Quando il capitalismo cinese riesce dove il socialismo occidentale non ha potuto

giugno 18, 2013 5 Comments
By

1327798110136_1327798110136_rPer chi conosce l’Etiopia tornarci dopo alcuni anni di assenza è come ritrovarsi di fronte ad un altro mondo. Soprattutto Addis Abeba con i suoi nuovi quartieri di palazzi moderni, le vecchie slam sventrate e gli infiniti cantieri. E i cinesi all’aeroporto e per le strade sempre più affollate di facce non etiopi. Ma questi non sono turisti venuti dalla Cina, né proprietari di piccoli negozi di chincaglierie. Questi sono cinesi in giacca e cravatta e sono in Etiopia per fare affari, affari da milioni di dollari. E’ ormai da qualche anno che la strategia di fare accordi con gli stati africani sta cambiando la faccia del continente nero. In maniera esponenziale: nel campo della telefonia per esempio l’Africa è il continente che sta crescendo di più con i suoi 735 milioni di cellulari; cellulari inutile dirlo venduti a basso prezzo dalla Cina, infrastrutture per le telecomunicazioni sempre Made in China e perfino i provider sono i cinesi. L’attività mineraria è quadruplicata negli ultimi anni per la ricerca di metalli rari per il mercato sempre della telefonia o dei tablet. Etiopia, Kenia e Madagascar producono ogni anno centinaia di milioni di vestiti e scarpe di alta moda. Tutto cinese ovviamente. Le grandi marche occidentali chiedono bassi prezzi per il mercato dei beni di lusso, ma in Cina il costo del lavoro sta diventando troppo alto e così gli imprenditori cinesi si delocalizzano: molti nel sudest asiatico come Vietnam e Laos ma soprattutto in Africa orientale. Dando lavoro a milioni di persone in tutto il mondo.

Sembra fantascienza ma fino a qualche anno fa nessuno mai avrebbe immaginato che la Cina postcomunista avrebbe potuto creare così tanti posti di lavoro grazie alle dinamiche di domanda-offerta tipiche del capitalismo occidentale.

Mettiamo le cose in chiaro: è il governo cinese a prendere accordi con i vari stati africani, a finanziare le opere pubbliche come strade, ferrovie e dighe per avere poi le concessioni minerarie e di costruzione delle fabbriche. E’ sempre socialismo, sempre un piano quinquennale voluto dall’alto del partito unico cinese, sempre un accordo tra potenti ecc. Ma è indubbio il fatto che qui ci troviamo di fronte a qualcosa di diverso, un ibrido tra mercato e socialismo. E non è forse quello che fanno anche gli stati occidentali, USA in testa? Il capitalismo moderno non è forse l’eterno inciucio tra grandi imprenditori e governo? La Cina fa le cose in grande certo ma almeno porta sviluppo, lavoro e ricchezza in un continente maltrattato e sfruttato per centinaia di anni.

E’ proprio il caso di dirlo: quello che non è riuscito l’Occidente finto-liberale echinese liberista con gli aiuti a pioggia in Africa per decenni è riuscito a farlo il capitalismo pseudocomunista cinese. Per decenni abbiamo cercato di pulirci la coscienza per quello che abbiamo fatto in Africa regalando milioni di dollari che andavano direttamente nelle tasche dei governanti per finanziare guerre locali o palazzi sontuosi. Ora la Cina, involontariamente, ci insegna che lo sviluppo esiste solo quando c’è mercato e scambio di beni. Forse non sarà un mercato libero (chissà quante mazzette ai governanti!) ma è pur sempre un sistema che porta lavoro e sviluppo. Involontariamente ed egoisticamente direi. Egoismo, questa è la parola magica. Non si crea ricchezza regalando milioni di dollari a fondo perduto -quella si chiama redistribuzione- ma facendo lavorare le persone, dar loro gli strumenti per imparare un mestiere, metterli in contatto con altre culture e lingue. Ci voleva davvero la Cina post-comunista ad insegnarci questo?

E si capisce subito la differenza di mentalità tra occidente terzomondista e Cina proiettata verso il futuro: infatti i terzomondisti di casa nostra la chiamano neocolonizzazione e biasimano l’intreccio tra capitalisti cinesi e governi corrotti africani. Ma la politica degli aiuti con sponsor hollywoodiani è servita  forse a qualcosa?

Tags: , , , , , ,

5 Comments » 5 Responses to Quando il capitalismo cinese riesce dove il socialismo occidentale non ha potuto

  1. Violator1980 on giugno 18, 2013 at 20:05

    “Egoismo, questa è la parola magica. Non si crea ricchezza regalando milioni di dollari a fondo perduto -quella si chiama redistribuzione- ma facendo lavorare le persone, dar loro gli strumenti per imparare un mestiere, metterli in contatto con altre culture e lingue”

    Questo passaggio lo sottoscrivo pienamente!

  2. cachorroquente on giugno 19, 2013 at 12:08

    La domanda è: capisco i governi occidentali, ma perchè le grandi imprese multinazionali non hanno investito come i cinesi in Africa? E’ un tema che mi interessa molto perchè ho assistito all’invasione cinese agli esordi o quasi (Angola, 2006, paese che al 2011 a quanto mi dicono aveva una presenza cinese consolidata).
    Non è una domanda retorica. Possibili risposte:
    – non dispongono di tanti liquidi/ non possono indebitarsi come il governo di un grande paese
    – non hanno la copertura legale per fare opera di corruzione a 360 gradi (più tutta una serie di comportamenti eticamente shady, tipo l’utilizzo di detenuti per i lavori pubblici nei paesi africani, almeno questo è quello che si vociferava in Angola all’epoca)
    – la gestione assembleare delle imprese private le rende più favorevoli a investimenti con basso margine di profitto a breve termine e meno inclini a investimenti a lungo termine che richiedano lungimiranza politica

  3. Fabristol on giugno 19, 2013 at 18:43

    Per Cachorro

    Ma è proprio questo il punto: un capitalista può fare affari nella corrotta Africa solo tramite l’aiuto dello stato. Alla fine è un accordo tra due stati, quello cinese e quello africano per consentire agli imprenditori più ricchi e vicini al governo di fare i propri affari. Il libero mercato non c’entra. E’ crony capitalism, la quintessenza delle democrazie e non moderne. Però è preferibile questo agli aiuti a pioggia che vanno direttamente nelel tasche dei governanti. E soprattutto l’effetto è positivo anche sulla piccola imprenditoria locale africana. Parlando con i locali quasi tutti erano gelosi degli affari che cinesi e indiani facevano e volevano emularli.

  4. cachorroquente on giugno 19, 2013 at 21:30

    Il timore è che per il loro ruolo di mediatori commerciali ed elìte economica i cinesi in Africa non subiscano tra qualche anno le persecuzioni che ad esempio sono state riservate agli indiani in Uganda, ai cinesi stessi in varie epoche nel sud-est asiatico e ovviamente agli ebrei.

  5. astrolabio on giugno 20, 2013 at 21:13

    io sinceramente ci pensere un bel po’ prima di perseguitare membri di un impero di un miliardo e due di persone, dotato di armi nucleari, non democratico e e con un elite politica piuttosto spietata sino a tempi recenti, il timore è più per gli africani che per i cinesi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Iscriviti per ricevere i nuovi post via email


 

Iscriviti alla newsletter!

Disclaimer

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 07.03.2001 L'Autore, inoltre, dichiara di non essere responsabile per i commenti inseriti nei post. Eventuali commenti dei lettori, lesivi dell'immagine o dell'onorabilità di persone terze non sono da attribuirsi all'Autore.