sociali e/o mentali, basso QI, anche sfortuna perché no ecc. A questi motivi – che un socialista considerebbe ininfluenti tra le cause della povertà preferendo “la società” come unica sua causa – sicuramente va aggiunta una delle piaghe britanniche più subdole: i benefit del welfare. I benefit, ovvero tutti quei contributi a fondo perduto che lo Stato regala a chiunque non abbia un lavoro, a chi abbia bambini (child benefit), o a chi non abbia una casa (house benefit) ecc. Ricevere questi benefit, specialmente quello di disoccupazione è così facile che basta un colloquio e un documento di residenza che voilà! si ricevono 56 sterline alla settimana. Non molte certo per gli standard moderni ma se sommiamo gli assegni per bambini, la casa gratis e lavoretti in nero si arriva a cifre di tutto rispetto come la famiglia Heaton ci ha fatto capire recentemente: £ 30.000 sterline esentasse all’anno, lo stipendio di un manager di una piccola compagnia ma senza tasse. Ora mi chiedo, perché la signora Heaton dovrebbe preoccuparsi di cercarsi un lavoro o di smettere di fare figli se può avere più soldi di un manager senza fare niente, semplicemente aspettare che arrivi l’assegno per posta? E perché i suoi figli dovrebbero fare diversamente se questo fiume inestinguibile di denaro che parte dalle tasche di chi si alza ogni giorno alle 6 e torna a casa alle 18 gli arriva gratis direttamente in bocca? Se esiste una classe sfruttata in UK è proprio quella middle class che deve farsi il culo dalla mattina alla sera per supportare i più “poveri” e i più ricchi. La chiamano giustizia sociale.Ian Duncan Smith

E’ quindi con grande stupore e grande gioia che leggo le parole del segretatio per il Lavoro Iain Duncan per questo weekend pasquale: “What I’m trying to do… is to change the process so that we end up restructuring the culture so that people find that work always pays. It doesn’t right now.”[*]

Ora non voglio andare nel dettaglio di come Mr Duncan pensa di poter risolvere questa cosa (le sue soluzioni non mi paiono abbastanza radicali) ma è importante far notare che una frase del genere non si sentiva dai tempi della Thatcher. Una frase del genere in Italia avrebbe significato la fine di una carriera politica, perfino del più liberista. I sindacati lo avrebbero attaccato, tutti i partiti dell’arco parlamentare avrebbero chiesto le dimissioni, le BR sarebbero risuscitate ecc. In Uk invece le uniche proteste forti sono arrivate dalla Chiesa Anglicana e da quella Metodista e dal ministro ombra del partito Labour ovviamente.

E il giorno dopo le critiche delle chiese George Osborne ha rincarato la dose con questa lapidaria affermazione molto a la John Galt: “For too long, we’ve had a system where people who did the right thing – who get up in the morning and work hard – felt penalised for it, while people who did the wrong thing got rewarded for it. That’s wrong. So this month we’re going to put things right.”[**]

La riforma del Welfare, la più importante dagli anni 80, proposta da Duncan coinvolgerà le oltre 6 milioni di famiglie che beneficiano di questi benefit a partire dal “maximum cap”, ovvero le famiglie con bambini non potranno ricevere più di 500 sterline alla settimana (ma vi rendete conto di quanto convenga essere poveri in UK?) indipendentemente dal numero di bambini. Inoltre le case popolari con stanze inoccupate riceveranno una tassa in più e molte famiglie dovranno pagare la Council Tax. Senza questa riforma il sistema del welfare britannico potrebbe implodere nei prossimi anni.

[*] “Quello che sto cercando di fare è di cambiare il processo grazie al quale possiamo ristrutturare la cultura di modo tale che le persone si rendano conto che lavorare paga sempre. Al monento non è così.”

[**] “Per troppo tempo abbiamo avuto un sistema dove le persone che facevano la cosa giusta -alzarsi la mattina e andare a lavorare duro – si sentivano penalizzate per questo, mentre le persone che facevano la cosa sbagliata venivano ricompensate. Tutto questo è sbagliato. Così questo mese andremo a rimettere le cose a posto.

 

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17 Comments » 17 Responses to Dipendere dal welfare dello stato crea solo altra povertà

  1. Violator on aprile 3, 2013 at 08:53

    Stiamo a vedere cosa succederà.
    Prima o poi i nodi verranno al pettine, l’assurdità delle politiche socialiste sarà smascherata. Questione di tempo….

  2. cachorro quente on aprile 3, 2013 at 11:44

    “Una frase del genere in Italia avrebbe significato la fine di una carriera politica, perfino del più liberista.”

    Bè, ma in Italia nullatenenti e disoccupati non sono assolutamente foraggiati come in UK. Il welfare, per quanto inefficiente e elefantiaco, è molto meno inclusivo.

  3. Kirbmarc on aprile 3, 2013 at 14:33

    “Bè, ma in Italia nullatenenti e disoccupati non sono assolutamente foraggiati come in UK.”

    Dipende da chi sei e da dove vivi. In Italia preferiscono regalare posti di lavoro socialmente (in)utili.

  4. cachorroquente on aprile 3, 2013 at 15:01

    Appunto, per questo parlo di welfare non inclusivo. Non penso che sia un sistema migliore degli UK…

  5. Francesco on aprile 3, 2013 at 17:46

    Purtroppo in italia siamo in pochi a pensarla così.. Questo paese non ha speranza. La mia gioia è ascoltare i discorsi di Ron Paul pensando a quando vivro’ in un paese più vicino ai miei ideali…
    LIVE FREE OR DIE TRYING

  6. Fabristol on aprile 3, 2013 at 20:52

    E’ vero come dice Kirbmarc: magari in Italia i benefit non sono così a pioggia ma esistono altri modi per parassitare la società come i posti pubblici inutili per parentame e amici. In Italia ci sono i posti pubblici, in UK i benefit, in US l’esercito, insomma in un modo o nell’altro ci sono masse umane che non lavorano o che lavorano in posti inutili che devono essere foraggiate dalla middle class.

  7. ricco&spietato on aprile 4, 2013 at 18:29

    “quelli che fanno la cosa giusta”; “quelli che fanno la cosa sbagliata”.

    la cosa giusta
    la cosa sbagliata

    oh, com’è libertario tutto questo.

  8. Antonello Barmina on aprile 6, 2013 at 14:49

    Per Ricco & Spietato
    Si tratta della contrapposizione manichea tra bene e male. Intervengo ogni tanto su questo sito, lo faccio quando proprio le sento grosse e non posso trattenermi. Mi domando ancora per quale motivo non sia stato bannato.

  9. Fabristol on aprile 6, 2013 at 18:47

    @ Antonello Barmina

    “Mi domando ancora per quale motivo non sia stato bannato.”

    Perché oltre essere maleducazione trattasi di pratica non comune tra libertari.

    P.S.
    Perché dovremmo bannarti scusa?

  10. Fabristol on aprile 6, 2013 at 18:49

    @Ricco&spietato

    “la cosa giusta
    la cosa sbagliata

    oh, com’è libertario tutto questo.”

    Davvero? Credo sia umano dividere il mondo in comportamenti giusti o sbagliati. Altrimenti non esisterebbero valori o morale di sorta.

  11. Fabristol on aprile 6, 2013 at 18:54

    @ Antonello

    “Si tratta della contrapposizione manichea tra bene e male.”

    Il capitalista che sfrutta il lavoratore è il cattivo e l’operaio sfruttato è il buono. Anche tu hai dei valori, anceh tu sei manicheo, o sbaglio?

  12. Antonello Barmina on aprile 6, 2013 at 19:51

    “Perché oltre essere maleducazione trattasi di pratica non comune tra libertari.”

    Era naturalente la risposta che mi attendevo. Certo anch’io ho dei valori, che difendo sempre e comunque a spada tratta. Mi sono interrogato spesso sulle ragioni che mi inducono a frequentare un sito liber (-tario? – ista? -ale?…non entro nuovamente nella polemica sui distinguo…). Forse perchè nelle mie letture non cerco una conferma di ciò in cui credo e sono più interessato al confronto che al proselitismo, che delego invece ad altri momenti.

  13. Francesco on aprile 8, 2013 at 14:58

    Lo stato è capace solo di creare miseria, in cambio della libertà individuale…
    In case you missed it:YOUTUBE “Ron Paul: Why Elizabeth Warren is Wrong”

  14. Antonello Barmina on aprile 8, 2013 at 19:41

    Non discuto l’esistenza del sussidio ma la sua entità, che naturalmente risulta alquanto urticante per chi come me si è dato una rigorosa etica del lavoro ( etica che ritengo trasversale rispetto alla mia appartenenza politica )

  15. lettoredipassaggio on aprile 29, 2013 at 01:45

    Ragionamento estremistico. C’è la via di mezzo? Sei povero? Ti pago tutto. Ti cerco anche il lavoro. Se lo rifiuti, ti arrangi da solo.

  16. Violator on maggio 2, 2013 at 07:35

    “Rather than economize, the state can only redistribute: it can produce more of what it wants and less of what the people want—and, to recall, whatever the state then produces will be produced inefficiently.”

    Estratto di: Hans-Hermann Hoppe.

  17. […] Numerosi dati dimostrano che lungi dal risolvere i problemi dei poveri lo Stato crea povertà  (Fabristol ne ha scritto in maniera molto convincente in questo articolo: http://libertarianation.org/2013/04/03/dipendere-dal-welfare-dello-stato-crea-solo-altra-poverta/). […]

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