Sulla possibilità di simulare al computer le teorie sociali

gennaio 10, 2014 4 Comments
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social-theory-backgrounds-wallpapersE’ con grande piacere che pubblichiamo un testo del nostro nuovo collaboratore Giovanni Carmantini sulla possibilità di simulare le teorie sociali tramite programmi informatici.

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Le teorie sociali, data la specifica visione della realtà sociale che appartiene a ognuna, cercano di immaginare una possibile organizzazione della società così che questa possa rispondere a certi canoni come giustizia, benessere, libertà, etc. Questi canoni corrispondono a un sistema di valori a cui il teorico fa riferimento. Ad esempio, un Marxista potrebbe vedere una società attraversata da lotte di classe, con una classe operaia vessata da una classe borghese e, guidato da un suo canone di giustizia, teorizzare una società comunista che riequilibri un potere disequilibrato.

Il problema delle teorie sociali è che sono estremamente difficili da testare. Implementare una teoria sociale nella realtà è un’impresa titanica, e non è possibile farlo al solo scopo di ricerca scientifica.

Convincere una società a cambiare interamente struttura e sistema di valori allo scopo di capire meglio le conseguenze di una teoria può rivelarsi problematico. È già difficile convincere la società a tirare lo sciacquone nei bagni pubblici (tant’è che ci siamo dovuti inventare lo sciacquone automatico).

Più una teoria si allontana dal descrivere la situazione presente di una data società, lo status quo, più diventa difficile valutarla e discuterla. Un anarcocapitalista, ad esempio, si troverà in ogni discussione a dover difendersi dall’obiezione “mostrami un sistema anarcocapitalista funzionante!”. In questa obiezione possono essere nascosti due argomenti differenti. Il primo,

fallace, sottintende che se una società anarcocapitalista non esiste è perché non può esistere. Il secondo, più meritevole di discussione, è che senza un esempio concreto di società anarcocapitalista diventa molto difficile capire quali sono i limiti della teoria, quali le conseguenze del modello anarcocapitalista. Questo vale per ogni teoria sociale sufficientemente lontana dallo status quo.

È possibile rispondere al bisogno di un campo di prova per le teorie sociali?

La domanda qui sopra è stata spesso oggetto di discussione tra me e un amico libertario. Sia io che lui abbiamo lavorato per un po’ di tempo nel campo delle simulazioni sociali.
L’articolo che scrivo nasce dalle riflessioni che sono sorte dalle nostre discussioni e dal nostro lavoro, in particolare riguardo la possibilità di utilizzare simulazioni al computer come surrogato della realtà per testare teorie sociali.

Una simulazione non è una riproduzione neutra della realtà

Cominciamo subito affrontando un aspetto cruciale della discussione: una simulazione non può  sostituire la realtà (eh, lo so, dispiace anche a me).

Ai fini della costruzione di una simulazione, si può pensare ad una teoria sociale come composta da due componenti. La prima è una certa interpretazione della realtà sociale. La seconda è una struttura  da applicare alla società.

Coerentemente, il teorico sociale dovrà, nel costruire la sua simulazione, decidere come rappresentare la società ancora prima di applicarvi la struttura prevista dalla sua teoria. La società della simulazione sarà necessariamente una società interpretata e semplificata. Il teorico dovrà selezionare quei fenomeni che ritiene importanti e scartarne altri che non ritiene altrettanto importanti. La stessa decisione rispetto a cosa rappresenta o non rappresenta un fenomeno, e rispetto a come implementare il fenomeno nella simulazione, rifletterà le categorie attraverso cui il teorico vede la società e il mondo reale. Questo non sarebbe un problema se il teorico fosse informato da una comprensione profonda della realtà sociale.

Purtroppo, al momento, la comprensione che la scienza ha della realtà sociale non è abbastanza profonda da permettere la creazione di modelli generali che possano servire da substrato per testare teorie sociali. Per questo motivo, c’è un forte quanto inevitabile grado di arbitrarietà e inaccuratezza nella modellizzazione della società su cui fondare una simulazione.

Facciamo un esempio. Un anarcocapitalista Huemeriano tenderà a vedere la società come composta da individui approssimativamente egoisti e approssimativamente razionali nel perseguire i propri obiettivi. Coerentemente programmerà nella sua simulazione degli agenti che tenderanno a comportarsi egoisticamente e razionalmente. Da qui poi costruirà il resto della simulazione. Ma può darsi che invece gli esseri umani non siano approssimativamente razionali in questioni chiave della vita sociale, può darsi che si comportino in maniera inequivocabilmente irrazionale in alcune situazioni non trascurabili. In questo caso, la simulazione dell’anarcocapitalista mancherebbe di un elemento chiave, e i risultati, per quanto favorevoli alle teorie anarcocapitaliste, non sarebbero trasferibili alla realtà.

Insomma, il mondo giocattolo creato da un teorico come base della sua simulazione è tutt’altra cosa rispetto alla realtà. Nel caso in cui i risultati della simulazione vedessero confermate le più rosee aspettative del teorico rispetto alla struttura sociale da lui individuata, non sarebbe comunque possibile applicare direttamente la conoscenza acquisita al mondo reale. Peccato.

La simulazione come strumento del pensiero

Nonostante i forti limiti dell’uso delle simulazioni quando applicate direttamente alla comprensione della realtà sociale, queste possono comunque avere un grande valore nella discussione di teorie sociali.

Il teorico, come abbiamo visto, nel costruire una simulazione adotta la sua visione della realtà per modellare la rappresentazione semplificata della società a cui poi applicherà la struttura che la sua teoria prevede.

Costruire una simulazione, però, comporta tradurre la propria interpretazione di realtà in un modello esplicito e ben definito. Il processo di traduzione costringe il teorico a esplicitare assunti impliciti, e a confrontarsi con il dover trasformare un modello qualitativo, sfumato se non ambiguo, in uno quantitativo, preciso. In ciò, ogni concetto deve essere ben definito e formalizzato. Questo vale sia per la rappresentazione della realtà simulata, sia per la successiva implementazione di una data struttura sociale. Nella trasformazione da modello qualitativo a modello quantitativo, molto può essere perso, ma altrettanto può essere guadagnato, sia da parte del teorico stesso sia da parte di chi prende parte al discorso sulla teoria sociale.
Il teorico infatti ne può guadagnare una comprensione più profonda della sua stessa teoria, grazie al processo di esplicitazione e formalizzazione. Allo stesso modo, chi volesse mettere in discussione la teoria, troverebbe più facile individuarne gli assunti e le componenti da analizzare. La simulazione diventa così una mappa dettagliata e precisa della visione della realtà del teorico.

Le teorie sociali tentano di interpretare fenomeni complessi, e di fare previsioni sulle conseguenze dell’applicazione di una data struttura alla società. I fenomeni studiati sono talmente complessi che il modello stesso, la teoria, diventa materia di previsioni, a prescindere dalla realtà. Infatti, data una certa interpretazione della realtà sociale, le conseguenze di una certa struttura su questa realtà ipotetica e semplificata non sono necessariamente quelle individuate dal teorico. Ad esempio, due libertari, partendo dalla stessa visione della realtà e dallo stesso sistema di valori, potrebbero fare previsioni diverse su qual’è la struttura migliore da applicare alla società.

Simulare la teoria sociale permette di testare la coerenza tra l’interpretazione della realtà, la struttura individuata, e le previsioni sulla teoria (con il caveat che la teoria non è quella qualitativa originaria, ma la sua traduzione quantitativa). Utilizzando le simulazioni il teorico può testare le sue predizioni. Nel caso in cui le previsioni non venissero confermate, questi potrà utilizzare il grande controllo che una simulazione garantisce sulla realtà simulata per indagarne le cause.

Ad esempio, un anarcocapitalista potrebbe costruire la sua simulazione e scoprire che la sua società simulata precipita sempre verso una società statale. Allora potrà giocare coi parametri e l’implementazione per cercare di individuare quali sono i fattori che portano la simulazione a mostrare questo pattern. Potrebbe per esempio scoprire che un alto valore di un certo parametro è associato con l’evoluzione nel tempo di grossi monopoli, mentre un basso valore garantisce un disequilibrio minore tra aziende nello stesso mercato. Scoperto questo, l’anarcocapitalista potrà interrogarsi sul rapporto tra la variazione di questo parametro e un qualche fenomeno reale, se esiste.

Cambiare i parametri, cambiare le caratteristiche della simulazione permette un’ esplorazione delle possibilità della realtà simulata, e la possibile scoperta di nuovi e interessanti fenomeni. Per i motivi già individuati, la conoscenza così acquisita non può essere direttamente trasferita alla realtà. Può però arricchire il discorso sulla teoria sociale, regalando nuove intuizioni e nuovi spunti. Questi a loro volta possono guidare indirettamente una più grande comprensione della realtà sociale.

Conclusioni

Le simulazioni non si possono sostituire alla realtà, e per questo motivo non possono rispondere interamente al bisogno di un banco di prova per le teorie sociali.

L’uso di simulazioni può però arricchire grandemente il discorso sulle teorie sociali. Il costruire una simulazione esige una formalizzazione della teoria sociale. Per quanto questa formalizzazione sia incompleta e non catturi tutte le sfumature della teoria, è comunque molto informativa rispetto al modo in cui il teorico pensa alla propria teoria sociale. Permette la discussione di aspetti della teoria normalmente inaccessibili alla discussione perché magari non bene esplicitati dal teorico. A beneficio sia di chi vuole approcciarsi e discutere la teoria, sia del teorico stesso, che guadagna una visione più chiara del suo stesso modo di pensare alla teoria.

Inoltre le simulazioni permettono l’esplorazione della coerenza interna della teoria, ovvero permettono di capire se è lecito fare certe previsioni sulla teoria data una specifica visione della società.

In realtà la potenza esplorativa delle simulazioni va ben oltre la sola coerenza interna della teoria: il teorico può letteralmente giocare con la sua simulazione per imbattersi in fenomeni inaspettati e interessanti. Non è detto che questi fenomeni abbiano alcuna attinenza con la realtà: possono essere qualcosa di esclusivamente interno alla simulazione. Ciò nonostante, questi possono dare inizio a intuizioni originali e ragionamenti nuovi che non sarebbero stati intrapresi altrimenti.

La forza più grande delle simulazioni è proprio questa enorme possibilità creativa data dal grande controllo sulla realtà simulata.

Le simulazioni diventano quindi un’estensione del pensiero. Come il pensiero, le simulazioni possono avere poco a che fare con la realtà. Ma, come il pensiero, possono invece dare forma a un percorso di comprensione della realtà guidato da una nuova e sorprendente intuizione che mette in moto i processi creativi alla base del genio di ogni scienziato.

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4 Comments » 4 Responses to Sulla possibilità di simulare al computer le teorie sociali

  1. Particle Swarm Optimization Algorithm on gennaio 10, 2014 at 09:46

    Questo mi ricorda una vecchia presentazione che ho letto tempo fa:

    http://people.scs.carleton.ca/~arpwhite/courses/95590Y/notes/SI%20Lecture%2014.pdf

    E’ in rete da un bel pò di tempo. Gli assunti sono piuttosto semplicistici, ma nonostante questo ha un grande potere descrittivo.

  2. ricco&spietato on gennaio 10, 2014 at 12:02

    davvero interessante.
    (questo commento valga come un +1)

    [offissimo topic: vorrei umilmente suggerire, se posso, di disattivare "si" come valore di default per la ricezione di avvisi sui nuovi commenti - riceviamo già tutti montagne di comunicazioni non richieste da estranei, non abbiamo bisogno anche di quelle degli (se posso permettermi) amici)]

  3. Fabristol on gennaio 10, 2014 at 20:26

    per ricco,

    purtroppo è un setting privato di quando ti sei iscritto ai commenti su wordpress. non abbiamo alcun controllo. prova a cambiare i setting attraverso l’email che ti arriva. dovrebbe esserci qualche nota in basso

  4. Giovanni Carmantini on gennaio 11, 2014 at 11:59

    a Chritchens:

    Ho letto la presentazione. In effetti è esattamente il tipo di ricerca che facevo al CNR. Simulazioni sociali molto semplici con agenti molto semplici. Nel nostro caso gli agenti non venivano esattamente programmati ma usavamo algoritmi genetici e osservavamo i tipi di comportamenti che emergevano. E dati i risultati delle simulazioni cercavamo un parallelo con la realtà. Come ho scritto ovviamente questi risultati non sono per nulla conclusivi rispetto alla realtà. Diciamo che stanno in mezzo tra una prova aneddotica e una sperimentale. Hanno potere argomentativo ma nessun potere conclusivo.
    Inoltre (punto importante) è molto divertente giocare con queste simulazioni e stupirsi dei comportamenti inaspettati che emergono nonostante l’estrema semplicità del modello. Quest’ultima cosa ti dà anche una misura esperienziale di QUANTO deve essere complessa la realtà sociale e la sua interpretazione.

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