Perché gradualismo e anarchia non si escludono a vicenda: un commento sulla Sardegna Elvetica

aprile 5, 2014 19 Comments
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Credo che sia doveroso da parte mia rispondere ai dubbi degli amici che hanno commentato nel post precedente. E’ importante infatti che sia chiaro il mio pensiero sull’indipendentismo, anarchismo, libertarismo ecc. In questo breve post vorrei dimostrare come il cosiddetto gradualismo minarchico (cioè l’eliminazione poco per volta dello stato fino ad arrivare ad uno stato minimo) e l’anarcocapitalismo o come preferisco chiamarlo io società della legge privata (Hoppe docet) non si escludono necessariamente a vicenda. O meglio il primo può essere utilizzato in funzione della seconda.

Mi spiego: pensate all’obiettivo di un libertario come ad una meta geografica da raggiungere. Il libertario si trova nel punto A – la società statalista – e vuole raggiungere il punto B – la società della legge privata. Applichiamo una metafora ciclistica e diciamo che il nostro libertario deve pedalare per raggiungere Vladivostok partendo da Lisbona. A questo punto ci sono tre tipi di libertari: quelli che pedalano e scelgono le strade migliori e in discesa, quelli che scelgono le peggiori e in salita e quelli che stanno fermi al punto di partenza aspettando che qualcuno inventi il teletrasporto. Questi ultimi non hanno alcuna intenzione di pedalare verso strade in condizioni migliori, semplicemente aspettano nel posto peggiore del mondo sognando quello migliore. Ora, io credo di far parte della prima categoria, cioè ho sempre in mente il mio obiettivo finale ma ciò non toglie che le strade che scelgo per arrivarci siano quelle sempre in salita. Migliorare gradualmente le condizioni economiche, sociali e di vita degli individui non sarà il paradiso in terra qui e ora ma almeno allevierà le loro sofferenze. Se per passare dal peggior paese l’Italia alla nostra terra utopica, Libertopia, devo passare dalla Svizzera, Singapore, Liechtenstein ecc. non vedo dove sia il problema (sì esatto la Svizzera e Singapore sono migliori dell’Italia e non esiste nessun argomento che mi può convincere del contrario). Io non farò in tempo a vedere la meta e neppure i miei figli ma almeno potrò dire di aver contribuito a farli nascere in una Singapore nel frattempo. E non mi pare poco.

Tornando sulla proposta di una Sardegna Elvetica: non si possono prendere 1.6 milioni di persone abituate da millenni ad essere sfruttati e relativamente da poco assistiti da uno stato che li accompagna dalla nascita alla morte e convincerli che l’anarcocapitalismo sia la cosa più bella del mondo. E’ impraticabile e pericoloso. Dimenticatevi i progetti di secessione di punto in bianco in un territorio come l’Italia: al meglio vi arrestano i Carabinieri come hanno fatto in Veneto (anche se vi hanno intercettato per anni ma hanno deciso di intervenire dopo il referendum, come dire che la magistratura e le polizie non sono politicizzate), al peggio Obama vi bombarda con un paio di droni. Ragazzi, là fuori – la realtà ,il mondo reale – ci sono delle persone che non aspettano altro di uccidervi solo per il vostro modo di pensare. L’opinione pubblica giustifica il vostro genocidio sulla base di istinti primordiali come nazione, religione, costituzione, varie ed eventuali. Dove mettervi in testa che siamo dei freak, outcast, eretici, la gente ci odia e se non ci odia ci prende per pazzi.

In questo contesto, dove un’Obama può uccidervi senza processo e ricevere un premio Nobel per la Pace, il gradualismo può servire a due cose: 1) vivere meglio nel frattempo (ricordate la metafora del ciclista che pedala in discesa verso Vladivostok?); 2) raggiungere l’obiettivo che ci prefiggiamo. Nel caso della Sardegna Elvetica pensate a questo: La Sardegna diventa un cantone della Svizzera, il più grande cantone elvetico. Dopo anni o generazioni i sardi imparano come funziona una confederazione di cantoni e cosa significa competizione cantonale. Con l’aumento del benessere nell’isola un movimento di libertari propone la cantonizzazione della Sardegna. Decine di cantoni. In questa atomizzazione delle istituzioni si arriverà ad un punto in cui alcuni cantoni si atomizzeranno sempre di più fino ad arrivare a città, villaggi ecc. e magari un giorno potrebbe spuntare una comunità in cui l’istituzione statale scompare del tutto. La Sardegna è il posto ideale per una comunità libertaria: spopolata, ignorata politicamente e geograficamente, ricca di risorse naturali e allo stesso tempo al centro d’Europa. D’altro canto entrare a far parte della Svizzera è un’assicurazione sulla vita, letteralmente: perché Obama avrebbe serie difficoltà a bombardare il territorio svizzero. Così mentre le nostre condizioni economiche e sociali migliorano nel frattempo non ci lasciamo la pelle. Mi sembra una buona ragione per aderire all’iniziativa. Chi è con me allora?

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19 Comments » 19 Responses to Perché gradualismo e anarchia non si escludono a vicenda: un commento sulla Sardegna Elvetica

  1. Liberalista on aprile 6, 2014 at 00:25

    Fabri, sei sicuro che per andare dal punto A al punto B sia meglio passare dalla trasformazione della Sardegna in un cantone svizzero?

    Facciamo un esercizio di immaginazione e vediamo cosa succederebbe se la proposta Caruso divenisse un’iniziativa politica concreta.
    Per prima cosa sarebbe necessario raccogliere le firme per un referendum (sempre che venga accettato dalle stesse autorità che arrestano gli indipendentisti veneti), creare un comitato politico e finanziare una campagna elettorale.
    Poi, una volta vinto (ed è tutto da dimostrare che un referendum simile possa vincere) ottenere l’indipendenza dall’Italia (e ci fanno andar via così, aprendo un precedente pericolosissimo, per il loro sogno centralistico e unitario? mmm…) e quindi chiedere l’annessione alla Svizzera, che, come dice giustamente Carlo Butti, non è detto sia d’accordo. Personalmente, temo che gli svizzeri stiano benone così e sobbarcarsi oltre un milione di disoccupati/inoccupati/pensionati/scansafatiche/delinquenticomuni, desiderosi di continuare con la pacchia assistenzialistica (come paventi giustamente anche tu) non sia particolarmente appetibile per loro.
    Quanto costa, in termini di tempo, denaro, impegno e personale, tutto questo procedimento? E quante possibilità di successo ha? E qual è il risultato finale, una società libertaria?

    Ora, facciamo la seconda parte dell’esercizio e ipotizziamo che per andare dal punto A (stato italiano) al punto B (privatopia, anche se io preferirei una società poli-archica a-territoriale, ma vabbè, sono distinzioni di lana caprina, in questo ragionamento) si debba passare da una Sardegna indipendente, a cui seguirà non l’annessione alla Svizzera, ma la creazione di una Costituzione libertaria.

    Anche qui: facciamo il conto di tempo, risorse, personale, necessari all’iniziativa. Ma quale sarà il risultato finale?

    Si potrebbero perfino fare le ipotesi 3 (ad esempio l’iniziativa dei Liberi Comuni, perfino migliore dei cantoni svizzeri), 4 (creazione di un partito libertario indipendentista), 5 (creazione di un partito anarco-capitalista tout-court), eccetera, con scenari simili e strade differenti per arrivare comunque al punto B.
    .
    Per tutte, serve denaro, servono strumenti, servono persone che ci mettono faccia e tempo. In misure pressochè identiche, ne convenite? E con identiche (cioè pochissime) chances di successo.

    A questo punto, la domanda da porsi è la seguente: è talmente utopistico essere libertari che non si può nemmeno renderlo pubblico e ci si deve nascondere dietro iniziative non libertarie?
    E qui ripropongo la domanda che facevo nel commento al tuo primo articolo, Fabri: perchè continuiamo a seguire iniziative non libertarie, invece di puntare all’obiettivo vero, visto che tutto quanto dicevi anche tu è vero anche per tutte le altre strade di cui abbiamo parlato?

  2. Fabristol on aprile 6, 2014 at 11:16

    “Personalmente, temo che gli svizzeri stiano benone così e sobbarcarsi oltre un milione di disoccupati/inoccupati/pensionati/scansafatiche/delinquenticomuni, desiderosi di continuare con la pacchia assistenzialistica (come paventi giustamente anche tu) non sia particolarmente appetibile per loro.”

    In questi giorni ho letto e ascoltato interventi su tv e radio svizzere nonché interviste ai ticinesi e ti posso assicurare che erano tutti d’accordo (nonostante pensassero fosse utopistico). Ma anche l’annessione di Hawaii e Puerto Rico agli USA sembrava utopistico giusto?

    “Quanto costa, in termini di tempo, denaro, impegno e personale, tutto questo procedimento? E quante possibilità di successo ha? E qual è il risultato finale, una società libertaria?”

    Meno di aspettare che qualcuno inventi il teletrasporto. 😉

    “Si potrebbero perfino fare le ipotesi 3 (ad esempio l’iniziativa dei Liberi Comuni, perfino migliore dei cantoni svizzeri), 4 (creazione di un partito libertario indipendentista), 5 (creazione di un partito anarco-capitalista tout-court), eccetera, con scenari simili e strade differenti per arrivare comunque al punto B.”

    Queste cose si possono fare comunque, in parallelo o perfino dopo l’annessione elvetica che ci proteggerà dalla furia italica e della NATO. Se esci dall’UE e dalla NATO e ti annetti ad uno stato terzo neutrale ci sono poche possibilità di bombardamento.

    “Fabri: perchè continuiamo a seguire iniziative non libertarie, invece di puntare all’obiettivo vero, visto che tutto quanto dicevi anche tu è vero anche per tutte le altre strade di cui abbiamo parlato?”

    Perché ci tengo alla mia pellaccia e non voglio essere rinchiuso in una galera italiana per il mio pensiero o ucciso da un drone americano.
    E poi perché se non dovessi raggiungere libertopia almeno mi troverei in un limbo preferibile all’inferno odierno. E non mi sembra poco. Tu ci tieni alla tua vita? Bene, fallo sapere al signore della NSA che ci sta schedando e spedendo le info ai colleghi italiani. 😉

  3. Liberalista on aprile 6, 2014 at 13:28

    Se abbiamo paura di esprimere le nostre idee, che senso ha un blog libertario? 🙂
    E credi che proporre l’annessione alla Svizzera, l’uscita dall’UE e dalla Nato ci metta al riparo dai servizi segreti, che invece si scatenerebbero contro di noi solo se proponessimo una società libertaria?
    Mi sembra un ragionamento poco razionale, francamente 🙂

    Poi, aggiungo una cosa sulla volontà degli svizzeri di comprarsi l’annessione della Sardegna: se l’Italia accettasse la “cessione” onerosa dell’isola, vi sarebbe un prezzo vicino ai 100-150 miliardi di euro, secondo le stime. Ciò significa un esborso di 15000-20000 euro procapite per gli elvetici. Ovvero, circa il doppio per ogni contribuente svizzero. Siamo sicuri che, al di là delle dichiarazioni di principio un pò nazionalistiche degli svizzeri (che bello che bello, ci annettiamo la Sardegna!), poi ci sia la volontà di pagare una tassa di scopo tanto esosa?

    Chiudo con una spiegazione ulteriore della mia posizione: ho firmato comunque la petizione, perchè credo anche io che sarebbe un miglioramento rispetto alla situazione attuale. E non ho mai sostenuto che i libertari se ne debbano stare con le mani in mano ad aspettare che qualcun altro inventi la società libertaria. Ma se nemmeno noi abbiamo il coraggio di proporla, la vedo dura…
    Insomma, la mia provocazione è questa: perchè, invece di seguire le proposte altrui, non ne facciamo una nostra?
    Non rispondermi che c’è l’omino che ci spia. Perchè tanto ci spia e ci sta spiando anche quando parliamo di temi libertari in generale e quando proponiamo l’annessione alla Svizzera 🙂

  4. Fabristol on aprile 6, 2014 at 22:24

    Quello della vendita era solo una provocazione di Caruso. L’idea è quella di fare il referendum, non di vendere l’isola. E cmq gli svizzeri sembrano più contenti dei sardi: http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2014/03/Il-Foglio-17-03-14.pdf

    “Insomma, la mia provocazione è questa: perchè, invece di seguire le proposte altrui, non ne facciamo una nostra?”

    Quale?

    OK, per un attimo facciamo finta che i droni americani non ci siano e che i Carabinieri non vengano ad arrestarci: l’idea più fattibile è quella dello seasteading, ma ci vogliono miliardi da parte di investitori. altrimenti si potrebbe scegliere un paese di 100 anime, Monteleone Rocca Doria, bastrerebbe che 50 libertari cambiassero la residenza e alle elezioni comunali avrebbero un comune tutto per loro. Si fa per dire ovviamente perché una giunta comunale deve sempre seguire la costituzione altrimenti ti commissionano e mettono un prefetto. Però nel frattempo si potrebbe creare una comunità che è stataalsta solo di facciata. La giunta per esempio potrebbe ridare i soldi estorti con le tasse ai cittadini (non come ridistribuzione ma proprio ridare lo stesso tanto che è stato prelevato), chiudere tutte le attività comunali non necessarie ecc. Questo diventerebbe un polo di attrazione per i libertari di tutto il mondo. Poi…

  5. Liberalista on aprile 6, 2014 at 23:22

    Ne abbiamo già parlato: io ci sto, ma bisogna vedere se troviamo altri 48 libertari, sardi e non, che ci stanno, a trasferire la propria residenza a Monteleone o in qualsiasi altro comune sardo che conta intorno ai 100 elettori.
    I carabinieri, che già ci leggono e che salutiamo cordialmente 🙂 , verrebbero comunque ad arrestarci, non credi? O credi che i politici di Monteleone se ne staranno con le mani in mano quando vedranno 50 persone che mettono la propria residenza nel loro sperduto paesello, tutte nello stesso periodo? Come minimo, ci accuserebbero di associazione a delinquere.

    Ma va bene, ripeto, io ci sto al 1000%. Correrei il rischio, così come sto correndo (stiamo) aderendo alla proposta Caruso, aderendo al Movimento Libertario, aderendo alla proposta dei Liberi Comuni e così via. Perchè abbiamo superato il limite di sopportazione e perchè se ci fossero un John Galt e un Francisco D’Anconia, io me andrei immediatamente nella loro Atlantide 🙂

    Il succo del mio ragionamento, però, era un altro: se proprio dobbiamo impegnarci in progetti politici, perchè non raccogliere le firme per una Sardegna libertaria (visto che, invece, le raccoglieremo per una Sardegna elvetica), e se proprio dobbiamo fare una campagna elettorale, perchè non farla per un partito che punta all’abolizione della coercizione, fiscale e personale?
    Ci nascondiamo perchè non abbiamo chances, perchè abbiamo paura o perchè non ne abbiamo voglia? Vorrei capire questo 🙂

  6. William on aprile 7, 2014 at 14:44

    @Liberalista:

    “Il succo del mio ragionamento, però, era un altro: se proprio dobbiamo impegnarci in progetti politici, perchè non raccogliere le firme per una Sardegna libertaria (visto che, invece, le raccoglieremo per una Sardegna elvetica), e se proprio dobbiamo fare una campagna elettorale, perchè non farla per un partito che punta all’abolizione della coercizione, fiscale e personale?”

    Probabilmente perche “Sardegna Libertaria” è un “harder sell” rispetto a “Sardegna Elvetica” se vogliamo avere un impatto maggiore conviene focalizzare sulle iniziative più facili da vendere.

  7. Liberalista on aprile 7, 2014 at 17:09

    Capisco, William.
    Rimango del parere che lo scegliere sempre questa strada sia continuare a fare quello che ho fatto io per 16 anni con FI, cercando di migliorare un pò l’esistente, invece di proporre apertamente la soluzione corretta. E il risultato è stato che in 16 anni non si sono mai abbassate le tasse nè tagliata la spesa pubblica, nè riformato nulla di nulla. Perchè è ovvio che puntare tutto su un piccolo risultato parziale ti porta al massimo a raggiungere un compromesso al ribasso. Insomma, è come in una trattativa: se parti con 1000, magari vendi a 500. Ma se parti da 200, se ti va bene vendi a 150…

    Poi, ovviamente,se si facesse un referendum sull’indipendenza della Sardegna o su Sardegna elvetica, andrei a votare SI, perchè sarebbe comunque un miglioramento. Così come se fosse possibile un referendum per abbassare la pressione fiscale, anche di poco, andrei a votarlo.
    Ma di certo non sarebbe la battaglia delle battaglie e non risolverebbe il problema del furto istituzionalizzato.

    Posso chiedervi, visto che non ne avete mai parlato, cosa ne pensate dell’iniziativa dei Liberi Comuni?

  8. Fabristol on aprile 7, 2014 at 21:32

    Parafrasando Carlo V “los libertarios son pocos, locos y mal unidos.” 😉
    L’iniziativa Liberi Comuni, a cui ho dato uno sguardo veloce (purtroppo il sito non è molto informativo), sembra interessante e in parte è proprio quello che la confederazione elvetica all’inizio si prefiggeva con l’istituzione dei cantoni. Quindi torniamo sempre alla cantonizzazione… cioè l’atomizzazione del territorio e della società. Magari potremmo proporre la cantonizzazione della Sardegna.. 😉
    Hai qualche informazione in più su Liberi Comuni? Chi c’è dietro per esempio? e quali sono i prossimi obiettivi?

    p.s.
    comunque ragazzi vorrei farvi notare quanti pochi e disorganizzati siamo. Saremmo mille persone in tutta italia. L’unico modo per rendere la cosa più popolare è aspettare che una personalità di successo nel campo artistico o letterario o scientifico abbracci la filosofia libertari.

  9. Liberalista on aprile 7, 2014 at 23:58

    Cioè aspettare che arrivi il Berlusconi di turno? Mah… Scusami se non ne sono entusiasta 🙂

    Lo so che saremmo 1000 (forse più, ma forse anche meno). Però un tentativo serio non è mai stato fatto.
    Sull’iniziativa dei Liberi Comuni si tratta di leggere quello che c’è sul loro sito. E lì ho letto il manifesto, i principii e la bozza di Costituzione e ho notato che è un’ottima base. Certo, ci sono alcune cose che devono essere cambiate (vedi il servizio militare obbligatorio… brrr), ma nel complesso si tratta della miglior stesura di un programma libertario che sia mai apparsa nel panorama politico italiano. Non ho altre informazioni sulle persone, francamente, ma so che Rivo Cortonesi (il fondatore) è un libertario ticinese di vecchia data.
    Inoltre, ha il pregio di poter attrarre anche gli indipendentisti tout court, visto che si torna ad una atomizzazione territoriale, come dicevi giustamente tu.
    Insomma, mette a fuoco l’unico obiettivo (società libertaria), ne spiega le ragioni, propone un metodo e un cammino.
    Mi sembra un tentativo degno di interesse.

  10. Fabristol on aprile 8, 2014 at 06:47

    Non intendevo un padrino politico come Berlusconi. Intendevo una perona famosa che faccia “outing” di modo che la gente si possa ifromare su cos sia la filosofia libertaria.

    Purtroppo sono con il telefonino e non riesco a visualizzare bene il sito, appena ho un PC decente ridarò uno sguardo 🙂

  11. Fabristol on aprile 8, 2014 at 23:47

    Comunque la cosa migliore sarebbe parlare di queste cose a quattrocchi. Io scendo a Luglio, magari riusciamo ad incontrarci e fare una piccola ssemblea dei libertari sardi! 🙂

  12. Liberalista on aprile 9, 2014 at 10:41

    Sarebbe una gran cosa. Facci sapere, via mail, e ci organizziamo 🙂

  13. William on aprile 9, 2014 at 17:05

    Se c’è bisogno di uno spazio per l’assemblea io ne ho svariati se vi va bene farla dalle parti di Sarroch

  14. Fabristol on aprile 9, 2014 at 17:29

    Grazie William! Ma per 3 persone ne vale la pena? O è meglio sedersi ad un caffè, insomma qualcosa di meno formale? A meno che da qui a luglio non riusciamo a trovare un gruppo di libertari sardi 😉 (o libertari italiani in vacanza)?
    Sarroch comunque va benissimo per me.

  15. William on aprile 9, 2014 at 19:59

    Siamo almeno in 4 c’è anche Enrico Sanna.

    Il suo blog http://pulgarias.wordpress.com/author/enricone2/

    Mi sa che hai ragione in 4 conviene sedersi ad un caffè.

  16. Liberalista on aprile 10, 2014 at 12:38

    Magari si può provare ad invitare anche Caruso, se ci sta.
    Io posso estendere l’invito a quelle poche persone che conosco che condividono le nostre idee.

  17. Fabristol on aprile 11, 2014 at 13:18

    Non credo che Caruso sia libertario. Conosci libertari nel mondo reale? Wow e io che pensavo esistessero solo Su internet. 😉

  18. William on aprile 11, 2014 at 13:31

    Andrea Caruso lo conosco ed hai ragione non è libertario. Politicamente è un po alternativo tipo M5S o radicale.

  19. Liberalista on aprile 11, 2014 at 14:23

    Ok, diciamo che il vostro intervento mi conferma una sensazione che avevo avuto leggendo alcune considerazioni sul suo blog.

    Fabri, sì, conosco ben 3 libertari sardi, oltre noi 🙂
    La mia passata esperienza politica mi ha consentito di entrare in contatto con moltissime persone, e quindi ho potuto “capire” se dietro le dichiarazioni di facciata e di comodo, ci fosse anche uno spirito realmente e coerentemente libero. Se dovessi fare una percentuale, i libertari sarebbero vicini allo 0,1% delle persone che conosco 😀
    Inoltre, conosco altri 4-5 minarchici “seri”. Ma credo che inizialmente sia meglio provare con persone che hanno una visione simile. Già è difficile metterci d’accordo tra libertari anarco-capitalisti, figuriamoci… 🙂

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