L’incivile diritto allo sciopero

giugno 17, 2013 1 Comment
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newssciopero_generaleMentre aspettavo il mio volo per Londra all’aeroporto di Nairobi la CNN trasmetteva sugli schermi della sala d’attesa le immagini dello sciopero dei dipendenti degli aeroporti francesi. Sullo schermo dei voli affianco a Parigi lampeggiava la scritta rossa Canceled. Centinaia di francesi passeranno la notte all’aeroporto di Nairobi e altre migliaia in centinaia di aeroporti nel mondo. Perfino il mio volo, che potrebbe sembrare non coinvolto dallo sciopero francese, verrà allungato di un’ora perché nessun aereo può attraversare i cieli francesi durante lo sciopero e quindi dovrà passare sopra la Germania. E così a causa di qualche sindacalista francese milioni di persone in Europa e nel mondo passeranno la notte all’ addiaccio e perderanno centinaia di euro di biglietto.

Venerdì era il turno italiano per il trasporto di terra e aereo. Ogni volta che accade qualcosa di simile mi chiedo come possa una persona civile aderire ad uno sciopero del genere e continuare ad avere la coscienza pulita. Una persona è incivile quando non si rende conto del male che le sue azioni possono fare ai suoi simili. I disagi, le perdite enormi economiche e di tempo di milioni di persone, i mancati ricongiugimenti familiari, tutte queste ragioni dovrebbero essere un freno alla decisione di un sindacalista di annunciare questo tipo di scioperi generali.

Le proteste dei lavoratori possono essere legittime, l’organizzazione sindacale può essere importante per contrastare certe decisioni dei datori di lavoro che possono essere deleterie per la salute dei lavoratori. Ma può esistere un modo diverso e civile per far sentire la propria voce? E soprattutto è lo sciopero un diritto o semplicemente un privilegio che hanno poche categorie lavorative di minacciare il datore di lavoro per avere più privilegi?

Secondo Bruno Leoni lo sciopero non è un diritto ma una inadempienza contrattuale. Scrive Leoni su Sciopero e serrata (qui in brossura e qui in ebook):

“Non va infatti dimenticato che «scioperare» non
vuol dire semplicemente astenersi dal lavoro: vuol
dire astenersi dal lavoro «in pendenza di un contratto
di lavoro». In altre parole vuol dire mancare ad
un proprio obbligo, previsto nel contratto. Le stesse
considerazioni valgono, naturalmente, per la serrata.
Se chiudere i battenti dell’azienda senza giustificato
motivo può significare, da parte dell’imprenditore,
violazione del contratto di lavoro, non vedesi perché
la serrata debba considerarsi un «diritto», anche se,
ovviamente, non la si può condannare come «reato»,
perché ciò urterebbe, ancora una volta, contro la coscienza
di tutti gli uomini liberi.”

E quindi scioperare non è un crimine come prescriveva il codice penale 41xLVbZ5AuL._fascista ma non è neppure un diritto come prescrive la Costituzione italiana all’articolo 40: “il diritto di sciopero si esercita nell’ambito delle leggi che lo regolano.” Ma, fa notare Leoni, quando fu scritta la Costituzione non esistevano leggi sullo sciopero a parte quelle fasciste che lo consideravano reato. Di fatto quindi il diritto allo sciopero è rimasto per anni all’interno di un vuoto legislativo e in aperto contrasto con il contratto di lavoro tra dipendente e datore di lavoro.

In alcuni paesi lo sciopero è consentito a certe condizioni e solo dopo l’accertamento di un giudice che ci sia stata veramente una violazione del contratto da parte del datore di lavoro. Insomma la legge regola prima la conciliazione tra le parti grazie ad una figura di arbitro e poi consente lo sciopero nel caso non si sia arrivati ad una conciliazione.

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1 Comment » One Response to L’incivile diritto allo sciopero

  1. […] ha, poco tempo fa, postato un’interessante, e per parte mia, condivisibile riflessione sulla pratica dello sciopero, citando in calce una citazione del mai troppo lodato Bruno Leoni. […]

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