Liberali e non

dicembre 20, 2013 12 Comments
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Liberali e nonSarò stato sfortunato io ma la mia esperienza con la scuola italiana è stata disastrosa. In particolare al liceo scientifico i professori sembravano avere come fine ultimo l’esaltazione dello statalismo e di tutto quello che ne consegue. Il mantra del mio spocchiosissimo e barbuto professore di storia e filosofia (un cliché ambulante) era sempre e solo uno: il mercato lasciato da solo è portato al fallimento. Fortunatamente, come diceva quello famoso, non ho mai lasciato che la scuola interferisse con la mia istruzione.

Tuttavia, come è normale che sia di conseguenza, mi son portato dietro molte vergognose lacune,. Lacune che da allora provo a colmare, sperando che la scuola svizzera che mio figlio tra qualche anno frequenterà sia almeno un pochino migliore dell’indottrinatificio italiano. Liberali e non. Percorsi di storia del pensiero politico di Carlo Lottieri è un magnifico volume che colma molti buchi, un libro scolastico nell’accezione più bella e positiva; un gran bel libro utile.

La struttura del libro è molto interessante: vengono presentati due pensatori dello stesso periodo per ogni capitolo; uno, appunto, liberale e uno non. Lo stile della scrittura non è pedante e si legge con molto piacere. Proseguendo nei capitoli (tra i vari Locke e Hobbes, Montesquieu e Rousseau, Jefferson e Hamilton, Cattaneo e Mazzini, Leoni e Schmitt) ci si addentra nei secoli del pensiero liberale e dei suoi antagonisti e si comprende come la fiaccola della libertà, di quell’idea di libertà che non vuole essere sottomessa al Leviatano, sia tenacemente presente nel corso della storia. Fiaccola che in certi periodi brilla di più e in certi sembra quasi spenta dal senso comune che vuole lo stato elevarsi nei confronti dei piccoli interessi individuali.

La sensazione che ne ho tratto io leggendo questo libro è che, in fin dei conti, c’è ancora speranza. Le idee di meno stato e più libertà e responsabilità individuale saranno anche minoritarie, insignificanti e dileggiate ma resistono. Semi che nei secoli hanno dato parecchi frutti e che all’occorrenza possono sempre restare in forma di semi in attesa di tempi migliori. La storia del pensiero liberale è un po’ la storia di un residuo nockiano che di tanto in tanto ha successo.

Un bel libro, magari da regalare per questo natale. Unica nota negativa: non c’è la versione digitale.

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12 Comments » 12 Responses to Liberali e non

  1. CARLO BUTTI on dicembre 20, 2013 at 21:07

    Sì, ma che stonatura grammaticale il titolo: LIBERALI E NON, con quella negazione sospesa per aria. In buon italiano si dice LIBERALI E NO, a dispetto di un brutto vezzo che da qualche tempo s’è diffuso nello stile giornalistico, notoriamente sciatto e sgangherato (“fila” per “file”, “saperi” per “discipline” e via di seguito). Il famoso romanzo di Elio Vittorini s’intitola, correttamente, “Uomini e no”. Quanto al Liceo Scientifico italico, in sé sarebbe anche una buona scuola; che poi, come tutti gli altri istituti nostrani, sia spesso governato da insegnanti ex sessantottini è un dato di fatto inconfutabile. Ne so qualcosa anch’io, che ci ho insegnato per anni (una volta una mamma mi disse: “Finalmente un insegnante liberale”;evidentemente ero una mosca bianca). Auguri per l’esperienza scolastica svizzera. Per quel poco che la conosco,la scuola elvetica non è gran che; se fosse meno ideologizzata della nostra, come probabilmente è, questo sarebbe di certo un punto a suo favore.

  2. ricco&spietato on dicembre 27, 2013 at 07:48

    mi chiedo spesso quanti fra quelli che si scagliano contro la scuola potrebbero permettersi uno o più precettori.

    (peccato per l’edizione digitale – un settantasettino barbutocanuto e malizioso potrebbe sospettare che l’autore e l’editore non si fidino poi troppo degli altri liberali, e non sarebbe bello)

  3. Fabristol on dicembre 28, 2013 at 23:25

    difficilissimo: 20 famiglie del quartiere x o dell’associazione y pagano una maestra/o 100 euro al mese a testa. scelgono loro l’insegnante in base ai loro valori e principi e perfino i tempi e le modalità migliori. i precettori sono per i baroni. per noi proletari ci basta l’esempio che ti ho fatto sopra.

  4. Fabristol on dicembre 28, 2013 at 23:26

    il fatto è che lo stato vi ha proprio tolto l’immaginazione

  5. ricco&spietato on dicembre 29, 2013 at 17:26

    …immagino (con la poca immaginazione che mi ha lasciato lo stato) che fino alla terza media ciò potrebbe bastare; pasolini, per dire, sostenne a suo tempo che una buona terza media è abbastanza per i figli degli operai.

    e poi? tutti in miniera o a servire ai tavoli?
    …o pensi di finanziare così anche i laboratori di meccanica chimica biologia informatica tlc…?

  6. Fabristol on dicembre 30, 2013 at 15:11

    cosa ci sarebbe di male a lavorare in miniera o a fare il cameriere? sono lavori come tutti gli altri e dignitosi. o devono farli solo gli extracomunitari mentre gli italiani si beano di una laurea che vale come la cartaculo in un mondo dove tutti son laureati?
    e poi perché se vale per le medie non può valere dopo? se una famiglia ha interesse ad istruire i propri figli lo fa con o senza lo stato.

  7. ricco&spietato on dicembre 31, 2013 at 15:56

    la tua idea di scuola è, diciamo, “singolare”; almeno quanto la tua idea di realtà.

    1) non c’è nulla di male nel fare il cameriere o il minatore; però così stai selezionando i camerieri e i minatori in base al censo delle loro famiglie.
    Non c’è nulla di male nemmeno in questo, ma è curioso che quando poi ti dicono che stai sognando il feudalesimo, ti offendi.

    2) non è che “valga” per le medie e poi no; è che fino alle medie non è impossibile trovare UN docente preparato che possa insegnare TUTTO il programma. Poi però trovare uno che possa insegnare in un liceo la matematica E la filosofia E la fisica E la biologia…
    boh. Ma magari la Svizzera pullula di PicoDePaperis, io non lo so.

    (ah… e quando parli di “venti famiglie”… che “scelgono in base alle loro”… e pagano 100 euro io ti invidio: è evidente che non sei mai stato a un’assemblea di condominio in vita tua; e buon per te)

  8. Fabristol on gennaio 3, 2014 at 13:00

    Sul punto 1:

    vivi ancora nell’800. Davvero pensi che un lavoro come il cameriere si basi sul censo? Forse in italia dove i ragazzi sono schizzinosi e vivono alle spalle dei genitori fino ai 40 anni. Qui in UK tutti gli studenti universitari fanno camerieri part time, proprio per pagarsi gli studi universitari. Io per esempio sto imparando un lavoro artigianale che un tempo sarebbe stato considerato umile nonostante sia arrivato al penultimo stadio della carriera universitaria. Un lavoro è un lavoro, dipende dal momento, luogo e dalle aspirazioni delle persone. non esistono lavori umili, esistono solo persone con pregiudizi classisti come te.
    2. Cosa c’entra l’assemblea condominiale con la scuola? In un condominio la maggior parte delle persone non ha alcun valore o caratteristica in comune. Nel caso dell’assunzione di un docente girerebbe tutto intorno alle associazioni preesistenti: esempio religiose, politiche o filosofiche. E comunque è il ministero a decidere il programma, quindi c’è poco da discutere.

  9. ricco&spietato on gennaio 3, 2014 at 18:58

    acc, mi lasci senza parole!
    un Ricercatore Universitario AL PENULTIMO STADIO che si degna di mischiarsi con i vil meccanici!
    …come il colonnello buendia che faceva i pescetti d’oro
    – come quell’imperatore d’austria che faceva l’orologiaio
    – come caligola che faceva il gladiatore
    – come il papa che un giovedi all’anno lava i piedi a una gruppetto di barboni
    – come quella regina che nonostante fosse circondata dalle brioches magari ogni tanto la scarpetta la faceva col pane
    …continuo?

    adesso mostrami tutti i figli di camerieri e di minatori che senza la scuola pubblica o senza una privata carità, legata comunque alla sottomissione, sono diventati ricercatori universitari all’ultimo stadio.
    tu, magari?

    ti do la mia definizione di “lavoro”, che in effetti – come hai ben indovinato – risale all’ottocento: “tutto ciò che si è costretti a fare è lavoro – tutto ciò che NON si è costretti a fare è divertimento” (a – poca – memoria da “le avventure di Tom Sawyer”, M. Twain)

    …quanto alle associazioni – che alla finfine, come sospettavo, tu immagini più che altro fra superstiziosi di varia natura – mi potrebbe anche stare bene, ma io poi lo devo sapere, se il mio ematologo ha studiato dai testimoni di geova o il mio nutrizionista dai vegani o il ginecologo di mia figlia al sacro cuore; patti chiari…!

  10. ricco&spietato on gennaio 3, 2014 at 19:01

    @ amministratore del sito: m’è partito un colpo, mi spiace – ne cancelli uno per favore – e due con questo – e se tutti e tre, amen :)

  11. Fabristol on gennaio 3, 2014 at 19:05

    Molto spiritoso. Oltre ad essere un classista sei pure un comico. Vedi sei tu che parli di classi, di mischiarsi, di vili meccanici, di principesse e papi e ti lamenti di un sistema che eliminerebbe tutte le classi sociali.
    Lasciamo perdere, fiato sprecato.

  12. ricco&spietato on gennaio 3, 2014 at 19:15

    si, è vero. è sarcasmo, hai presente?

    “fiato sprecato” mi sembra un’ottima risposta. esauriente, più che altro; grazie, ora è tutto chiaro :D

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