Cassa integrazione: ovvero essere pagati senza lavorare con le tasse degli altri

giugno 19, 2013 No Comments
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013836-alitaliaLa scia di suicidi dei piccoli imprenditori non accenna a finire. Perdere il lavoro, la propria azienda a causa di debiti, a causa del fisco o a causa delle commesse mai pagate dallo Stato. Sono questi i tanti motivi per cui un uomo può togliersi la vita. Ma non un uomo qualunque: per lo più sono piccoli imprenditori, quasi mai dipendenti e mai dipendenti pubblici. La crisi uccide chi non ha la protezione statale, chi non ha fatto patti coi sindacati, chi non è privilegiato.

I privilegiati del lavoro quindi. Ce ne sono di tanti tipi: quelli che non possono perdere il lavoro per definizione neppure se il datore di lavoro, l’azienda Stato, dovesse crollare; ci sono quelli che grazie alla protezione della gang sindacale di appartenenza si permettono perfino di non andare a lavoro, bloccare un servizio pubblico e danneggiare la vita di milioni di cittadini per poi chiamarlo “diritto”; poi ci sono i superprivilegiati, quelli cioè che perso il lavoro continueranno a ricevere uno stipendio senza fare niente per anni. A spese di tutti, a spese anche di quelli che non ce l’hanno fatta e si sono tolti la vita.

Prendiamo i cassaintegrati dell’Alitalia per esempio che hanno avuto una proroga dell’assegno di CIG di altri 3 anni, portando il totale a ben 10 anni. Dieci anni di stipendio pari all’80% del vecchio salario mensile senza tetto massimo. Lo stipendio di un cassa integrato Alitalia è più alto della media di un lavoratore dello stesso settore. Peccato che però il secondo lavora, il primo no!

Che contrasto tra la crisi dei suicidi e la pacchia dello stipendio gratuito. E che colpo al cuore solo pensare che quello stipendio da cassaintegrato magari è stato pagato con i soldi estorti dal fisco al piccolo imprenditore che si è ucciso. Ma il Ministro dei Trasporti Maurizio Lupi ci ha confortato dicendoci che non è così: i soldi della cassa integrazione Alitalia si “autoalimentano” ha detto. Esatto, vengono dal nulla secondo Lupi. Ma a ben guardare i soldi vengono dalle nostre tasche (e da dove per diamine!?). Basta guardare al biglietto aereo e a quei 3 euro di tassa che i viaggiatori sono costretti a pagare per finanziare la vita in poltrona di qualche privilegiato.

Lupi punta una pistola alle compagnie aeree obbligandole ad obbligarci a prenderci soldi forzatamente per poi ridistribuire il maltolto a qualcuno che se ne sta in pantofole tutto il giorno. Immorale? Ingiusto? Macché, è lo Stato bellezza. I sindacati la chiamano giustizia sociale, i cassa integrati “diritto”. A me sembra solo una gang criminale bene organizzata travestita con una bella parola inglese, welfare.

Chissà che questi pensieri non possano far scattare qualcosa nella coscienza di qualcuno, far scattare l’indignazione contro un “diritto”, quello della cassa integrazione, che non ha nulla a che vedere con la giustizia sociale.

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