Come i brevetti fermano l’innovazione: un caso della ricerca biomedica

ottobre 7, 2013 7 Comments
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600px-MultiPhotonExcitation-Fig10-doi10.1186slash1475-925X-5-36Abbiamo visto più volte come la proprietà intellettuale sia un freno all’innovazione artistica e di fatto consista soltanto nel garantire un monopolio ad un autore. Oggi invece vedremo come l’uso dei brevetti possa fermare l’innovazione tecnologica e in ultima analisi la ricerca scientifica come quella biomedica.

La microscopia confocale è stata una – relativamente recente – pietra miliare della ricerca biomedica. Grazie all’utilizzo di un laser è possibile eccitare delle proteine fluorescenti inserite in un tessuto biologico e catturare ciò che avviene in tempo reale dal punto di vista fisiologico. Il problema di questa tecnica è che permette di focalizzare solo su un piano definito e quindi non permette di comprendere cosa avviene sopra o sotto questo piano. In pratica non possiamo avere una immagine in 3D in tempo reale. Per fare questo dobbiamo fare Z-stacking, ovvero dobbiamo fare una scannerizzazione di un piano alla volta. Ma anche così non possiamo penetrare abbastanza a fondo a causa della potenza del laser. Fortunatamente è poi arrivato il sistema di microscopia multifotone che permette di penetrare con il laser in profondità e di catturare delle immagini in 3D in tempo reale.

Il sistema multifotone fu brevettato dalla Cornell University nel 1991 e poi fu commercializzato dalla Bio-Rad che utilizzò questo monopolio per ben 18 anni (il brevetto scadde nel novembre del 2009) con risultati non entusiasmanti. Infatti nonostante avesse avuto in mano una tecnologia innovativa e rivoluzionaria la Bio-Rad non la utilizzò appieno e nel frattempo smise addirittura di produrre il suo sistema prima del 2009. Nel frattempo i ricercatori non potevano stare con le mani in mano. La tecnologia permetteva cose mai viste prima ma c’era un monopolio di mezzo che aumentava i costi a dismisura. Non solo ma la tecnologia non fu mai migliorata e sviluppata a causa della miopia o dell’incapacità di chi aveva il monopolio. L’unica scelta era quella di farsi un sistema fai da te con perdite di tempo enormi e risultati non eccellenti.multiphotonintrofigure6

Nel frattempo le più grandi compagnie di microscopia aspettavano la data del 2009 per poter entrare nel mercato “libero” del multifotone. Inutile dirlo dopo il 2009 ci fu un boom del mercato multifotone con tutte le più grandi compagnie di microscopia che hanno incominciato a produrre strumenti con questa tecnologia. Non solo ma nuove compagnie si sono affacciate sul mercato abbattendo i costi anche di due-tre volte tanto rispetto a prima. Grazie a questo Rinascimento nell’imaging nuove tecnologie si sono succedute come lo scanner a risonanza e fotomoltiplicatori più sensibili e ogni anno l’industria avanza a velocità elevatissime.

Ma il danno fu fatto: 20 anni di ritardo nella ricerca scientifica e nel progresso tecnologico nei tempi moderni sono come 2000 anni di progresso tecnologico dei tempi antichi. Senza quel brevetto nel 1991 avremmo oggi nel 2013 decine di compagnie nel settore, prezzi abbattuti e migliaia di pubblicazioni in più. Forse i burocrati non si rendono conto delle conseguenze disastrose che un semplice foglio come il brevetto può fare contro l’umanità. Malattie come Alzheimer o Parkinson o nuove branche della scienza come la medicina rigenerativa avrebbero potuto essere comprese meglio in questi 20 anni. Nuovi farmaci sarebbero potuti essere introdotti (per poi essere brevettati anche questi ultimi purtroppo e rallentare ancor di più il progresso scientifico!) per combattere queste malattie, i costi della ricerca scientifica e della sanità sarebbero stati abbattuti, nuovi posti di lavoro sarebbero stati creati, nuove tecnologie sarebbero potute essere sviluppate.

E tutto questo solo a causa di un brevetto del 1991. Pensate a quanto il progresso scientifico e tecnologico e artistico e culturale sia ogni giorno minato alla base a causa della proprietà intellettuale. Se siamo shockati dalla velocità con cui la tecnologia sta facendo passi da gigante oggi pensate a come sarebbe senza l’intervento dello Stato: un Rinascimento epocale, un salto nel futuro di centinaia di anni. If only…

7 Comments » 7 Responses to Come i brevetti fermano l’innovazione: un caso della ricerca biomedica

  1. Ivo Silvestro on ottobre 7, 2013 at 07:46

    Caso interessante.
    Non è tuttavia chiaro se davvero c’è stato un ritardo nella ricerca scientifica, dal momento che, mi sembra di capire, le altre aziende hanno comunque sviluppato le loro soluzioni durante il monopolio, non potendole ovviamente commercializzare prima della scadenza.
    Nella disponibilità ai pazienti il ritardo c’è stato, e già questo sarebbe sufficiente ad avere forti perplessità sulla liceità morale dei brevetti…
    Ah, mi sa che c’è un piccolo errore: o c’è un modo strano di fare le percentuali, o “abbattere i costi anche del 200-300%” significa che se prima realizzarlo costava 100, adesso costa meno -200!

  2. Fabristol on ottobre 7, 2013 at 22:25

    “Non è tuttavia chiaro se davvero c’è stato un ritardo nella ricerca scientifica, dal momento che, mi sembra di capire, le altre aziende hanno comunque sviluppato le loro soluzioni durante il monopolio, non potendole ovviamente commercializzare prima della scadenza.”

    E’ chiaro ma fino a quando non hai un prodotto da far testare ai ricercatori non potrai mai sapere se funziona oppure no, quali problemi avrà e come risolverli. Prima che uno strumento possa essere perfettamente funaionzante ci sono prototipi, beta-tester ecc.

    “Ah, mi sa che c’è un piccolo errore: o c’è un modo strano di fare le percentuali, o “abbattere i costi anche del 200-300%” significa che se prima realizzarlo costava 100, adesso costa meno -200!”

    Oops scusa! ora correggo. 😉

  3. Ivo Silvestro on ottobre 8, 2013 at 17:14

    Prima che uno strumento possa essere perfettamente funzionante ci sono prototipi, beta-tester ecc.
    I prototipi penso li abbiano costruiti lo stesso, ma certo senza poterli distribuire i test non sono completi: è forse esagerato parlare di 20 anni di ritardo ma effettivamente c’è stato un rallentamento della ricerca (oltre all’indubbio danno per i pazienti, come da mio commento precedente).

  4. Antonello Barmina on ottobre 8, 2013 at 18:28

    Per quale motivo un libertario, intransigente difensore della proprietà, dovrebbe fare un’eccezione per la proprietà intellettuale?

  5. Luigi on ottobre 8, 2013 at 19:57

    Antonello, perché la difesa della proprietà non è aprioristica e dogmatica, ma basata su ragionamenti razionali.
    Nel caso della “proprietà” intellettuale, essa è illegittima.
    Le idee non sono beni rivali, né esclusivi. Sono, forse, uno dei pochi esempi realmente esistenti di bene comune.
    Il fatto che io conosca il teorema di Pitagora non impedisce a te di conoscerlo, né posso impedirti, se ne hai le capacità, di riscoprirlo.
    Le idee, fortunatamente, non sono un bene scarso ( economicamente).

  6. Antonello Barmina on ottobre 8, 2013 at 21:08

    Per Luigi
    Poniamo che tu, investendo del denaro, delle energie intellettuali e del tempo, faccia delle scoperte scientifiche nell’ambito delle microtecnologie; poniamo anche che queste scoperte abbiano una significatica ricaduta pratica e dei vantaggi per chi le utilizzi. Hai creato qualcosa che è tuo finchè non decidi di alienarlo. Grazie al tuo lavoro c’è la possibilità di avere, faccio un esempio a caso, automobili più sicure e quindi maggiormente appetibili sul mercato. Mi pare che urti contro la sensibilità, non solo libertaria, l’idea che qualcuno possa trarre vantaggio senza pagare un corrispettivo dai frutti del tuo lavoro.

  7. Luigi on ottobre 8, 2013 at 22:33

    Ma, infatti, Antonello io reputo lecito che questa persona non divulghi le sue scoperte. Fino a che nessun altro ripercorrerà i suoi stessi passi, riscoprendo le stesse cose, questa persona potrà usufruirne e godere di tutti i vantaggi che la sua scoperta gli concede. Ma nel momento in cui un’altra persona riuscisse a ri-scoprire le stesse cose, ritieni che sarebbe giusto impedirle di sfruttarle?
    Io no. Al contrario, ritengo che sarebbe sommamente ingiusto impedire a te di trarre vantaggio da ciò che conosci perché qualcun altro rivendica la primogenitura di un pensiero.

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