The State Delusion: Dieci miti ingenui a favore dello stato Parte I

settembre 30, 2013 17 Comments
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schiavi_raccolta_cotoneTempo fa, su questo sito, ho espresso l’idea che al movimento libertario serve un libro di successo e controverso che susciti dibattiti e interesse come  The God Delusion (it: L’illusione di Dio) di Richard Dawkins ha fatto per il New Atheism.

Che si sia d’accordo con le conclusioni di Dawkins o no il suo libro ha reso popolare e comprensibile all’ “uomo della strada” le posizioni di una corrente filosofica minoritaria e complessa, e ha suscitato un dibattito vivace anche da parte dei non esperti. Come l’ateismo organizzato anche il libertarismo ha un disperato bisogno di  uscire dalle aule polverose delle discussioni accademiche e di fare parlare di se’ anche fuori da Internet , nelle piazze e nei mercati, nei giornali e nelle televisioni.

Ora, come direbbero in Albione, “my writing skills aren’t up to par” (le mie capacità letterarie non sono sufficienti) per una tale impresa. Questo post  ha un obiettivo meno ambizioso e più alla portata delle mie doti: una lista di dieci “miti”  ingenui che vengono spesso usati come argomenti contro il libertarismo (ispirata alla lista di Dawkins dei “miti” contro l’ateismo) che tenterò di smontare in parole povere ed in breve nei miei commenti.

Il presupposto di questo post è che lo stato non è niente di speciale. In termini economici, lo Stato è semplicemente un monopolio imposto con la forza.

Lo Stato è  quindi una struttura che è  possibile analizzare in termini economici esattamente come ogni altra struttura sociale e  non è una creazione indipendente dal mercato e dalle leggi dell’economia.

Dato per scontato questo presupposto, è evidente che lo Stato non ha ricette magiche per creare denaro, posti di lavoro e prosperità dal nulla. Per finanziare i suoi progetti lo Stato necessita di entrate esattamente come qualsiasi altra struttura economica. Queste entrate arrivano principalmente da una fonte: il prelievo forzoso di denaro da chi produce ricchezza. In parole povere, le tasse.

La maggior parte dei sostenitori dello Stato riconosce questi presupposti, ma non ne accetta le logiche conseguenze e invece propone una serie di miti privi di valore. I miti più ingenui (come quelli nella lista che ci prepariamo ad esaminare) fanno appello alle emozioni forti e tentano di suscitare un rifiuto viscerale e acritico del libertarismo.

Secondo questi miti, lo Stato è necessario perché…

Mito numero 1: senza Stato ci sarebbe solo una guerra perpetua!

L’origine di questo mito è probabilmente antica quanto lo Stato stesso, ma la versione più famosa di questa affermazione è il motto latino della “bellum omnium contra omnes” (la guerra di tutti contro tutti) formulato da Thomas Hobbes nel suo trattato The Leviathan (it: Il Leviatano).

Decine di pensatori molto più capaci di me hanno affrontato questo mito nelle sue implicazioni logiche. Ma anche senza discutere troppo di teoria morale, i dati che abbiamo a disposizione ci dicono che questo mito è semplicemente falso. 

Nel corso della storia sono esistite decine e decine di società che sono sopravvissute per secoli senza una struttura statale che le controllasse. Un esempio è l’Islanda medievale, dove non esisteva un potere centrale o periferico e le decisioni erano prese dalle assemblee delle famiglie. Altri esempi sono innumerevoli: centinaia e centinaia di culture prive di Stati centralizzati e di sistemi di tassazione hanno prosperato in Africa e in America prima delle invasioni coloniali. Non tutte le culture non europee erano prive di stato, ma il semplice fatto che alcune di esse lo erano e sono sopravvissute per secoli senza collassare in orge di violenza invalida il mito della guerra universale di Hobbes.

La struttura dello Stato non è connaturata alla natura umana, ma ha una storia precisa. Come ho già puntualizzato nel mio post su Stato e autorità lo Stato come lo intendiamo oggi (ovvero come un sistema di potere impersonale,  libero dai contratti e sovrano su un preciso territorio) è nato durante il Rinascimento.

E se ci si pensa bene, anche le strutture di potere precedenti (monarchia, oligarchia, democrazia diretta assembleare all’ateniese) non sono esistite dalle origini dell’Homo Sapiens, ma sono nate dopo la fondazione delle prime città, nel 6000 a.C. circa. Homo Sapiens dotati di capacità intellettive ed emotive uguali alle nostre sono sopravvissuti per millenni senza Stati, grazie a delle gerarchie informali. 

Del resto se si guarda alla storia le stragi più orribili che il genere umano abbia commesso sono sempre frutto di stati autoritari (Germania nazista, paesi comunisti, dittature sudamericane). Le violenze dei privati, persino i serial killer più feroci,  non raggiungono mai gli estremi che l’autorità statale impiega per liberarsi dei suoi nemici.

Mito numero 2: lo Stato è l’unica fonte delle leggi e l’unico strumento per farle applicare!

Le sorgenti del diritto non sono gli Stati, ma le tradizioni culturali e religiose delle varie comunità, che a loro volta si basano sugli istinti morali e sociali che l’evoluzione ha selezionato e trasmesso nella nostra specie.

Inoltre, come spiega chiaramente David Friedman nel suo libro “The Machinery of Freedom” (it: L’ingranaggio della libertà) la formulazione e l’applicazione delle leggi sono attività umane che non hanno nulla di speciale e possono essere svolte da imprese private esattamente come ogni altra attività umana. Alla base del funzionamento dei tribunali privati c’è semplicemente il principio di fiducia in una parte terza rispetto a chi vi si rivolge. Questa parte terza può essere chiunque: pensiamo, per fare un esempio banale, a un amico che si improvvisa arbitro in una partita di calcio informale. L’amico non ha poteri speciali e non ha bisogno di nulla che della fiducia dei giocatori, eppure sorveglia il rispetto delle regole.

I tribunali privati, inoltre, sono esisti per secoli prima degli Stati moderni e esistono tuttora in molte parti della terra. I dati che abbiamo a disposizione sembrano dirci che i tribunali funzionano in maniera molto più efficiente quando sono  privati (si veda, per esempio, questo articolo: http://italia.panorama.it/I-tribunali-funzionano-quando-sono-privati).

Per quanto riguarda l’applicazione delle leggi, nessuno nega che una agenzia di sicurezza privata possa esistere e funzionare in maniera efficiente. Ne facciamo esperienza tutti i giorni, quando incrociamo il furgone blindato di una banca. In una società senza stato il mercato delle agenzie si sicurezza sarebbe semplice aperto alla concorrenza, con la fine del monopolio statale della forza. Chi non vorrebbe pagare per la sicurezza potrebbe anche difendersi da solo.

Mito numero 3: senza Stato i ricchi sarebbero padroni del mondo e i poveri verrebbero lasciati a morire di fame!

Questo mito può far sorridere chiunque si renda conto che già oggi i ricchi dominano il mondo proprio grazie ai loro “amici” all’interno degli apparati statali, ma numerosi gruppi socialisti o presunti tali amano ripeterlo come un mantra.

Il sistema che permette a  chi ha gli “agganci giusti” di eliminare la concorrenza o ricevere contributi statali e privilegi a scapito di chi invece  si chiama crony capitalism (http://en.wikipedia.org/wiki/Crony_capitalism) e potremmo tradurlo con “capitalismo clientelare”. In Italia lo conosciamo con altri nomi:  a seconda delle parti coinvolte, “furbetti del quartierino” “coop rosse” o “Tangentopoli”.

Ma anche la seconda parte del mito è falsa.  Le fondazioni  e le charities private sovvenzionate dagli uomini più ricchi del mondo (come la Gates Foundation,  creatura del tanto vituperato Bill Gates e della moglie Melinda: http://www.gatesfoundation.org/) hanno fatto molto di più per i poveri di quanto gli aiuti estorti grazie alla tasse potranno mai fare, per la semplice ragione che le donazioni volontarie affrontano problemi precisi e una generica “povertà”. Queste associazioni promuovono e valorizzano degli atteggiamenti positivi nelle parti disagiate della terra (ad esempio dei miglioramenti tecnologici o sociali) invece di semplicemente distribuire degli aiuti statali “a pioggia” (che spesso finiscono nelle tasche di qualche impiegato statale e dei suoi amici).

Numerosi dati dimostrano che lungi dal risolvere i problemi dei poveri lo Stato crea povertà  (Fabristol ne ha scritto in maniera molto convincente in questo articolo: http://libertarianation.org/2013/04/03/dipendere-dal-welfare-dello-stato-crea-solo-altra-poverta/).

Mito numero 4: lo Stato difende le categorie deboli!

Questo mito è molto popolare fra le minoranze sociali e culturali degli stati “democratici” (ad esempio gli omosessuali, gli afro-americani e gli atei) e si  basa su alcune conquiste che un libertario può apprezzare, come i risultati dei movimenti per i diritti civili.

La realtà storica, tuttavia, ci dice che gli stati sono stati per molto tempo la fonte delle oppressioni nei confronti delle minoranze. Le conquiste sociali delle minoranze sono state spesso ottenute da chi ha lottato contro l’oppressione degli Stati e delle leggi illiberali.

Anche nelle occasione in cui gli stati hanno eliminato delle pratiche illiberali (come la schiavitù dei neri negli USA) questo è successo perché altri stati garantivano queste pratiche a livello legale. Il nemico della libertà era sempre uno stato, la Georgia piuttosto che l’Alabama o la North Carolina.

Gli Stati democratici moderni, inoltre, usano le minoranze per un perverso gioco delle parti. Grazie alla propaganda “progressista” le libertà non sono più viste come parte dell‘individuo in sé e per sé, indipendentemente dal suo orientamento sessuale, dalle sue origini etniche o dalle sue opinioni religiose, ma come gentili concessioni dello Stato a delle categorie oppresse.

La concessione di  privilegi che nessuno dovrebbe avere (come la “quote etniche” o le “quote rosa”, che riducono una persona a un espressione di un gruppo) non risolve i problemi di chi fa parte di una minoranza, ma crea delle caste di privilegiati che ottengono posti pubblici o occasioni accademiche non grazie ai propri sforzi, ma in quanto membri di una categoria. Queste persone aumentano i pregiudizi nei confronti delle categorie marginali e incentivano il razzismo o il sessismo dandogli delle basi economiche (il classico, mantra  “gli X ci rubano il lavoro!”), esattamente il contrario di quanto chi fa parte di una categoria minoritaria si augura!

Occorre smettere di classificare gli esseri umani all’interno di etichette utili solo agli ingegneri sociali e giudicarci in quanto individui.

Mito numero 5: al giorno d’oggi non esistono società libertarie! Quindi non esisteranno mai! 

Le persone dotate di un certo intelletto, che siano libertarie o meno, non dovrebbero mai credere a questo mito. Utilizzando la stessa logica,  un individuo vissuto nel Seicento avrebbe potuto “dimostrare” che una società senza schiavi era impossibile. Dopotutto la schiavitù era sempre esistita e tutti la trovavano “normale”.

La storia dimostra  che le società cambiano nel tempo, anche in maniera radicale. Giulio Cesare si vantava di crimini per cui oggi condanniamo Hitler o Stalin. Fino a trenta anni fa gli omosessuali erano visti come dei malati mentali, quando non addirittura dei criminali.

I libertari vogliamo dare più visibilità alle loro idee proprio nella speranza che si formi la “massa critica” necessaria a cambiare questa società.

(La prima parte finisce qui. Per la prossima parte ci vediamo fra qualche giorno, stesso sito, stessa firma. Non tiratemi troppi pomodori marci o, se volete, tiratemeli maturi e vi ringrazierò per il regalo).

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17 Comments » 17 Responses to The State Delusion: Dieci miti ingenui a favore dello stato Parte I

  1. cachorroquente on settembre 30, 2013 at 15:44

    Sinceramente alcune di queste argomentazioni sono piuttosto deboli. Io sinceramente sono più facilmente convinto della bontà quanto meno di alcune posizioni libertarie se mi si dice: “Lo stato ha svolto alcune importanti funzioni, ma non è essenziale” che non se mi si prova a vendere la teoria molto difficilmente digeribile che lo stato sia un accidente storico nel corso di millenni di pacifica coesistenza libertaria. La verità è che al di fuori dell’esempio islandese le società meno organizzate (cioè quelle di cacciatori e raccoglitori) sono anche, statisticamente, le più violente. Lo stato è uno strumento per risolvere i conflitti; può non essere l’unico nè il migliore ma il suo successo ubiquo e continuativo non può essere accantonato con un’alzata di spalle.

  2. William on settembre 30, 2013 at 15:51

    @Kirbmarc

    Complimenti ottimo post.

    Un fatto che si sarebbe potuto usare per contraddire il mito 3 è quando Henry Ford, nel 1914, raddoppiò la paga dei suoi dipendenti a $5 a giornata di 8 ore (senza il coinvolgimento dei sindacati) con la teoria che fosse buono per la ditta che i propri dipendenti si potessero permettere i prodotti che producevano.

    I proponenti del mito 3 dimenticano che ricchi diventano tali vendendo i loro prodotti ad altri, se questi muoiono di fame chi la compra la merce dei ricchi quindi è nel interesse dei ricchi chi tutti siano abbienti.

  3. Violator on settembre 30, 2013 at 17:24

    cachorroquente,
    prima di attribuire meriti improbabili allo Stato bisognebbe provarlo. Nel senso, lo Stato, specie social democratico, nel corso tempo si e’mostrato realmente strumento risolutore? oppure garanzia permanete di conflitti sociali?

    Lo stato, quale monopolio territoriale di legislazione e di risoluzione di conflitti (inclusi quelli che lo vedono coinvolto!) HA BISOGNO di conflitti prima di risolverli, crea le condizioni affinche’ ci sia il conflitto. E’ la logica che un qualsiasi monopolista avrebbe ed adotterebbe. Dovremmo renderci conto che la stessa legislazione statale ormai genera costantemente conflitti sociali, che sono il pane quitidiano del nostro caro Monopolista..

  4. Violator on settembre 30, 2013 at 17:29

    …senza considerare poi che per legiferare e risolvere i conflitti (compresi i suoi con il cittadino) lo stato TASSA unilaterlmante e discrezionalmente i destinatari di questo meravisglioso servizio.

    E’ assente un contratto tra lo stato monopolista ed il cittadino. Questo dovrebbe essere autoevidente ma…..ci raccontiamo la favolad el contratto sociale!

  5. Kirbmarc on settembre 30, 2013 at 18:20

    Grazie a tutti per avere letto e commentato.

    @cachorroquente:

    “lo stato sia un accidente storico nel corso di millenni di pacifica coesistenza libertaria.”

    Probabilmente mi sono espresso male nel post, ma non credo che lo stato naturale dell’essere umano sia il libertarismo. Nelle societa’ tradizionali probabilmente il problema dello stato e degli individui nemmeno si pone (ci sono altre cose da fare, per esempio procurarsi cibo e acqua). Semplicemente volevo fare notare come gli esseri umani sono sopravvissuti per molto tempo senza Stato e senza una guerra perpetua.

    Il mito hobbesiano dice che lo stato e’ essenziale come freno a una guerra perenne, e senza stato gli esseri umani finirebbero per estinguersi. La mia risposta e’ che Hobbes non poteva saperlo, ma esseri umani simili a noi sono vissuti per millenni senza stato.

  6. cachorroquente on ottobre 1, 2013 at 14:52

    L’umanità non si auto-estingue senza stato, ma le società meno articolate conosciute dall’etnologia e dall’archeologia sono statisticamente le più violente, e per più violente intendo che il tasso di morte violenza è a due cifre.

    Attenti, non sto confondento post hoc con propter hoc, però facciamo un altro passo indietro. A un certo punto, in diverse zone, diverse epoche e con diverse modalità quasi tutte le comunità umane hanno fatto loro il modello statale, in alcuni casi per coercizione, in molti altri per imitazione. Il libertarismo può proporsi come un modello per superare lo stato, ma questo non rende più digeribile la teoria per cui lo stato è inutile o ancora peggio è sempre stato inutile.

  7. Fabristol on ottobre 1, 2013 at 15:09

    cachorro anche lo schiavismo e il sacrificio umano rituale sono esistiti indiverse epoche e zone. oserei dire che sono pratiche connaturate nella natura umana ma fortunatamente ce le siamo lasciate alle spalle. quello che voglio dire è che non importa quanto sia naturale una struttura o un comportamento sociale. la sua naturalezza non la rende automaticamente moralmente lecita. e così credo che dobbiamo lasciar perdere gli argomenti ad naturam e focalizzarci più sull’aspetto razionale ed etico. sinceramente trovo anch’io un po’ deboli gli argomenti libertari che si basano su esempi storici, compreso il medioevo. dovremmo focalaizzarci sul futuro, non sul passato. quello che proponiamo non è mai esistito e credo che solo oggi con le nuove tecnologie e esperienze odierne si possa creare quello che abbiamo in mente. tornando sul parallelo del movimento ateo, gli atei hanno dovuto creare la loro nicchia dal nulla. non avevano nesssun esempio dal passato e ciò che hanno raggiunto negli ultimi anni sarebbe stato impensabile anche 10 anni fa.

  8. Violator on ottobre 1, 2013 at 17:33

    @fabristol
    Un modello a cui puntare oggi e’ senza dubbio quello delle gated communities.

  9. Vaaal on ottobre 1, 2013 at 21:34

    The God Delusion libertario esiste, e si chiama The Problem of Political Authority di Huemer. Non posso fare nient’altro che consigliarlo.

    Ovviamente non ha avuto il successo che merita nel grande pubblico, ed e’ un peccato. Ha tutte le carte in tavola per averlo.

  10. Vaaal on ottobre 1, 2013 at 21:41

    *carte in regola.

  11. Fabristol on ottobre 2, 2013 at 19:12

    Vaal, mi cogli impreparato: non conoscevo questo testo. Mi fiondo a comprarlo!

  12. […] (Continuo in questo il mio elenco di miti contro il libertarismo e a favore dello stato, la prima parte la potete leggere qui) […]

  13. Vaaal on ottobre 3, 2013 at 08:49

    Fabristol, se non riesci a procurartelo io ho diverse versioni digitali.

  14. Vaaal on ottobre 3, 2013 at 08:49

    se sei interessato–> onepiece888@tin.it

  15. Luca on ottobre 3, 2013 at 09:51

    @Vaal e @Fabri io lo sto leggendo da un po’. lentamente

  16. Violator on ottobre 3, 2013 at 10:41

    Vaaal io sono interessato!

  17. William on ottobre 3, 2013 at 11:10

    L’ho trovato in versione digitale sia su Amazon.com (non .it dove c’è solo la versione cartacea) che su Kobo. Amazon è a più buon mercato.
    Chi volesse leggere l’introduzione in PDF: http://spot.colorado.edu/~huemer/Contents.pdf

    Grazie a Vaaal per l’indicazione!!!

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