Vaccini libertari

giugno 25, 2014 9 Comments
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Avevo iniziato a scrivere le righe che leggerete come commento al post di Fabristol sui vaccini e sul libertarismo.
Dopo le prime righe, però, mi sono reso conto del fatto che la mia risposta era troppo lunga per poter essere contenuta nel margine troppo stretto d’un foglio.
Permettetemi anzitutto di linkare questo chiarissimo video di Penn and Teller, due autori satirici libertarian, che spiega in modo icastico perché vaccinarsi è bene.
Una volta detto questo, un libertario potrebbe dire che, sì, vaccinarsi è bene, ma se qualcuno vuole farsi del male, niente e nessuno dovrebbe sentirsi in diritto di impedire a qualcuno di agire a proprio detrimento.
Però chi non si vaccina non fa solo del male a sé stesso, ma mette seriamente a rischio gli altri.
Ora, nella nostra discussione sto vedendo che si rischia sempre di fraintendere, come purtroppo vedo accadere spesso, il piano descrittivo (come è la realtà attuale), con quello prescrittivo (come dovrebbe essere la realtà in un universo libertario).
E’ indubbio che oggi chi, per eludere il rischio, anche remoto, di effetti collaterali evita di vaccinarsi, o di vaccinare la propria prole, sfrutta la protezione garantitagli dal fatto che la stragrande maggioranza della popolazione è vaccinata.
Si tratta di quel fenomeno che è noto ad economisti, sociologi e a tutta la ricca congrega degli esperti di scienze sociali come free riding.
Io godo dei vantaggi concessi da un bene comune ( chi mastica l’inglese sa che si chiama, in questo caso specifico, di quella che si chiama in letteratura herd protection o herd immunization) senza sostenere la mia quota di costi.
La persona usa di mondo mi risponderà dicendo che non ho scoperto nulla di nuovo: è l’ennesima riproposizione della ben nota “tragedia dei beni comuni”.
Appartenere, in questo caso, ad una comunità di persone prevalentemente vaccinate mette i folli antivaxers al riparo dalla loro stessa follia.
In una realtà come quella attuale, non mi spiace dirlo, la stragrande maggioranza delle soluzioni proposte, dalla coercizione in giù, mostrano i limiti di una visione statalista della società.
Sì, certo, si può costringere con la forza la popolazione a vaccinarsi. Fino a quando la rabbia e la paranoia degli antivaccinisti non sarà prevalente, ispirata dalla tendenza naturale a considerare tutto ciò che è “obbligatorio” come molesto.
Si può tassare pesantemente la scelta di non vaccinarsi, trasformando il fatto di non essere vaccinati in una specie di status symbol.
Il problema del free riding rimane lì, contenuto con la forza, le minacce e l’imposizione paternalista, ma assolutamente non risolto.
E non appena un arruffapopoli si accorgerà della possibilità di cavalcare a proprio vantaggio l’insofferenza verso l’obbligo dei vaccini, basterà una leggera spinta per far sì che la situazione precipiti.
Come andrebbero, invece, le cose in una realtà libertaria?
Ecco, qui sta il punto. In una società libertaria non si cercherà di costringere le persone a vaccinarsi contro la propria volontà e le proprie convinzioni, ma si cercherà di dare a tutti la possibilità di informarsi correttamente.
Qualcuno preferisce leggere strampalati blog cospirazionisti e stare a sentire un’ex starlette di Playboy piuttosto che la competenza dei medici?
Da libertario divento brutale, in questo caso: ne paghino le conseguenze.
Un negoziante libertario può rifiutarsi di servire un cliente non vaccinato. Un cinema può essere interdetto ai non vaccinati.
Sui miei terreni tu, non vaccinato, non poggerai mai un piede. A mali estremi, estremi rimedi.
Una comunità libertaria potrebbe stabilire di interdire i non vaccinati e i loro familiari.
Oppure potrebbero stabilire delle tariffe differenziate per l’accesso a beni e servizi. Tutto su base volontaria ed esplicita.
Qui pecco un po’ di brutalismo, per dirla con Jeffrey Tucker, ma si devono sempre porre le persone di fronte alla responsabilità delle proprie scelte, per quanto stupide esse siano.
D’altro canto, comprendo appieno la preoccupazione di Fabristol, poiché questa posizione, che si può riassumere dicendo :”you are free to vaccinate yourself or not, but if you don’t want to play by the rules of our society, you may not be a part of it” è spesso fraintesa da molti libertari che sembrano lasciarsi traviare e trasformano l’affermazione che ciascuno deve essere libero di sbagliare, a proprie spese, con lo sposare e difendere le posizioni più irrazionali e folli.
Per chiudere questa divagazione, mi sembra utile proporre la lettura di questi due articoli, speculari per contenuto ed approccio, pubblicati da Reason.com:
http://reason.com/archives/2013/12/17/vaccination-and-free-choice
http://reason.com/archives/2013/12/06/vaccine-free-riders-1

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9 Comments » 9 Responses to Vaccini libertari

  1. ricco&spietato on giugno 25, 2014 at 08:38

    perdonate un vecchio statalista e, peggio: incallito guardatore di diti, ma:

    “Un negoziante libertario può rifiutarsi di servire un cliente non vaccinato”

    bene. immagino dunque che il cliente vaccinato debba, anzi, “voglia” rendersi riconoscibile esteriormente in modo inequivocabile e immediato.
    posto che anche un marchio a fuoco o un tatuaggio può essere falsificato (nel senso che un irriducibile antivax potrebbe scegliere di marchiarsi senza vaccinarsi), che si suggerisce? il microchip?
    e… che fare di un fiero libertario che – al contrario – accetta il vaccino ma rifiuta l’insegna?

    “Una comunità libertaria potrebbe stabilire di interdire i non vaccinati e i loro familiari”

    aspe’ ho capito bene? mia zia si fa sciachimista e io non posso più andare a lavoro?
    …e fino a che grado di parentela? vale anche per i parenti acquisiti (no, domando perché io per esempio ho un cognato che accetterebbe il rischio di morire di vaiolo pur di fottere me…)?

    (e infine: un negoziante libertario potrà rifiutarsi di servire un cliente statalista? e un cliente miniarchico? e un cliente juventino? e un ebreo?)

  2. Homo Libertarianus on giugno 25, 2014 at 12:57

    Un negoziante libertario penso che difficilmente possa pensare di non servire un ebreo ad esempio, semplicemente perchè ritengo i libertari abbastanza aperti di mente e intelligenti da comprendere che tale rifiuto sia una sciocchezza.

    Ma un negoziante anti-semita in un mondo di libere associazioni potrebbe farlo.

    È una sua scelta che non va contro la libertà di nessuno.

  3. CARLO BUTTI on giugno 25, 2014 at 14:50

    Penso che in un contesto libertario le assicurazioni si guarderebbero bene dal vendere polizze di copertura sanitaria a chi si rifiuti di vaccinarsi. E nessuno potrebbe incriminare un medico o un servizio sanitario per aver rifiutato le cure a chi per motivi ideologici non si sia avvalso a tempo debito delle opportunità di prevenzione. In questo modo la responsabilità individuale sarebbe enormemente accresciuta, e solo pochi fanatici(facilmente individuabili) metterebbero a rischio la propria vita per scelte del tutto irrazionali.

  4. Enrico Sanna on giugno 29, 2014 at 11:44

    http://archive.lewrockwell.com/crovelli/crovelli41.1.html

    Ricordavo di aver letto qualcosa che si applicava all’argomento ma non riuscivo a trovarlo. Questo articolo di Mark Crovell non parla di vaccini ma di guida in stato dii ebbrezza, ma si applica bene al caso per analogia.
    In breve, Crovell sostiene che una persona che guida ubriaca non è ipso facto colpevole. È da considerarsi tale soltanto quando rappresenta un pericolo immediato per gli altri. Dunque, usare la forza su una persona semplicemente perché ha bevuto prima di mettersi alla guida non rappresenta una forma di autodifesa legittima. Per essere più chiaro, Crovell fa l’esempio di una persona che ha un’ascia in mano:

    “John non può dire di fare autodifesa legittima quando usa la forza contro un altro uomo che, ad esempio, tiene in mano un’ascia, semplicemente perché quell’ascia potrebbe essere usata contro John. Poiché questa persona non rappresenta un “pericolo chiaro e immediato” per John, quest’ultimo non ha alcun diritto di usare la forza contro di lui. Se dovesse scagliarsi improvvisamente contro John con l’ascia in mano, allora John avrebbe il diritto di difendersi con la forza per proteggere la propria integrità fisica e psichica.”

    A mio parere, il ragionamento si applica anche a chi rifiuta il vaccino. Il pericolo è solo potenziale. Come l’uomo con l’ascia potrebbe non usare mai lo strumento per fare violenza, così una persona che non è vaccinata potrebbe non sviluppare mai certe malattie infettive. I miei nonni, per dire, non erano vaccinati e non hanno mai avuto malattie infettive di alcun tipo.
    E se una persona contrae una malattia infettiva? Walter Block ha affrontato l’argomento qualche anno fa (purtroppo non trovo più l’articolo). Citava il caso di una donna americana che negli anni trenta, avendo contratto una rara malattia infettiva, ed essendone al corrente, continuava a frequentare i luoghi pubblici. Il commento di Block era netto: questa persona andava fermata e messa in un luogo isolato dove non potesse entrare in contatto con altre persone, con la forza se necessario. Perché? Perché rappresentava un pericolo imminente e reale.
    Ps: riguardo il negoziante che si rifiuta di servire certe persone di sua scelta, è pienamente nel suo diritto. Il bar è proprietà sua. Così come non siamo obbligati a far entrare chiunque bussi alla nostra porta, neanche il negoziante è obbligato ad accettare chiunque si presenti al suo negozio.

  5. CARLO BUTTI on giugno 30, 2014 at 12:36

    L’esempio dell’ascia non mi convince del tutto. Chi ha in mano un’ascia, nell’ipotesi che le sue facoltà mentali siano integre, può avere mille intenzioni diverse: può anche nutrire propositi omicidi, ma non è detto che non ne faccia uso per abbattere un albero, per spaccar legna o per altri lavori domestici. Chi guida in stato d’ebbrezza costituisce sempre un pericolo pubblico, indipendentemente dalle intenzioni, perché immerso in uno stato di confusione mentale che ne altera i riflessi e ne limita la padronanza di sé. I responsabili del sistema stradale, non importa se di proprietà pubblica o privata, avranno sempre la piena facoltà di interdire la guida a chi risulti versare in tali condizioni. Io penso anzi che in un contesto libertario possa essere denunciato per crimine colposo, da chi ha subìto danni o da tutti coloro che ne hanno interesse, il proprietario di una rete stradale che, non avendo interdetto la guida , nelle aree di sua competenza, a un noto, recidivo e pericoloso alcolista (o tossicomane), gli abbia di fatto consentito di ledere l’incolumità altrui. Non mi pare che la situazione di questo alcolista o tossicomane recidivo sia molto diversa da quella della donna infetta di cui parla Block. Chi diffonde morte, per colpa o per dolo, o anche soltanto sia persuaso di farlo, va fermato. Ammesso che gli untori, al tempo della peste manzoniana, esistessero davvero (e chi mi dice che qualche mitomane non si sentisse davvero chiamato, da un impulso perverso, alla missione di avvelenatore pubblico, diffondendo sostanze putride?), era sacrosanto catturarli e condannarli.

  6. RAY on giugno 30, 2014 at 14:22

    Prima di imporre qualsiasi forma di coercizione diretta o indiretta bisognerebbe essere sicuri non una volta e nemmeno due o trenta volte. Nel caso ci fosse certezza assoluta è fondamentale, per me, impegnarsi nella divulgazione, portando le persone a diventare più consapevoli attraverso informazioni e sperimentazioni dirette, permettendogli quindi di fare la scelta migliore per se stessi e per gli altri. Fino ad allora griderò il mio dissenso per qualsiasi forma di coercizione fisica, mentale e spirituale.
    Buona vita!

  7. CARLO BUTTI on luglio 1, 2014 at 10:22

    Nessuna coercizione diretta o indiretta da parte di una qualsivoglia autorità pubblica; tutto deve obbedire al principio della libertà contrattuale, in cui ogni contraente, per la sua parte, è sovrano. Ma anche piena applicazione del principio di responsabilità; e quindi mantenimento della distinzione fra crimini dolosi e crimini colposi. Anche un danno colposo alla persona o ai beni di un altro costituisce un vulnus al principio di non aggressione. Se io per riparare il tetto della mia casa getto le tegole di sotto, senza l’intenzione di far male a nessuno, ma accoppo o ferisco un passante, devo risponderne penalmente. Lo stesso si dica per il proprietario di una strada che, pur involontariamente, causi la morte di un utente per aver dato via libera a un altro utente di cui gli erano ben note le croniche condizioni di incapacità mentale. Quel che vale per l’alcolista o il tossicodipendente vale anche per l’untore; e che cos’altro è chi diffonde un morbo per rifiuto della vaccinazione dovuto a negligenza o a motivi ideologici? Responsabile lui e responsabile chi, conoscendone lo stato, lo accoglie nelle aree di sua competenza rischiando di contagiare terze persone.

  8. Enrico Sanna on luglio 1, 2014 at 11:34

    “Chi guida in stato d’ebbrezza costituisce sempre un pericolo pubblico, indipendentemente dalle intenzioni, perché immerso in uno stato di confusione mentale che ne altera i riflessi e ne limita la padronanza di sé.”

    Questo porta dritto dritto ad un controllo dell’individuo che non è mai esistito neanche in Unione Sovietica. Non occorre che un ubriaco guidi l’auto. Potrebbe prendere una pietra e lanciarla dalla finestra di casa sua.

  9. CARLO BUTTI on luglio 2, 2014 at 14:57

    @a Enrico Sanna
    Probabilmente non sono capace di spiegarmi, e ne chiedo scusa. Ho detto, e ripeto, che da libertario sono contrario a controlli preventivi da parte di autorità pubbliche; quindi niente Unione Sovietica e niente Grandi Fratelli. Ciò detto, è vero o non è vero che chi guida in stato d’ebbrezza mette in pericolo l’incolumità altrui? E’ vero o non è vero che chi in tali condizioni danneggia altri ne deve rispondere? E’ vero o non è vero che chi, in aree di sua proprietà, pur conoscendo con certezza la pericolosità d’un siffatto individuo, lo lascia agire senza controlli è corresponsabile di eventuali danni? Se una persona abitualmente fuori di testa per ubriachezza o altre cause getta una pietra dalla finestra di casa sua e ferisce o uccide un passante ne risponderanno prima di tutto lei e in seconda istanza i conviventi che, pur conoscendo le abitudini di quella, le hanno consentito colposamente di far danni. Sono orientamenti giuridici razionali e universali, che non possono venir meno in un contesto libertario, anzi devono essere applicati con maggior rigore, ptoprio sulla base dei principi di non aggressione e di responsabilità individuale

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