La bellezza che deriva dalla violenza

gennaio 20, 2014 2 Comments
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3-La-grande-bellezza-1024x578L’americano è fesso, il giapponese anche di più, per non parlare dello svizzero, che oltre ad esser fesso non sa neppure cosa sia, la bellezza. Vengono, guardano, cercano di annodare un nome a un’immagine col naso spiaccicato su una guida, ma non hanno neppure la più pallida idea di quanto sangue… Pensano sia un museo, non riescono neppure a capacitarsi che la bellezza, qui, è quel che resta di una violenza senza pari. Non c’è un palazzo, né una chiesa – né affresco sacro, né profano – né fontana, né lucernaio, che non abbia avuto per committente un delinquente. E più era delinquente, e meno aveva scrupoli, e più era feroce, più aveva d’appresso artisti e storici a imbellettargli il grugno: «Prego, duca, si metta di profilo, così evitiamo di ritrarre la cicatrice»; «Santità, copra l’orecchio col camauro sennò si vede la papula luetica». Sembra un museo, ma a saper leggere le didascalie, tra le righe, è un catalogo di nefandezze, nequizie, vizi. Roba superlativa, in ogni caso, sicché con l’avvizzirsi della rigogliosa crudeltà del Medioevo, del Rinascimento e del Barocco, coll’avvento dei parassiti che hanno preso il posto dei delinquenti, la bellezza non ha prodotto altro che rifacimenti, copie in quarto o in ottavo, e lo stucco ha sostituito il marmo, il nemico non veniva più sventrato, ma strozzato, e la pennellata ha preso maniera. Per dirla al modo dei villani, la bellezza è diventata estetica, ha perso l’allusione all’atroce che doveva diluire fino a estinguerlo nel mirabile, e s’è data in «wonderful». Per le vie lungo le quali s’accatastavano cadaveri passeggia oggi, in pantaloni bianchi e giacca gialla, il custode di questo lascito in sfacelo, e dietro si trascina una lunga coda di turisti.” 

***

Sono rimasto molto colpito leggendo il pezzo di Malvino che riporto qui sopra. Mi ha fatto molto pensare in questi giorni perché dice molte cose sullo stato e sui potenti e sul loro rapporto con i loro sudditi- certo Malvino lo ha scritto in un altro contesto. Ogni palazzo, ogni museo, ogni chiesa italiana non è altro che il lascito violento del potente di turno. L’Italia è fatta sul sangue dei sudditi e il cemento che la tiene unita è la violenza perpetrata dai potenti. “Pensano sia un museo, non riescono neppure a capacitarsi che la bellezza, qui, è quel che resta di una violenza senza pari. Non c’è un palazzo, né una chiesa – né affresco sacro, né profano – né fontana, né lucernaio, che non abbia avuto per committente un delinquente.

Se ci pensate infatti i soldi con cui i mecenati e i papi rinascimentali hanno commissionato queste opere d’arte che fanno bella mostra in Italia provengono dal furto legalizzato, dall’omicidio seriale, dallo sfruttamento dei più deboli. Ogni volta quindi che vi avvicinate ad un monumento nella vostra città ricordatevi che spesso la bellezza può provenire dalla violenza.

2 Comments » 2 Responses to La bellezza che deriva dalla violenza

  1. CARLO BUTTI on gennaio 20, 2014 at 20:05

    Giusto, il bello artistico lasciatoci in eredità dal passato è stato spesso finanziato coi proventi di attività delinquenziali, ma questo non è un buon motivo per distruggerlo o per lasciarlo andare a catafascio: quod factum est infectum fieri nequit, quel ch’è fatto non si può disfare, le violenze che sono state commesse in tempi più o meno remoti non possono essere né cancellate né in qualche modo oggi essere risarcite. Vediamo almeno di conservare il bello (estetico)che da quel brutto(morale) è scaturito. Dispiace dirlo, ma oggi che sono scomparsi i committenti assassini l’arte è diventata un profluvio di oscenità: basta una visita alle Biennali di Venezia per averne una prova. Una ventina di anni fa mi azzardai a esperire il tentativo; ci rinunciai dopo aver visitato due o tre sale, per correre subito in vaporetto all’isola di San Giorgio Maggiore a contemplare l’Ultima Cena di Tintoretto, e rifarmi così la vista guastata dalle “istallazioni” dei sedicenti artisti odierni. Arrivano i turisti con il naso appiccicato alle guide illustrative senza nulla capire di quel che vedono e senza pensare alle lacrime e al sangue che opere d’arte tanto stupefacenti sono talvolta costate? E allora? Ci portano valuta pregiata. Piuttosto: i potenti del passato hanno certamente speso più denaro per il finanziamento delle loro guerre dinastiche (giustificate con le più diverse menzogne) che per le varie forme di mecenatismo ; e tali guerre non hanno prodotto proprio nulla di bello, ma solo fame e miseria. Davvero non capisco dove vogliano andare a parare le parole di Malvino, che all’inizio hanno anche un repellente sapore di razzismo, con quella tirata gratuita contro americani, giapponesi e svizzeri. Io non amo molto la Svizzera, ma fossimo capaci di conservare le nostre opere d’arte come le comunità elvetiche sanno conservare i loro (pochi) tesori del passato (penso in particolare alla meravigliosa sistemazione sotterranea dei reperti emersi dagli scavi archeologici a Ginevra, e non posso esimermi da un paragone con le condizioni miserande di Pompei)! Sotto questo aspetto sì abbiamo molto da imparare dai nostri vicini.Per una volta mi vien voglia di dire: viva la Svizzera!(Che, secondo una feroce battuta del famoso film “Il terzo uomo” non ha avuto una grande arte proprio perché non ha conosciuto i delitti che hanno insanguinato gli anni fulgidi del nostro Rinascimento).

  2. ricco&spietato on gennaio 24, 2014 at 17:51

    giustappunto, sono stato preceduto da carlo butti: “il cioccolato e l’orologio a cucù”.
    (ciò potrebbe indurci a osservare che anche gli intellettuali “rifacimenti, copie in quarto o in ottavo…” hanno seguito il percorso degli artisti… meno male che gli ingegneri, i matematici, i biologi eccetera)

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