La mentalità terrona in Ticino

luglio 29, 2013 2 Comments
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Definisco mentalità terrona come quell’atteggiamento di chi non fa altro che lamentarsi e chiedere aiuto a mamma stato anziché darsi da fare, chi fatalisticamente aspetta tempi migliori non facendo niente in prima persona per migliorare la propria condizione, chi accusa sempre entità terze per il proprio stato non pensando che forse è nella condizione in cui si trova per inezia personale. Non voglio offendere gli abitanti dell’Italia Meridionale con questa definizione, ma statisticamente queste persone sono più presenti nel Sud Italia rispetto al Nord; da qui il nome che io ho dato a questa mentalità. Questo atteggiamento è più radicato nel Sud Italia anche perché è cullato e nutrito dal politicume vario che proprio grazie a questo assistenzialismo trae potere. Un circolo vizioso pagato dalle regioni settentrionali dello stato italiano.

La mentalità terrona tuttavia non ha confini nazionali e se ne trovano esempi anche dove abito io, cioè in Canton Ticino (che è il sud della Svizzera, tra l’altro). Come già avevo scritto, in Ticino esiste una tensione verso voglie di chiusura del mercato e l’additare il lavoratore frontaliere come causa di tutti i mali dell’umanità. Il partito di riferimento di queste pulsioni antieconomiche e irrazionali è la Lega dei Ticinesi, che in pratica è un partito socialista di destra. Questo partito ha dei temi fissi e se si trattasse di una persona rispecchierebbe un profilo abbastanza schizofrenico: da una parte non perde occasione per scagliarsi contro il governo federale, dall’altra chiede a questa entità maggiori considerazioni (= soldi). Infatti un tema forte di questo partito sono le lamentele nei confronti dell’autorità federale (“i balivi di Berna”) con accenni spesso anche alla secessione e la contemporanea richiesta di più soldi.

L’ultima trovata della Lega dei Ticinesi è stata fare una “carovana della libertà” (che è una riedizione dell’originale di più di venti anni fa), cioè fare un corteo di macchine agli 80 km/h in autostrada per dare risalto a determinate rivendicazioni; l’esito, numericamente parlando, è stato imbarazzante. Terronata, è proprio il caso di dirlo, fatta alle 16.00, ossia quando la gente normale lavora. A parte la solita amara considerazione che il termine libertà è il più stuprato del vocabolario, le rivendicazioni dei leghisti sono un inno alla cara e vecchia idea che, nonostante la povertà che ha creato nei secoli, ancora oggi riscuote grandissimo successo: il protezionismo. In questo caso si tratta del protezionismo contro la libera circolazione delle persone. In pratica la Lega dei Ticinesi vuole limitare i frontalieri (cioè i lavoratori dipendenti che lavorano in Ticino e vivono in Italia) e i “padroncini italiani” (cioè gli artigiani che vivono in Italia e fanno lavori in Ticino). Tutto questo ovviamente per favorire i locals, senza pensare però che altri locals sarebbero sfavoriti dato che dovrebbero pagare un prezzo più alto per prestazioni che avrebbero trovato a prezzi più bassi. Insomma, si auspica la solita distorsione del mercato (la libera interazione tra le persone) per mano dello stato.

Nonostante io ami questo posto e buona parte dei suoi abitanti, nonostante io sia qui per rimanere, mi sento di dire una cosa antipatica a quei ticinesi che non fanno altro che lamentarsi: lamentarsi di meno e lavorare di più. Il Veneto e il Ticino da più punti di vista sono simili: passato di povertà ed emigrazione, passato prossimo di ricchezza, presente di ricchezza minacciata. Il Veneto però è diventato riccco nonostante lo stato italiano, cioè nonostante la burocrazia folle, i bastoni statali tra le ruote, la fiscalità da rapina. Questo, per fare della psicologia spiccia, tiene allenati i veneti alle avversità. Il Ticino attualmente mi sembra un po’ seduto, ossia poco intraprendente. Quello che voglio dire a quei ticinesi lamentoni è che sarebbe ora di svegliarsi e rendersi conto del posto nel quale si abita. Avete la fortuna di abitare in un sistema, quello svizzero, che è uno dei meno peggio del mondo e in un contesto federale che, nonostante le decennali erosioni, consente di praticare un controllo e un potere decisionale locale forte: datevi da fare! Per buttare lì una provocazione, mi piacerebbe fare uno scambio: vedere cosa accadrebbe se tutto d’un tratto si spostasse un terzo della popolazione della provincia di Verona in Ticino e i ticinesi nel terzo di provincia lasciato vuoto (il numero di abitanti è simile). Mi piacerebbe vedere cosa potrebbero fare quei veronesi appena resisi conto che non hanno più il cappio italiano al collo e al contrario vedere i ticinesi nella realtà dell’inferno statale italiano.

È normale che queste cose ve le dica un immigrato, cioè io, dato che venendo da fuori posso vedere le cose con maggior distacco, quindi non arrabbiatevi dai: prendetela come una critica costruttiva e sincera, da amico. La mentalità terrona è una mentalità da assistiti che devono trovare cause esterne ai loro disagi. È una mentalità perdente e per rendersene conto basta guardare la situazione generale dell’Italia del sud.

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2 Comments » 2 Responses to La mentalità terrona in Ticino

  1. Claudio on luglio 29, 2013 at 14:18

    Grazie per questo post. Devo dire che la conclusione mi ha lasciato un po’ perplesso. Non mi piace l’espressione “avete la fortuna di vivere…” perché direi che non è fortuna ma determinazione, i Ticinesi vivono nelle condizioni in cui sono PER MERITO (e non fortuna) della determinazione dei loro antenati. A parte questo piccolo punto tutto il resto del discorso sta in piedi senza dubbi, i meriti dei loro antenati possono finire nella spazzatura se i Ticinesi di oggi non si danno una mossa.
    Perché si, pure io in amicizia, ho già detto ad amici Ticinesi che i problemi non sono i frontalieri, ma altre cose, e secondo me queste sono un eccessivo costo di alcune attività che rendono la vita troppo cara in Ticino (e forse nella Svizzera in generale) mandando fuori mercato i loro lavoratori dipendenti che ovviamente rivendicano retribuzioni adeguate a sostenere tali costi.
    Certo è una ipotesi da verificare, come da verificare ci sarebbe se i frontalieri davvero devono sostenere il carico fiscale (praticamente penalizzante) che l’Italia imporrebbe loro, oltre il carico fiscale Svizzero, o se riescono in qualche modo ad eludere.

  2. CARLO BUTTI on luglio 29, 2013 at 16:57

    I Ticinesi hanno paura dei frontalieri perché generalmente i nostri operai,i nostri muratori, i nostri tecnici, i nostri ingegneri, i nostri insegnanti sono migliori dei loro.Io che abito a due passi dal confine elvetico questo mito della Svizzera proprio non riesco a capirlo.Ricordo che decenni fa una mia cugina svizzero-tedesca, discendente da emigranti veneti, insegnante elementare, rimaneva estasiata quando vedeva i modestissimi libri di testo in uso nelle nostre scuole.

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