ISIS, il contratto sociale e l’origine di un nuovo stato

luglio 19, 2014 6 Comments
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images(3)-45176835Nonostante l’avanzata dell’ISIS in Iraq e Siria sia passata in quarto piano nei giornali italiani (l’arresto del presunto assassino di Yara ha monopolizzato le prime pagine per settimane) la realtà è che nel frattempo tra Siria e Iraq è nato un nuovo stato de facto e non solo sulla carta come ci vogliono far credere. Un vero e proprio stato con passaporti, welfare, difesa, polizia locale, giustizia e ovviamente l’immancabile tassazione. Certo parliamo di uno stato agli albori con una struttura non ancora completamente matura ma comunque interessante per poter comprendere come nasce uno stato. Studiare l’ISIS o come si fa chiamare ora IS, Stato Islamico, è come tornare indietro nel tempo ed essere testimoni della nascita dei nostri stati. La prima cosa che l’ISIS ha fatto dopo la conquista del territorio è stata quella di eliminare chi ovviamente era contrario alla propria Costituzione, ovvero la sharia. Poiché si tratta di uno stato identitario che non si basa su nazione in senso occidentale del termine ma in base all’appartenenza ideologica chiunque non fosse sunnita era destinato a esilio o morte certa. La differenza tra uno stato nazionale occidentale che include solo quelli che fanno parte della propria nazione, con lingua, cultura e spesso etnia omogenei e esclude tutti gli altri e uno stato confessionale è inesistente dal punto di vista logico. La differenza è solo di categoria. I conquistatori scelgono una categoria di appartenenza che può basarsi su lingua, cultura, razza o religione ed escludono tutti coloro che non appartengono alla categoria. L’ISIS ha scelto il sunnismo jihadista, le nazioni europee a suo tempo scelsero appartenenze linguistiche o etniche e spesso perfino religiose come l’ISIS (la Reconquista spagnola o la nasciat degli stati protestanti durante la guerra dei cent’anni). Al Baghdadi ha fatto quello che qualsiasi capo di stato agli albori avrebbe fatto: ha richiesto ingegneri, giudici e amministratori per aiutarlo a mandare avanti lo stato. Al Baghdadi ha bisogno quindi di dipendenti pubblici tanto quanto di guerrieri. Questa è un cambio di enorme portata rispetto ad Al Qaeda in Afghanistan o agli Al Shabab somali. Al Baghadadi sta praticamente, di fronte ai nostri occhi, ripercorrendo quello che gli antenati dei nostri governanti hanno fatto per stabilire il loro potere sul territorio. Conquista, persecuzione e eliminazione degli avversari, uso di strutture e mezzi preesistenti dal governo precedente, utilizzo di dipendenti pubblici, tassazione forzata, identità forzata con uso di passaporti e educazione pubblica (sono già state fondate scuole stile madrasse). Fra un paio di generazioni avremo milioni di cittadini obbedienti che piangeranno di fronte alla loro bandiera alle Olimpiadi, dipendenti pubblici che supportano i governanti, persone che giustificheranno la tassazione perché “chi costruirà le strade?” e una categoria di persone molto intelligente e immancabile: quelli della giustificazione dello stato perché esiste un “contratto sociale”. Immaginatevi le discussioni fra un paio di generazioni sulla natura dello Stato Islamico: abbiamo firmato un contratto sociale e adesso ne paghi le conseguenze, se non ti piace te ne puoi anche andare. Il contratto sociale. Il contratto sociale. Se non ci trovassimo di fronte a gente che ci manderebbe al patibolo senza alcun rimorso la storia del “contratto sociale” sarebbe una barzelletta bella e buona.

Interessante anche notare come i media ora considerino l’Iraq: tutti lo chiamano a “failed state”, uno stato fallito. Motivo è che l’Iraq non riesce ad imporre con la forza il proprio governo, cioè quello che l’IS fa benissimo. Significa quindi che IS è uno stato riuscito, e questo dice tutto sulla natura dello stato.

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6 Comments » 6 Responses to ISIS, il contratto sociale e l’origine di un nuovo stato

  1. Gianluigi on luglio 19, 2014 at 12:36

    Un racconto dell’orrore mette meno paura e meno ansie…

  2. William on luglio 19, 2014 at 15:05

    Penso che sia opportuno puntualizzare che parallelamente sta nascendo anche un altro nuovo stato il Curdistan, cosa a cui lavorano i Curdi dell’Iraq già dai tempi di Saddam. La nascita del IS e l’annullamento dell’Iraq e la Siria giustificheranno l’indipendenza Curda negli occhi del resto del mondo.

  3. William on luglio 20, 2014 at 09:28

    Anche quello un bel articolo.

    Devo dire che tali eventi mi fanno dubitare della possibile sopravvivenza di uno stato (o meglio non-stato) anarco-capitalista tra tali squali.

    Non dovevi venire in Sardegna a Luglio?

  4. Fabristol on luglio 20, 2014 at 22:54

    Caro william, sono atterrato l’altro ieri. Ci sentiamo tramite email. ;)

  5. CARLO BUTTI on luglio 21, 2014 at 12:21

    Ottimo articolo, su cui dovrebbero meditare tutti coloro che vedono nella nascita di nuovi enti politici territoriali sovrani da processi di di secessione un’occasione imperdibile per veleggiare, assecondando il vento della Storia, verso il superamento dello Stato. So benissimo che la maggior parte dei libertari è su questa posizione, sulla scia dell’ultimo Rothbard e del suo discepolo Hoppe. A me sembrano hegeliani in ritardo, alla maniera di Francis Fukuyama.Troppo facile e troppo bello. La Storia è cieca, in balìa dell’eterogenesi dei fini…

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