Quello che pensa il ‘popolo’ non è sempre la cosa più ‘giusta’

settembre 18, 2013 10 Comments
By

The "Act now to stop war and end racism" (ANSWER) coalition holds a rally outside the White House in WashingtonDa più parti sento, anche su siti libertari, che una delle motivazioni per cui Barack Obama non debba muovere guerra contro la Siria sia la volontà della ‘gente’, del ‘popolo’, ‘of the people’. Infatti molti sondaggi d’opinione in USA e internazionali ci dicono un fatto incontrovertibile: la guerra in Siria è estremamente impopolare. Ecco, a me da libertario pare una motivazione alquanto debole per vari motivi che elencherò di seguito e che possono essere lo spunto per discussioni sulla natura decisionale in democrazia.

1) il primo motivo riguarda la semantica: cosa intendiamo per ‘popolo’? La totalità della popolazione di un territorio? La maggioranza delle persone all’interno di un territorio anche quando si tratta del 51%? La maggioranza degli intervistati nei sondaggi? Da libertari – ed ecco perché mi sorprende leggere il riferimento al ‘popolo’ in un sito libertario-  non possiamo che considerare l’uso della parola popolo come puerile. Una parola che poteva andar bene nella propaganda nazional- (fascismo, franchismo, nazismo) e internazional- (comunismo) socialista. Oggi la democrazia occidentale ha adottato la stessa propaganda. La democrazia è il volere del popolo, lo Stato siamo noi ecc. Abbiamo già affrontato queste tematiche su questo sito.

2) il secondo motivo, più di buon senso che altro, riguarda la domanda inversa: cosa sarebbe successo se il ‘popolo’ invece avesse dato l’OK a Obama per bombardare la Siria? Tutti pecoroni? Il fatto è che i sondaggi vengono utilizzati da chi vuole portare argomentazioni emotive al proprio mulino solo quando sono dalla propria parte. Se il volere del popolo è sacrosanto nel non voler andare in guerra, perché non è sacrosanto quando ci vuole andare in guerra, come è accaduto in passato? Pensiamo all’Afghanistan per esempio, o al Kosovo.

La verità è che il volere delle masse non dà alcuna legittimazione per qualsiasi intervento, guerrafondaio o meno, del governo. La guerra è sbagliata. Punto. Che sia il 51, il 99% della popolazione o solo la volontà di un governante non ha alcuna importanza. D’altro canto Obama è nella posizione in cui è, cioè a comando del più potente esercito della storia dell’umanità, grazie a questo fantomatico popolo. Mi pare quindi che questo ‘popolo’ abbia veramente poco da insegnarci per quanto le scelte che fa.

E questo mi pare sia un buon argomento contro la Democrazia. O mi sbaglio?

Tags: , ,

10 Comments » 10 Responses to Quello che pensa il ‘popolo’ non è sempre la cosa più ‘giusta’

  1. Claudio on settembre 18, 2013 at 23:41

    La guerra è sempre sbagliata, ma capita che ci si finisca. Chi decide?
    Ora supponi che viviamo in una comunità. Io ho scelto liberamente di associarmi con te perché mi piace il tuo rispetto per la mia libertà, ed io mi impegnerò a ricambiare altrettanto rispetto.
    Come noi altri si sono associati, e la nostra comunità è ora numerosa, centinaia di migliaia di persone.
    Ora accade che i nostri vicini, collettivisti, invidiosi dei nostri progressi e timorosi che le nostre idee possano contaminare la “loro” gente decidono di usare indebitamente il nostro territorio, e accade un incidente: un nostro associato è stato ucciso.
    A nulla valgono le proteste e le richieste di non invadere il nostro territorio. Che fare?

    Prima di tutto, chi ha parlato per conto di tutta la comunità in tutte le fasi preliminari? Se fosse una comunità anarchica solo i diretti offesi dal vicino collettivista avrebbero reagito nel loro interesse? Altri volontariamente si sarebbero affiancati a supporto dei danneggiati?

    Io non credo a queste soluzioni, sono più minarchico e approverei un rappresentante per le questioni di difesa internazionale, accetterei che siano i cittadini che si interessano di politica estera a votare le proposte e chiedere il conto al rappresentante.

    Quale altra soluzione?

  2. Jur on settembre 20, 2013 at 00:51

    Claudio : c’è una cosa sconosciuta a quanto pare a molti chiamata diplomazia o se vuoi semplicemente dialogo . Poi ogni tanto è meglio pensare alla realtà invece che a fantomatiche società future

  3. Violator on settembre 20, 2013 at 16:15

    Argomento interessante….
    La guerra è sempre stata l’occasione per un’intensificazione del potere dello Stato sulla società (aumenta il prelievo fiscale e interventi coercitivi senza grandi opposizioni da parte dell’opinione pubblica, politica monetaria espansiva..).
    Nell’esempio Claudio ci sarebbe un diritto all’autotutela (o anche ad un diritto alla ritorsione) che però DEVE essere circoscritto. Di fronte ad un invasore, chi è aggredito è legittimato a reagire anche con strumenti militari ma solo verso quanti hanno deciso di aggredire o comunque hanno partecipato all’invasione.
    Per banalizzare, è giusto difendersi ma certo non è in alcun modo giustificabile ogni azione di guerra che leda nei propri diritti le popolazioni civili (bombardando le città).
    Una visione minarchica con un rappresentante/delegato che agisca su voto (o mandato di chi solo si interessa di questione di politica estera) non è accettabile per quanto mi riguarda data la mia visione anarco capitalista..
    Per logica, ogni conflitto internazionale genera più fazioni con opinioni diverse. Lo Stato, intervenendo, sostiene una fazione favorevole e COSTRINGE anche la fazione contraria ad accettare la visione della fazione a sostegno dell’intervento.. perché l’intervento è finanziato anche con le loro imposte.
    Ergo violazione di proprietà.
    In definitiva intendo dire che la politica estera libertaria non è pacifista, pur perseguendo la pace. Esiste anche una guerra giusta quando è difensiva e basata su volontaria partecipazione e volontario finanziamento..ad esempio una guerra per una secessione.

  4. Claudio on settembre 28, 2013 at 06:48

    Prima di tutto ho suggerito quella che viene definita da Jur “fantomatica società futura” perché l’articolo è imperniato su concetti libertari, i quali ahimé sono ben lungi dall’essere realtà, ma ho suggerito un esperimento mentale per restare in sintonia con tali concetti. Ora è evidente che un esperimento per essere tale è “fantomatico”, per definizione.

    Secondo punto. Quando nell’esperimento compare la frase «A nulla valgono le proteste e le richieste di non invadere il nostro territorio.» pensavo fosse implicito che essa si riferiva alla fase diplomatica.

    Tutto questo per arrivare a dire che ci sono casi in cui la guerra risulta inevitabile, anche in uno scenario libertario, e che una guerra per essere vinta ha bisogno di compattezza che uno scenario anarchico (+aggettivi eventuali) non renderebbe plausibile.

    A me piace l’idea anarcocapitalista ma sono cosciente che è per diversi aspetti impraticabile. Avevo infatti già suggerito che solo una parte avrebbe reagito in difesa, mentre altri sarebbero rimasti a guardare in uno scenario anarchico. Ma come ho anticipato, così non si vince nessuna guerra, capita che i pochi coraggiosi vengono travolti dal più compatto e questo si espanderà coinvolgendo quelli che erano rimasti a guardare.

  5. Libero on settembre 28, 2013 at 23:55

    Claudio, secondo me, ha ragione. Una comunità di persone ha anche interessi comuni. Difendere 1 membro della società equivale a difenderli tutti. Altrimenti saremmo eseri animali inferiori come es. I Bufali che stanno a guardare il leone che mangia un suo simile. Pensateci, se uccidete una tigre non succede niente. Se uccidete un membro di una comunità umana non la fate franca. Io penso che essere libertari non significhi “no stato” ma “no imposte” (tasse) l’organizzazione può essere affidata (forse) completamente a privati, sostituibili in qualsiasi momento e remunerati a prezzo di mercato. Ma una organizzazione che garantisca la sicurezza della comunità globalmente ed eroghi i servizi indispensabili é sicuramente indispensabile. Secondo me .

  6. Violator on settembre 29, 2013 at 17:05

    @ Claudio
    Essere libertari, nella visione anarco capitalista, significa appunto affidare i cd “public goods” (su cui ci sarebbe da aprire un post a parte) al mercato in libera concorrenza. Il mercato risponde alle esigenze, non lo Stato che è tecnicamente un Monopolio nei public goods.
    Ripeto, essere libertario non significa essere un pacifista e stop. I libertari perseguono la pace (cosa che gli Stati, per la loro natura violenta, non possono).
    Esistono guerre giuste quando sono difensive e basate su volontaria partecipazione.

  7. Claudio on settembre 30, 2013 at 23:54

    Nei miei commenti non mi pare di avere definito cosa sia “essere libertari”. Io penso che una definizione debba essere rispettata, altrimenti usiamo le parole a casaccio. Mi pare che la definizione di libertario sia ampia e comprenda la visione del minarchico fino a quella dell’anarcocapitalista, e varianti sul tema. E di nuovo le definizioni non sono opinabili: il minarchico ammette lo Stato come entità limitata, l’anarcocapitalista non ammette lo Stato, entrambi comunque condividono di affidarsi al libero mercato.
    Occorre anche dire che i “public goods” sono una cosa aleatoria: in US significano una cosa ben diversa da quello che significano in Italia. In termini estremi gli anarcocapitalisti radicali pensano che non dovrebbero esistere stati nel mondo quindi confini, da cui la libertà di movimento e insediamento, dove la proprietà privata per le risorse naturali è limitata ai casi in cui è stata lavorata (e non abbandonata) da un umano.

    Ebbene, io ho una concezione speciale in cui penso che il mondo senza Stati e confini sia bellissimo ma impossibile da attuare, quanto meno perché ci sono persone che preferiscono adottare (o sono costrette in) uno scenario tutt’altro che liberale, perciò attuare in modo asimmetrico un sistema anarchico senza Stato rende incapaci di assicurare lo spazio giurisdizionale anarchico che si desiderava a causa della prevedibile espansione di Stati vicini.
    Cosa farebbe lo Stato per contrasto? Esso avrebbe la funzione di rappresentanza nei confronti di altri Stati e di difesa dagli stessi.
    E’ vero, gli Stati per loro natura sono violenti, perché instaurano barriere e minacciano per assicurare la difesa dei confini.
    In un mondo anarchico ci si dovrebbe rivolgere ad organizzazioni private per la difesa e per la rappresentanza, e alla fine si avrebbe la stessa cosa di uno Stato, giacché gli stati moderni sono sorti proprio sulla base di meccanismi simili, dove un signore capace di assicurare la sicurezza di un territorio con i suoi mercenari diventava di fatto il principe e poi il sovrano. Dunque?

    Io preferisco la soluzione base dove lo Stato è una organizzazione approvata da persone che vi si riconoscono e si associano liberamente, tale Stato assicura il giudizio del rispetto delle condizioni di associazione e della non-aggressione tra membri di tale associazione (che potremo chiamare cittadini), di difesa del territorio a tutela dell’applicabilità di tale giurisdizione in separazione dalle giurisdizioni confinanti, e della rappresentanza dei cittadini associati nelle sedi internazionali e di altri Stati.
    All’interno di questo involucro può benissimo funzionare un sistema anarcocapitalista.

  8. Claudio on ottobre 1, 2013 at 00:06

    (continuo il commento, ho inviato per sbaglio)

    L’organizzazione di questo Stato dovrebbe essere formata da rappresentanti che devono rispondere ai cittadini, i quali possono revocarli in ogni momento. Sono in pratica dei professionisti della politica, pagati per fare il loro mestiere da chi li incarica.
    Lo stesso vale per la giustizia e la rappresentanza internazionale.
    Mi fermo qui perché altrimenti introduco un discorso troppo lontano dal tema in discussione e peraltro di un sistema ideale che immagino io, applicabile forse solo ad una nuova entità statuale che dovesse crearsi …insomma utopia.

  9. Violator on ottobre 1, 2013 at 07:37

    claudio rispetto la tua visione di uno stato minimo, ma da anarco capitalista non la condivido perche’ ritrovo in essa il germe che giustifica il monopolio.
    l’idea di sicurezza collettiva, da un punto di vista logico, e’ un mito. Da un punto di vista anarco capitalista puro, la difesa ha natura microeconomica e non macroeconomica difettando la nozione di “bene” nel caso della difesa pubblica.
    se ci sono confini da difendere, sono solo confini di proprieta’ privata per me.
    Vorrei farti una domanda..mi incuriosisce il tuo discorso. Questi professionisti della politica, come vengono remunerati? da chi? sono in regime di concorrenze una volta nominati?

  10. Claudio on ottobre 1, 2013 at 20:42

    E’ una idea che ho io quella dei “professionisti della politica” (che sembra assurda visto l’omonima definizione data agli attuali politici incollati alle seggiole). Sono pagati da chi è interessato a essere rappresentato nelle sedi in cui le decisioni sono prese per forza di cose in forma centralizzata per tutta la (o tutte le) Comunità. Anche questa idea (delle Comunità) apparirà vagamente poco ortodossa all’idea libertaria, ma invero si tratta di comunità di persone che liberamente decidono di aggregarsi.
    Si, sono in concorrenza ovviamente, essendo dei professionisti. Chiunque potrà svolgere questa attività. E’ come fare i rappresentanti commerciali o gli avvocati.
    Ovviamente uno non può agire se non rappresenta un numero minimo di persone, perciò chi finisce sotto la soglia minima è fuori oppure cerca di essere più competitivo.
    Quando parlo di decisioni prese per forza in forma centralizzata intendo esclusivamente le misure che per natura tecnica non è possibile o ragionevolmente praticabile attuare in modo locale o personale, quindi sono escluse materie come scuole, strade e infrastrutture locali, polizia, per citarne alcune. In pratica possono essere materia competente solo infrastrutture intercomunitarie* (ovvero tra diverse Comunità) e extracomunitarie* (ovvero che riguardano tutte le Comunità come Stato verso il resto del mondo).

    *l’accezione di comunitario qui no ha nulla a che vedere con la EU.

    Devo decidermi a redigere un documento completo su questa cosa, e poi pubblicarlo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Iscriviti per ricevere i nuovi post via email


 

Iscriviti alla newsletter!

Disclaimer

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 07.03.2001 L'Autore, inoltre, dichiara di non essere responsabile per i commenti inseriti nei post. Eventuali commenti dei lettori, lesivi dell'immagine o dell'onorabilità di persone terze non sono da attribuirsi all'Autore.