Anatomia dei costi dei ministeri

aprile 24, 2013 3 Comments
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In questa infografica pubblicata da Linkiesta troviamo una interessante torta percentuale del costo dello Stato diviso per ministeri di competenza. Come possiamo vedere la maggior parte del denaro pubblico va al welfare (35%) seguito dall’economia (28%). Difesa e Giustizia sono al 2,7 e al 2,5% rispettivamente.

Se avessimo potuto fare una infografica cento anni fa avremmo sicuramente visto una suddivisione delle percentuali molto diversa: in alto Difesa, Giustizia, Infrastrutture e poi tutto il resto. Certo, non è la scoperta dell’acqua calda ma fa comunque impressione vedere come lo Stato si sia evoluto da un semplice provider di sicurezza e infrastrutture e come arbitro per le dispute dei suoi cittadini a un vero e proprio ridistributore di risorse e di denaro a fondo perduto. Lo Stato italiano nel 2013 spende più di un terzo delle sue risorse in “diritti sociali, politiche sociali e famiglia” e circa un terzo per l’economia, leggasi fondi per l’industria o per facilitare le imprese all’estero [*]. In tutti e due i casi ci troviamo di fronte non più a servizi che lo Stato offre – come Difesa e Giustizia- ma a vere e proprie libagioni di denaro pubblico a categorie ben precise. Altri ministeri che gestiscono gli altri cosiddetti diritti fondamentali come l’istruzione o la giustizia ricevono 44 e 7 miliardi rispettivamente. Ma nel computo dei 44 milioni c’è anche la ricerca scientifica. E pare che questo capovolgimento di priorità per lo Stato non stenti a cambiare e se questo trend continua ci ritroveremmo a breve a finanziare con le nostre tasse più del 50% solo in welfare, cioè in soldi ridistribuiti a fondo perduto; mentre per i servizi come difesa, sicurezza, infrastrutture e giustizia ci ritroveremmo ad avere servizi sempre più scadenti e con meno risorse e in regime di monopolio. In breve ci ritroveremo in un mondo in cui invece di sentire la gente  che ripete “Ma chi le costruisce le strade?” a “Ma chi me lo dà l’assegno familiare?”.

[*] E la cosa più incredibile è che nonostante tutto ciò esista ancora la povertà. O forse grazie a tutto ciò?

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3 Comments » 3 Responses to Anatomia dei costi dei ministeri

  1. William on aprile 24, 2013 at 12:11

    Vorrei puntualizzare che la spesa pubblica totale comprensiva di interessi è più di ottocento miliardi di euro. Le spese su indicate sono il costo di gestione delle “cosa pubblica” senza contare gli esborsi.

    Per chi vuol un quadro d’insieme completo di esborsi consiglio: http://poveri-noi.blogspot.it/2011/05/composizione-della-spesa-pubblica.html

  2. Fabristol on aprile 25, 2013 at 20:45

    Grazie Willy della precisazione. In questo caso allora è pure peggio!

  3. William on aprile 27, 2013 at 11:13

    Comunque la cifra maggiore da maggiori possibilità di taglio, ricordiamoci che basta tagliare €100miliardi per mandare in attivo il bilancio, purtroppo la burocrazia parassitaria italiana non mollerà l’osso, aumentare l’imposizione fiscale è ormai controproducente in quanto siamo chiaramente nella parte discendente della curva Laffer ma loro forse non lo hanno capito. Rimane solo la vendita dei beni dello Stato, ma chi li comprerebbe senza cambiare l’ambiente economico italiano, e/o ridurre il peso burocratico smontando l’apparato mandando a casa un esercito di parassiti.

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