Expo e Mose, storie di ordinario statalismo

cantieri-expo-2Tutti a stupirsi in questi mesi per gli scandali degli appalti pubblici, delle mazzette, della corruzione. Tra Expo e Mose non so cosa sia peggio ma di certo tutto questo non arriva inaspettato. Infatti se ragioniamo in termini libertari quello che è successo è fisiologico nella natura stessa dello Stato. Che interesse infatti avrebbe un politico nell’organizzare un evento che vedrà la luce così lontano nel tempo? Magari nelle mani di una amministrazione nemica che grazie a questo prenderà magari voti alle prossime elezioni. In democrazia l’investimento dei governi (centrali e locali) è sempre a breve termine. Infatti, l’unico motivo per organizzare questi grandi eventi o queste grandi opere è solo ed esclusivamente quello di utilizzare i soldi dello stato per aiutare aziende amiche a vincere gli appalti. Vi vengono a dire che sono eventi o opere per il bene pubblico ma quello che intendono è per il bene privato, il loro: infatti non esiste il pubblico, esiste solo il privato e in questo caso lo stato è in mano a dei privati che lo sfruttano più che possono a spese di tutti gli altri cittadini. Quindi non dobbiamo meravigliarci se le gare pubbliche sono pilotate, piuttosto ci saremmo dovuti meravigliare del contrario. Chiunque lavora nel pubblico sa bene come vanno queste cose. Le gare vengono decise a tavolino e i parametri vengono scritti in base alle caratteristiche dell’azienda che si vuole far vincere. Punto. Poi in casi più gravi come Expo e Mose esistono anche mazzette per politici, il non plus ultra dello statalismo.

Quindi la prossima volta che sentirete un politico promuovere un programma, un evento o un’opera a lungo termine chiedetevi: qual è il suo tornoconto a breve e a lungo termine? Se la fine dei lavori va oltre il suo mandato vorrà dire che ci saranno altri tornaconti che non riusciamo a vedere o che non vogliamo vedere.

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