Come lo Stato distrugge il progresso tecnologico

dicembre 16, 2013 3 Comments
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558085_10153582846890713_1953556724_nCi sono una marea di esempi di come lo Stato mini alla radice il progresso tecnologico e scientifico: basti pensare ai brevetti, all’IVA che università, istituti di ricerca pubblici e privati devono pagare su qualsiasi materiale di consumo o strumentazione, tassando certe tecnologie o limitandone l’uso ecc. Ma oggi vorrei soffermarmi sulle leggi “progressicide” che il nostro amato parlamento ha votato recentemente. Ecco una sfilza di esempi freschi freschi:

1) l’onorevole Boccia si è fatto promotore della cosiddetta webtax, una tassa che colpisce i giganti del web come Google, Amazon, Facebook, ebay che pagano le loro tasse in Irlanda o in Lussemburgo. La pazzia di questa legge è che è, ironia della sorte, illegale. Infatti è contraria al diritto europeo in materia fiscale. Se ogni parlamento europeo votasse questa legge le compagnie dovrebbero pagare le tasse in tutti gli stati! Ma l’importante è fare cassa ora e poi… chissenefrega se l’Italia verrà punita con l’ennesima infrazione a livello europeo e dovrà sborsare più di quello che avrà guadagnato dalla nuova tassa? Et voilà, la democrazia al suo massimo splendore: arraffa più che puoi ora tanto nessuno ne pagherà le conseguenza poi.

2) anche l’AGCOM ci mette la sua:

Il 12 dicembre, l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni ha varato la sua personalissima nuova legg(ina) sulla tutela del diritto d’autore online, attribuendosi – in un’inedita sintesi dei tre poteri dello Stato (legislativo, esecutivo e giudiziario, ndr) – il potere di vita o di morte su qualsiasi genere di contenuto pubblicato online e ripromettendosi di esercitarlo nell’ambito di procedimenti sommari da codice militare di guerra e previo sostanziale esautoramento dei Giudici che, sino ad oggi, si sono occupati di far rispettare le leggi in materia online come offline.

L’Autorità potrà anche ordinare ai nostri Internet services provider di dirottare il traffico diretto verso talune piattaforme, contribuendo così – se la web tax non bastasse – all’ulteriore isolamento telematico del nostro Paese. Altro che Internet nuova agorà e piazza pubblica telematica: chiunque potrà ottenere la rimozione della nostra “parola in digitale” in una manciata di ore, semplicemente scrivendo all’Agcom e sostenendo – a torto o a ragione – che stiamo usando un sottofondo musicale che gli appartiene.

3) e ciliegina sulla torta la SIAE che dopo essersi preso una sorta di potere semi-giudiziario/esecutivo (pensate agli agenti in borghese che vanno in giro per negozi o feste private a denunciare i malcapitati) ora si prende pure quello legislativo. Una bella tassa sui tablet e gli smartphone è infatti in arrivo, fresca fresca e scritta dalla SIAE. Non c’è niente da fare: appena arriva una nuova tecnologia lo Stato fa di tutto per limitarne la sua diffusione o perfezionamento con tasse ad hoc.

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3 Comments » 3 Responses to Come lo Stato distrugge il progresso tecnologico

  1. violator on dicembre 16, 2013 at 08:06

    Sto cercando di fare il podio dei tre provvedimenti, ma non mi riesce.

    E poi mi vengono a dire che non è dolo…

    Vediamo che succede mercoledi in capitale, fosse la volta buona che entrano in parlamento..

    Ciao

  2. astrolabio on dicembre 16, 2013 at 17:32

    quella dell’agcom è palesemente incostituzionale, roba da denuncia. sul fatto che la siae si palesa alle feste private, basta dire all’agente di tornare con un mandato del giudice, se non lo fa e entra uguale e magari la festa è in un domicilio il codice penale ci va giù pesante.

  3. William on dicembre 17, 2013 at 11:14

    I nostri “amministratori” non perdono mai l’occasione per sparare il paese nelle palle se pensano di riuscire ad arraffare qualche soldo per pagarsi gli stipendi.

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