Contro l’immigrazione di massa

dicembre 30, 2013 6 Comments
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Masseneinwanderung

Il libertarismo presuppone la libertà/possibilità di discriminare. A noi libertari piacciano molto le città private perché sono comunità che si autoregolano e che si fondano su un contratto (questo sì vero!): vieni ad abitare qui se accetti determinate condizioni. In altre parole, le città private discriminano in entrata. Per esempio, a me di andare a vivere a Ave Maria non passa nemmeno per l’anticamera del cervello.

Allargando la prospettiva e passando dal privato al pubblico, è interessante secondo me ragionare su come si pongano i libertari sull’immigrazione/emigrazione a livello statale. Da quello che mi sembra di capire, tendenzialmente i libertari americani sono contrari a forme di controllo sull’immigrazione. Questo ha senso pensando alla vasta superficie degli USA e alla sua storia. In Europa invece le posizioni sono più diversificate; e anche questo ha senso pensando ai tendenzialmente piccoli territori europei e alle molte culture presenti. È assolutamente pacifico che normare l’immigrazione equivale a dare ancora più potere allo stato. Tuttavia dal mio punto di vista è lo stesso discorso dei matrimoni tra persone gay: l’ideale (per noi) sarebbe togliere i contratti matrimoniali dalle mani regolatrici dello stato, ma fino a quando questo non sarà possibile è doveroso (per me) estendere il contratto matrimoniale statale anche alle persone gay; altrimenti seguendo la stessa logica dovremmo lamentarci della fine della schiavitù che ha fatto entrare milioni di persone nel welfare statale. Le città private discriminano in entrata, io penso che dovrebbero farlo anche gli stati i cui cittadini sono favorevoli (così come avrebbero la possibilità di farlo tutti i territori privati se non esistessero più gli stati).

Il 9 Febbraio 2014 in Svizzera si voterà su un’iniziativa popolare dell’UDC (partito di destra di norma pro-mercato, dipende dai Cantoni) che vuole ritornare ai contingentamenti di immigrati anche per gli stranieri provenienti dalla UE (è già così per gli extra-UE). Dal 2007 la Svizzera fa parte dell’area Schengen (anche se non fa parte della UE) e in pratica da quella data per i cittadini UE è molto facile stabilirsi in Svizzera o lavorare come frontaliere. Una delle conseguenze è che mediamente il netto dell’immigrazione annuale è di 80’000 persone, che in un Paese territorialmente piccolo e di 8 milioni di abitanti non è poco. I contrari a questa iniziativa (curiosamente insieme i partiti di sinistra e la “confindustria” svizzera) dicono che in questo modo verrebbe danneggiata l’economia, gli iniziativisti ribattono che anche prima del 2007 con i contingentamenti attivi la Svizzera cresceva bene, che con questa iniziativa i profili alti (ingegneri, medici, imprenditori, etc etc) non avranno nessun problema a venire in Svizzera e che un grande afflusso di gente comporta svariati problemi come maggior inquinamento, maggior dispendio di soldi pubblici per l’aiuto sociale agli immigrati (un fatto), aumenti sempre più vistosi di affitti e costo delle case (altro fatto) e, non da ultimo, il pericolo di un cambio di mentalità.

Leggendo il PDF delle argomentazioni complete,  questo è l’aspetto che mi ha colpito di più. In pratica gli iniziativisti ci dicono: attenzione, guardate che tutti questi nuovi immigrati vengono da posti nei quali vigono lo statalismo e il centralismo più sfrenati e dove le persone si aspettano che lo stato provveda per loro.

L’eccessiva immigrazione mette in pericolo anche l’identità svizzera e la nostra coscienza di nazione per volontà (Willensnation). Questa identità è unica al mondo. Il nostro legame spirituale crea un patriottismo che non si orienta su una cultura o una lingua unitarie, bensì su una storia vissuta assieme e sulla consapevolezza politica del caso particolare Svizzera (Sonderfall Schweiz), che ha reso possibile questo Stato multiculturale e il suo ordinamento liberale. Noi siamo uniti dalla consapevolezza del “Sonderfall” con le sue colonne portanti indipendenza, federalismo, democrazia diretta, neutralità permanente e armata, e sussidiarietà. Cui si aggiungono valori e virtù quali una grande responsabilità individuale, la ricerca della qualità, la capacità di resistenza ma anche un marcato senso della comunità, che lega il più forte al più debole. Tutto ciò ha fatto della Svizzera quello che è oggi.

Ottantamila persone all’anno, ossia una nuova città di Lucerna ogni anno, possono nel lungo periodo modificare la cultura di indipendenza della Svizzera, ossia distruggere la Svizzera. I contingentamenti danneggerebbero l’economia? Mah, probabilmente nel breve termine sì, nel medio/lungo le cose si assesterebbero. Solo una frazione degli immigrati appartiene a profili lavorativi alti, la stragrande maggioranza è “forza lavoro semplice” pagata di meno rispetto agli svizzeri o agli stranieri già residenti. In caso di perdita di lavoro questi nuovi stranieri di norma restano in Svizzera e pesano sulla collettività, ecco perché la confindustria svizzera vede solo rose nella libera circolazione.

Una comunità in un territorio piccolo e con determinati valori (indipendenza, federalismo, democrazia diretta, neutralità permanente e armata, e sussidiarietà) che vuole preservarli. Nonostante tutto questo passi per forza di cose attraverso lo stato, non ci vedo niente di scandaloso nel discriminare all’entrata. Il fatto che io sia uno straniero già residente può farmi apparire come paraculo ma comunque non c’è problema: stando ai sondaggi questa iniziativa non passerà. Si vede che agli svizzeri la situazione attuale va bene.

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6 Comments » 6 Responses to Contro l’immigrazione di massa

  1. CARLO BUTTI on dicembre 30, 2013 at 13:00

    Senza immigrati in Svizzera nessuno va a pulir cessi o a fare il muratore. E in Italia lo stesso, a dispetto della crisi. Gli industriali non sono buonisti, fanno, com’è naturale, il loro interesse: qualcosa di simile capitò al tempo del famigerato Schwarzenbach, negli anni Sessanta del secolo scorso; fu merito loro se quel turpe plebiscito andò a picco grazie a una risicatissima maggioranza contraria. Il capitalismo sano è anti-discriminatorio per motivi squisitamente economici: nel Sud Africa dell’apartheid il mondo industriale, nel suo complesso, non vedeva di buon occhio la discriminazione. E non vedo che cosa ci si di libertario in un plebiscito che impedisce a un imprenditore di assumere chi vuole, svizzero purosangue taglian o africano che sia.

  2. Fabristol on dicembre 30, 2013 at 15:07

    non sono d’accordo e magari ci scrivo su un post-risposta. :-)

  3. Ivo Silvestro on dicembre 30, 2013 at 19:12

    “Una comunità in un territorio piccolo e con determinati valori (indipendenza, federalismo, democrazia diretta, neutralità permanente e armata, e sussidiarietà) che vuole preservarli. Nonostante tutto questo passi per forza di cose attraverso lo stato, non ci vedo niente di scandaloso nel discriminare all’entrata”.

    Luca, mi stai dicendo che per un libertario va bene che Tizio possa vendere un terreno allo straniero Caio solo dopo aver avuto l’autorizzazione della comunità?

  4. Luca on dicembre 30, 2013 at 19:48

    @Ivo (ma anche Fabri e Carlo): in questo post mi sono mosso nel campo grigio del compromesso. Ho trattato la Svizzera paragonandola a una città privata (8 milioni di abitanti, meno di New York o Tokyo). Nel mio mondo ideale non esiste il concetto di “pubblico” ma tutti i servizi sono forniti da soggetti privati territoriali e non territoriali. Muovendomi nel campo del compromesso ho ragionato sul fatto se sia una soluzione accettabile porre dei limiti all’immigrazione in Svizzera o no, io penso di sì, Fabri mi dimostrerà che non è così :)

  5. Violator on dicembre 31, 2013 at 10:26

    Buongiorno a tutti.

    Luca, notavo qualche compromesso di troppo anche io nel post. Ad iniziare dall’esempio dell’estensione del matrimonio civile (statale) alle persone omosessuale…da libertario, voglio abolire il matrimonio statale e sostituirlo con contratti, non certoe stendere l’azione dello stato ad altre “categorie”.

    Sull’ultimo passaggio del post, in una “comunità libertaria” immagino che tizio venda a caio (straniero) oltre la sua proprietà (fisicamente) anche obblighi connessi alla proprietà intesa come parte di una comunità xxx, comunità che si è autonomamente e consensualmente data un codice di condotta xxx che, ad esempio, disciplina parti in comproprietà (nb proprietà pubblica).
    Non serve consenso della comunità alla vendita, ma esplicita adesione a quei regolamenti di comproprietà da parte di Caio straniero.
    Non solo il proprietario può discriminare, anche la comunità.

  6. […] promesso scrivo una breve risposta al post di Luca che capisco (visto che anch’io come lui vivo da emigrato all’estero) ma non condivido. […]

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