Contro il controllo dell’immigrazione

gennaio 3, 2014 11 Comments
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Come promesso scrivo una breve risposta al post di Luca che capisco (visto che anch’io come lui vivo da emigrato all’estero) ma non condivido. Comprendo le sue paure prima di tutto: ovvero trovarsi in un nuovo paese che ha dei principi che in relazione al paese di provenienza paiono quasi libertari, che sembra sull’orlo dell’omogeneizzazione statalista. Anch’io vivo in un paese, il Regno Unito, che a confronto dell’Italia pare il paradiso libertario e anch’io ogni volta che sento proposte politiche “continentali” storco il naso. Per prima cosa dobbiamo mettere tutto in prospettiva: né la Svizzera né il Regno Unito sono paradisi libertari. Viviamo sì in paesi che per i nostri standard italioti paiono civili ma sono pur sempre socialisti. Solo che è un socialismo isolazionista, ovvero con dei filtri all’entrata (UK è ancora fuori da Schengen). Il problema, come ho già accennato in altri post, è il welfare non l’immigrato e la possibilità che si dà a quest’ultimo di votare su temi economici, fiscali, etici che non gli competono. OK non dovrebbero competere a nessuno nel nostro fatato mondo libertario.

Ecco sui compromessi: concordo sul matrimonio omosessuale come ben sapete, ma l’associazione al tema immigrazione mi pare forzata. Il matrimonio omosessuale non fa male a nessuno, mentre le politiche restrittive di immigrazione condizionano la vita di milioni di persone: i datori di lavoro, amici e familiari, la cultura, perfino la genetica del paese che accoglie. Per non parlare della discriminazione tribale dei lavoratori. Per esempio nel caso della Svizzera esistono movimenti xenofobi antiitaliani ben radicati che discriminano in base non ai meriti di una persona ma in base all’appartenenza tribale dettata da un passaporto. Nonostante il sottoscritto abbia un’etica del lavoro supercalvinista e una cura dell’ordine e del rispetto verso gli altri tipica britannica mi ritrovo con un passaporto italiano, un paese con cui condivido solo la lingua e qualche tradizione culiniaria. A causa di questo peccato originario potrei essere discriminato perché non britannico nonostante io sia più inglese degli inglesi (così mi dicono i miei colleghi per il mio eccesso di zelo). Sul compromesso quindi tra città privata e pubblica che discriminano all’entrata il problema è alla radice: non ci può essere un compromesso che sacrifichi l’individuo, la sua dignità e che discrimini in base ad un atto di nascita perché questo è il volere della collettività. Il matrimonio omosessuale è un buon compromesso perché equipara una categoria ad un’altra senza intaccare la categoria che deteneva il privilegio. Quindi evviva i compromessi (perché noi libertari non possiamo vivere in un mondo di utopie!) ma che siano buoni compromessi.

11 Comments » 11 Responses to Contro il controllo dell’immigrazione

  1. Luca on gennaio 3, 2014 at 17:38

    Ti do ragione senza problemi sulla questione di principio MA :) guardando la faccenda sulla pratica rimango della mia opinione. Ossia: siamo di fronte a un territorio piccolo (fossimo in un territorio più grande come UK o USA sarebbe diverso) nel quale ogni anno nasce una città nuova. Ripeto: anche in un territorio (piccolo o grande) libertario ci sarebbe la questione “entrano tutti?”. Il mio è anche un interrogativo “fisico”: lo spazio non è infinito. Certo, a un certo punto la Svizzera sovraffollata fino ai cucuzzoli delle montagne non sarà più attrattiva, però a me piacerebbe prevenire.

    La Svizzera comunque storicamente è sempre stata aperta. Tantissime persone son venuti qui e han fatto grandi cose (molto del settore chimico e farmaceutico esiste grazie ai tedeschi, la Swatch grazie a un libanese di nome Hayek (LOL), la Nestlé a un altro tedesco, etc etc)

    Ah, e la Morini grazie all’iper regolamentazione italiana ;) http://www.morini.ch/company.php

  2. Fabristol on gennaio 3, 2014 at 17:55

    Ma la questione dei numeri è un po’ fuorviante. Dire che 80000 persone all’anno vengono in Svizzera non vuol dire niente perché è un numerp in entrata ma non ci dice niente in uscita. Abbiamo bisogno di un dato netto. Se fosse così UK avrebbe 2 miliardi di persone oggi. Il periodo poi: ci sono migliaia di lavoratori stagionali o che devono conseguire una laurea o un phd. altri che vengono per brevi periodi. altri svizzeri vanno via a vivere in altri paesi. Inoltre in uscita intendo anche i morti. Queste statistiche sono fuorvianti.
    E poi con quale criterio selezioneresti gli immigrati? Volevo dire: con quale criterio la massa selezionerà gli immigrati? Perché è questo il punto: non sei tu a decidere ma una massa informe senza alcuna razionalità o buon senso.

  3. Luca on gennaio 3, 2014 at 18:01

    80’000 sono al netto delle uscite e che si stabiliscono in Svizzera.
    Sul criterio hai parzialmente ragione, ma un criterio che si basa sul potersi sostenere senza welfare e su profili lavorativi non è difficile.
    Comunque secondo me stiamo evitando una questione: in un territorio/enclave libertaria di mettiamo 8 milioni di persone come la CH o Hong Kong e territorio relativamente piccolo, sarebbe sensato non discriminare all’entrata?

  4. CARLO BUTTI on gennaio 3, 2014 at 18:21

    Perfettamente d’accordo con Fabristol, che, se ho ben capito le sue parole, la pensa come me sia sulla xenofobia (e in particolare sull’italofobia) di molti Svizzeri, sia sull’accettabilità dei plebisciti in una concezione libertaria: “non sei tu a decidere ma una massa informe senza alcuna razionalità o buon senso”; però il responso delle urne , formalmente, “l’è ona leg che ha voruu ol pòpol”(è autentica, non sto inventando: parole di un poliziotto svizzero). Nel caso abbia mal interpretato il suo pensiero, sarò grato a Fabristol se vorrà correggermi.

  5. Fabristol on gennaio 3, 2014 at 18:59

    Per Luca

    ma il problema a mio parere è che stiamo mischiando pere con mele, cioè è pacifico che in una HK libertaria si discrimini all’entrata: è un territorio privato o fatto da più territori di privati. Ma un privato discrimina per questioni razionali, per esempio prenderebbe solo ottimi ingegneri, ottimi artisti ecc (dipende dai suoi obiettivi e valori ovviamente) e se non lo fa la sua enclave fallisce miseramente perché sarebbe in concorrenza con altre enclave che prendono decisioni ben più razionali. La Svizzera discriminerebbe in base ad un voto plebiscitario, ovvero a maggioranza. Quest’anno ti può andare bene, ma fra due anni quando un movimento antifrontalieri se la prenderà pure con i residenti italiani ti tocca fare le valigie! ;)
    Il problema a mio parere continua ad essere il sistema democratico e il welfare che ne deriva. Sul criterio della negazione del welfare mi trovi parzialmente d’accordo. Per esempio: io in 8 anni che sto qua in UK ho contribuito all’erario britannico più di un inglese che è nato e vissuto per 40 anni con i benefit. Anzi io ho pagato quell’inglese per non fare un cazzo dalla mattina alla sera. Gli ho pagato tutto, dalla Playstation 4 al McDnalds che si mangia ogni giorno e gli pagherò pure la sanità quando entrerà in clinica con la cirrosi epatica. Nel senso che, va bene dire ad un immigrato che “non accedi al welfare” e noi ti facciamo vivere qui ma fino ad un certo punto perché alla fine l’immigrato diventa solo un parassitato da succhiare fino alla morte. Perché io professionista di livello alto pago un terzo del mio stipendio allo stato e poi per curarmi devo andare in una clinica privata? Alla fine il peccato originale è il welfare, per i cittadini e per gli immigrati. Tolto quello la selezione arriva automatica e non c’è bisogno di stare lì a mettere barriere o limiti: arrivano solo gli immigrati che voglono lavorare e se non c’è lavoro vanno via. In una enclave libertaria la selezione la farebbe il mercato. Certo alcune enclave selezionerebbero anche in abse ad altre cose, come religione, posizione politica ecc, ma rischierebbero di trovarsi indietro economicamente, culturalmente e perfino geneticamente.

  6. Fabristol on gennaio 3, 2014 at 19:07

    Per Carlo,

    sono contro la xenofobia, ovvio, e lo è pure Luca.

  7. Violator1980 on gennaio 6, 2014 at 09:59

    In linea con Fabristol.

    Eccezion fatta sulla parentesi del matrimonio tra persone omosessuali come compromesso.

    Qui proprio non colgo la ratio..in astratto, senza sposare ragioni di compromesso/utilitarismo, non comprendo perché si debba essere favorevoli ad estendere la legislazione statale su altre “categorie”.
    Preferisco abolire il matrimonio civile del tutto e tutta la follia del diritto di famiglia/successioni anziché vedere esteso ulteriormente il controllo statale.

    Ma è altro tema.

  8. Fabristol on gennaio 6, 2014 at 21:09

    Rispondo su questo punto. La pongo in maniera semplice: fino a quando non si elimierà il matrimonio non vedo perché alcune categorie debbano esserne escluse. Esempio: le tasse ci sono e non ci possiamo fare niente ma fintanto che ci sono esiste il principio del “o tutti o nessuno”, nel senso che non sarebbe giusto nei confronti degli altri che una categoria non pagasse le tasse. Non ci dovrebbero essere categorie escluse basate su razza, religione o orientamento sessuale, sempre in un contesto statalista ovviamente. Quindi fintanto che il matrimonio esiste tanto vale ampliarlo a tutti. In fin dei conti è l’ultimo dei nostri problemi, perché comunque non cambia niente alle categorie che l’hanno garantito da millenni.

  9. Violator1980 on gennaio 6, 2014 at 21:45

    Concordo che sia l’ultimo dei nostri problemi. Ma resto della mia opinione.. come discusso in altro post, quando vedo una nuova legalizzazione vedo un monopolio che si estende e questo è pericoloso. E’ anche questo un tema che andrebbe approcciato in ottica di liberalizzazione. IMO ovviamente.

  10. Fabristol on gennaio 6, 2014 at 22:33

    Ma scusa ma se io ti dicessi: da ora in poi lo stato fa sposare tutti a parte i neri o i biondi. Cosa risponderesti? Oppure: tutti pagano le tasse sugli immobili a parte la chiesa cattolica. Non c’entra niente il libertarismo, solo buon senso.

  11. Violator1980 on gennaio 10, 2014 at 09:22

    Ok Fabristol, capisco..
    sarà che temo che a forza di compromessi ci s possa illudere che la società sia più giusta o libera.

    Il mio radicalismo intellettuale non permette di accettare compromessi.

    Il diritto è qualcosa che si scopre, si crea, si plasma tra le comunità e si diversifica. Il diritto mon si decreta ex lege. Viviamo in un mondo viziato da inflazione legislativa..queste mie premesse logiche mi rendono perplesso sille posizioni di buon senso.

    la mia è una pura riflessione, meglio un vuoto normativo che una ulteriore legge ipocrita.

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