Sfruttamento generazionale

settembre 8, 2014 21 Comments
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index-927019300La visione olistica del libertarismo è affascinante per noi libertari, non c’è dubbio, ma può far spaventare la maggior parte della gente, ovvero chi libertario non è. Sono quindi un sostenitore degli argomenti singoli, non dell’argomento olistico. Uno degli argomenti che a mio parere potrebbe portare molta gente a vedere di buon occhio il libertarismo è la sua critica del modello del welfare attraverso l’ottica dello sfruttamento generazionale. Infatti cosa è il welfare se non un immenso spostamento di ricchezze da una generazione (giovane) all’altra (vecchia)? Prendiamo la sanità per esempio: i giovani sono per lo più sani e presentano un minor numero di malattie disabilitanti. Eppure si trovano nella situazione di dover pagare per chi, anziano, ha i maggior problemi di salute. L’onere del sostentamento viene spostato da una generazione all’altra. Chi ci perde ovviamente è la generazione più giovane che non solo ha estrema difficoltò ad entrare nel mondo del lavoro ma deve anche ritardare l’entrata nel mercato immobiliare a causa della tassazione forzata per alimentare la generazione precedente.

Voi direte: ma sono anziani, come potrebbero pagarsi le spese della sanità con la pensione che si ritrovano? Il problema ovviamente è a monte, ovvero che se questi anziani a loro volta non avessero pagato quando erano giovani per la generazione precedente (dei loro padri) a quest’ora avrebbero abbastanza capitale per badare a loro stessi. Stesso argomento vale per le pensioni ovviamente dove lo spostamento di ricchezze da Generazione A a Generazione B è molto più evidente. Qual è l’alternativa, voi vi chiederete? Basterebbe tornare al “welfare prima del welfare”, ovvero al periodo prefascista in cui l’aiuto era intragenerazionale e non intergenerazionale. Prima che lo stato fascista si inventasse il welfare obbligatorio esistevano le cosiddette “casse del mutuo soccorso”. Queste assicurazioni private erano molto comuni tra la classe operaia del secolo scorso per esempio. Erano società private istituite dai gruppi operai per gestire il welfare, sia sanitario che pensionistico, a livello intragenerazionale. Ognuno metteva una quota mensile che poi veniva accumulata in una cassa comune e poi devoluta a chi ne avrebbe avuto bisogno. La cosa interessante era che il welfare dell’epoca era sentito come qualcosa di proprio, perché rappresentava un investimento personale all’interno di una comunità coesa e di cui si sentiva l’appartenenza di classe. Gli stessi operai quindi avevano tutto l’interesse affinché le risorse comuni non venissero sprecate o date ingiustamente a chi non ne aveva veramente bisogno. Le regole infatti erano molto ferree e i pagamenti venivano dati solo a chi poteva dimostrare senza ombra di dubbio di essere diventato disabile o inabile a quel particolare lavoro. Tant’è che tra le regole per beneficiare di tali casse vi era pure il divieto dell’abuso di alcolici. In pratica queste associazioni discriminavano attivamente tra i propri aderenti nel caso la malattia o la disabilità fossero state causate da comportamenti autodebilitanti dell’individuo. Le casse di mutuo soccorso sono quindi associazioni protolibertarie perché consistono in associazionismo volontario (sistema emergente), autofinanziamento e indipendenza di statuti (autocefale), selezione dei beneficiari (discriminazione interna) e finanziamento intragenerazionale.

Al contrario il welfare statale moderno è obbligatorio, pagato con denaro estorto con le tasse, indiscriminato e totalmente dipendente dalla politica e dai governi di turno e depreda una generazione per sostenerne un’altra. Cosa c’è di più convincente di un argomento del genere contro il welfare state? La prossima volta che vi troverete nella situazione di dover argomentare contro chi libertario non é riguardo al welfare portate avanti questo argomento e lasciate perdere l’approccio olistico (libero mercato, libertà dell’individuo, la teoria libertaria ecc.) e fateci sapere come è andata.

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21 Comments » 21 Responses to Sfruttamento generazionale

  1. William on settembre 8, 2014 at 07:50

    Ottimo post, concordo che l’approccio olistico per argomentare le idee libertarie non funziona mentre l’argomento singolo tipo quello offerto funziona molto meglio. Il problema è che ormai una alta percentuale della popolazione è alla ricerca del “free lunch” per cui il concetto di dover aver responsabilità per le proprie azioni è totalmente estraneo alla loro forma mentis, tutto è dovuto dalla collettività. Ovviamente un tale sistema non può sopravvivere per sempre, prima o poi il nodo viene al pettine e quindi abbiamo l’Italia di oggi.

  2. Dominic on settembre 8, 2014 at 10:07

    Concordo con la prima parte del post.Sul discorso degli anziani oggi,secondo il mio punto di vista,molti di questi si sono garantiti sicuramente la vita (mi riferisco ai 70enni),in maniera molto scaltra,perchè i tempi glielo hanno permesso.Che i giovani siano più sani,questo è tutto da vedere perchè ci sono anziani sanissimi e giovani molto meno.Poi bisogna fare distinzione tra età ben diverse: ci sono i giovanissimi,i giovani,i meno giovani ecc.Quello che è certo è che gli ultra 65enni non pagano nulla (ad esclusione dei redditi over) e molti di questi stanno benissimo con pensioni sicure(le uniche che negli ultimi 5 anni sono rimaste invariate,infatti la ricchezza è in mano loro),quindi non dovrebbe essere l’età un limite nella sanità,ma solo ed esclusivamente lo stato di salute e/o quello economico e non regali continui alla generazione che ha già avuto in puro stile italico repubblicano.
    Poi c’è un altro discorso da fare e cioè quello delle donne che hanno sempre avuto lavori meno usuranti (soprattutto negli ultimi 25 anni con l’incremento nella P.A. tant’è che sono molte di più dei maschi e non solo nel Pubblico Impiego) e al tempo stesso sono ovviamente più longeve: conosco molte signore attempate che da vedove hanno riscoperto nuova giovinezza e pur di non perdere la reversibilità (perchè non hanno mai lavorato),stanno ben attente a non risposarsi ed inoltre hanno praticamente tutto garantito se ultra 65.
    Quindi la non equità stà pure nel posto di lavoro e questo fino a quando non finiranno raccomandazioni sarà molto difficile: la società libertaria vera non accetta raccomandazioni,ma merito e tutto ciò è lontano anni luce dall’Italia.
    A 40 anni mi stò accorgendo,guardandomi in giro che una situazione così iniqua di sfruttamento,non si è mai vista prima,forse perchè mai e poi mai si è vista una generazione che non vuole invecchiare e cioè di quelli che oggi hanno 70 anni.La politica la fa da padrone su questo aspetto,dato che i ladri di Stato non vogliono mai smettere di rubare,dichiarando che una donna è giovanissima a 45 anni…Infine per quanto riguarda il fascismo credo che a quest’ultimo si diano da decenni troppe colpe: una parte i comunisti che hanno voluto nascondere per decenni le loro porcate grazie a stampa e “cultura” compiacenti,dall’altra personaggi che di politica ed economia non sanno niente.Mia nonna deceduta qualche hanno fa a 90 anni,una donna che mai ha voluto una qualsiasi forma di vantaggio sul prossimo soprattutto sui giovani che lei stessa metteva sempre al primo posto(perchè si riteneva fortunata nonostante i suoi 2 anni da sfollata,una casa distrutta dalla guerra e il conto in banca che era diventato carta straccia),prima di morire ed ancora lucida mentalmente mi riferì che una situazione così paradossale come quella attuale,lei,figlia del Regime,non l’aveva mai vista.

  3. fabrizio scatena on settembre 8, 2014 at 11:40

    La cosa che mi lascia più perplesso, è che si obbligano alcune categorie di cittadini, come i piccoli imprenditori individuali come me, a versare i contributi INPS.

    Perchè lo Stato non mi si lascia l’alternativa di scegliere tra l’accumulazione di una pensione privata, statale o di entrambe? Personalmente sceglierei una gestione completamente autonoma e privata.

    Le casse di mutuo soccorso di radice operaia, erano una ottima idea e soluzione a mio avviso, perché responsabilizzavano il singolo che si sentiva comunque parte di un’organizzazione più ampia.

  4. Enrico Sanna on settembre 8, 2014 at 16:39

    Ottimo articolo. Aggiungerei che il sistema attuale non è direttamente distributivo. I soldi dei contributi di chi lavora oggi vanno a finire in una sorta di fondo nero che lo stato usa per spese varie, per lo più a fini elettorali, mentre le pensioni sono pagate racattando soldi dove capita.

    Aggiungo che lo stato già oggi sta andando in default sulle pensioni. Aumentare l’età minima per la pensione, che è cresciuta di un decennio in pochi anni, significa far pagare di più in termini di contributi (in realtà una tassa) per dare meno in termini di pensione. Molte persone che conosco sarebbero morte prima di andare in pensione, dopo aver fatto lo schiavo per lo stato per una vita.

    Quanto ai sistemi di mutuo soccorso, sono perfettamente d’accordo con te, Fabrizio. Rappresentavano un sistema chiuso in cui lo stato non poteva mettere le mani. Per questo non esistono più.

  5. fabrizio scatena on settembre 9, 2014 at 13:57

    Ottimi spunti sulla gestione privata dei propri piani di risparmio ed investimento, li trovai In Stato, Anarchia e Utopia di Nozick.
    Un altro esperimento da cui trarre spunti interessanti fu la Fabian Society, anche se più incline al Welfare.

  6. Elena on settembre 13, 2014 at 14:49

    Certi esperimenti oggi sarebbero impossibili; lo Stato deve sempre e comunque divorare qualunque cosa.Hanno creato tasse come la tasi che solo per calcolarle devi essere un ricercatore matematico,roba assolutamente ridicola.
    Inoltre vorrei riferire al proprietario del sito che qualcuno qui stà facendo un pò di confusione tra liberali e LIBERTARI.
    Qualcuno accenna a Gobetti,ma non ha ancora ben chiaro cosa sia un Libertario,anzi stà proprio lontano mille miglia.

  7. fabrizio scatena on settembre 16, 2014 at 08:47

    Gentile Elena, conosco la differenza fra Liberali e Libertari, anche da un punto di vista di categorizzazione politico teorica, avendo negli anni avuto modo di leggere testi di diversi autori considerati afferenti all’area del libertarismo (Boaz, Rand, Nozick, ecc.)

    Il non essere pienamente libertario come nel mio caso, ma più liberale non implica spero, in questo sito, il non poter discutere e confrontarsi su temi che vogliono essere costruttivi, e di riflessione.

    Se così non fosse, non ho problemi ad abbandonare il sito e la varie discussioni. Vi ringrazio per l’ascolto

  8. Fabristol on settembre 16, 2014 at 19:30

    @ Fabrizio Scatena

    caro Fabrizio, non c’è alcun bisogno di abbandonare il sito solo perché un commentatore è stato un po’ brusco. Gli amministratori del sito, ovvero il sottoscritto e Luca (Lu), non hanno alcun pregiudizio ideologico nei confronti di chiunque commenti su questo blog. Fermo restando che ci sia rispetto reciproco. Quindi benvenuto e continua a commentare senza problemi. 😉

  9. fabrizio scatena on settembre 17, 2014 at 08:52

    @Fabristol grazie della tua risposta, l’ho apprezzata davvero.

    Devo dire che le discussioni, e gli articoli che ho fin ora letto su questo sito, sono molto interessanti e formativi. Nella mediocrità editoriale del web, siete un bell’esempio di “Qualità contenutistica”.

    Ho visto che tra i libri che proponete, ce ne sono anche di intrattenimento, fra cui La luna è una severa maestra del grande Heinlein, e inoltre Zamiatin.
    Svolgo da anni attività di diffusione della sf in Italia, e vi consiglio di inserire nel vostro catalogo un altro gran classico della sf “liberatria”, ovvero Quelli di Annares di U.K. Le Guin

    A presto

  10. Fabristol on settembre 17, 2014 at 18:26

    @ Fabrizio

    grazie mille per i complimenti. Cerchiamo sempre di essere sempre inclusivi. E ci piace proporre diversi argomenti d diversi punti di vista. 😉
    Quei romanzi sono in quella lista perché sono romanzi scritti da libertari, Heinlen e Zamyatin per l’appunto. Anch’io sono un estimatore di fantascienza. Conosco la Le guin ma non conosco Quelli di Annares. Mi informerò! Grazie

  11. fabrizio scatena on settembre 18, 2014 at 08:18

    @Fabristol, Ursula Krober Le Guin è anarchica e taoista: se hai bisogno di altre informazioni o materiali sull’autrice, posso fornirteli, visto che l’ho studiata in ambito accademico, per un progetto di sociologia della letteratura, che aveva come oggetto i rapporti fra scienza sociale e science fiction.

    A presto

  12. cachorroquente on settembre 20, 2014 at 18:22

    Qualsiasi sistema sanitario, dal più privato al più socializzato, si basa sul passaggio di soldi della maggioranza sana alla minoranza malata (e quindi, statisticamente, dai giovani ai vecchi).

    Inoltre, è un campo in cui non si possono fare paragoni con il passato, perchè curarsi è oggi molto più efficace quanto incredibilmente più costoso: se a uno viene un cancro, o una malattia autoimmune, o deve farsi un’angioplastica, deve sostenere spese sanitarie (ricoveri, interventi chirurgici, farmaci cronici tra cui magari anticorpi monoclonali) che non solo non si possono pagare con quanto si ha nel conto in banca, ma che supererebbero anche un’ipotetica cifra accantonata ad hoc (tipo sistema pensionistico contributivo). Il sistema regge solo se le spese sono distribuite su una popolazione più ampia possibile (cosa che capita anche con il modello assicurativo privato).

  13. Fabristol on settembre 20, 2014 at 18:29

    Infatti il metodo migliore per la sanità sarebbe il modello assicurativo privato. Funziona bene per le macchine, funziona bene con le persone. Però si potrebbero avere coperture su lavoro, tipo copertura malattie debilitative (per esempio la mia copmpagnia paga un’asscirauzione privata che mi copre per 3 anni di lavoro se dovessi avere una malattia grave e debilitativa; lo stato non c’entra in tutto questo), oppure ampliare le società di mutuo soccorso a categorie lavorative: invece di gilde e corporazioni che prendono denaro dallo stato potrebbero prendere denaro dai propri iscritti a livello nazionale. Come già si faceva un tempo nel medioevo. Le gilde e le associazioni di categoria servivano anche a quello, non solo a fare da lobby con il regnante di turno.

  14. Enrico Sanna on settembre 21, 2014 at 18:59

    “…curarsi è oggi molto più efficace quanto incredibilmente più costoso: se a uno viene un cancro, o una malattia autoimmune, o deve farsi un’angioplastica, deve sostenere spese sanitarie (ricoveri, interventi chirurgici, farmaci cronici tra cui magari anticorpi monoclonali) che non solo non si possono pagare con quanto si ha nel conto in banca, ma che supererebbero anche un’ipotetica cifra accantonata ad hoc (tipo sistema pensionistico contributivo).”

    http://www.lewrockwell.com/2007/02/bill-bonner/there-are-heroes-in-the-world/

    A far diventare astronomici i costi della medicina è la protezione che lo stato offre alle aziende che operano nel settore con restrizioni alla concorrenza, proprietà intellettuale e normative utili solo a proteggere il mercato, non la tecnologia. Se è vero che l’avanzamento tecnologico porta a costi più alti, come si spiega il fatto che in tanti altri settori, come quello informatico, i prezzi calano mentre la qualità sale? Una spiegazione: lo stato non ci ha ancora messo le mani sopra.

    L’articolo qui sopra dimostra che è possibile portare i costi dell’assistenza medica a livelli molto bassi senza cercare compromessi con la qualità. Il prezzo offerto per una operazione di cataratta nella clinica (for profit!) in questione non è spiegabile con la solita solfa del personale pagato una miseria. È che i costi dell’assistenza medica, come di ogni altro prodotto soggetto a progresso scientifico, tendono a calare con il tempo.

    Sempre che non ci si metta di mezzo lo stato.

    Enrico

  15. cachorroquente on settembre 22, 2014 at 15:14

    @Enrico Sanna: mmmmh a livello teorico, e anche pratico, posso accettare che lo statalismo (=inefficienze) e ancor di più il crony capitalism (=cliniche convenzionate, protezione della proprietà intellettuale) possano gonfiare significativamente i prezzi della sanità. Ma per gonfiare intendo un 50% (a voler essere pessimisti) di aumento di prezzi che sono già molto elevati.

    Il paragone con l’informatica è, come tutti gli argomenti per analogia, piuttosto debole.
    Partendo dalle basi: se a uno viene un tumore (cosa purtroppo abbastanza probabile) per sperare di essere guarito in genere deve sottoporsi a un intervento chirurgico e a una chemioterapia. Anche in un paradiso libertario, stiamo parlando di una spesa complessiva che comprende impegno prolungato di personale altamente qualificato (non credo che, per dire, i chirurghi operino pro-bono e si formino nel loro tempo libero in assenza di stato), utilizzo di farmaci con elevati costi di ricerca, degenza con assistenza infermieristica. Solo pochi milionari potrebbero permettersi di pagare con i propri risparmi qualcosa del genere.

    L’informatica ha dalla sua (per abbassare i prezzi) qualcosa che manca alla sanità: la produzione di massa. I costi di ricerca e sviluppo per un I-Phone sono ammortizzati dalla vendita a milioni di persona, e questo può valere anche (su scala minore) per un antibiotico o un anti-ipertensivo, non certo per gli anticorpi monoclonali utilizzati come seconda linea di terapia per un particolare tipo di tumore polmonare.

  16. fabrizio scatena on settembre 23, 2014 at 08:15

    In effetti le spese mediche per un malato di tumore sono molto costose (ne son qualcosa perché mio padre ne ha avuto uno molto rognoso), e nel caso della sanità non è molto semplice pensare ad un annullamento dell’intervento statale per la gestione dei malati.

    Tuttavia penso che andrebbero incentivati stili di vita salutari (sport e corretta alimentazione), e premiati quei cittadini che negli anni usufruiscono, in maniera minore di altri, dei servizi sanitari statali.
    Ad esempio con una riduzione fiscale sulle imposte statali, o con l’erogazione di buoni da utilizzare in strutture convenzionate (palestre, spa, ecc.)

  17. Enrico Sanna on settembre 23, 2014 at 11:12

    Ma la sanità ha già una sua produzione di massa, che però non abbassa i costi. L’articolo che ho citato parla di duemila interventi di cataratta effettuati ogni anno da ogni chirurgo della clinica indiana. Questa è produzione di massa. Basta andare in farmacia e vedere quali sono i farmaci più richiesti. La stragrande maggioranza dell’assistenza sanitaria riguarda piccoli casi. I casi gravi sono relativamente rari e possono essere coperti benissimo da un’assistenza come quella che esisteva ai tempi delle associazioni di mutuo soccorso.

    Negli Stati Uniti, ogni chirurgo fa 125 interventi di cataratta l’anno, un sedicesimo del corrispondente della clinica indiana. Considerato che l’intervento vero e proprio dura pochissimo, cosa fanno il resto del tempo? Ogni intervento costa 1650 dollari, contro una media di 110 in India. La clinica indiana ha un margine di profitto tale che non fa pagare nulla ai più poveri. E non prende soldi pubblici. E non è solo l’India. Molti americani che vivono negli stati del sud, vanno in Messico a comprare medicinali ad una frazione del prezzo con cui si vendono al di là di Rio Grande. E questo non accade perché il governo messicano agisce da calmieratore dei prezzi contribuendo alla spesa sanitaria.

    Certo poi ci sono gli interventi spettacolari. Quelli che i politici e i medi strombazzano con entusiasmo. Ma a cinquecento metri da qui, nell’ospedale locale, i malati vengono ricoverati nei corridoi (http://www.sangavinomonreale.net/2012/05/16/pazienti-ricoverati-in-corsia/). Questo è umiliante e offensivo.

  18. cachorroquente on settembre 23, 2014 at 13:44

    Mmmmh il discorso è complesso. Ci sono molti equivoci, provo a rispondere brevemente:
    @fabrizio:
    1) la prevenzione è importante ma esistono tantissime malattie che non hanno nessun fattore di rischio noto, compresi molti tumori e malattie autoimmuni come il diabete mellito di tipo I (prova a calcolare le spese per l’insulina, le visite specialistiche, il trattamento delle complicanze, il monitoraggio delle glicemie di un una persona diabetica dall’età di dieci a quella di ottanta anni. Sono cifre che solo un sistema assicurativo o socializzato può sostenere – e il sistema assicurativo ha molti e noti difetti in merito -)
    2) no, mi spiace ma non hai un’idea chiara di quello di cui stai parlando. La produzione di massa può riguardare farmaci di largo uso ed eventualmente interventi molto comuni, come quello di cataratta. Se hai un infarto e devi andare in sala di emodinamica per mettere uno stent medicato, magari in elicottero, non sei in grado di pagartelo per conto tuo; neanche in India o in un paradiso libertario. Il mutuo soccorso va in rovina al primo ragazzino con artrite idiopatica giovanile che deve prendere anticorpi monoclonali per anni.
    3) i farmaci costano meno che negli USA anche in Canada (per il motivo che escludi tu, cioè lo stato che calmiera i prezzi). In Messico probabilmente i requisiti di sicurezza sono più bassi (come d’altra parte per gli interventi odontoiatrici in Albania o oftalmologici in India).

    Il risultato è sempre lo stesso: in un sistema sanitario, statalista o libertario, i soldi vengono presi dalla maggioranza sana (/giovane) per curare la minoranza malata (/anziana).

  19. Fabristol on settembre 23, 2014 at 18:34

    Ragazzi non state mettendo in conto il fattore scienza/tecnologia. Farmaci, cure e attrezzature mediche scendono di prezzo non solo grazie al mercato ma anche grazie allo sviluppo tecnologico che è a sua volta in parte garantito da un buon libero mercato. Io lavoro in un settore dove lo svluppo di nuove tecniche e di nuovi materiali garantisce prezzi semre più bassi. Unito alla produzine di massa e alla competizione i prezzi si abbassano. Quindi sono 3 i fattori: competizione, produzione di massa e sviluppo tecnologico. Se non si hanno tutti e tre i prezzi non si abbassano. Per esempio possiamo avere competizione e produzione di massa ma senza investimento su ricerca i prezzi si possono abbassare fino ad un certo punto. Possiamo avere ricerca e competizione ma senza produzione di massa i prezzi non si abbassano (localisti, fanatici del km zero ecc). Possiamo avere produzione di massa e ricerca ma senza competizione i prezzi non si abbassano (caso Italia).

  20. fabrizio scatena on settembre 24, 2014 at 08:03

    @Fabristol: vale anche per le persone (risorse umane). Tipo lavori 12 ore al giorno a 1200 € 5 giorni su 7? O ti riferisci soltanto ai prezzi dei fattori produttivi che hai indicato?

  21. Mario on ottobre 23, 2014 at 14:15

    “Il risultato è sempre lo stesso: in un sistema sanitario, statalista o libertario, i soldi vengono presi dalla maggioranza sana (/giovane) per curare la minoranza malata (/anziana).”

    Chi ha scritto questo ha ragione secondo me.
    C’è da capire però quando però il malato è un giovane cosa deve fare; tanto per citare un esempio,a volte i “medici” di base rompono le scatole più ai giovani che ai vecchi quando è un giovane a chiedere determinati farmaci e questo è incomprensibile in una nazione normale.Le istituzioni e tutto l’enorme apparato composto da decine di sigle che stà dietro al reparto medico stà dalla parte dei settantenni in poi che hanno tutto praticamente gratis.
    Inoltre stanno allungando l’età a forza di farmaci e integratori inutili anche a gente che non c’è più da un pezzo (il mio vicino 89 anni allettato da una decina, adesso è mantenuto in vita perché bombardato di farmaci costosissimi,ma non comunica neppure a cenni,non si muove,con tre badani in casa).
    Quale sarebbe la soluzione “libertaria” in questo delirio?

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