Crimea e autodeterminazione

marzo 12, 2014 8 Comments
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crimea-mapDi primo acchito, Vladimir Putin rappresenta l’antitesi di tutto ciò in cui un libertario crede. Dunque appare difficile difendere una di lui posizione. Pur tuttavia, e con diversi distinguo, sono qui a difendere il diritto della popolazione della Crimea all’autodeterminazione, e nella contorta situazione che si sta venendo a creare, non è lo zar di tutte le Russie a trovarsi dalla parte del torto.

La Repubblica Autonoma di Crimea è attualmente parte della Repubblica dell’Ucraina. Inizialmente autonoma repubblica sovietica, nel 1945 fu trasformata in una semplice provincia per punire la popolazione che l’abitava, tartara e cosacca (poi deportata), dell’appoggio dato ai tedeschi. Nel 1954, venne trasferita alla Repubblica dell’Ucraina attraverso un decreto emesso da Nikita Kruscev. La popolazione, già allora, non gradì questo accorpamento all’Ucraina, ma erano i tempi dell’Unione Sovietica, ed essa lo accettò suo malgrado. Con la fine dell’Unione sovietica nel 1991, l’Ucraina, divenuta indipendente e sovrana, e si portò in dote il territorio della Crimea che non le apparteneva in origine.

Ma sin da subito la popolazione di questa penisola ha manifestato la sua voglia secessionista, con l’elaborazione di una costituzione separatista (1992), non riconosciuta dal governo di Kiev, e con la vittoria al referendum sulla sovranità e per l’adozione di un progetto di secessione dall’Ucraina e ricongiungimento con la Russia (1994), poi invalidato dal governo ucraino.

Dopo un periodo in cui fu amministrata direttamente dal governo di Kiev (a mo’ di colonia), per riportare la regione sotto il controllo ucraino anche nei fatti, nel 1996 con accordi diplomatici si è arrivati all’adozione di una costituzione che ne ha definito i confini come repubblica autonoma all’interno dell’Ucraina.

Nel 1997 Kiev e Mosca avviarono dei negoziati che si tramutarono in un accordo per lo stazionamento della flotta battente bandiera russa nel mar Nero a Sebastopoli. Questa città, a sua volta, ha uno statuto così fortemente autonomistico da far sostenere a qualcuno che essa sia addirittura indipendente dall’organizzazione amministrativa della Crimea. Sebastopoli poi è stata storicamente base navale importante per lo zar prima e il Soviet Supremo poi.

Attualmente, il 60% della popolazione, all’incirca, è di etnia russa, mentre il 25% sono ucraini. Un 12% rappresenta la minoranza più consistente, quella tartara.

La popolazione dell’Ucraina, in conclusione, ha il sacrosanto diritto di cacciare dal Palazzo uno statista corrotto, decidere di guardare ad Ovest, e indirizzare il proprio destino verso Nato e Unione Europea. Tuttavia, la popolazione della Crimea, storicamente ed etnicamente diversa da sempre, ha il diritto di non seguire questo destino.

Sappiamo che le motivazioni e i carri armati di Putin sono tutt’altro che nobili, non siamo ingenui. E ci spaventano non poco. Eppure, seppur per i motivi sbagliati, lo Zar Vladimir questa volta si trova dalla parte giusta della storia. E fa specie constatare che la vulgata del diritto internazionale “progressista”, nel santificare il principio dell’integrità di uno Stato, sia disposta ad ignorare storia, geografia e desideri di una popolazione: lo Stato prima di tutto. Anche no…

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8 Comments » 8 Responses to Crimea e autodeterminazione

  1. William on marzo 12, 2014 at 10:32

    Concordo con completamente con l’articolo. Penso che l’ossessione dei “progressisti” occidentali a mantenere confini di stato arbitrari sia causata dalla paura che scissioni del genere non faranno altro che promuovere scissioni nei propri stati e con stati più piccoli è più difficile che la burocrazia tenga il potere acquisito negli anni.

  2. Dexter on marzo 12, 2014 at 16:55

    Obama dice che il referendum per lasciare l’Ucraina è illegale.
    Anche gli inglesi pensavano la stessa cosa della Dichiarazione di Indipendenza degli USA.

  3. Fabristol on marzo 12, 2014 at 21:04

    Concordo anch’io con Tony. Ancora una volta mi trovo in sintonia con quello che scrive. E’ veramente difficile far capire che essere dalla parte della Russia questa volta non significa essere pro Putin o pro carri armati. USA e UE sono “dead wrong” questa volta, completamente dalla parte sbagliata della storia. Ma la storia la scrivono i governanti quindi in futuro ci insegneranno che l’indipendenza della Crimea era illegale, mentre il Kosovo era legale. Che cosa significhi legale a livello internazionale non ho ancora capito…

  4. Tony R on marzo 12, 2014 at 22:17

    Mi fa piacere di aver portato come spunto di discussione un argomento attuale, importante, ma così mal trattato (e maltrattato) dai media (come al solito).
    Fab, il diritto internazionale è un diritto primitivo (anche se a volte si pensa il contrario), si basa molto sui rapporti di forza, dunque sulla legge del più forte. E’ legale ed illegale ciò che il più forte decide sia legale o illegale per i suoi interessi. Puro e semplice.

  5. William on marzo 13, 2014 at 07:30

    All’uopo consiglio la lettura dell’articolo, di cui il link sotto, apparso questa settimana su Reason:

    http://reason.com/archives/2014/03/12/the-irrelevance-of-ukraines-constitution

  6. Tony R on marzo 13, 2014 at 12:47

    William, grazie per il contributo!

  7. cachorroquente on marzo 15, 2014 at 19:11

    Non sono d’accordo. Penso che sia utile il concetto di minima moralia. Ci sono due livelli: il rispetto della sovranità degli altri stati, e l’autodeterminazione dei popoli. Il minimo che si richiede a un governo è il primo, e Putin comunque in passato non non ha certo avuto considerazione per il secondo.

  8. Tony R on marzo 16, 2014 at 14:53

    Quindi siccome Putin è quello che è, e sbaglia anche quando sostiene la giusta posizione perché è più importante il proponente e non la proposta, condanniamo la popolazione della Crimea a non aver diritto alcuno? Wow…

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