Sul proprio corpo

maggio 15, 2013 17 Comments
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L’aborto è un tema difficile. Siamo all’inizio della vita, in una situazione eccezionale nel quale una vita è dentro un’altra vita. Un unicum che disorienta e con il quale non si possono fare paragoni per aggrapparsi a qualcosa di più normale per agire di conseguenza. Anche dal punto di vista libertario l’aborto è uno dei tema più difficili. Anche qui abbiamo i pro-choice e i pro-life.

Un argomento che molti libertari considerano estremista è quello dello stesso Rothbard contenuto in Per una nuova libertà. In pratica Rothbard assimila il feto a un estraneo che ti entra in casa senza il tuo consenso e contro il quale per legittima difesa puoi sparare; in quanto, appunto, ha infranto i confini della tua proprietà. Insomma, si dice al feto: “qui, dentro il mio corpo che è di mia proprietà non sei gradito, ti faccio uscire”. Al di là della similitudine non propriamente calzante (per esempio, se si fa sesso senza contraccettivi c’è da mettere in conto anche la fecondazione, o no?), personalmente, e ripeto personalmente, io concordo con questa impostazione.

Da libertario quando ho di fronte una questione, un problema, una situazione nella quale c’è conflitto tra due o più parti, io mi chiedo dove siano i diritti di proprietà. Nel caso dell’aborto vedo un individuo che decide della sua proprietà basilare, ossia il proprio corpo. Questa decisione implica la fine di un’altra vita e da molti è ritenuta una decisione moralmente inaccettabile. Da libertario io però scindo quello che le mie convinzioni morali mi fanno ritenere non etico da quello che una persona può legittimamente fare della sua proprietà. Per esempio, se un riccone bruciasse per sfizio le sue stampe originali di Hiroshige lo considererei un mostro sadico ma non direi che non può farlo.

A questa concezione però si possono fare almeno due repliche:

La prima è che molti libertari pensano che l’aborto non solo non sia morale, ma nemmeno legittimo secondo i diritti di proprietà in quanto l’uccisione del feto si configura come atto di aggressione non giustificato. Da qui l’eterno dibattito anche tra i libertari.

La seconda replica è che se la donna può esercitare il suo diritto di proprietà contro il feto, a rigor di logica potrebbe farlo anche quando il feto ha per esempio 6 mesi.

A queste due sensate considerazioni io alzo le braccia e invito tutti a riflettere sul concetto, pericoloso e fraintendibile ma necessario, di opportunità. È opportuno, conviene, negare alla donna di decidere del proprio corpo? Dato che viviamo in questa era statalizzata, è opportuno utilizzare lo stato, ossia i giudici e la polizia, per negare con la forza alla donna la possibilità di abortire? Tra la volontà della donna di non avere figli e la presenza di una vita appena formata, quale dovrebbe essere la priorità in una situazione che non ha uguali?

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17 Comments » 17 Responses to Sul proprio corpo

  1. cachorroquente on maggio 15, 2013 at 15:04

    Secondo me il problema della posizione di Rothbard sull’aborto si trascina ben oltre alla nascita. Chi mi obbliga a nutrire, vestire e proteggere un figlio? Se vale il discorso di Rothbard neanche abbandonare un neonato al freddo dovrebbe essere illegale. E’ anche vero che il secondo dilemma è di minore rilevanza del primo; su migliaia di donne che prendono in considerazione l’IVG ce n’è una manciata che abbandona il bambino alla nascita senza, ad esempio, affidarlo a un’istituzione caritatevole perchè sia dato in adozione (e si tratta di situazioni così estreme da rendere quasi irrilevante la deterrenza della sanzione penale).

    Secondo me il tema va affrontato parallelamente su due piani: uno etico e uno utilitario.
    Dal punto di vista utilitario, la penalizzazione dell’aborto ha effetti deleteri, come capita spesso per delle azioni che sono percepite come “victimless crime”. Naturalmente la percezione non corrisponde con la realtà, quindi va analizzata dal punto di vista etico e scientifico.
    Le donne che si sottopongono a IVG e chi sostiene il loro diritto a farlo con considera il prodotto del concepimento come un soggetto avente la dignità di individuo. La domanda è se la scienza supporta questa concezione. Io credo che le conoscenze in merito non permettano una certezza assoluta; è ragionevolmente sicuro che l’embrione nelle prime fasi dello sviluppo non abbia nessuna delle caratteristiche con cui in genere definiamo la vita umana (al pari di qualcuno in stato di morte cerebrale, in attesa di espianto degli organi), inoltre l’elevato tasso di aborti spontanei in questa fase parla a sfavore di un ineluttabile collegamento con il feto formato e quindi con l’individuo post-gestazionale.

    Si possono utilizzare dei test etici: c’è un incendio in un istituto per la fecondazione in vitro. L’edificio sta per collassare. In una stanza c’è una persona svenuta per il fumo, nell’altra c’è un carrello con venti embrioni congelati, e c’è tempo per entrare solo in una delle due stanze ecc. ecc.

    Man mano che il feto si sviluppa la decisione è sempre più difficile. Nel complesso ritengo quindi la legislazione italiana un passabile compromesso.

  2. Luca on maggio 15, 2013 at 15:13

    “Se vale il discorso di Rothbard neanche abbandonare un neonato al freddo dovrebbe essere illegale”
    Infatti per Rothbard, sempre in quel libro, non c’è obbligo.

    Concordo sul fatto che essendo in una situazione nella quale non ci si può aggrappare a conoscenze scientifiche certe si sovrebbe andare per compromessi, come sempre nella vita

  3. Liberalista on maggio 15, 2013 at 19:02

    Luca è come sempre molto coraggioso 🙂
    Si tratta forse dell’argomento più divisivo per il tema della libertà individuale.
    Per anni ho discusso con tante persone, ma è praticamente impossibile arrivare ad una conclusione “definitiva”: se non è possibile definire con certezza da quando inizia la vita umana, non è possibile neppure stabilire se l’aborto sia omicidio o meno. Da lì non si esce.

    Personalmente, propendo a pensare che non esista alcuno shock intermedio tra il concepimento e la nascita, e che quindi l’asticella sia da mettere in uno di questi due eventi. Dato che un feto di otto mesi e ventinove giorni mi pare sia a tutti gli effetti un essere umano, sono portato a pensare che il momento topico sia quello del concepimento e che, di conseguenza, l’interruzione di gravidanza sia a tutti gli effetti l’interruzione di una vita umana.
    Questo, però, non è sancito da una certezza scientifica assoluta. Inoltre, il divieto di aborto ha creato mostri molto peggiori della legge che lo consente a determinate condizioni.
    Quindi, il compromesso, tutto sommato accettabile per chi la pensa come me, è quello garantito dalla legge italiana. Perlomeno, limita i danni e consente libertà di scelta, cosa fondamentale.

  4. Kirbmarc on maggio 15, 2013 at 19:13

    La posizione di Rothbard è logicamente inoppugnabile dal punto di vista libertario. Se qualcuno ha bisogno del mio corpo per vivere io non sono tenuto a dargli sostegno. Seguendo il principio libertario di non aggressione nessuno può essere obbligato con la forza a usare la sua proprietà per qualcuno altro, per cui dovremmo permettere gli aborti a qualsiasi età e anche dare il diritto ai genitori di abbandonare i figli.

    Nella realtà tuttavia non si vive di solo logica e gli istinti alla riproduzione e alla genitorialità sono molto forti, senza contare i dettami delle varie religioni, per cui un compromesso basato sullo sviluppo del cervello del feto mi sembra più che accettabile.

  5. Kirbmarc on maggio 15, 2013 at 19:14

    Tanto più che ci sono violazioni del principio di non aggressione molto più eclatanti da combattere.

  6. CARLO BUTTI on maggio 15, 2013 at 19:55

    Distinguerei vita da vita umana. La vita comincia dal concepimento: o altrimenti un ovulo fecondato che cos’è? La vita umana comincia nel momento in cui, per dirla con Dante (Purg. XXV)”l’articular del cerebro è perfetto”: da quel momento l’essere vivente da animale diviene “fante”, in quanto dotato dell’organo che gli permetterà di esercitare le facoltà razionali, di cui la parola (fante=parlante) è segno precipuo.Togliamo pure dal quadro l’anima spirituale, che per il Poeta era il fattore determinante- infuso da Dio non all’inizio, ma solo dopo i due primi momenti(vegetativo e sensitivo) dello sviluppo embrionale -del passaggio dall’animalità all’umanità, e tutto il resto non fa una grinza alla luce delle attuali conoscenze scientifiche. Non lo dico io, ma Edoardo Boncinelli, in uno splendido commento al succitato canto del Purgatorio, che colpevolmente i professori d’italiano, tranne qualche eccezione, si guardano bene dal far studiare ai loro alunni, considerandolo una polverosa anticaglia. Quindi sia dal punto di vista religioso, sia da quello scientifico l’aborto è omicidio solo dopo la formazione del sistema nervoso centrale, che per il credente corrisponderà al momento in cui l’anima spirituale s’incarna, per il non credente sarà invece un processo spontaneo, inscritto nel codice genetico.Lo so che oggi la Chiesa la pensa diversamente da Dante, Tommaso d’Aquino e Alberto Magno, oltreché da Boncinelli. Tanto peggio per la Chiesa, che difendendo la vita senza aggettivi mette sullo stesso piano un moscone e un essere umano.

  7. rocco on maggio 16, 2013 at 09:10

    credo che ci sono argomenti come la vita (e il suo inizio) e la morte (la fine della vita terrena) dove l’ultima parola non spetta all’uomo. ossia né al singolo (filosofo), né a chiunque altro gruppo organizzato.
    grazie!

  8. ricco&spietato on maggio 16, 2013 at 09:36

    diceva, se non sbaglio, Marchesi: “quando ti nasce un figlio devi stare attento: non sai mai chi ti stai mettendo in casa…”

  9. Kirbmarc on maggio 16, 2013 at 23:08

    “credo che ci sono argomenti come la vita (e il suo inizio) e la morte (la fine della vita terrena) dove l’ultima parola non spetta all’uomo. ossia né al singolo (filosofo), né a chiunque altro gruppo organizzato.”

    Chiamiamo The Doctor allora? O ET?

  10. Pippo on maggio 17, 2013 at 08:28

    Dove posso cliccare “mi piace” al commento di Carlo Butti?

  11. capemaster on maggio 17, 2013 at 10:37

    L’errore, fondamentale a mio avviso, sta nello scarso interesse che l’individuo libertario – nella sua accezione pensante e non in quella generalizzata – ha per il mondo non adulto e per una certa incapacità di fondo nell’ammettere che esistono campi delle attività umane identificabili con diritti che attingono al concetto di proprietà.

    A me piace l’ideale libertario, ma questa dell’aborto, sostenuta in questo senso almeno, alla Rothbard, è una cazzata epocale.
    Sono favorevole all’aborto in quanto la scelta della donna o della coppia devono essere privilegiate. Perchè questa scelta va sostenuta? Perchè l’individuo può commettere errori e deve essere in grado di rimediare, almeno sino a che l’altro essere vivente non possa far valere da solo o mediante tutori (la legge), i suoi diritti.
    Quindi la discussione si deve spostare su quando si diventa persona e si acquisiscono i diritti individuali.
    SNC o no, mano mano che capiamo la biologia sappiamo sempre di più sulla formazione dell’essere umano e della sua unicità. Quindi il limite tra omicidio e non omicidio è assolutamente formale, non sostanziale. L’aborto è però terminazione di una vita, nel suo più ampio significato, e la questione necessita di un umanissimo limite temporale per mediare tra le due forze in gioco.

    Ha ragione Liberalista: alla fine in Italia abbiamo una legge accettabile.

  12. Fabristol on maggio 17, 2013 at 13:13

    Un tema forse tra i più difficili perché implica definizioni di vita, persona, proprietà ecc.
    Non credo che il libertarismo possa arrivare ad una conclusione definitiva e credo che le cose debbano essere valutate caso per caso. Valutate da chi? questo è un altro dilemma: esistono figure che possono essere superpartes ma non necessariamente statuali. Penso ad un medico, ad un giudice di pace privati ecc.
    Di chi è il feto? E di chi è il bambino dopo che nasce? Qual è il confine tra persona dipendente da adulti e indipendente?
    Secondo me le cose cambieranno quando riusciremo ad avere uteri artificiali. In quel caso le cose si risolveranno per le donne ma non per la società. Infatti chi pagherà per gli uteri artificiali se la madre abbandona il feto?

  13. capemaster on maggio 17, 2013 at 13:47

    “Di chi è il feto? E di chi è il bambino dopo che nasce?”

    Era proprio di questo che parlavo. Il feto non è di nessuno, è se stesso, come il bambino quando nasce. Non è una proprietà.
    In questo campo, il libertarismo si muove come un elefante un una cristalleria.

    Tu a chi appartieni?

    Per gli uteri artificiali: non sei serio vero?

  14. Rocco on maggio 17, 2013 at 21:29

    appunto, il feto appartiene a sé stesso e la madre è responsabile più del padre, perché il padre può lasciare lei e il futuro bambino a sé stessi, ma la madre deve aspettare che nasca il bambino e decidere intanto il dafarsi. Ad es. lascio il bambino/a dalle suore o in un ospedale? Il libertarismo insegna proprio questo: la responsabilità individuale, non collettiva, proprio perché siamo tutti diversi l’uno dall’altro, ciascuno ha una porzione di responsabilità non uguale a quella di ciascun altro. Comunque, se esistono uteri artificiali che possono accogliere il feto in maniere sicura, allora delle associazioni private pro-life sicuramente si attiveranno.

  15. Fabristol on maggio 17, 2013 at 22:27

    Per Capemaster

    “Era proprio di questo che parlavo. Il feto non è di nessuno, è se stesso, come il bambino quando nasce. Non è una proprietà.”

    Se fosse di se stesso, come dici tu, sarebbe in grado di vivere indipendentemente dalla madre. E ciò ovviamente non è. Il feto, biologicamente parlando lasciamo perdere il libertarismo, è letteralmente un parassita della madre. E come tale non può vivere al di fuori dell’utero fino ad un certo mese.

    “In questo campo, il libertarismo si muove come un elefante un una cristalleria.”

    Il libertarismo non ha una posizione ufficiale su questo punto. Ci sono i Rothbard come ci sono centinaia di altri libertari da far invidia ai clericali più incalliti.

    “Tu a chi appartieni?”

    Io ora sono una persona adulta completamente slegata da altri individui.

    “Per gli uteri artificiali: non sei serio vero?”

    Ne abbiamo parlato qua anche prima, ma ripeto non c’entra niente con il libertarismo: in futuro sarà possibile e normale utilizzare uteri artificiali. In quel futuro le questioni etiche si sposteranno dal corpo della madre alla proprietà dei mezzi di produzione e il pagamento dei servizi.

  16. daouda on maggio 20, 2013 at 16:54

    x Fabristol :

    Tanto vale asserire che anche l’essere umano adulto, se fosse sé stesso, sarebbe in grado di vivere indipendentemente dalle piante e dal loro ossigeno…

    Ci si dimentica che ogni atto comporta responsabilità. Se si è talmente idioti da concepire un bambino nel proprio ludico atto sessuale, si devono pagarne le conseguenze.

    Il problema aborto dovrebbe vertere sul quando “uccidere”, ed abbiamo già spiegato mi sembra il quando, che dovrebbero essere i canonici 40 giorni.

  17. daouda on maggio 20, 2013 at 16:56

    Sai che belle prese per culo a chi nasce da utero artificiale…

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