Dell’umana gente le magnifiche sorti e progressive (2)

maggio 3, 2013 No Comments
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Proseguo, in questo secondo post, la mia dilettantistica analisi dei complessi fenomeni che vengono evocati quando si parla genericamente di “crescita”.
Una delle critiche che vengono mosse per ventilare l’ipotesi che, al di là delle apparenze, la crescita economica non sia un fenomeno complessivamente positivo è che la crescita del PIL mascheri una grave sperequazione nella distribuzione dei redditi, e che le condizioni complessive degli strati più bassi della popolazione siano peggiorati rispetto a una condizione di crescita minore, o di decrescita, ma che sia “guidata” per consentire operazioni di redistribuzione della ricchezza, allo scopo di ottemperare a un qualche obbligo di giustizia “sociale”.
Se si osservano le serie storiche di dati, però, questa affermazione è da considerare quantomeno dubbia.
In effetti, se consideriamo i dati in termini assoluti possiamo vedere che i salari hanno invece un costante trend di crescita.workercomppercapitaGDPQuesto dato, di per sé potrebbe apparire fuorviante, poiché si potrebbe pensare che, mediando, si compensi l’eccessiva crescita del benessere di pochi con la stagnazione o un’insufficiente progresso del reddito dei più. Ma se si osserva quale sia la frazione di popolazione al di sotto la soglia di povertà in USA, ad esempio, si scopre che uno degli effetti della crescita economica è proprio quello di ridurre tale frazione.povertyfracQuesto fenomeno ha una portata globale. Estendendo lo sguardo al mondo intero, credo che sia essenziale osservare come la percentuale di persone che hanno un reddito inferiore a un dollaro giornaliero si sia drasticamente ridotta dal 1970 al 2000.
L’aspetto interessante, nella comparazione tra i due grafici, però, non è solo quest’ultimo.Si può osservare che oltre ad uno shift verso destra della distribuzione, si verificano due fenomeni interessanti.
L’incremento della ricchezza per alcune nazioni inizialmente più povere è stato maggiore di quello delle nazioni più ricche (e questo, come si vedrà, non è un aspetto trascurabile di come alcuni modelli prevedono che il fenomeno evolva), e, si osservi, che la dispersione dei redditi è aumentata all’interno dei singoli paesi, ma con un andamento tale da non compensare lo shift della media, portando così ad una riduzione veramente significativa della frazione di popolazione mondiale che vive con un reddito inferiore a quella cifra, simbolica ma altamente significativa, di un dollaro al giorno.povertyfrac1970povertyfrac2000Il fatto che l’incremento medio dei redditi e la dispersione dei redditi abbiano questo comportamento non è assolutamente scontato. Se la crescita fosse stata accompagnata da un significativo incremento della disuguaglianza sarebbe stato possibile avere, simultaneamente, un aumento della media dei redditi e un aumento della frazione di popolazione sotto la soglia di povertà. Ma, come mostrato nei grafici, è possibile vedere che ciò, nella realtà, non avviene. povertyfracworldL’evidenza sperimentale è opposta e la riduzione della frazione di persone che vivono in indigenza è tanto più significativa quanto più la società è investita dalla crescita. Xavier Sala-i-Martin ha osservato come, clusterizzando per regione la popolazione mondiale, sono i paesi che hanno avuto una crescita economica maggiore ad aver avuto, contestualmente la maggiore riduzione della povertà.povertyfracworld2Al contrario, le regioni dell’Africa che hanne beneficiato meno di quei meccanismi di crescita di cui stiamo discutendo sono quelle che hanno avuto un peggioramento significativo delle condizioni di vita dei propri abitanti.
E’ innegabile, perciò, che esista un legame fortissimo tra crescita economica e riduzione del gap tra la frazione più povera e quella più ricca della popolazione come testimoniato anche dall’andamento del Gini index ( Sala-i-Martin).giniRelativamente all’uso a volte distorto che delle valutazioni dell’indice di Gini vengono fatte, è giusto ricordare cosa tale indice non dice. Nel 2010 i Paesi Bassi e il Bangladesh avevano entrambi un Gini index pari a 0.31, eppure non c’è nemmeno bisogno di evidenziare come le differenze tra i due paesi siano evidentissime. Nel caso del Bangladesh la frazione meno abbiente della società vive in condizioni critiche, ben al di sotto di qualunque standard accettabile, mentre in un qualunque paese occidentale anche le fasce più basse della popolazione hanno pieno accesso a tutti i beni e i servizi essenziali. Inoltre, l’indice di Gini può essere calcolato sul reddito o sulla ricchezza e la fotografia che offre della disomogeneità nella disponibilità economica sarà ovviamente diversa. La Svezia, ad esempio, ha un indice di Gini calcolato sui redditi pari a 0.31 mentre se lo si calcola riferendolo ai patrimoni il risultato è profondamente diverso portando a un valore di 0.79; la Svezia è un paese con poca sperequazione (0.31) o con una grande dispersione del benessere (0.79)? La risposta è, parrebbe ovvio, entrambe le cose. E sono vere entrambe le cose perché, tout court, il Gini Index non può esaurire l’analisi sulla distribuzione della ricchezza e dei redditi nella società, né può descrivere quali siano i beni e i servizi a cui le disponibilità economiche danno accesso. E la crescita economica ha contribuito enormemente anche a cambiare e arricchire le opportunità di consumo a parità di reddito. E questo sarà oggetto, si spera, del prossimo post.

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