La Sardegna in Svizzera? Perché no!

aprile 4, 2014 8 Comments
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logo3_1Scozia, Catalogna, Fiandre, Veneto, Sardegna, Crimea. Sembrano realtà geografiche distanti ma le unisce una volontà comune al cambiamento, all’autodeterminazione. Ognuna di queste regioni quest’anno ha avuto o avrà la possibilità di diventare indipendente dal paese che in passato l’ha invasa. Non è così spesso che assistiamo a così tanti eventi di importanza planetaria in un solo anno. Scozia e Catalogna si apprestano al referendum per l’indipendenza quest’anno, in Veneto abbiamo avuto un referendum online, che seppure non ufficiale sta creando grande paura alle istituzioni italiane – vedi l’arresto farsa ad orologeria di quattro gatti indipendentisti; in Crimea c’è stato un referendum per chiedere l’annessione alla Federazione Russa (e a breve capiterà alla Transnistria). E in Sardegna? Nonostante alle elezioni regionali appena concluse i partiti indipendentisti pur divisi in mille sigle abbiano raggiunto per la prima volta dopo anni numeri a due cifre, un indipendentismo sardo moderno fatica veramente a decollare. Legati spesso a logiche ottocentesche di appartenenza etnico-linguistica ormai obsolete la maggior parte dei partiti si è chiusa a riccio senza proporre nulla di veramente rivoluzionario. Ed è proprio per questo motivo che l’idea di annettere la Sardegna come il 27esimo cantone della Confederazione Svizzera, portata avanti da Andrea Caruso (cantonmarittimo.com), arriva al momento giusto come una ventata di aria fresca. Per chi come me non crede che la mentalità sarda sia in grado di affrontare la modernità, diversità e velocità del mondo moderno sapere che la Sardegna possa essere integrata in uno dei sistemi confederati di maggior successo dell’età moderna mi fa sperare per il meglio. Più volte ho parlato di cantonizzazione della Sardegna (un sistema che sarebbe perfetto per la natura frammentata dell’isola) ma non avevo mai pensato alla Sardegna come ad un cantone facente parte di una realtà più ampia. Mindblowing. E’ come quando qualcuno riesce a farti vedere un aspetto da un altro punto di vista a cui non avevi mai pensato prima. Sembra uno scherzo e la gente si mette a ridere quando se ne parla ma l’annessione alla Svizzera sarebbe la salvezza per l’isola. D’altronde quella dell’annessione alla Svizzera è sempre stato sogno anche di altre realtà indipendentiste come in Lombardia.riflessioni_0

Quali ragioni possono addurre i contrari alla proposta? Distanza geografica? Pochi sanno che la Sardegna è più vicina all’Africa che all’Italia e la Svizzera sarebbe più vicina di Trieste per dire. Lingua? Intendete l’italiano che è stato imposto negli ultimi 150 anni? Nessun problema, l’italiano è una delle lingue ufficiali della Confederazione Elvetica. Storia comune? A parte per gli ultimi 150 anni la Sardegna ha avuto più storia in comune con la Spagna. Insomma stupidaggini senza senso. I vantaggi per la Sardegna sarebbero enormi, molti più di quelli dell’indipendenza totale: basso carico fiscale, libertà di decisione su tantissimi punti nodali del cantone, investimenti di ricche multinazionali svizzere, adozione del franco svizzero, integrazione all’interno di una confederazione di altri popoli con differenti culture e lingue. Allo stesso tempo per la Svizzera si tratterebbe di avere una gallina dalle uova d’oro: accesso al mare, aumentare il proprio territorio di quasi il doppio, la popolazione crescerebbe di 1.6 milioni di abitanti, ricchezze naturalistiche e minerarie, vacanze a basso costo ecc. La minoranza italiana diventerebbe meglio rappresentata anche se il sardo potrebbe essere inserito come lingua ufficiale insieme alle altre 4 lingue ufficiali (francese, italiano, tedesco e romancio) e, perché no, pure il catalano di Alghero. Le possibilità per la Svizzera e la Sardegna sono infinite e sono lì, pronte per essere prese a braccia aperte. Questa non è quindi una goliardata ma una seria proposta dai contenuti molto ragionati e di buon senso. Vi invito quindi a firmare la petizione online del sito Cantonmarittimo.com, e a seguire l’iniziativa su Facebook e su Twitter.

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8 Comments » 8 Responses to La Sardegna in Svizzera? Perché no!

  1. Enrico Sanna on aprile 4, 2014 at 09:10

    Certo, se la Sardegna dovesse far parte della Svizzera avrebbe tutto da guadagnare. E non ci vuole molto, vista la situazione dell’Italia. Ma perché l’annessione? Io non ho nulla in contrario se qualche svizzero viene in Sardegna a fare affari, commerciare, passare le vacanze, comprare due forme di pecorino. L’Aga Khan ha investito in Sardegna per decenni. Ha portato benefici senza bisogno di annettere la Sardegna agli Stati Uniti, di cui è cittadino, o all’Arabia Saudita, che è il suo paese originario. Per quanto mi riguarda, gli svizzeri, intendendo qualche cittadino svizzero e non le istituzioni statuali, potrebbero anche comprare un pezzo di territorio e costruirci un porto, uno scalo commerciale, o quello che gli pare. I genovesi fecero così fino al quattordicesimo secolo. Molti libri di storia parlano di Sardegna genovese, quando in effetti si trattava di mercanti genovesi che avevano possedimenti e attività commerciali.

    Nel mio paese natio, San Gavino, ci sono industrie metallurgiche da più di ottanta anni. I proprietari delle industrie, così come la quasi totalità dei dirigenti venivano da fuori: Veneto, Lombardia, Sicilia, e altre parti d’Italia. Ancora oggi ci sono i villaggi operai privati costruiti negli anni quaranta. Non si sono annessi San Gavino. Hanno comprato i terreni e hanno costruito in quella che da quel momento è diventata casa loro. Che io sappia, nessuno li ha mai considerati più di quello che erano: persone che avevano attività economiche sul territorio. Per dire, mio nonno, che era operaio e socialista (così diceva), andava a caccia e pesca con il direttore dello stabilimento. E parlo degli anni cinquanta, quando non c’era quel clima da finto volemose bene che oggi va di moda.

    Saluti, Enrico

  2. mlejnas on aprile 4, 2014 at 09:18

    Un’amica sarda mi ha raccontato di un modo di dire degli spagnoli invasori, a proposito dei sardi: “son pocos, loco y desorganizado!”

  3. Fabristol on aprile 4, 2014 at 10:23

    Mjelnas

    Pocos, locos y mal unidos detta da Carlo V di Spagna. Consiglio questo pezzo per capire la situazione di frammentazione antropologica sarda: http://www.sardegnaeliberta.it/docs/limes.pdf

    Enrico

    Vorrei scrivere un commento più ragionato sulla mia posizione. Ti rispondo stasera 😉

  4. Liberalista on aprile 4, 2014 at 13:58

    Salve a tutti.
    La proposta mi sembra una provocazione intelligente, nel senso che permette di porre l’attenzione sulla necessità di un cambio di sistema politico e sulla consapevolezza che, se ci fosse un movimento di opinione numericamente sostanzioso, questo cambio di sistema sarebbe realizzabile, e non solo auspicabile.
    In parole povere, dire “preferiamo la Svizzera all’Italia”, fa capire quanto lo stato italiano ci faccia schifo e quanto saremmo disposti a fare per uscirne. Insomma, si tratterebbe del cosiddetto “voto coi piedi”, in forma istituzionalizzata.
    In più, permette di far capire che il Re è nudo, ovvero che non vi sono limiti – se non nella mentalità delle singole persone – alla possibilità di organizzarsi come meglio si crede.
    E ancora: per poter chiedere l’ingresso nella confederazione elvetica, la Sardegna deve comunque prima rendersi indipendente.
    Ecco perchè ho firmato quella petizione.
    Detto questo, ci sono dei grandi “però”.

    Innanzitutto, temo che la stragrande maggioranza di coloro che aderiranno a questa proposta sperino in cuor loro di spartirsi una torta più appetibile di quella garantita finora dallo stato italiano, già di per sè molto prodigo di trasferimenti di stampo assistenzialistico. Il vantaggio per i sardi (e credo che per i contribuenti svizzeri sobbarcarsi 1.200.000 persone non lavorative sia una follia) sembrerebbe essere qui, più che nella maggior libertà… Parlare di Svizzera come una “nazione più ricca” mi fa capire che il ragionamento parte da presupposti errati: non esistono “nazioni” ricche, ma solo luoghi in cui la ricchezza è meno esposta ad espropri e in cui le persone possono coltivarla e cercarla senza essere perseguitati per questo. Da questo punto di vista, il sistema politico svizzero è meglio di quello italiano, ma rimane pur sempre uno stato.
    E qui viene il secondo però. Mi chiedo: ha senso, per un libertario anarco-capitalista, impegnarsi politicamente per la creazione di uno stato? Non si rischia di cadere nell’errore di cui parla Rothbard quando mette in guardia dal “gradualismo”? Non si rischia di far passare un messaggio fuorviante, impegnandosi non nella battaglia delle battaglie, ovvero nel superamento dello stato, ma in una battaglia ideologicamente secondaria, quale quella della creazione di uno stato “diverso”?
    A quel punto, mi chiedo ancora, non siamo messi peggio dei miniarchici, che almeno cercano di creare uno stato minimo, impegnandoci invece per l’adesione ad uno stato “meno invasivo” di quello attuale?
    Dico questo anche per esperienza diretta: ho fatto politica, come si suol dire, per circa 16 anni, in Forza Italia, cercando di far passare istanze libertarie, credendo (mai fiducia fu più mal riposta…) nella reale possibilità della rivoluzione liberale. Il mio errore, oltre all’aver ingenuamente creduto che alle parole liberali potessero seguire atti liberali, fu nel combattere tante piccole battaglie politicamente insignificanti: ridurre le tasse dal 43% al 33% (come se il problema non fosse il furto ma l’entità del furto…), ridurre la spesa pubblica dell’1% all’anno (idem), “riformare” la scuola pubblica (e non rendere libera l’istruzione), “riformare” la giustizia e così via.
    Il libertario è rivoluzionario, non riformista. Me ne sono accorto a mie spese.
    Ecco perchè sono straconvinto che mettere idee, risorse, tempo e faccia in un progetto politico abbia senso solo e soltanto se quel progetto politico abbia come fine dichiarato, unico e ultimo, l’abolizione dello stato e la sua sostituzione con un sistema libertario.
    Da questo punto di vista (e concludo questo mega-commento 🙂 ) mi sembra molto più interessante, pur con alcune incongruenze da correggere, la proposta del movimento “Liberi Comuni d’Italia”, fondato dal libertario, cittadino svizzero-italiano, Rivo Cortonesi, che vi invito a leggere e ad approfondire qui

    http://www.libericomuni.org/

  5. CARLO BUTTI on aprile 4, 2014 at 19:45

    Condivido in tutto e per tutto la posizione di Liberalista, che mi sembra rigorosamente consequenziale all’ideale libertario. Non si tratta di costruire nuovi Stati, e tanto meno di smagrire alcuni Stati per rimpolparne altri, attraverso un processo di secessioni dai primi e annessioni ai secondi: il che stravolge il pensiero dell’ultimo Rothbard, che non mi convince, ma ha una sua logica: una serie di successive secessioni come meccanismo che a lungo termine scardina il fondamento stesso stesso dello Stato, di ogni Stato. Ma a parte questi rilievi di natura teorica, prima di avventurarci nella configurazione di una Sardegna elvetica, non sarebbe il caso di chiedere agli Elvetici se la vogliono?

  6. Motta Marco on aprile 5, 2014 at 15:29

    C’è solo una provincia in Italia, che appartiene in realtà dalla storia alla Svizzera: La Provincia di Sondrio è stata 1512-1797 parte della Svizzera. Abbiamo provato al Congresso di Vienna del 1815 – ma senza successo …

  7. Michele on aprile 5, 2014 at 18:26

    “son pocos, loco y desorganizado!”… Vabbé, tanto la storia la scrivono sempre i vincitori.. come se gli altri popoli fossero sempre uniti…

  8. Fabristol on aprile 5, 2014 at 19:36

    Ragazzi ho pensato che un nuovo post fosse la cosa migliore per chiarire la mia posizione: http://libertarianation.org/2014/04/05/perche-gradualismo-e-anarchia-non-si-escludono-a-vicenda-un-commento-sulla-sardegna-elvetica/

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