Dell’umana gente le magnifiche sorti e progressive.

maggio 2, 2013 1 Comment
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Quando si discute di crescita, o decrescita, economica mi sembra che molto spesso si diano ampiamente per scontati i presupposti della discussione. Si da per acquisito che si sappia dare il corretto significato all’idea di crescita e che se ne percepiscano tutte le implicazioni, sia positive che negative. Eppure non sono molto convinto del fatto che la maggior parte delle persone che sono affascinate dal decrescitismo abbia una percezione completa di tutto ciò che è collegato al fenomeno della crescita economica.
Consideriamo alcuni semplici fatti, sintetizzati magistralmente da Angus Maddison, in Growth and Interaction in the World Economy.
Nell’ultimo millennio la popolazione del pianeta è cresciuta di circa 23 volte, il reddito pro capite di 14 volte, e il prodotto interno lordo di 300 volte. Se si osservasse la variazione delle stesse quantità nel corso del millennio precedente si osserverebbe una differenza sostanziale, con un incremento di popolazione di circa un sesto e una pressoché totale stagnazione del reddito pro capite.
E si deve aggiungere che per i primi otto secoli del millennio appena concluso la crescita fu, per i nostri standard, decisamente lenta.
L’aspettativa media di vita nel 1000 era di circa 24 anni, più o meno uguale in tutto il mondo. Nel 1820, invece, nel solo occidente, era salita a 36 anni.
E il 1820 costituisce un gigantesco spartiacque: dal 1820 al 2001 la popolazione cresce di 6 volte e il reddito pro capite di 9, mentre l’aspettativa di vita in occidente arriva a 79 anni, e nel resto del mondo sale fino a 64 anni.
Questi numeri rappresentano sinteticamente quel fenomeno di crescita economica che tanto affascina gli economisti e gli storici, e che tanto spaventa una fetta sempre più consistente dell’opinione pubblica.
La crescita, infatti, non è null’altro che l’incremento delle disponibilità, nel tempo, di ricchezza, consumi, produzione di merci, erogazione di servizi, occupazione, capitale, ricerca scientifica e innovazione tecnologica.
Definendola in questi termini, in modo molto astratto, da dizionario, non si riesce a rendere esplicito, però, in modo intuitivo e immediato, cosa sia questo mostro temuto dagli scettici decrescitisti.
Se volessimo comprendere cosa tutto ciò significhi, praticamente, nella vita di tutti i giorni, credo che nulla sia più esplicativo e diretto del seguente grafico.

800px-Cost_of_chicken_in_time_worked

ore di lavoro necessarie per comprare un 1.36Kg di pollo negli USA

Se agli inizi del novecento una persona doveva lavorare più di 3 ore per potersi permettere l’acquisto di una data quantità di carne di pollo, oggi per comprare la stessa quantità di carne si deve lavorare meno di mezz’ora.
Questo è la crescita economica. La decrescita, di contro, non può che essere l’opposto: un incremento del tempo che è necessario lavorare per potersi permettere un pollo arrosto.
Un altro aspetto piuttosto intrigante della questione crescita/decrescita è che, quantomeno fino ad ora, la crescita non è mai stato un fenomeno pianificato razionalmente a priori. Quando qualcuno ha cercato di creare in modo artificiale e forzoso le condizioni di uno sviluppo economico sostenuto gli effetti non sono stati assolutamente all’altezza delle aspettative. Allo stesso modo i periodi storici in cui il trend di crescita si è fermato o invertito sono stati innescati in modo non pianificato. La peculiarità del decrescitismo, allora, è proprio quella di voler pianificare e gestire questa inversione di tendenza.
Ma se la crescita non è un fenomeno pianificato, guidato dalla volontà esplicita delle persone o dei governanti, cosa ha permesso un tale incremento di valore del tempo che una persona dedica al lavoro nell’arco di un solo secolo?
La risposta a questa domanda è tutt’altro che ovvia.
Ciò che serve per comprendere alcuni tentativi, complessi, di dare risposta alla domanda in questione, è l’osservazione attenta dell’andamento di una serie interessante di indici statistici.
Si può osservare, come primo rapido esempio, l’evoluzione dell’aspettativa media di vita di una persona nel corso dell’ultimo millennio e come essa sia correlata al benessere economico e al grado di libertà economica.life_expectancy
life_expectancy_vs_gdpQuesta correlazione, mostrata nei grafici, non è certamente casuale, e, per di più, non è detto che il nesso di causalità sia unidirezionale.
E’ possibile che un miglioramento generale delle condizioni economiche favorisca un miglioramento del tenore di vita e, di conseguenza, dell’aspettativa di vita, ma bisogna anche valutare quale sia l’effetto di un incremento della qualità e della durata della vita sulla capacità delle persone di essere più produttive e innovative.
Il progredire delle conoscenze mediche, come si può vedere, ha permesso un miglioramento delle condizioni generali di salute della popolazione, la drastica riduzione del tasso di mortalità infantile e puerperale e la debellazione della stragrande maggioranza delle malattie infettive.diseasemortinfantmort
Certamente il progressivo miglioramento delle condizioni generali di salute ha influito, però, sia sulla capacità e possibilità dei medici di dedicare tempo e risorse a ulteriori studi e al progresso della scienza medica stessa sia sulla capacità stessa della società di sostenere il costo della ricerca medica.
E’ per questo che la visione della crescita come di un fenomeno limitato esclusivamente all’ambito economico, inteso nel senso più ristretto possibile, non ne coglie appieno la complessità e la portata.
Quando si discute di come il PIL mondiale aumenti per effetto della crescita economica l’accento cade sull’indicatore che in modo più sintetico quantifica il fenomeno, ma l’analisi del fenomeno sarebbe assolutamente inadeguata se si ignorassero tutte le conseguenze che tale aumento determina.
GDP_USAUna spia della complessa serie di interazioni sintetizzate da un indice come il PIL si può già intravedere se si osserva che il grafico riportato ha un andamento lievemente diverso per il PIL complessivo ( in questo caso degli USA) e quello pro-capite. Se l’incremento fosse unicamente dovuto all’aumentare della popolazione, come sembrerebbe accaduto per la maggior parte della storia, il PIL pro capite rimarrebbe costante. Ciò che amplifica, invece, il fenomeno nell’arco degli ultimi secoli, è proprio l’incremento della produttività stessa del singolo. Spero, nei post che seguiranno, di poter dare conto di cosa determini questo incremento e, se ci riuscirò, a spiegare come molti studiosi includano nei loro modelli questo particolare contributo.

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nota:
i grafici sono tratti da Growth and Interaction in the World Economy e da The Greatest Century That Ever Was

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1 Comment » One Response to Dell’umana gente le magnifiche sorti e progressive.

  1. William on maggio 3, 2013 at 06:31

    @Luigi

    Ottimo articolo l’unica cosa che mi pare lasciata fuori è l’importanza dell’aumento della produttività del lavoro dato dall’avanzamento tecnologico e riduzione delle guerre e similari imposizione del volere di pochi.

    Cosa ne pensi?

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