Bitcoin: come lo Stato può fermarli – Parte II

aprile 16, 2013 3 Comments
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bitcoin_logo_flat_coin_star_by_carbonism-d3h79muAbbiamo visto come la rivoluzione Bitcoin sia una prospettiva molto eccitante per chi come i libertari è per la libertà dell’economia dalle grinfie delle elite statali. Le carattersitiche del Bitcoin – una valuta  anti-fiat, deflazionaria, decentralizzata e prodotta con metodo P2P – non potrebbero essere più entusiasmanti. Significa che lo Stato non può più controllare l’economia, non può più tassare, non può più inflazionare la moneta (la più grande criptotassa della storia), in poche parole lo Stato potrebbe scomparire grazie ad un bit digitale. Che figuraccia, Davide contro Golia.

E però credo che bisogni sfreddare gli entusiasmi a questo punto. Potrebbe certo in un mondo ideale ma nel mondo reale le cose saranno diverse. E’ evidente che Bitcoin è un attacco frontale all’autorità dello Stato. Ma Bitcoin è decentralizzato, è anonimo. Come può lo Stato fermare questa rivoluzione? Semplice, lo Stato combatterà i Bitcoin dal punto di visto etico, come se rappresentassero il diavolo in persona.

Lo Stato -alias l’establishment che ha creato i suoi imperi finanziari sul nulla della carta moneta- incomincerà con una campagna di denigrazione a 360 gradi, una vera e propria strategia di guerra. I potenti del mondo insieme ai direttori delle banche centrali e del fondo internazionale si siederanno ad un tavolo per decidere il piano di battaglia.

  • Primo, denigrare la valuta focalizzando l’attenzione sulla sua virtualità. Fior fior di economisti siederanno ai tavoli dei talk show a spiegarci che “chiunque potrebbe crearsi i soldi col proprio PC!” rivelando una totale ignoranza del processo con cui si producono i Bitcoin.
  • Vedremo le solite Santanché o Mussolini ad urlare che si tratta di un “farwest delle valute” e che sono assolutamente necessarie delle leggi per controllare il mercato.
  • Poi si arriverà alle parti più pesanti che sono già spuntate fuori: i Bitcoin vengono usati per comprare le droghe e le armi al mercato nero come succede su Silk Road. In seguito arriveranno le Gabanelli e i Monti a dirci che gli evasori fiscali usano i Bitcoin.

Insomma i parlamenti si muoveranno per trovare una soluzione per bloccare il tutto. Come? Come hanno fatto con le droghe: se non possono combattere alla fonte, gli utilizzatori e i produttori, colpiranno a valle, i commercianti. Una volta messa al bando come valuta illegale infatti chiunque l’accetterà come metodo di pagamento verrà punito: negozi on line o fisici, banche, internet provider ecc. Come con le droghe non si punirà il consumatore ma il venditore-compratore. Di conseguenza si formerà un mercato nero dei Bitcoin che verrà utilizzato quasi esclusivamente dalla criminalità e il gioco è fatto: lo Stato potrà dimostrare come ha fatto con le droghe che solo i criminali utilizzano i Bitcoin.

Il fatto è che lo Stato non avrà forse controllo dei singoli PC e dei digital wallet ma ha pur sempre controllo della società. Può sempre punire indirettamente il mercato dei Bitcoin con altre strategie. Parafrasando il romanzo Dune di Frank Herbert: “He who controls the spice controls the Universe. He who can destroy a thing controls a thing.”[*]. Chi controlla lo Stato controlla l’economia. Chi può distruggere l’economia la controlla.

[*] “Chi controlla la spezia controlla l’Universo. Chi può distruggere una cosa la controlla.” Nella serie di romanzi di Dune, la spezia o melange, è una sorta di valuta Gold Standard dell’Universo. L’Impero la controlla e l’impero crolla grazie al controllo della spezia da parte della rivoluzione dei Fremen condotta dal Messia Paul Atreides.

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3 Comments » 3 Responses to Bitcoin: come lo Stato può fermarli – Parte II

  1. Claudio G. H. on aprile 16, 2013 at 09:24

    Il punto chiave è semplice. Non ci servono bitcoin, ma soprattutto non ci serve associarsi con un popolo di caproni. Occorre guardare in faccia alla realtà: la maggioranza è una popolazione di caproni. Non che siano stupidi, tuttaltro, ma incapaci di osservare il mondo dalla cima della pelliccia del coniglio, o meglio, nemmeno ci provano.
    Il punto chiave è la necessità di associarsi tra persone dotate di capacità critica e di visione, se il resto vuol fare il parco buoi, auguri. Associarsi significa radunarsi in un proprio spazio entro cui si definisce una propria giurisdizione. Difendersi per bene (come fa Israele, per capirci) e farlo capire.
    A quel punto lo Stato ce lo facciamo.

  2. ercolinux on aprile 16, 2013 at 11:09

    Il punto più debole dei bitcoin, al momento, sono gli exchange ovvero i punti di entrata/uscita verso le monete fiat. Attaccando gli exchange, o controllandoli, si può ridurre di molto la fruibilità dei bitcoin. Anche se esistono alternative (tipo localbitcoins) queste non sono applicabili per grossi spostamenti di capitale o per la gestione di attività commerciali, che alla fine sono quelle che servono veramente per creare l’economia.
    Il crollo di questi giorni, oltre ad essere in parte strutturale ( nel senso che il prezzo era salito troppo in fretta), è in parte dovuto a problemi di funzionamento degli exchange che hanno introdotto ritardi anche di ore sull’esecuzione degli ordini stessi, accentuando il panico che si stava manifestando sul mercato.

  3. William on aprile 16, 2013 at 17:34

    Chiunque che ne ha voglia e un pò di capacità può diventare un miner (minatore) e dalla attività di miner ottenere Bitcoin il problema è che fare il miner costa non poco (vedi http://techcrunch.com/2013/04/13/the-cost-of-a-bitcoin/) in computer, banda , elettricità etc.

    Il problema attuale dei Bitcoin stà nel basso numero di beni acquistabili, una volta che ci sarà un numero consistente di beni in offerta in cambio di una quantità prestabilita di Bitcoin il prezzo diventerà meno volatile in quanto le possibilità di eseguire “arbitrage” durano poco e costringono sempre il mercato a riallinearsi.

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