Il nostro più grande avversario

giugno 2, 2014 9 Comments
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La stragrande maggioranza di voi non ha mai sentito nemmeno il suo nome. Ma se frequentate questo blog, se siete libertari, lui, le sue idee, i suoi progetti, sono la più grande minaccia che si possa immaginare per il libertarismo.
Chi è questo signore dalla folta barba? E perché sarebbe l’arcinemico del libertarismo, dell’anarcocapitalismo, dell’individualismo?
Aleksandr Gel’evič Dugin. Questo è il suo nome. Nato nel 1962, di nazionalità russa, Dugin è il padre fondatore e ideologo del partito nazionalbolscevico russo, paladino dell’idea di un impero euroasiatico, che vorrebbe contrapposto, per interessi materiali e ideali fondativi, all’occidente liberale.
Il suo sintetico ritratto su Wikipedia è abbastanza chiaro nel dipingere il curriculum di questo filosofo politico, che viene da un universo parallelo al nostro, in cui ciascuno dei nostri valori libertari è ribaltato e capovolto, per trasformarlo nel suo opposto.
Se ci limitassimo a leggerne le opere, potremmo persino rimanere ammaliati dalla perfetta specularità della sua visione del mondo, raffrontata con quella di noi libertari. Tradizionalismo mistico, conservatorismo reazionario, antiumanesimo, la negazione dell’individuo, la sua dissoluzione in una sorta di corpo mistico nazionale, unificato da una completa e totalizzante adesione ad un’idea collettivistica della società fino a generare una sintesi dei grandi estremismi della cultura europea, il fascismo e il bolscevismo.
Ma ci si sbaglierebbe se si considerassero le idee di Dugin come le solitarie e sterili elucubrazioni di un eremita della steppa. Tutt’altro che isolato il “professor” Dugin, coltiva ampie relazioni con l’establishment al potere in Russia, e viene letto e apprezzato, se così ci è concesso dire, da tantissimi circoli e gruppuscoli dell’estremismo europeo.
L’influenza di Dugin si spinge ed arriva sino alle stanze più riservate del Cremlino, e gran parte della politica internazionale di Putin sembra muoversi, in modo inquietante, sulla falsa riga dei proclami ideologici del leader nazionalbolscevico.
Uno dei suoi libri più famosi, fondamenti di geopolitica, è un testo studiato nell’accademia militare russa, e delinea chiaramente una strategia tesa a minare dalle fondamenta la stabilità interna dell’occidente, fomentandone le più piccole divisioni, esasperando e inducendo alla più ampia conflittualità tutte le forze che possono avere in esso un effetto disgregante e destabilizzante, a tutto vantaggio di una Russia vista come il cuore pulsante di una riscossa anti-liberale, intrisa di totalitarismo. A fianco a questa strategia di debilitazione dell’occidente, Dugin propone una altrettanto subdola e progressiva espansione del potere russo.
E qui veniamo ai giorni nostri. Il nostro presente, dal punto di vista della politica internazionale, sembra ridisegnare, in modo ogni giorno impercettibilmente sempre più preciso, alcuni dei desiderata espressi dal nostro politologo. Il conflitto ucraino, l’indecisione occidentale nell’affrontarlo, il dubbio instillato in noi su quali siano le parti da prendere, l’instabilità in occidente, l’ambigua relazione tra alcuni movimenti di estrema destra e la propaganda russa, il risorgere di istinti isolazionisti in europa occidentale e negli Stati Uniti appaiono curiosamente, e in modo difficilmente spiegabile altrimenti, fin troppo aderenti al programma eurasianista.
Non credo che si debba spiegare perché questo progetto rappresenti una minaccia per il libertarismo, essendone in modo radicale l’antitesi e la negazione. Identificando il liberalismo, di cui il nostro libertarismo è e resta la versione più coerente e completa, come il nemico ideale con cui confrontarsi, e identificandosi e radicandosi sia nel tradizionalismo della Konservative Revolution, attingendo a piene mani da pensatori come Jünger, Evola, Heidegger, Carl Schmitt e Niekisch che nel più profondo comunismo patriottico russo di Radek e Stalin, esalta il primato della collettività sull’individuo, e dell’Assoluto sul particolare.
Ecco, noi libertari, intrisi di razionalità, illuministi, di un illuminismo scozzese e immune da derive giacobine, cresciuti nella difesa dell’individuo e della sua unicità, abissalmente distanti dalle pulsioni irrazionali che venano le ideologie cui si ispira Dugin, abbiamo in lui il nostro Doppelgänger.
Questo nostro legame con l’eurasianismo non si esaurisce nella contrapposizione, perché, fatalmente, proprio la nostra purezza teorica ci spinge, involontariamente, ad essere i più pericolosi alleati del nostro nemico, quando esercitando il nostro sacrosanto diritto di critica verso le storture e le imperfezioni dell’occidente statalista e socialisteggiante in cui viviamo, perdiamo di vista lo spettro che alligna all’orizzonte e dimentichiamo che le nostre imperfezioni occidentali, prese per sé stesse, possono essere inaccettabili, ma sono anche l’acqua sporca insieme alla quale non va buttata via l’essenza del nostro essere libertari, l’adesione a quel principio per cui l’uomo, con la u rigorosamente minuscola, è il fondamento della società, e per cui l’uomo solo agisce, ha dei diritti, possiede sé stesso e i frutti del proprio lavoro, e che , fintanto che male non fa, ha diritto a non essere aggredito e subire violenza.
Ed è proprio l’uomo, il singolo, piccolo, inerme, uomo che l’eurasianismo di Dugin considera irrilevante e sacrificabile, nel nome di un Leviatano enorme e impersonale.
Dopo questo breve ed incompleto ritratto della figura e delle idee di un uomo che pochi conoscono e troppi apprezzano, mi permetto di linkare alcuni articoli piluccati qui e là a proposito di Dugin e del ruolo che svolge nel panorama internazionale.
Nota: la simpatica immagine che apre questo articolo è stata carpita dalla home page facebook del nostro, a testimonianza dei sogni che allietano i sogni del “filosofo”.
http://www.4pt.su/en/content/aleksandr-dugin%E2%80%99s-foundations-geopolitics
http://www.4pt.su/en/content/unthinking-liberalism%E2%80%A8alexander-dugin%E2%80%99s-fourth-political-theory
http://www.wilsoncenter.org/sites/default/files/OP294.pdf
http://www.thedailybeast.com/articles/2014/04/02/alexander-dugin-the-crazy-ideologue-of-the-new-russian-empire.html
https://news.vice.com/article/brain-behind-crimea-annexation-wants-to-see-a-return-to-russian-imperialism
http://www.ilpost.it/2014/05/09/vladimir-medinskij/
http://www.interpretermag.com/dugin-says-an-azerbaijan-hostile-to-russia-will-instantly-cease-to-exist/
http://xaameriki.wordpress.com/2013/11/14/top-russian-advisor-aleksandr-ntougkin-communicating-with-n-g-michaloliakos-via-letters-defencenet-%CE%BF%CE%B9-%CE%B5%CF%80%CE%B9%CF%83%CF%84%CE%BF%CE%BB%CE%AD%CF%82-%CE%B1%CE%BB%CE%B5/
Permettetemi ora di chiudere con uno strascico di attualità, che contestualizza in un modo diverso alcuni eventi del recente passato ( recentissimo) e che molti libertari hanno interpretato in modo ambivalente.
Dopo aver letto di Dugin, e del suo influsso sulle politiche russe, potrebbero, forse, cambiare aspetto…
http://www.dailymail.co.uk/news/article-2624817/How-Putins-walking-Six-years-ago-EDWARD-LUCAS-branded-scaremonger-warning-danger-posed-West-today-threats-alarming-ever.html
http://www.forbes.com/sites/paulroderickgregory/2014/05/11/inside-putins-campaign-of-social-media-trolling-and-faked-ukrainian-crimes/
http://www.ilfoglio.it/soloqui/23025#.U1qXGkPACj0.twitter
http://www.nybooks.com/articles/archives/2014/mar/20/fascism-russia-and-ukraine/
http://www.nationalreview.com/article/377818/did-putin-plan-odessa-massacre-robert-zubrin
http://www.foreignaffairs.com/articles/141067/mitchell-a-orenstein/putins-western-allies
http://maidantranslations.com/2014/04/01/how-putin-finances-hungarian-jobbik-and-other-radical-right-winged-parties-to-provoke-european-union-collapse/
http://euobserver.com/eu-elections/124156

Un ultimo commento. So che molti di questi articoli sembrano dipingere un quadro che, a tutta prima, può apparire inverosimile, e che potrebbe sembrare ispirato a sollevare la paura del “nemico interno”, in un classico gioco di specchi, in cui la paura di un nemico esterno dovrebbe creare la paranoia di una subdola quinta colonna.
E’ vero, e prevengo l’obiezione per cui Putin e Dugin possono essere il nemico esterno “utile” a giustificare ogni nefandezza da parte dei nostri governanti, allo stesso modo di tanti altri. La capisco e non escludo che essi vengano veramente “usati” a questo scopo dai propagandisti del nostro statalismo, delle nostre élite politiche. Però, come dicevo, non buttiamo il bimbo con l’acqua sporca e non facciamoci traviare dall’errore prospettico per cui il nemico vicino appare più grosso di quello distante, perché se quel Leviatano crescesse al punto da fagocitare il nostro Moloch, gli effetti per chi professa le nostre idee sarebbero ben peggiori di qualunque minaccia possiamo soffrire al momento, come ben sanno i libertari russi ed ucraini.

9 Comments » 9 Responses to Il nostro più grande avversario

  1. Luca Bertoletti on giugno 2, 2014 at 17:18

    Complimenti, ottimo articolo!

  2. Fabristol on giugno 2, 2014 at 18:38

    Ottimo articolo che controbilancia altri articoli su questo blog in cui alcuni di noi se la sono presa contro gli USA in un apparente supporto della politica putiniana. Apparente perché, siamo tra adulti e persone intelligenti, essere contro Obama non significa essere pro Putin. E’ difficile lo so, uscire da questa dicotomia per cui se si è contro uno si tifa per l’altro ma siamo libertari e persone inteligenti e di buon senso. Nessun libertario sano di mente potrebbe definirsi pro-Putin. Ed è giusto ricordarlo anche con questi post. Ma dobbiamo denunciare comunque la continua aggressione obamiana perché è troppo facile fare le reductio ad hitlerum contro iran, corea, Cina e russia quando c’è un elefante nella cristalleria. Gli USA rappresentano una minaccia contro il mondo allo stesso modo. E non lo dico io ma libertari come Moulynex, Tucker e i vari blog libertari che vedete sulla colonna a destra.
    Noi come libertari siamo tra due fuochi, e lo siamo sempre stati.

  3. Luigi on giugno 2, 2014 at 19:47

    Giusta osservazione di Fabristol. Infatti, come dicevo nel post non dobbiamo rischiare di buttare il bimbo con l’acqua sporca, ma non dobbiamo nemmeno far finta che l’acqua non sia sporca.
    Basta ricordare le vicende del Bundy ranch in Nevada per vederla, questa acqua sporca.
    Nello stesso tempo, però, il mio invito è a non farsi trascinare dalla foga e dimenticare che noi abbiamo sia l’acqua sporca che il bimbo da lavare, mentre chi vive in altri paesi non ha che l’acqua sporca.

  4. Kirbmarc on giugno 2, 2014 at 20:10

    Sembra Rasputin, ma è molto peggio.

  5. Liberalista on giugno 3, 2014 at 12:45

    Riassumendo: siamo contro tutti gli Stati e contro tutti gli imperialismi.

  6. Luigi on giugno 3, 2014 at 21:02

    Si, Liberalista, siamo contro lo stato e contro l’impero, fosse anche l'”impero del Bene”.
    Io sono, però, anche una persona realista e cerco di mettere le cose in prospettiva. Ergo, di fronte a due mali di natura diversa evito di trasformarli in un tutt’uno indistinto.
    L'”impero” americano è il male che snatura un caso più unico che raro della storia dell’umanità: una nazione composita, conceived in liberty, per dirla con uno di quei grandi libertari a cui ci ispiriamo.
    Una nazione che è riuscita a accogliere e nutrire la fragilissima pianta del libertarismo.
    Sarà romanticismo il mio, ma in quella nazione vedo ancora l’unica speranza che possa un giorno portare il libertarismo a dominare.
    Al contrario, per somma sfortuna dei russi stessi, la Russia costituisce l’incubo peggiore del libertarismo, e basta seguirne la storia per vedere come gli eventi si siano accaniti contro quel popolo, dando sulle loro terre alla luce una sequenza di autocrazie, dittature e totalitarismi ininterrotta.
    E quella persona cui questo post è dedicato è il distillato, per certi versi, di questa evoluzione storica.
    Per questo, per quanto possa essere apparso momentaneamente, e forse strumentalmente, strizzare l’occhio a noi libertari, nel dare asilo a un Depardieu antitasse, nel dare rifugio a Snowden ( salo poi scoprire che il nostro collabora ora col fu KGB…), nutro nei confronti di Putin un terrore ben maggiore di quello che posso provare per un Obama, che so che a breve leverà il disturbo.
    Si, chiaramente sarà seguito da un altro tanghero della sua stessa risma, e so già che l’obiezione hoppeana prevede che un Putin stabilmente al potere avrà più interesse di Obama a avere dei sudditi prosperi.
    Però a questo argomento oppongo due osservazioni che ritengo dirimenti:
    1) de facto la tesi di Hoppe è smentita dalla storia, basti leggere gli studi di Daron Acemoglu in proposito. I tiranni illuminati e “liberali” quando sono esistiti, se sono esistiti, sono sempre stati un’improbabile e fortuita eccezione.
    Al contrario, la miopia del tiranno, hayekianamente incapace di pianificare centralmente la felicità dei sudditi, tende a ridursi alla pianificazione della propria, di cortissimo respiro.
    Come uno sciame di cavallette.
    Al contrario, benché satura di problemi, quei problemi che Buchanan e Tullock hanno esposto magistralmente, la democrazia è, nonostante tutto, nonostante il suo essere un dio che ha fallito, un fallimento sicuramente più tollerabile del successo di una dittatura.
    Si badi, non mi riferisco alla prassi di votare e scegliere i propri carnefici e secondini, ma al sostrato liberale di quelle democrazie in vige la rule of law, nostro, di noi libertari, chiodo fisso.
    2) detto in due parole, chi se ne frega di “star bene” se questo star bene è la concessione gentile di un tiranno che da un giorno all’altro può levarci ogni cosa?
    Putin può concedere “asilo” oggi a Depardieu e domani può espropriare tutti i beni posseduti in Russia dall’attore francese con un schiocco di dita.
    Il motivo per cui da libertari siamo e restiamo tra due fuochi, alla fine, è proprio questo. Le nostre critiche al sistema democratico occidentale sono radicali. Ma il segno del loro radicalismo è opposto, diametralmente opposto, a quello delle critiche che allo stesso sistema possono fare i nazionalbolscevichi eurasianisti di cui si sta circondando lo zar di tutte le russie.

  7. Kirbmarc on giugno 4, 2014 at 11:34

    Ottim commento Luigi, approvo in pieno e secondo me è questa la debolezza principale della tesi di Hoppe: la metafora secondo cui il sovrano ha più interesse del funzionario burocratico al benessere economico e civile dei suoi sudditi, come un pastore non tosa troppo le sue pecore per avere un guadagno più alto nel lungo periodo funziona solo se il sovrano ha un numero limitato di pecore e le non tosa troppo per non farle ribellare.

    Ma se il pastore è certo di avere sempre e comunque un numero sufficiente di pecore per la lana e sa che le pecore a sua disposizione faranno molta fatica a ribellarsi allora toserà, scannerà e macellerà le pecore in più e terrà un gruppo di pecore privilegiate al suo fianco, tosandole poco e circondandole di lupi.

  8. Kirbmarc on giugno 4, 2014 at 11:46

    Con questo non vglio difendere la democrazia. Le grandi deomcrazie non sono troppo diverse dai grandi imperi per quanto riguarda le violazione dei diritti dei suoi cittadini. Le monarchie sono migliori delle democrazie solo quando il loro potere è limitato nello spazio: unprincipe di Monaco, per esempio, ha interesse nel mantere il suo paese ricco, perchè non ha le risorse per rubare o estorcere ricchezza agli altri paesi. Ma uno zar delle Russie può ignorare la prosperità della Siberia o del Caucaso nel lungo periodo, perchè gli basta esigere tributi con la forza del suo esercito e arricchire i suoi amici di Mosca o San Pietroburgo a spese del resto del paese.

  9. Violator on giugno 10, 2014 at 22:00

    Ottimo articolo, complimenti. Condivido appieno eccezion fatta per la questione Hoppe che, sottolineo, non affronta la tematica Tirannia Vs Democrazia..ma monarchia assoluta vs democrazia repubblicana. La sua è una critica all idea del diritto pubblico argomentata con dialettica austriaca (deduttiva e logica a-priori) senza necessariamente rifarsi a risultanze empiriche.

    Mi trovo in assoluta sintonia con Lui sul concepire la democrazia repubblicana una forma di decivilizzazione più acuta.

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