Perché prendersela con l’immigrato è sbagliato – parte I

agosto 20, 2013 7 Comments
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Immigrant FamilyITV News delle 19:00 sul canale britannico ITV. Il giornalista con perfetto accento britannico (received pronunciation) ma evidentemente mediorientale di seconda generazione lancia il servizio di Jasmine (che veste un hijab molto chic) che in un quartiere di Londra intervista i “locali” riguardo all’invasione di rumeni in UK. Mohammed per esempio, proprio fuori dall’uscio della sua macelleria halal, si lamenta con perfetto accento britannico dei nuovi arrivati rumeni che secondo le sue testuali parole “stanno invadendo il Regno Unito, si spostano in bande, non parlano inglese e aprono negozi per rumeni.”. L’intervistatrice passa in rassegna vari negozietti della zona, che un tempo erano di commercianti ebrei e ora sono passati in mano ad arabi ma per poco.

Sembra una storiella tragicomica quella del britannico Mohammed che si lamenta degli ultimi arrivati eppure è vera. Sentita due settimane fa in TV. In UK sta montando una continua protesta contro i rumeni e i bulgari, rei di venire in UK per rubare il lavoro o rubare punto e basta. Rei potenziali in realtà visto che il governo britannico ha chiesto di bloccare l’accesso temporaneamente dei cittadini rumeni e bulgari nonostante ora siano cittadini UE.

Oltre a sorridere per il servizio del telegiornale non ho potuto che scrollare le spalle. Ho già visto tutto questo quando arrivai qui in UK nel 2006. All’epoca si dicevano le stesse cose dei polacchi arrivati in milioni in UK e Irlanda. Milioni di polacchi che hanno invaso tutto il Regno dalla Cornovaglia alle highlands scozzesi, dalla rural England alla City. Ho già visto tutto questo quindi e so che cosa è successo fino ad oggi: i polacchi hanno occupato tutte le nicchie lavorative che i britannici hanno abbandonato come i lavori artigianali, bassa manovalanza edilizia, servizi. Li vedi dappertutto, dai banchi dei supermercati ai camion della Tesco. Fanno gli idraulici, i falegnami, le infermiere, i commessi. Molti si sono fatti un culo enorme lavorando 7 giorni su 7, altri hanno abbandonato Albione e sono tornati in Polonia, altri si sono integrati alla perfezione sposando i “locali” (che nella UK del 2013 vanno da Mohammed a James, da Maria a Mbutu). E chissà magari proprio oggi nel 2013 si stanno lamentando dell’invasione rumena. E in appena 5 anni hanno contribuito allo 0.38 del PIL britannico (quasi £ 5 miliardi) oltre ad avere fatto crescere la Ryanair ai livelli che vediamo oggi grazie al loro continuo “commuting”.

Come è potuto accadere tutto questo? Secondo i nazionalisti della Domenica di 10 anni fa avremmo dovuto vedere milioni di polacchi per le strade, magari rubando. E invece? E invece il mercato ha fatto quello che fa sempre: ha selezionato la manodopera in base alle conoscenze tecniche. C’erano delle nicchie che non venivano occupate dai britannici, troppo schizzinosi per certi lavori, ma essenziali per il corretto funzionamento della società. Senza i polacchi il Regno non avrebbe l’economia che avrebbe oggi e non esisterebbero politici che ringraziano pubblicamente in TV “la comunità polacca che ha dato tanto all’economia del Regno”. E quelli che non hanno trovato lavoro? Certo non è tutto rose e fiori, molti polacchi non sono riusciti ad integrarsi, molti (tantissimi) sono ritornati in Polonia ma alla fine il saldo è sicuramente positivo: l’economia va a gonfie vele e i fatti negativi sono nella norma.

Tutto questo per dire che la classica frase che si sente in questi ultimi anni, ovvero “vengono a rubarci il lavoro” è una fallacia logica colossale. Ce lo dice empiricamente la storia (pensiamo agli italiani nelle americhe) e ce lo dice la ragione. Infatti se un polacco/rumeno/bulgaro ti “ruba” il lavoro significa che ha più esperienza di te o accetta lavori che tu europeo occidentale non vuoi fare più. In tutti e due i casi tu europeo occidentale saresti stato un fallimento: o nel fare quel lavoro o nel non accettarlo. E, alla fine dei conti, se puoi permetterti di mangiare il tuo chicken burger a 1 pound dopo l’ubriacatura del Sabato è anche perché c’è qualcuno che è venuto nella piovosa e grigia UK per lavorare 15 ore al giorno per 7 giorni con paghe da terzomondo.

E questo credo che chiuda la storia. O forse no? Continua…

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7 Comments » 7 Responses to Perché prendersela con l’immigrato è sbagliato – parte I

  1. Vaaal on agosto 20, 2013 at 09:48

    Ottimo post, vorrei però fare una precisazione. “Infatti se un polacco/rumeno/bulgaro ti “ruba” il lavoro significa che ha più esperienza di te o accetta lavori che tu europeo occidentale non vuoi fare più”. Questo non è per forza vero, molto spesso un polacco/rum/bulg viene scelto perché accetta un pagamento minore rispetto ad un citizen inglese /italiano. Questa è una cosa che si sente spesso ed è, tutto sommato vera. Ma ancora una volta non è una buona scusa per prendersela con lo straniero: se A *ruba* il lavoro a B solo perché A accetta un pagamento inferiore, allora possibly TUTTI i cittadini britannici rubano il lavoro ad ALTRI cittadini brittannici, visto che c’è sempre qualcuno disposto a fare lo stesso lavoro GUADAGNANDO DI PIU’.

  2. Fabristol on agosto 20, 2013 at 18:07

    completamente d`accordo col tuo punto. grazie del commento

  3. CARLO BUTTI on agosto 20, 2013 at 19:05

    Complimenti per l’articolo, che condivido fino all’ultima virgola. Da tempo aspettavo che su un sito libertario si manifestassero queste idee, che tanti sedicenti “libertari”, in realtà secessionisti o indipendentisti, di antica matrice leghista, sono ben lontani dal far proprie. In un sistema libertario e aterritoriale, il problema degli immigrati non si porrebbe: non avrebbe senso spostarsi da un territorio a un altro per godere i benefici di un “welfare” pagato dai nativi, che semplicemente non esisterebbe; avrebbe senso farlo solo per occupare nicchie di mercato del lavoro che altrimenti resterebbero vuote. Quando negli anni Sessanta del secolo scorso il famigerato Schwarzenbach in Svizzera tentò “democraticamente” attraverso un referendum(altro strumento che secessionisti e indipendentisti adorano)di cacciare gli stranieri, fu sconfitto per un soffio grazie all’opposizione del mondo imprenditoriale, ben consapevole che senza manodopera straniera si sarebbero dovute chiudere le fabbriche e non si sarebbero potute costruire le loro(pessime)autostrade, progettate dai loro(pessimi)ingegneri ma messe in piedi dai nostri (ottimi)lavoratori terroni.

  4. Fabristol on agosto 20, 2013 at 21:00

    Grazie mille Carlo. Allora non perderti la seconda parte domani! 🙂

  5. Luca on agosto 21, 2013 at 08:25

    abbiamo capito che Butti ha un pregiudizio anti-svizzero, ok 🙂
    devono essere quelle rivalità di chi vive di qua e di là nelle zone di frontiera

  6. CARLO BUTTI on agosto 21, 2013 at 09:32

    Nessun pregiudizio: la vicenda Schwarzenbach non me la sono inventata, sono abbastanza vecchio per averla vissuta e non così rimbambito da non ricordarla anche nei minimi, squallidissimi particolari. Negli anni Sessanta del secolo scorso, passando da Lucerna, ebbi modo di vedere com’erano trattati i nostri immigrati meridionali, senza i quali i loro cantieri edili sarebbero stati chiusi(e intanto al Festival si inneggiava a Claudio Abbado, milanese di ascendenza terrona).Ho parenti di origine veneta nella Svizzera tedesca: credo di aver già detto che una mia cugina insegante dalle parti d Basel, quando veniva a trovarmi rimaneva stupita dei nostri modestissimi libri di testo scolastici. Ho dato lezioni di Greco e Latino a studenti iscritti a istituti scolastici del Canton Ticino: la nostra scuola è disastrata, ma al Liceo Volta di Como, dove ho studiato e insegnato, il livello è di gran lunga superiore, tant’è vero che una mia compagna veniva da Chiasso a studiare qui.La moglie di un mio caro amico è infermiera: mi dice che se da noi si fasciassero le ferite col sistema che ha visto praticare in Canton Ticino, sarebbe il licenziamento in tronco. Un mio parente ha lavorato in una ditta elettrotecnica di Pregassona:era il migliore degli operai, e il suo rozzo datore di lavoro aveva il coraggi di dire che “l’è inscì bravo che’l par minga nanca on Taglian”(in Ticinese TAGLIAN=TERRONE).Una volta una guardia di frontiera svizzera, vedendo una recente ammaccatura della mia auto, mi disse:”Sì però questo ferro qui bisogna tacarlo là”(sic!!!)E potrei continuare per pagine e pagine. Quanto alle mie critiche al sistema referendario, vorrei che qualcuno mi spiegasse come si possa giustificare, da un punto di vista libertario, un ordinamento in cui il 51% dei votanti può imporre la sua volontà al restante 49%, e decidere anche su questioni che attengono ai diritti di libertà.Per terminare, due mesi fa ho viaggiato in Austria, Germania, Svizzera. Le autostrade svizzere sono le più brutte.

  7. Pedante on settembre 16, 2014 at 04:57

    Rotherham è il contrappunto all’egemonia del marxismo culturale, forse più forte negli ambienti libertari che in altri.
    http://www.dailymail.co.uk/news/article-1392217/Muslim-outrage-professor-Steve-Jones-warns-inbreeding-risks.html

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