Bioshock Infinite – una recensione libertaria

aprile 8, 2013 6 Comments
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Official_cover_art_for_Bioshock_InfinitePer chi non conosce la serie di Bioshock una recensione di un videogioco su un sito libertario può sembrare una cosa inusuale ma forse questa recensione potrà farvi ricredere. Molti considerano i videogiochi come una forma d’arte e il dibattito rimane tuttora aperto. Ma non c’è dubbio che negli ultimi anni l’industria videoludica abbia sfornato titoli di alto livello sia artistico, narrativo che filosofico. Uno dei videogiochi più acclamati di tutti i tempi, Bioshock, ci interessa particolarmente perché ha come tema centrale una città utopica ispirata al lavoro di Ayn Rand, La Rivolta di Atlante. Bioshock è un videogioco ambientato negli anni 60 in una non meglio definita parte dell’Oceano Atlantico dove il magnate Andrew Ryan – il cui parziale anagramma ci ricorda Ayn Rand – ha costruito una città utopica basata sull’Oggettivismo per scappare dal mondo divenuto troppo opprimente. Come Ryan stesso dice:

I am Andrew Ryan, and I’m here to ask you a question: is a man not entitled to the sweat of his brow? ‘No!’ says the man in Washington, ‘it belongs to the poor.’ ‘No!’ says the man in the Vatican, ‘it belongs to God.’ ‘No!’ says the man in Moscow, ‘it belongs to everyone.’ I rejected those answers; instead, I chose something different. I chose the impossible. I chose… Rapture. A city where the artist would not fear the censor; where the scientist would not be bound by petty morality; where the great would not be constrained by the small! And with the sweat of your brow, Rapture can become your city as well.”

Is a man not entitled to the sweat of his brow? Questa domanda è ormai divenuta un classico della cultura geek e non solo. E in un certo senso, nonostante il videogioco sia anche una critica all’idea di queste città utopiche e al libertarismo oggettivista in generale, Bioshock ha rappresentato in questi anni un trampolino di lancio per le stesse idee libertarie. L’ideatore della serie di Bioshock, Ken Levine, dice di avere delle posizioni libertarie ma non oggettiviste come spiega in questa intervista (“I have some libertarian leanings myself, although I’m certainly not an Objectivist by any stretch of the imagination”). Le referenze alle tematiche libertarie e alla costruzione di città utopiche libertarie sono così forti ed evidenti che il Seasteading Institute ha dovuto perfino scrivere una sorta di nota ufficiale per dire che Rapture non è il modello di città a cui i libertari si dovrebbero ispirare.

E’ quindi con grande attesa che molti libertari hanno aspettato Bioshock Infinite, il terzo videogioco della serie, uscito proprio in questi giorni in tutto il mondo.bioshock-infinite-elizabeth-and-booker

Bioshock Infinite è stato uno dei titoli più annunciati di sempre e non delude le aspettative. Le similitudini con i precedenti Bioshock sono evidenti nella scelta di una città utopica – al posto della subacquea Rapture questa volta abbiamo Columbia, una città utopica sospesa tra le nuvole creata dal Profeta Comstock, il quale secede dagli Stati Uniti a causa delle sue idee politiche oltranzinste e ultraconservatrici. La nuova religione politica fondata da Comstock si basa sul jingoismo -ovvero su quella dottrina in voga alla fine dell’800 sulla superiorità americana che viene definito dall’Oxford Dictionary come “patriottismo estremista sotto forma di violenta politica estera.”-, sulla superiorità razziale dei bianchi e sui valori della religione tradizionale (non si parla esplicitamente di cristianesimo per questioni di politically correctness, ma è implicito nella narrazione).

E in questo contesto i Padri Fondatori della Patria e i primi presidenti vengono dipinti come santi, il razzismo contro neri, orientali e indiani come una giusta separazione di divina ispirazione. E qui sicuramente Bioshock fa il verso anche a chi nel Tea Party o nel movimento di Ron Paul si rifà continuamente al mito dei Padri Fondatori, alla Costituzione Americana ecc.

Nonostante le ideologie siano diverse sia Ryan (oggettivismo) che Comstock (jingoismo) vogliono scappare dal mondo reale perché lo ritengono ingiusto, troppo stretto per i loro gusti. Ma è evidente che nel primo caso Rapture non ha alcun intento aggressivo o vendicativo nei confronti del mondo, mentre nel secondo caso ci troviamo di fronte ad una Columbia il cui unico scopo è distruggere l’attuale società americana e far tornare gli USA al loro antico splendore. Quindi non ci troviamo di fronte ad un titolo che affronta le tematiche libertarie a noi care ma più che altro critica quell’area del conservatorismo americano più intransigente e aggressivo (l’esportazione della democrazia americana non è altro che una continuazione del jingoismo di cento anni prima) e religioso. Bioshock Infinite quindi non ci tocca direttamente ma sicuramente affronta alcuni temi cari ai libertari come la costruzione di una società utopica e la secessione.

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Non entro nei dettagli delle modalità di gioco perché questo non è il posto giusto (se volete una opinione da giocatore vi posso dire che il gioco è ottimo; qui potete trovare le versioni per tutte le piattaforme) ma posso accennare al fatto che Bioshock Infinite rappresenta una pietra miliare nell’industria videoludica sia per la grafica, la storia ma soprattutto per il coraggio delle sue tematiche “difficili”. Lo stesso Levine rimase sorpreso dal successo – 8 milioni di copie vendute al mondo – del primo Bioshock. Chi infatti si sarebbe mai interessato al sogno utopico di un oggettivista stile Ayn Rand? Chi avrebbe mai immaginato che tanta gente potesse emozionarsi a tematiche care al libertarismo come l’indipendenza, l’individualismo, la giustizia e la costruzione di una nuova società?

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6 Comments » 6 Responses to Bioshock Infinite – una recensione libertaria

  1. Tony R on aprile 8, 2013 at 09:20

    mmmhhhmmm… era da “Grand Theft Auto: San Andreas” che non mi interessavo ai videogiochi, rischi di invertire questa mia tendenza, sappi che ti terrò responsabile! 🙂

    Comunque, volevo fare una battuta (o forse no?), collegandomi alla fine del tuo post. Altro che dibattiti di filosofia e teorie economiche, forse dovremmo promuovere le nostre idee attraverso videogiochi, appunto, ma anche sport e reality show.
    Un libertario che cerca di sfondare ad Amici o al GF per uscire dalla nicchia…. e perché no? Immagino che sia un’idea che farà storcere il naso alla maggior parte dei custodi italici dell’ortodossia libertaria, ma poi bisognerebbe chiarire come si vuole passare a un ampio consenso snobbando in maniera elitaria i posti dove “l’ampio” consenso si “ritrova”.

  2. Vaaal on aprile 8, 2013 at 12:18

    Una serie stupenda, che dovrebbe far ricredere quelli che ancora pensano che i videogiochi non possano essere arte. Ho divorato questo terzo capitolo in un attimo. Le aspettative erano enormi, l’hype alle stelle, e nonostante questo non mi ha deluso per niente, anzi!
    Capolavoro!

  3. Fabristol on aprile 8, 2013 at 19:54

    “Comunque, volevo fare una battuta (o forse no?), collegandomi alla fine del tuo post. Altro che dibattiti di filosofia e teorie economiche, forse dovremmo promuovere le nostre idee attraverso videogiochi, appunto, ma anche sport e reality show.”

    Ma è un po’ quello che staimo cercando di fare con LibertariaNation no? Con Luca abbiamo sempre pensato di creare un progetto che facesse apparire l’anima più pop del libertarismo al grande pubblico, senza per questo edulcorare i grandi pensatori libertari o l’economia austriaca. Pensa che ho in cantiere un post sul rapporto tra libertarismo e musica metal. 😉
    Sarebbe bello poter andare in giro e vedere in metro o in un bar qualcuno che indossa delle magliette libertarie come le nostre. 🙂

  4. Tony R on aprile 8, 2013 at 21:10

    lo so bene… ma avevo voglia di scrivere l’ultima frase del commento di cui sopra, era parecchio che non sollevavo questa polemica da qualche parte, e quindi mi serviva la domanda retorica!! 😀

    Comunque la cosa di GTA è vera. Da allora non tocco un videogioco, in pratica dal passaggio dalla X-box normale alla 360, eccezion fatta per qualcosina con la Wii ma da “ospite” (nel senso che non era mia la consolle).

    Magari riprendo va…

  5. astrolabio on aprile 9, 2013 at 00:01

    qualche volta ho visto giuocare gente ai coloni di catan, che non è un videogioco ma uno dei classici giuochi da tavola, non tanto peerchè è farcito di ideologia ma perché è basato quasi esclusivamente sullo scambio e la violenza è ridotta al minimo, vince chi arriva ad un determinato PIL (una cosa simile al pil diciamo) ma non ha tutta la roba da capitalista che ha il monopoli.

    le magliette sono belle, penso che ne comprerò una, però secondo me sono un po’ care.

  6. Fabristol on aprile 9, 2013 at 00:47

    @ astro
    catan e’ molto bello. sarebbe hbello poter fare un videogioco che possa simulare una societa libertaria, magari multiplayer…

    per le magliette, purtroppo non decidiamo noi il prezzo 🙁 e la percentuale che ci prendiamo noi e risibile, tipo un euro circa.

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