Perché prendersela con l’immigrato è sbagliato – parte II

agosto 21, 2013 2 Comments
By

illegal immigrant signAbbiamo visto come le orde di polacchi in UK di 10 anni fa si siano rivelate una bolla emozionale da manuale. E abbiamo visto come il mercato e le sue regole di domanda-offerta abbiano risolto alla radice il potenziale problema selezionando la manodopera indispensabile e scoraggiando chi invece non aveva alcuna esperienza lavorativa o voglia di lavorare. Ma non è tutto rose e fiori ovviamente. Ci sono infatti tanti polacchi -e insieme a loro decine di migliaia di immigrati di altre nazionalità – che hanno pensato di sfruttare il sistema a loro vantaggio invece che contribuire a farlo crescere.

Ogni giorno è sempre la solita solfa sui media britannici: un politico del Parlamento si scaglia contro le politiche d’immigrazione britanniche che pesano sul welfare. Un altro si lamenta del numero di immigrati che il governo fa entrare nel Regno all’anno. Sembra di sentire una versione più civile e senza insulti dei continui strali della Lega Nord in Italia. In pratica quello che succede è che sempre più immigrati si recano negli uffici pubblici per la ricerca del lavoro e optano per i benefit, ovvero circa 50 sterline a settimana fino a quando non si trova un lavoro. “Vengono qui a rubare i nostri soldi senza pagare le tasse!”. Si commenta. Verissimo, chi può negarlo?

Ma siamo sicuri che il problema siano gli immigrati? A me pare che il problema sia da un’altra parte: ovvero i benefit. E il welfare in generale.

Come si può accusare una persona, la quale secondo le leggi britanniche e comunitarie ha tutto il diritto a questi benefit, di approfittare del sistema e rubare i soldi pubblici? Se è vero per l’immigrato polacco -che a tutti gli effetti è legalmente pari ad un cittadino britannico – perché non deve valere per il britannico autoctono (è un ossimoro ovviamente)? Come abbiamo visto chi riceve i benefit è tecnicamente un nullafacente che non paga le tasse esattamente come Piotr da Varsavia. Il problema è che i nazionalisti si scoprono libertarian solo con gli immigrati ma non con gli autoctoni.

Il problema, e la soluzione a quest’ultimo, è già incluso nei loro slogan e lo ripetono continuamente senza accorgersene: chi riceve i benefit (britannico o polacco) ruba a chi produce e lavora (britannico o polacco). Vista quindi da una prospettiva libertarian l’immigrazione ha tutto un altro flavour, giusto? In assenza di welfare pubblico l’immigrato finisce di essere un problema ma solo una risorsa. In una società di diritto privato, come dice sempre Hoppe, non esisterebbe l’immigrazione clandestina per esempio. I lavoratori che vengono da altre parti del mondo verrebbero accettati e inclusi solo con l’assenso dei privati. Senza domanda di lavoro il flusso migratorio si sposterebbe verso altri lidi. Mentre con la domanda i lavoratori non autoctoni sarebbero giustamente accolti a braccia aperte.

Paradossalmente il sistema del welfare e dell’assistenzialismo socialista crea più distanze, razzismo e incomprensioni del tanto bistrattato libero mercato.

Tags: , ,

2 Comments » 2 Responses to Perché prendersela con l’immigrato è sbagliato – parte II

  1. William on agosto 21, 2013 at 23:56

    Fabristol come sempre i tuoi argomenti non fanno una grinza, almeno per noi libertari, sicuramente i parassiti che perderebbero il lavoro o quelli che ricevono gli “handouts” nell’abolizione del welfare avrebbero da ridire e purtroppo viviamo in una democrazia dove loro sono più di noi.
    Penso che l’unica soluzione per risolvere questo impasse sarà creare una homeland per libertari alla Atlas Shrugged.

  2. Fabristol on agosto 23, 2013 at 09:15

    Per William, grazie per i complimenti! Continuate a supportarci linkadoci sui social media! 😉

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Iscriviti per ricevere i nuovi post via email


 

Iscriviti alla newsletter!

Disclaimer

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 07.03.2001 L'Autore, inoltre, dichiara di non essere responsabile per i commenti inseriti nei post. Eventuali commenti dei lettori, lesivi dell'immagine o dell'onorabilità di persone terze non sono da attribuirsi all'Autore.