La beffa del taglio ai contributi pubblici ai partiti

giugno 3, 2013 5 Comments
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EnricoLetta_2549824bNon fatevi abbindolare dai titoli dei giornali di questi giorni: il presunto taglio ai contributi pubblici ai partiti è non solo inesistente ma addirittura porterà ad un aumento del gettito pubblico ai partiti nei prossimi anni. Vediamo perché.

La beffa della volontarietà: il DDL del governo Letta ha istituito un sistema che si basa sul 2xMille sull’imposta sul reddito (IRE). La somiglianza con il sistema craxiano dell’8xMille alle maggiori religioni organizzate è palese. Sappiamo infatti come funziona l’8×1000 da anni: sotto le spoglie di un contributo volontario alle maggiori religioni o allo stato si cela infatti un diabolico sistema di ripartizioni che va a tutto vantaggio dei soggetti più scelti. Quando infatti si compila la dichiarazione dei redditi ci viene data la scelta di devolvere l’8×1000 del gettito IRPEF alla Chiesa Cattolica, alle altre confessioni religiose che hanno firmato un accordo con lo Stato o allo Stato stesso. Il problema sorge quando non si compila questa sezione: non compilandola la propria quota viene automaticamente presa dalle vostre tasse e ripartite in base alle percentuali delle scelte espresse. Per fare un esempio pratico nel 2010 solo il 43% dei contribuenti ha fatto una scelta ma l’85% dei fondi è andato comunque all’opzione più scelta, ovvero la Chiesa Cattolica seguita al secondo posto dallo Stato. Grazie a questo sistema in pochi anni da quando fu varata la legge dal Governo Craxi si è passati da poche decine di milioni a oltre un miliardo di gettito fiscale per la sola Chiesa Cattolica.

Se il sistema dovesse funzionare allo stesso modo con il 2×1000 al finanziamento per i partiti ci troveremmo con lo stesso problema: immaginatevi gli italiani di fronte alla dichiarazione dei redditi, pochissimi sceglieranno di devolvere il proprio 2×1000 al finanziamento dei partiti (basti ricordare la vittoria del referendum del 93 per rendersi conto della contrarietà al finanziamento pubblico della maggior parte degli italiani) dando una idea di “volontarietà” che invece verrà smentita dalla ripartizione finale delle quote. Insomma al posto di Chiesa Cattolica e Stato metteteci PdL e PD e il gioco è fatto. Se non scegliete sceglieranno loro per voi.

Il sistema però è ancora più intricato e qui viene la beffa più grande, perché come con l’8×1000 il gettito viene comunque attribuito sulla base delle scelte espresse però esiste un tetto massimo: “Per le finalità di cui al presente articolo è autorizzata la spesa nel limite massimo di XXX milioni di euro a decorrere dal 2014.” (comma 4 articolo 4 della bozza del DDL).

Cioè il tetto massimo verrà deciso di volta in volta dai governi e qui si aprono le porte dell’inferno. Perché nulla vieta ad un governo di porre il tetto massimo oltre il miliardo o più (quest’anno è intorno ai 160 milioni). E anche ammettendo che il 10% della popolazione (o forse più considerando che una fetta enorme di popolazione dipende dai partiti in un modo o nell’altro) volontariamente esprima il proprio consenso, la ripartizione di quel tetto massimo verrà fatta comunque in proporzione alle scelte espresse.

Alla fine il sistema dell’2/8×1000 non è una scelta volontaria ma un’enorme sondaggio dove la maggioranza si piglia la maggior parte dei fondi.

Fine della privacy: poiché chi sceglie di donare il proprio 2×1000 ad un partito deve farlo attraverso la dichiarazione dei redditi, lo Stato saprà chi ha votato cosa. Un altro passo in più verso il “cittadino di vetro”.

Tutto gratis o a tariffe agevolate: tariffe telefoniche, affitti, carta, servizi, spot elettorali, qualsiasi cosa insomma sarà gratis o a tariffe agevolate per i partiti. Sappiamo come andrà finire: mogli, figli e parenti si alimenteranno a sbaffo a spese dei contribuenti.

Sgravi fiscali: E per finire la detrazione delle tasse che allarga il finanziamento pubblico a livelli mai raggiunti prima. Dice Rizzo:

“Gli sgravi fiscali non sono forse una forma di finanziamento pubblico, sia pure indiretto? Si tratta di denari che lo Stato non incassa consentendo ai partiti di avere donazioni da imprese o privati cittadini. Dunque è come se quei soldi lo Stato li desse alla politica. Con un trattamento, per chi decide di aiutare economicamente un partito o un politico, dodici volte più favorevole rispetto a quello cui ha diritto il sostenitore di un’opera benefica. Perché mentre il singolo cittadino che finanzia un’associazione impegnata nella lotta contro una malattia rara può detrarre dalle tasse il 26 per cento del contributo solo fino a un tetto di 2.065 euro, qui parliamo della possibilità di risparmiare il 52 per cento fino a 5 mila euro e il 26 per cento fino a ben 20 mila. La matematica, com’è noto, non è un’opinione. Dare 20 mila euro in beneficenza consente di detrarre al massimo 542 euro, regalare la stessa cifra a un partito ne fa invece risparmiare 6.500.”

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5 Comments » 5 Responses to La beffa del taglio ai contributi pubblici ai partiti

  1. Storno on giugno 6, 2013 at 13:51

    E’ falso il paragone con l’8×1000. Il 2×1000 non espresso andrà allo stato.

  2. Antonello Barmina on giugno 6, 2013 at 19:08

    Se il nuovo sistema di finanziamento dei partiti sarà simile al famigerato 8 per mille i partiti più grandi saranno quelli più finanziati da chi non effettua nessuna scelta circa la devoluzione del due per mille. Ho capito male?

  3. Storno on giugno 6, 2013 at 19:20

    Era così all’inizio, ma è stato modificato.
    Personalmente la ritengo una bella legge, perché i soldi non vanno solo ai partiti “vincenti” ma danno la possibilità anche ad altri partiti di ricevere qualche (pochissimi) soldo che dovrebbe permettere loro di partecipare un po’ (molto molto poco) meno svantaggiati.
    Purtroppo, essendo in Italia, si formerà una miriade di partiti al solo scopo di raggranellare qualche soldo.

  4. Antonello Barmina on giugno 7, 2013 at 21:08

    Per Storno
    Non è detto: i piccoli partitini potrebbero essere il risultato di una serie di scissioni dai partiti più grandi. In questo caso la somma complessiva dei rimborsi potrebbe essere più o meno la stessa

  5. Violator on giugno 10, 2013 at 07:33

    Storno, Antonello,

    Come la si vuole leggere, è un norma illogica per non parlare del fatto che ne scaturisce la tracciabilita delle preferenze elettorali.

    Che bella la res pubblica democratica..

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