I dipendenti pubblici non pagano le tasse, per definizione

giugno 21, 2013 17 Comments
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Andrea-ZucchiRiguardando questo video tratto da un’intervista ad Andrea Zucchi mi è tornato in mente questo post che scrissi un anno fa proprio sulla questione del pagamento delle tasse da parte dei dipendenti pubblici con citazioni da Hoppe a Rothbard. Andrea Zucchi molto più semplicemente spiega come basti che per assurdo i dipendenti pubblici diventino il 100% della forza lavoro e magicamente le “tasse” che pagano dopo un paio di anni non esisterebbero più. Svanite insieme ai loro stipendi che in realtà sono pagati dai lavoratori privati. I dipendenti pubblici quindi non pagano le tasse, per definizione, ma versano solo delle trattenute in busta paga. Lo Stato gli dà 100 per poi riprendersi 50. Un giochino tragicomico che lo Stato si è inventato per far credere che i propri lavoratori siano come tutti gli altri.

***

Sto leggendo Democrazia il dio che ha fallito di Hoppe con molta calma perché è un saggio che deve essere letto e assorbito pagina dopo pagina. I concetti presenti sono così rivoluzionari -primo fra tutti l’opinione controintuitiva che la democrazia è il peggior sistema di governo su lungo termine- che bisogna digerirli lentamente.

L’ultimo che mi ha fatto strabuzzare gli occhi riguarda i dipendenti pubblici. Secondo Hoppe i dipendenti pubblici non sono tax-payers, contribuenti, ma tax-consumers, ovvero consumatori delle tasse, anche quando le pagano. Una cosa a cui non avevo mai pensato in questi termini.

Per spiegare questo concetto che può apparire assurdo ho pensato a questo esempio. Ammettiamo che il denaro derivato dal bene prodotto da un lavoratore sia A e che B sia il denaro estorto dal governo. A e B sono ovviamente molto diversi, il primo è denaro che deriva dalla produzione di un bene (sia esso materiale o un servizio) mentre B è denaro preso ai lavoratori attraverso la tassazione.

Ora il dipendente pubblico viene retribuito dallo Stato con B, non con A. Le tasse che il dipendente pubblico paga, B, non sono altro che una tassa su una tassa, cioè una frazione di B. Come dice Hoppe:

Presumably, they have paid no taxes but lived instead on taxes paid by others. Hence, they [civil servants] cannot claim any ownership share in public property. Likewise, all government officials and civil servants must be excluded from receiving ownership shares in public property, for their net (after tax) salary has been paid out of taxes paid by others. Just like welfare recipients, civil servants have not been tax-payers but tax-consumers.
Hence, they too have no claim to communal property.”

Un concetto già espresso da Rothbard in Power and market:

“What would happen if all taxes were abolished? Would this imply for instance that everyone’s income would increase from net (after tax) income to gross (before tax)? the answer is “no”. […] As Rothbard explains: “If a bureaucrat receives a salary of $ 5000 a year and pays $ 1000 in taxes to the government, it is quite obvious that he is simply receiving a salary of $ 4000 and pays no taxes at all. The heads of government have simply chosen a complex and misleading accounting device to make it appear that he pays taxes in the same way as any other men making the same income.”

“Che cosa succederebbe se tutte le tasse fossero abolite? Questo significherebbe che per esempio il salario di tutti aumenterebbe da netto a lordo? La risposta è “no”. Come Rothbard spiega: Se un burocrate riceve $ 5000 all’anno e paga $1000 di tasse al governo, è abbastanza ovvio che sta semplicemente ricevendo uno stipendio di $ 4000 e non paga alcuna tassa. I governanti hanno semplicemente scelto un sistema complesso e fuorviante per far sembrare che lui paghi le tasse allo stesso modo di qualsiasi uomo con lo stesso salario.”

Quindi cosa succederebbe ai dipendenti pubblici se le tasse fossero abolite? Al contrario di tutti gli altri i loro salari diventerebbero “zero” e questo spiega in modo semplice che non pagano alcuna tassa. Sembra una cosa stupida da dire ma pensate a quante volte i nostri politici o i dipendenti pubblici si lamentano del fatto che pagano le tasse come tutti gli altri?

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17 Comments » 17 Responses to I dipendenti pubblici non pagano le tasse, per definizione

  1. astrolabio on giugno 21, 2013 at 13:16

    Si vantano anche del fatto che sono gli unici che non evadono. Comunque questo ragionamento come ho forse già scritto non tiene in conto alcune cose, se si parla di forestali calabresi è pacifico che sono una perdita netta, ma se si tratta di un medico altamente skillato che salva vite, è un medico sottopagato considerando il misero stipendio netto che ha (non è misero, ma se si considera che l’operaio più sfigato al lordo prenderà un 3mila e passa euro ecco che anche il medico sembra prendere poco per quello che fa)

  2. Ivo Silvestro on giugno 21, 2013 at 14:59

    In tutta onestà, non ho capito.

  3. Fabristol on giugno 21, 2013 at 18:01

    “In tutta onestà, non ho capito.”

    Praticamente quello che Zucchi dice è: gli unici a pagare le tasse sono i privati. E lo fanno per tutti anche per i pubblici. Lo stipendio dei pubblici è pagato solo dai privati. Per i pubblici lo Stato fa un gioco di prestigio: ti dà 100 e poi ti trattiene 50. Quando invece avrebbe potuto darti solo 50 ma per non far capire la differenza tra cittadini che lavorano nel pubblico e nel privato è costretto a fare questo giochetto..
    E questo è facilmente dimostrabile se ipoteticamente tutti diventassero dipendenti pubblici. Secondo il ragionamento degli statalisti gli stipendi dei dipendenti pubblici si autopagherebbero perché pagano le tasse…. ma in realtà una volta tolti i privati, la vera fonte del denaro per i dipendenti pubblici non esiste più stipendio! Il primo anno funziona perché grazie alle trattenute lo stato può pagare il secondo anno ma già al secondo anno trattenuta dopo trattenuta i soldi tenderanno inesorabilmente allo zero.

    L’unico modo per salvare il tutto è per lo stato di creare posti di lavoro che producono un bene commerciabile come per esempio era il caso dei sali e tabacchi. In quel caso quei dipendenti lì producevano un bene e quindi l’economia statale era in attivo. E col denaro delle entrate si potevano pagare i dipendenti.

  4. Frank77 on giugno 22, 2013 at 13:43

    Il ragionamento di Zucchi è molto fallace.
    Intanto lo Stato ha comunque delle sue entrate,mica ha solo quelle dei privati;e poi molti privati campano grazie alle leggi dello stato(notai,avvocati,etc..)

    Fra l’altro anche la dizione che i dipendenti pubblici non versino tasse è sbagliata;semmai non versano tasse sull’entrate da stipendi,ma anche qui ci sono le eccezioni,però se hanno altre entrate le tasse le versano.

  5. Fabristol on giugno 22, 2013 at 15:22

    Non è fallace, è solo che pecca di generalizzazione. Ovviamente ci sono delle eccezioni come in tutto. Come dici tu esistono altre fonti di denaro che lo Stato preleva come l’IVA o le accise sulla benzina, e queste gravano su tutti. E i dipendenti pubblici pagano tasse locali come IMU e altro ci mancherebbe. Forse dovremmo parlare di versamento sugli stipendi invece che di tasse in genereale.
    Ma il succo del discorso rimane: ovvero che lo stipendio del pubblico impiego è pagato dalla coercizione statale e che le tasse che pagano non sono tasse ma trattenute. Mentre lo stipendio dei privati (a parte quelli che dipendono dallo stato come i notai) deriva dalla produzione di un bene, non dalla tassazione.

  6. Violator on giugno 23, 2013 at 20:02

    Democrazia, il dio che ha fallito…che dire, illuminante.

    Sul discorso degli statali..Ovvio! Il dipendente del settore statale non paga alcuna imposta sul reddito, è ovvio!
    Le trattenute di uno statale sono dei numeri scritti su dei pezzi di carta e non c’è nessuno che deve procurarsi le risorse per pagarle: lo Stato fa finta di pagare quelle somme ai suoi dipendenti e fa finta di riprendersele.
    Se lo Stato raddoppiasse o moltiplicasse per 100 quelle imposte, non avrebbe nessun problema a procurarsi le risorse per pagare le tasse dei suoi dipendenti. Basterebbe raddoppiare o aggiungere due zeri alle cifre scritte su quei pezzi di carta.
    Tecnicamente non c’è differenza tra un dipendente dello Stato ed un evasore al 100%, entrambi non pagano l’imposta sul reddito, pagano solo le imposte sui consumi o le altre tasse/imposte alle quali siamo tutti soggetti.

    Ancor più emblematico è il caso dei contributi (reddito differito). I liberi professionisti ed i dipendenti del settore privato devono rinunciare a delle entrate immediate e accantonare somme da loro guadagnate per risparmiare per il futuro.
    Gli statali invece si vedono accreditate delle somme senza che vi siano passaggi di denaro. Anche in questo caso trattasi di numeri scritti su dei pezzi di carta.

    Chiamasi parassitismo!

  7. Antonello Barmina on giugno 23, 2013 at 21:36

    Per prima cosa bisogna ribadire che lo stato ha altre fonti di entrata oltre al prelievo sul reddito. Su questo mi pare ci sia un sostanziale accordo.
    Sulle trattenute degli statali, cioè sulle tasse che i dipendenti pubblici non pagherebbero: nella mia busta paga, sono un percettore finale dell’estorsione statalista, vengono indicate le trattenute fiscali e quelle previdenziali, che incidono più più meno al cinquanta per cento. Lo stato mi deve del denaro in quanto io sono un suo dipendente e io, in quanto contribuente devo a lui il pagamento delle tasse sul reddito. Per cui più che di trattenute si potrebbe parlare di compensazioni fra due obbligazioni. Tizio deve a Caio mille euro e Caio deve a Tizio duemila euro. Posto che Caio è il contribuente e Tizio lo stato, consegue che Tizio dovrà pagare a Caio mille euro. E’ improprio parlare di trattenute, perchè le fonti delle due obbligazioni, pur coinvolgendo i medesimi soggetti, sono differenti. Da una parte c’è l’obbligazione al pagamento di quanto pattuito in sede contrattuale, dall’altra il vincolo fiscale. Si potrebbe immaginare un sistema in cui lo Stato mi paga trentamila euro l’anno e poi io gliene restituisco quindicimila. I conti tornerebbero.

  8. caterina on giugno 26, 2013 at 08:46

    questo giochetto dello stato che dà e poi toglie per poi dare, anche centuplicato, e tutto sulle spalle di chi lavora nel privato, andateglielo a spiegare alla Turco che non più parlamentare si vanta della sua pensione meritata perchè lei “ha avuto le trattenute”… ed è così comunque per tutti i pensionati scandalosamente d’oro come Amato, Prodi, Violante, e tutti quelli, magari ancora in attività strapagata come Mastropasqua, i catoni delle varie corti e via cantando..

  9. Violator on giugno 30, 2013 at 14:27

    Fabristol,
    come prosegue la lettura?

  10. Fabristol on giugno 30, 2013 at 14:48

    Di Democrazia, il dio che ha fallito? L’ho finito da più di un anno ormai. Il post che ho copia-incollato dal mio blog personale era di più di un anno fa. 😉
    Bene, bene. Diciamo che non è per tutti. Non lo consiglierei mai ad un neofita, potrebbe rigettare l’intera filosofia. Hoppe è solo per libertari adulti esperti. Hoppe è hardcore!

  11. Violator on giugno 30, 2013 at 15:07

    Concordo, è Hardcore senza compromessi. Una teoria è tale senza compromessi. Certo all’inizio spiazza, specie il paragone Monarchia / Democrazia…poi tutto col passar delle pagine.
    Lo trovo distante come approccio anche da Rothbard…molta più logica a priori, favoloso il passaggio sulla discrimiziazione insito nel concetto di proprietà.
    Mi è piaciuto anche il suo ultimo libro, The Great Fiction.
    Sto leggendomi invece A theory Of Socialism and Capitalism in questi giorni…
    Trovo Hoppe un punto di arrivo, illuminante ed ovviamente all’opposto di un Friedman (la mia prima lettura).
    Ciao

  12. Boston Tea Party on agosto 27, 2013 at 13:02

    Cosa concludere , alla luce di questa tesi acuta ,
    dopo l ultima decisione del governo Letta che abolisce i precari nella PS e li vuole sostituire con contratti a tempo
    indeterminato?
    Eß esagerato pensare al fallimento dell Italia
    per l intenzione di assumere tutti a carico dello Stato
    facendolo fallire?

  13. Violator on agosto 27, 2013 at 13:11

    Ben venga a questo punto, visto oltretutto l’invenzione dell’ennesima agenzia pubblica (per la coesione territoriale).

    Che accelerino pure il declino e che il Veneto possa iniziare per primo ad aprire le danze secessioniste..questo il mio auspicio!

  14. andres on settembre 4, 2014 at 14:51

    articolo di una miopia assoluta. E i soldi che i privati danno ai dipendenti pubblici, da dove arrivano? li stampano loro? li creano dal nulla? arrivano mica dagli stessi dipendenti pubblici che vanno al mercato, al meccanico, al dentista, a comprare la macchina, a rifarsi l’impianto, a fare la spesa?

  15. caterina on settembre 6, 2014 at 15:49

    dal momento che tutti comperando qualsiasi cosa versiamo allo stato l’IVA che è una tassa inclusa nel costo di quello che paghiamo alla cassa, ha ragione di dire che anche i dipendenti pubblici pagano tasse, ma è certo che non pagano loro le trattenute che si vedono conteggiate sui loro bollettini di stipendio che sono enormi come per tutti gli stipendi, ed è certo che anche quelli sono costi non addebitati a loro personalmente ma alla collettività, mentre non è cosi per i lavoratori del privato perchè quelle trattenute sono un costo-lavoro in più versato direttamente dalle aziende… per cui è evidente che i lavoratori del pubblico sia che siano in servizio sia che siano in pensione dal punto di vista della somma percepita sono a carico esclusivo della collettività… tertium non datur!

  16. panzeri luciano on aprile 28, 2015 at 14:15

    se un impresa statale retribuisse ai lavoratori dipendenti solo il
    netto avrebbe un costo di produzione di tipo concorrenza sleale
    come la mettiamo ?

  17. Liberalista on aprile 29, 2015 at 16:32

    @luciano
    le “imprese” statali operano quasi tutte in regime di monopolio. O di oligopolio tra loro (vedi sistema sanitario, in cui le ASL sono numerose, ma tutte di proprietà di amministrazioni pubbliche). Quelle che operano in un regime di semi-concorrenza con privati (es. l’Enel, l’Eni, le Poste, molte banche, etc) hanno comunque la possibilità (sempre sfruttata) di coprire le perdite con i trasferimenti statali. Quindi se oggi “pagano” allo stato 1 mld (ad es.) di “imposte e contributi” e ottengono dallo stesso stato 1 mld (ad es.) di trasferimenti in conto capitale, il bilancio è zero. Se domani pagassero il netto, risparmiando 1mld, non avrebbero bisogno di quel mld di trasferimenti dallo stato, con bilancio ancora a zero. Quindi la concorrenza sleale nei confronti di chi sarebbe perpetrata?

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