La “Lady di piombo”: Margaret Thatcher e l’Irlanda del Nord

aprile 11, 2013 12 Comments
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C’è un nome che ha marchiato per sempre il suolo nordirlandese con il sangue: Margaret Thatcher. Di quello che ha significato, positivamente, in campo economico, la Thatcher, ne ha già parlato Fabristol in un bel post, molto equilibrato, tra l’altro (a differenza di questo mio). Tuttavia il volto autoritario, statalista e imperialista della “Lady Ferro” venuto prepotentemente fuori, durante i suoi anni di governo, nell’Irlanda del Nord. E non è un caso che nelle zone considerate “roccaforti repubblicane” delle 6 Contee irlandesi nell’Ulster ancora occupate dal Regno Unito, non si siano lesinati i festeggiamenti.

Impossibile sintetizzare in qualche riga la questione nordirlandese, per cui rimando ad approfondimenti in altre sedi. Tuttavia, qualche dato bisogna pur darlo, altrimenti non ci possiamo capire, se non siete addentro alla questione. Con il nome di “Troubles” si intendono i disordini che hanno caratterizzato l’Irlanda del Nord dalla fine degli anni ’60 al 1998 (anno del cosiddetto Accordo di Pace del Venerdì Santo). “Attore” probabilmente più conosciuto fu la IRA (in realtà IRA è una espressione generica, quella cui normalmente indichiamo come IRA è la Provisional IRA, così detta per distinguerla da altri rami, l’Official, il Continuity, e il “Real”), gruppo paramilitare repubblicano irlandese. Ciò che non tutti sanno, è che anche i “lealisti” (i protestanti fedeli alla Corona) avevano le loro armate paramilitari, e che furono proprio i lealisti a scatenare i “Troubles”, e non i repubblicani, così come furono i lealisti ad iniziare per primi la strategia del terrore con le bombe a Monaghan e a Dublino (su suolo irlandese), e che le varie emanazione dell’IRA del dopoguerra furono una reazione al tentativo di pulizia etnica che si stava consumando (proibizioni per la popolazione cattolica al limite delle leggi razziali e paramilitari lealisti che cacciavano le famiglie cattoliche dalle loro proprietà impossessandosene). Reazione che, è giusto sottolineare, ben presto sfociò nella strategia della tensione dell’IRA con tantissime vittime indiscriminate anche da questa parte.

Ma la cosa che qui maggiormente interessa, è che le armate paramilitari furono il “cavallo di Troia” con cui il Governo Britannico combattè una guerra non dichiarata in un territorio occupato (anche sul suolo di una nazione sovrana terza, come abbiamo visto) e con cui poterono essere portati a termine omicidi politici ordinati direttamente da Londra. Ho scritto Governo Britannico perché, ad onor del vero, la Thatcher continuò questo modus operandi che tuttavia era iniziato dai suoi predecessori e terminò solo qualche successore più tardi: ma l’atto probabilmente più scellerato di quella che viene chiamata, semplicemente, “the Collusion”, fu compiuto sotto il suo mandato.

Cos’era la Collusion? Semplice. I comandi militari di Londra riempirono, dopo accordi presi con le organizzazioni paramilitari, queste ultime con loro appartenenti. I servizi segreti “passavano” alle stesse organizzazioni nomi e indirizzi di personalità (paramilitari e non) repubblicane/cattoliche “scomode”, caldeggiando una loro eliminazione tramite atti terroristici che puntualmente avvenivano. Non solo. Vi era anche a cosiddetta “Glenanne gang”, cui sono stati attribuiti 87 omicidi a sfondo politico/razziale (repubblicani cattolici irlandesi) e le bombe di cui sopra su suolo straniero, che non era composta da paramilitari bensì da militari britannici al 100%. Un fiume di sterline passò il Mar Celtico, per raggiungere da Londra i quartieri protestanti di Belfast per foraggiare acquisto di armi ed esplosivi, oltre che l’addestramento dei paramilitari: difficile immaginare che l’uomo (o la donna) più potente del Regno Unito non fossero al corrente di un tale movimento di denaro, durato trent’anni a getto continuo. Deliri cospirazionisti? Ahimé, no: esistono almeno due atti ufficiali, il Barron Report (commissione parlamentare di inchiesta della Repubblica di Irlanda, del 2003), e il De Silva Report (britannico, questa volta, del 2012). A seguito di quest’ultimo, l’attuale Primo Ministro britannico, David Cameron, ha chiesto pubblicamente scusa per l’omicidio di Pat Finucane, avvenuto nel 1989, appunto sotto l’epoca Thatcher. La famiglia Finucane non ha accettato le scuse, in quanto, a suo dire, il dossier non è arrivato fino alla fine delle responsabilità nella scala gerarchica.

Finucane era un avvocato cattolico di Belfast, attivo sul fronte dei diritti umani, che non ebbe paura di sfidare apertamente le politiche fasciste del Regno Unito, che violavano i diritti umani più elementari in Irlanda del Nord: la sua non era una battaglia ideologica contro “gli altri” (sua moglie era protestante), ma a favore delle libertà negate a una parte della popolazione (un altro esempio: le micidiali plastic bullets erano vietate su tutto il territorio dell’UK, perché pericolosissime come pallottole vere; ma contro gli irlandesi che manifestavano a Derry e Belfast potevano essere utilizzate). Bobby Sands (vedi sotto) fu uno dei suoi clienti più famosi. Iniziava a diventare un personaggio scomodo, sia nelle aule di tribunale che fuori. Così, i servizi di sicurezza britannici lo indicarono ai paramilitari lealisti come importante membro dell’IRA: doveva essere tolto di mezzo per preservare l’integrità del Regno Unito. L’agente di Sua Maestà Britannica Brian Nelson compilò un dossier con foto, informazioni e indirizzi utili. Pat Finucane fu assassinato, mentre mangiava in casa sua, da un gruppo di due uomini dell’armata paramilitare lealista UFF che gli spararono 14 colpi, di cui 12 in faccia a distanza ravvicinata, sotto gli occhi dei suoi tre figli e di sua moglie (che rimase ferita anch’essa). Naturalmente, ognuno è libero di pensarla come vuole. Ma convincermi che a Downing Street non sapessero che l’Esercito aveva pianificato l’uccisione di un avvocato che, in un territorio in rivolta, stava dando del filo da torcere proprio a Downing Street, è assolutamente impossibile.

Oltre a questo, accenno solo (altrimenti non si finirebbe più) ad altre simpatiche politiche che la Thatcher attuò in Nord Irlanda.

– Nel 1981 rifiutò di concedere lo status di prigionieri politici ai membri dell’IRA detenuti nelle carceri; 10 di questi prigionieri (gli Hungers Strikers), nel tentativo di far accettare le loro 5 richieste al governo UK, iniziarono uno sciopero della fame. Morirono nell’indifferenza della Lady di Ferro. Il primo di essi fu Bobby Sands, eletto nel Parlamento di Londra. E mentre negli Stati Uniti ci furono cortei di protesta, per quella morte assurda, a New York, Boston e San Francisco, mentre lo Stato del Rhode Island proclamava una giornata di lutto, mentre il Congresso dello Stato di New York approvava una mozione di solidarietà a Bobby Sands e di condanna del governo inglese, mentre nello Stato del New Jersey si votava una risoluzione in cui si rendeva omaggio all’impegno di Bobby Sands, mentre la Longhoremen’s Union decise di boicottare il giorno del funerale di Sands tutte le navi britanniche, mentre Lech Walesa inviava le sue condoglianze anche a nome di Solidarnosc, mentre il parlamento portoghese osservava un minuto di silenzio, mentre il Consiglio Comunale di Le Mans intitolava a lui una strada, mentre il Parlamento Indiano osservava un minuto di silenzio e l’Hindustan Times scriveva “la Thatcher ha consentito che un membro della Camera dei Comuni, di fatto un suo collega, si lasciasse morire di fame. Mai si era verificato un fatto del genere in un paese civile“, la signora Thatcher diceva: “Abbiamo dato loro una lezione. Ora sanno che non scherziamo. Abbiamo distrutto il loro morale. Bobby Sands era un criminale, ha scelto di togliersi la vita“. Per la cronaca, Sands era in carcere per essere un membro dell’IRA. Il reato era questo; non aveva ucciso nessuno, non aveva contrabbandato armi, o spernacchiato la Regina in pubblico. Perché nella Irlanda del Nord della “Lady di Ferro” (e anche prima: vedi la vicenda de “i 4 di Guildford”), si poteva andare in galera semplicemente a seguito di dichiarazione accusatoria, non comprovata in altro modo, di un agente di pubblica sicurezza che accusava qualcuno di essere membro dell’IRA.

– Nel 1986 la Thatcher, in un impeto di democrazia, dissolse il Parlamento locale nordirlandese. Molti repubblicani già rifiutavano di candidarsi all’Assemblea regionale nordirlandese, quindi nei fatti essa non rappresentava tutta la popolazione, anzi, forse rappresentava solo le comunità protestanti; tuttavia, nel dubbio, perché lasciare in vita un posto dove la comunità nordirlandese potesse liberamente esprimersi.

– Nel 1988 dichiarò illegali partiti e movimenti repubblicani che appoggiavano i gruppi paramilitari indipendentisti.

Ok, sarò irlandese di adozione, ok, sarò un giurista e quindi avrò forse il cuore troppo tenero ogni qualvolta un avvocato dei diritti civili viene ammazzato come un cane e ogni qualvolta un detenuto (qualunque detenuto) muoia durante la custodia di Stato, sarò tutto ciò che volete. Ma la responsabilità (anche ammettendo solo quella morale, pur se la mia idea è diversa) nel primo caso e le parole sprezzanti di fronte a una vita spezzata nel secondo (molto simili, se ci pensate, a quelle di un tale chiamato Giovanardi su un altra persona chiamata Aldrovandi, a mio avviso), mi fanno allontanare con forza da qualunque cosa sia stata la Thatcher. Le idee economiche apprezzabili non bastano. A me almeno.

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12 Comments » 12 Responses to La “Lady di piombo”: Margaret Thatcher e l’Irlanda del Nord

  1. Fabristol on aprile 11, 2013 at 19:43

    Ottimo post come sempre. Hai fatto benissimo a scriverlo. 😉

  2. Tony R on aprile 11, 2013 at 21:09

    Grazie, davvero. Ma ci tenevo fosse chiaro, anzi “limpido”, che non era un post scritto “contro” il tuo, ma semplicemente collaterale; a differenza degli altri (pro o contro che siano), noi il ritratto ad un personaggio che ha segnato la Storia lo abbiamo fatto a 360°. Alla fine, la Thatcher, in campo economico non ha avuto eguali; sui diritti civili (almeno in Nord Irlanda), ahimé, anche…

    Tra l’altro, sorrido di fronte alle imprecisioni grammaticali (cui normalmente sto abbastanza attento) di cui è disseminato il post. Segno che per me è stato davvero un post diverso rispetto al solito. Più di cuore che di cervello, forse. 🙂

  3. Luigi on aprile 11, 2013 at 23:20

    Credo che attraverso questi due post diventi abbastanza chiara la differenza tra un libertario, un liberale classico e uno di “sinistra”.
    Il liberale classico accetterebbe, probabilmente, per realpolitik le posizioni di politica estera della Tatcher e abbraccerebbe in pieno le sue politiche economiche.
    Uno di “sinistra” non vedrebbe, di per sé nulla di strano nella politica estera della Gran Bretagna tatcheriana, se a praticarla fosse un governo di sinistra, e considererebbe inaccettabili le sue politiche economiche, nonostante il loro evidente successo, arrivando a negare la realtà per contrastarle.
    Un libertario non ha remore a condannare completamente le azioni del governo britannico in Irlanda ( o nei confronti del Sud Africa), distinguendole, magari, da quelle nelle Falkland, e considerando positivamente le politiche economiche non per i loro successi, ma per il loro portato di libertà.

  4. Johnn on aprile 12, 2013 at 01:09

    Segnalo un’articolo di Rothbard critico verso la Poll Tax,ripoposto da Lew Rockwell dopo la morte della Thatcher…http://lewrockwell.com/rothbard/rothbard325.html

  5. Antonello Barmina on aprile 12, 2013 at 21:48

    Complimenti Tony. Credo che possa apprezzarli ancor di più perchè provengono da un non libertario.

  6. Antonello Barmina on aprile 12, 2013 at 21:51

    Luigi “uno di sinistra” vede sempre di cattivo occhio le politiche imperialiste. Se è “uno di sinistra ” onesto intellettualmente riconosce che l’imperialismo sia da condannare sempre, anche quando a praticarle sia un governo che a sua volta si dichiara di sinistra.

  7. William on aprile 13, 2013 at 11:38

    Per avere una visione più equilibrata di Maggie Thatcher e le Troubles consiglio la lettura del seguente articolo di Kevin Cullen:

    http://bostonglobe.com/metro/2013/04/08/kevin-cullen-thatcher-actions-inflamed-the-troubles/nv2ONhkY0dKTCoTxwuWbHK/story.html

  8. Tony R on aprile 13, 2013 at 11:40

    Grazie Antonello,
    certo, fa oltre modo piacere leggere apprezzamenti al di là del proprio “circolo di appartenenza” (in realtà, per usare le parole di Fabristol, è proprio l’intenzione di questo bloga piattaforma, quella di coinvolgere più persone possibile nel dialogo, andando oltre le tematiche “consone” affrontate in ambito libertario). E comunque l’idea del post è stata di Fabristol (dopo il mio ennesimo sbuffo mi ha detto: “perché non ci scrivi su?”), quindi, quantomeno, i complimenti vanno condivisi tra tutti, perché alla fine è sempre un lavoro di squadra, a prescindere da chi firmi: a volte c’è aperto confronto prima di scrivere, a volte un post dà un’idea per un altro, ecc.
    Spero che, nel mio piccolo, abbia contribuito almeno un po’ a sfatare il “mito” (perché alla fine di mito si tratta) del libertario che non si preoccupa di ciò che non rientra nell’economia di mercato. We care!!! 🙂
    A presto

  9. Fabristol on aprile 13, 2013 at 13:21

    “abbia contribuito almeno un po’ a sfatare il “mito” (perché alla fine di mito si tratta) del libertario che non si preoccupa di ciò che non rientra nell’economia di mercato.”

    Mito certo ma molti libertari non fanno altro che alimentare questo mito. Esistono molti libertari purtroppo che si dichiarano austriaci per l’economia ma fondamentalisti per i diritti civili. Vedi Gary North

  10. Antonello Barmina on aprile 13, 2013 at 13:36

    Tony
    Con Fabristol mi sono più volte confrontato in maniera anche molto aspra.
    Certo è che esistono tematiche che evidentemente vanno oltre i rispettivi circoli di appartenenza: tu stesso hai fatto riferimento alle morti di stato che avvengono entro le carceri.Io invece ricordo spesso l’assenza di una legge contro la tortura. Pensiamo ai casi di Cucchi, Bianzino, Aldrovandi, Uva.

  11. Tony R on aprile 13, 2013 at 15:51

    @ Fabristol:

    Già. Anche se mi piacerebbe riuscire ad individuare un confine su chi è paleolibertarian e chi è austriaco solo in economia; sia i primi che i secondi evidentemente fanno scelte di valore e tra i valori, attribuendo una preferenza ad alcuni piuttosto che ad altri, ma mi piace pensare che i primi siano più avvezzi a tollerare quelli diversi rispetto ai secondi. Ma forse è un’invenzione tutta mia. O forse, alla fine, siamo noi che cerchiamo di creare più insiemi possibili per un’innata esigenza di catalogazione, ma poi alla fine ogni individuo ed ogni filosofia è una storia a sé.

    @ Antonello:

    Spero proprio che alcune tematiche vadano oltre i “circoli”, sì. Il confronto anche aspro ben venga, l’importante è che sia su contenuti e non su preconcetti. In fondo io prendo posizione caso per caso, a volte le mie posizioni sembrano (in apparenza, almeno) contraddittorie, e dunque statisticamente è più facile non essere sulla mia posizione. Ciò non toglie che possiamo insegnarci tutti, qualcosa, sempre.

  12. Kirbmarc on aprile 13, 2013 at 23:37

    “Esistono molti libertari purtroppo che si dichiarano austriaci per l’economia ma fondamentalisti per i diritti civili. Vedi Gary North”

    Mi ricorda qualcuno…

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