Chi è veramente Nigel Farage, il leader dell’UKIP

giugno 6, 2014 10 Comments
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STN2616PIC1_346586kNigel Farage è razzista, Nigel Farage è xenofobo, Nigel Farage è maschilista. No, Nigel Farage è solo un conservatore, Nigel Farage è pro Europa ma contro UE, Nigel Farage è perfino libertario!

Purtroppo oggigiorno i media ci hanno abituato al fatto che un personaggio famoso, soprattutto se politico, può essere tutto e il contrario di tutto. Si è accusati di tutto, nel tipico spettro che passa dal comunismo al nazismo, dalla xenofobia al terzomondismo. E lo sappiamo bene noi libertari cosa significa essere accusati di qualsiasi -ismo da tutti. E’ possibile veramente conoscere le vere intenzioni di un uomo politico? Forse no, ma possiamo però leggere con attenzione i suoi discorsi, controllare ciò che ha proposto o votato, di quali compagni si circonda. Ed è quello che possiamo fare con Nigel Farage evitando di utilizzare -ismi come fossero intercalari. E questo è estremamente importante perché, a mio avviso purtroppo, molti libertari si sono buttati nel carrozzone “farageano” senza aver ben compreso Farage e l’UKIP. Vediamo di fare un po’ di chiarezza allora.
Per prima cosa Farage è un prodotto della democrazia britannica. Farage non può essere accostato a nessun personaggio politico presente o passato di altri paesi. Cosa significa: significa che la democrazia parlamentare britannica è un unicum che non ha corrispettivi continentali quindi cercare di catalogare Farage e l’UKIP con la lente europea continentale risulta molto “misleading”, fuoviante.
Ciò che un tabloid inglese o una BBC considera estrema destra xenofoba per il nostro parlamento ricade nella normalità quotidiana del dialogo politico. Con ciò non sto dicendo che le politiche dell’UKIP ricadono nello spettro delle politiche del Partito dei Pensionati italiano ma sicuramente in UK esiste un livello di percezione di temi come xenofobia, razzismo che è molto differente da quello continentale. Il Regno è stato per lo più scevro da esperienze fasciste o nazionalsocialiste quindi per i britannici qualsiasi discussione che vada al di fuori del politically correct è bollata come estrema, perfino dalla destra più conservatrice. Detto questo io sono un ammiratore della tradizione liberale e di integrazione britannica e quindi certe posizioni dell’UKIP sull’immigrazione sono per me inaccettabili a prescindere dal contesto culturale. image_update_cdaea1042c69cad5_1364011137_9j-4aaqsk
L’immigrazione quindi: cosa vuole Farage? Farage vorrebbe diminuire la percentuale di immigrati che arrivano nell’isola. Ma vuole fare questo in maniera abbastanza discriminatoria: contro per esempio nuovi paesi membri dell’UE come Romania e Bulgaria. Ora, dovete sapere che limitazioni all’immigrazione di rumeni e bulgari sono già state implementate dai governi precedenti con la scusa della non-integrazione Schengen dell’UK senza che questo suscitasse alcuno sdegno nell’opinione pubblica europea. Nessuno parlò di xenofobia, di estrema destra e di razzismo, eppure è da anni che questa politica discriminatoria è in atto a discapito degli onesti rumeni e bulgari. Questi ultimi pagano le conseguenze di una discriminazione basata sulla nazionalità. Non si parla di un programma che seleziona l’entrata di individui in base a capacità, fedina penale ecc. degli individui ma in base al proprio passaporto con il pregiudizio tribale e duro a morire quindi che gli individui all’interno di uno stesso territorio abbiano le stesse qualità o vizi. Questa è sicuramente una politica anti-libertaria, che siano UKIP o Cameron o Grillo a proporla. Io credo che UKIP dia una risposta sbagliata ad un problema reale. Dicono che gli stranieri hanno accesso ai benefit e quindi “rubano” risorse a chi ha pagato con le tasse questi benefit. Ma è un finto problema perché, come abbiamo visto qui e qui, la radice di tutti i mali è il welfare system, non l’immigrato. Perché per tot immigrati che accedono ai benefit con le tasse degli indigeni, ci sono tot indigeni che accedono ai benefit con le tasse degli immigrati. Come nel mio caso: io mi alzo alle 7 e torno a casa alle 18 per dar da mangiare a milioni di britannici che vivono in benefit e che come unico lavoro hanno quello di sfornare più figli possibile per avere ancora più assegni familiari. Questo sì che è un problema di giustizia sociale. Ed è un problema che nessun politico europeo o britannico ha mai affrontato, men che meno uno pseudo-libertario come Farage. Gli immigrati che rubano il lavoro agli indigeni? Ma come è possibile se il Regno non riesce a coprire centinaia di migliaia di posti di lavoro e ogni anno deve integrare l’offerta con gli immigrati per l’appunto? Sarà che gli indigeni non vogliono fare certi lavori e preferiscono vivere di benefit? Sarà che gli immigrati sono più flessibili e si spostano dove il lavoro c’è, Londra e Sud-Est, mentre gli indigeni rimangono dove sono nati e dove non c’è lavoro, Nord e Cornovaglia?
ay_112439998Quindi diciamo che il peccato di Farage non è di razzismo o di xenofobia ma di incomprensione della radice del problema. Il sistema del welfare crea persone dipendenti dal sistema, svogliate e totalmente irresponsabili. Sull’accusa di razzismo e xenofobia sorvolo perché non posso conoscere la vera natura di una persona che non conosco ma posso dirvi che Farage è sposato con una tedesca, ha amici di tutte le razze e nazionalità e alcuni membri dell’UKIP non sono tipici britannici, diciamo. Pecca di nazionalismo di sicuro, visto che “British people should always try to employ a Brit over an immigrant wherever possible”.
Antieuropeismo o anti-UE: qui è chiaro che UKIP e Farage non sono contro l’Europa come aggregato storico-geografico di popoli ma contro la UE come istituzione. Su questo sono d’accordo con Farage e credo la maggior parte dei libertari. Ma allo stesso tempo i partiti/movimenti anti-UE non riescono a non cadere nell’estremo opposto, ovvero troppo nazionalismo. Se è vero che l’Unione Europea rappresenta un superleviatano* da riformare il ritorno ai confini, al protezionismo e al nazionalismo tout cour non è la soluzione ai problemi del 2014. Si possono avere scambi commerciali e di persone tra stati anche senza una unione politica. Si può usare la stessa valuta anche senza una unione politica, si può essere europei senza l’Unione Europea. Nazionalismo e libertarismo sono incompatibili.
Questi i temi affrontati dai media durante le elezioni ma esistono altri temi che non sono mai stati affrontati come lo Stato minimo:
“I’m not for laws. We need a minimum of laws. I hate big government, I hate being told what to do on a personal basis.”
In generale Nigel Farage è contro l’intervento statale in molti campi economici e sociali, e questo è sicuramente un lato libertario del suo carattere, ma tra i candidati dell’UKIP ci sono persone che sono contro gli omosessuali, contro l’immigrato di per se stesso e negli ultimi anni ha imbarcato membri del fallito progetto del BNP, quello sì razzista. I suoi discorsi, sempre brillanti nel bene o nel male, contro l’Unione Europea sono “inspirational” (non trovo parola in italiano per esprimerlo) e sicuramente su singoli temi contro gli attacchi alle libertà personali e sulle libertà economiche ci potremmo trovare d’accordo ma non dobbiamo dimenticare che l’UKIP non è solo questo. E dietro ci sono milioni di ultraconservatori di destra e di estrema destra delusi dai Tories e dal BNP che sono saliti sul carrozzone dell’UKIP.
In definitiva quindi, nonostante le critiche da parte dei media contro Farage siano esagerate, semplicistiche e spesso fuori luogo, Farage e il suo UKIP rimangono comunque un partito conservatore di destra che propone alcuni temi libertari in campo economico ma altri antilibertari in campo sociale e economico. Questo di certo non fa Farage un libertario e come libertari dovremmo starne alla larga.
*su l’Unione Europea la penso come Pietro Monsurrò. Vedi qui e qui.

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10 Comments » 10 Responses to Chi è veramente Nigel Farage, il leader dell’UKIP

  1. Liberalista on giugno 6, 2014 at 13:21

    Pur non conoscendo bene l’argomento o conoscendolo solo con la distorta lente di ciò che arriva dai media, sono d’accordo con te.
    Soprattutto nell’ambito del problema immigrazione.
    Sul sito del ML ho avuto uno scambio di vedute con Luca Fusari, che sostiene la visione dell’homesteading e del proprietarismo (con la quale sono d’accordissimo, in un contesto libertario) applicandola però al contesto statale, come se il confine statale fosse paragonabile a quello di una proprietà privata.
    Su questo non posso essere assolutamente d’accordo e per questo motivo credo che le politiche di gestione di flussi migratori siano sempre non-libertarie, in quanto lesive della libertà individuale di decidere della propria esistenza (fermo restando il principio di non-aggressione), senza che nessun organismo “politico” possa vietare alcunchè.

  2. CARLO BUTTI on giugno 6, 2014 at 17:59

    Sono d’accordo con Liberalista: che rapporto c’è fra i confini di una proprietà privata e i confini di Stato? Nessuno! I primi scaturiscono da una legittima acquisizione, a titolo originario o derivativo, i secondi sono sempre frutto di arbitri, spesso di violenze e sopraffazioni. Senza stare a sindacare se il processo risorgimentale sia stato un bene o un male, gli attuali confini dell’Italia non sono forse la conseguenza d’una serie di guerre condotte da un piccolo Stato ai danni di altri Stati piccoli e grandi?

  3. Luigi on giugno 6, 2014 at 20:51

    Devo stringere virtualmente la mano a Fabristol.
    Credo che la sua descrizione della figura di Farage sia molto equilibrata ed obbiettiva.
    Farage non è un mostro, come lo dipingono i media italiani, incapaci di comprendere la realtà inglese, ma non è nemmeno il leader libertario che viene spacciato, in modo alquanto improbabile, da qualche libertario italiano che pecca di troppo entusiasmo.
    E sicuramente la base del suo partito tutto può essere tranne che libertaria.
    Sorvolo sulla visione del libertarismo espressa da Luca Fusari, con cui troppe volte la discussione è degenerata, purtroppo, in sterilissima polemica.

  4. Fabristol on giugno 6, 2014 at 21:55

    @liberalista

    sono andato a leggere i commenti sul post di cui parlavi (il post non l’ho letto per ovvie ragioni di tempo, ho un lavoro e una vita io ;) tra l’altro non entravo su ML da più di un anno, vedo che toni e posizioni sono pure peggiorate) e le cose espresse da LF mi paiono estremamente sbagliate dal punto di vista libertario. Per prima cosa quello che dice di Hoppe è incorretto. Hoppe è molto chiaro quando dice che l’immigrazione in un contesto democratico è integrazione forzata decisa da un monopolista senza legittimazione, lo stato. Ma non è contro l’immigrazione di per se stessa a cui lui non dà alcun valore morale.Infatti in un contesto libertario Hoppe dice chiaramente che non esistono “gli stranieri” e “gli indigeni”. Questa distinzione è una distinzione artificiale creata dallo stato e dai confini statali. In una società libertaria non esistono confini, ergo non esistono stranieri. Ma i proprietari della terra hanno libertà di discriminazione o integrazione. Se elimini lo stato non esiste immigrazione perché non esiste un “paese” dove entrare ma proprietà private dove poter passare se lo consente il proprietario. Men che meno quella clandestina! Oltrepassare un confine pubblico che non è di nessuno significa non oltrepassarlo! In realtà esiste un proprietario del suolo pubblico, ovvero il privato Stato. Ma poiché il suo homesteading (se possiamo consideralo così) si basa sulla violenza, la guerra e il latrocinio la sua condotta è immorale e contro il principio di non aggressione. In sostanza se ne può andare a fanculo e non lo considero un proprietario legale del terreno.

  5. Fabristol on giugno 6, 2014 at 22:11

    @ Luigi

    grazie Luigi. ;)

  6. Kirbmarc on giugno 11, 2014 at 17:22

    Farage è un classico conservatore, con delle idee economiche che a volte rasentano il mercantilismo alla Tremonti. Visto che è inglese, tuttavia, parte del suo essere conservatore consiste nel difendere quelle idee libertarie che fanno parte della tradizione britannica da Mill in poi.

    In Italia non abbiamo una tradizione libertaria radicata e per questo i conservatori italiani tendono ad essere legati a visioni del mondo stataliste (spesso fasciste).

  7. Andrea Benetton on novembre 13, 2014 at 10:26

    Visto che sono stato uno dei primi a divulgare le idee di Farage in Italia perchè ho avuto la fortuna di avere conosciuto personalmente sia lui sia la dirigenza di quel partito ben prima dei recenti trionfi elettorali dico la mia.
    La questione non è che Farage sia l’ideale incarnazione delle idee libertarie, è evidente che non è così. Ci sono tanti punti programmatici che lasciano il tempo che trovano vedi ad esempio l’opposizione a più mercato nella sanità (riforma NHS). Ma bisogna avere l’onestà intellettuale di valutare la totalità della piattaforma e compararla con le piattaforme degli altri partiti. Se si fa questa operazione allora l’UKIP è decisamente il partito più vicino alle posizioni libertarie e sostenitore del libero mercato. Senza contare la chiara opposizione all’idea di superstato continentale, chiara netta e coerente, da sempre, non per chiudersi autarchicamente ma per aprirsi al mercato mondiale e liberarsi dell’iperregolamentazione proveniente da Bruxelles.
    Quando un partito esce dalla nicchia per diventare mainstream è ovvio che accolga al suo interno una pluralità di posizioni diverse e che tenda a vendere quello che l’elettore si vuole sentire dire. Questo è vero per l’ukip particolarmente per l’immigrazione. Non essendo l’abolizione dello stato un obiettivo ragionevolmente vicino, piuttosto che avere una immigrazione all’italiana, io rimango dell’idea che comunque sia perfettamente ragionevole avere una seria gestione dell’immigrazione come fanno in Australia o in Nuova Zelanda, perchè è di questo che stiamo parlando. Si copia soluzioni che funzionano.
    L’ukip nella sua constitution si dichiara partito libertario e declina i suoi principi in merito in maniera non equivocabile, e questo è già un’ancora ideale che nessuno vedo che pone in Italia o altrove. In secondo luogo conoscendo lui e suoi uomini so che sono gente competente, pratica e che sa portare a casa i risultati declinando strategia in tattica. Non sono cioè quelle accozzaglie mediocri che sono i partiti italiani. Giusto per fare un esempio hanno selezionato i candidati per le europee con 9 mesi di anticipo con colloqui come se fossero job interview. Probabilmente questa cosa è valida per tutti i partiti in UK, non saprei dire perchè non ho esperienza degli altri. Ma insomma non stiamo parlando delle parlamentarie dei grillini o dei pompini a Berlusconi di Forza Italia.

    Avere un partito che nelle idee e nel metodo sia uno UKIP sarebbe un passo avanti enorme per la base di partenza italiana. Ma anche la sua esistenza in UK ha messo un bel bastone tra le ruote ai burocrati di Bruxelles. Bisogna essere realisti, a mio avviso, per ora e per un libertario, può essere un punto di riferimento intermedio verso obiettivi più ambiziosi. Consci che un labour, i conservatives o peggio i libdem sono lontani anni luce in toto dal nostro mondo ideale.

  8. CARLO BUTTI on novembre 13, 2014 at 13:25

    D’accordo, il ragionamento ha una sua logica, ma se noi libertari continueremo a regger la coda a chi libertario non è, solo perché, in ambiti ben circoscritti, sembra manifestare qualche proposito in linea con il liberalismo classico, non caveremo mai un ragno dal buco; e laddove i movimenti di matrice ideologica altra dalla nostra,improvvidamente sostenuti dal nostro consenso, otterranno qualche risultato a noi caro, saranno essi a intestarsene il merito, riducendoci a recitare la parte della mosca cocchiera. Quanto a Farage, ho seri dubbi sul liberalismo di chi come lui s’è incaponito a stringere patti d’alleanza con il Grillo fautore della decrescita felice e ammiratore di Picketty. Seguitando a glorificare modelli che non sono i nostri- siano essi la Lega d’un tempo, il pensiero di Miglio, La Confederazione Elvetica e ora l’UKIP, in virtù di pochi aspetti del loro modo d’essere, teorici e pratici, da noi condivisibili, dovremo rassegnarci a veder trionfare lo statalismo non per qualche lustro, ma per qualche secolo.

  9. Andrea Benetton on novembre 13, 2014 at 14:27

    Carlo mi piacerebbe capire cosa concretamente proponi seguendo la tua linea di pensiero.
    Un libertario per definizione guarda alla politica con estremo sospetto, alcuni la rifiutano in toto, altri la vedono come uno strumento tattico (approccio alla Ron Paul) per capirci all’interno di un partito sostanzialmente ormai keynesiano da dove però fare sentire coerentemente la propria voce.
    Io da questo punto di vista sono ancora più pragmatico perchè ritengo che fatte salve le mie convinzioni personali su come dovrebbe essere il mondo perfetto, sono disposto a sacrificare nell’immediato punti su cui non esiste il consenso (ne sarebbe ottenibile, vedi giustizia privata per fare un esempio) o che precluderebbero risultati intermedi, per ottenere un avanzamento su tutto uno spettro di altre questioni nella direzione giusta. E sono disposto a cercare di creare il consenso su queste questioni anche se a farne le spese sono temporaneamente altre. Cerco di declinare cioè la visione in una strategia e poi quest’ultima in tattica.
    Ora come ho detto si può non essere daccordo ad usare la politica, è una posizione perfettamente legittima, ho tanti amici che rispetto che lo pensano. La mia critica a loro è che in generale al di la delle dichiarazioni di principio poi dopo non esista più alcuna capacità di delineare una strategia di cambiamento, alcuni aspettano “la caduta naturale del sistema”.
    Ma se si ragiona di usare la politica allora un partito insurgent stile ukip ancorato al libero mercato, sganciato dai soliti cronycapitalist, con salde prese di posizioni nel suo statuto, è lo strumento ideale in cui fare circolare idee libertarie e con cui portare a casa dei risultati concreti nella direzione di una società maggiormente libertaria. E la svizzera è un modello a cui oggi si può tendere per poi passare a sperimentare qualcosa di cui oggi non abbiamo esperienza ma solo teorizzazione. La svizzera è cioè qualcosa che esiste che si può portare fin da subito da esempio dicendo però che non è l’obiettivo finale.
    Questo se vogliamo cercare di fare avanzare le nostre idee e non fare la gara a chi interpreta meglio Hoppe o Rothbard (che per inciso sono abbastanza chiari sulla questione immigrazione e non nel senso che appare nell’articolo e nei commenti di questo blog).
    Per venire all’Italia a mio avviso quella di creare un partito con un approccio nettamente liberista e libertario che faccia sintesi tra euroscetticismo promercato, libertarismo e indipendentismo/autonomismo è l’unica strada percorribile per dare visibilità alle idee libertarie.
    E se pensi che per abolire lo stato ci voglia meno di qualche secolo sei (scusami) un illuso. Va fatto un lavoro culturale tremendo viste le basi di partenza del 99% delle persone. E insieme a questo lavoro divulgativo a mio avviso vanno smantellate funzioni che oggi vengono attibuite allo stato. E questo lo puoi fare in due modi, o usando uno strumento politico come un partito, lavorando per issues e facendo crescere persone che sappiano farlo concretamente, o cercando di usare la legge positiva contro lo stato stesso facendo causa ai profili di incostituzionalità alle leggi che spingono verso lo statalismo. Altri spazi francamente non ne vedo. Fare un blog è una azione meritoria che va bene sia all’inizio che successivamente. Ma ad un certo punto al crescere delle persone e secondo le particolarità e il livello di attivismo di ciascuno è opportuno che la lotta allo statalismo sia ad ampio spettro utilizzando tutti gli strumenti possibili. Quella che deve essere fatta salva è la coerenza al principio di non aggressione. La prioritizzazione delle varie issues invece è una scelta di strategia, non ha implicazioni a livello di coerenza.

    Quanto all’alleanza dell’UKIP con Grillo è appunta una scelta tattica per potere avere i numeri al parlamento europeo per avere visibilità. Che si inserisce nella strategia di uscire dal superstato europeo che è la UE. E qui si inserisce uno dei punti centrali del libertarismo e cioè che perimetri sitituzionali sempre più piccoli sono favorevoli all’aumento delle libertà individuali. Inseguire l’identarismo libertario senza sapere fare squadra con possibili alleati su singole issues ci relega all’irrilevanza e all’incapacità di incidere nella direzione dei cambiamenti che auspichiamo.

  10. CARLO BUTTI on novembre 13, 2014 at 18:33

    Io forse sbaglio su tutta la linea, e se dovrò ricredermi sarò ben contento di farlo. Però vedo che, storicamente, quando un movimento anti-sistema comincia a puttaneggiare col sistema, finisce di sistemarsi anche lui all’interno del sistema. Due esempi nostrani, i Radicali e la Lega Nord. Un esempio fin troppo illustre: la Chiesa dopo l’Editto di Costantino. La battaglia dei libertari, a mio parere, deve svolgersi rimanendo tutta all’esterno del sistema, e limitarsi semmai ad appoggiare di volta in volta, senza scendere a patti di alcun genere, le lotte di altri movimenti o partiti nei quali, per difformità ideologica ,i libertari in quanto tali non possono riconoscersi; ma questo solo se e quando tali lotte abbiano connotazioni del tutto in linea con i princìpi del pensiero libertario. Da evitare invece come la peste apparentamenti stabili e soprattutto il coinvolgimento nelle elezioni politiche: che vorrebbe dire sedersi al tavolo del gioco e quindi accettarne le regole. Migliorare lo Stato secondo i modelli degli indipendentisti o dei miglisti o dei filoelvetici o degli ukipisti vuol dire perpetuarlo, proprio perché il 99% della gente è statalista per natura: e allora , se lo Stato diventa più efficiente e accattivante, trasformandosi da bandito di strada in Arsenio Lupin ladro gentiluomo, viva lo Stato! Non ho mai avuto simpatie per il marxismo e non credo nelle filosofie della Storia, ma penso che, dal suo punto di vista, Marx avesse ragione di avversare la socialdemocrazia: avrebbe razionalizzato il sistema borghese, allontanandone la fine; come di fatto è accaduto, per nostra fortuna.Io credo che i libertari debbano temere, a loro volta,una razionalizzazione dello Stato rapinatore: devono lasciare che marcisca, minandolo e indebolendolo dall’esterno; e nel frattempo mettere in atto tutti gli stratagemmi perché, una volta avvenuto il botto, se mai avverrà, non arrivi qualcosa di peggio.Sappiamo com’è andata dove l'”Ancien Regime” è caduto sotto i colpi della Rivoluzione sanculotta, e dove lo Stato borghese è stato sopraffatto dalla Rivoluzione proletaria: il guerrafondaio Bonaparte da un lato e il criminale Stalin dall’altro. Purtroppo anche la nostra battaglia potrebbe finir male, perché la Storia non è Storia della Libertà o dell’Autonomia, con buona pace di Croce e di Gobetti. Ma se crediamo, dobbiamo combattere, anche e soprattutto con le idee.

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