Il protolibertarismo delle società di mutuo soccorso: il welfare prima del Welfare

settembre 9, 2014 15 Comments
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mutuo_soccorso-458392932Riprendo il discorso cominciato nel post precedente sul welfare perché penso che debba essere affrontato più in dettaglio. Parto dalla definizione che davo delle società di mutuo soccorso:

“[…] Le casse di mutuo soccorso sono quindi associazioni protolibertarie perché consistono in associazionismo volontario (sistema emergente), autofinanziamento e indipendenza di statuti (autocefale), selezione dei beneficiari (discriminazione interna) e finanziamento intragenerazionale.”

Il successo delle società o casse di mutuo soccorso dalla metà del 1800 fino all’inizio del 1900 (migliaia in tutti i paesi industrializzati con decine di milioni di iscritti) fu dato da alcuni fattori: il primo fu ovviamente la rivoluzione industriale che creò una classe, quella operaia, fino al secolo prima quasi inesistente; la classe contadina aveva equilibri e tradizioni diverse, sviluppattesi nel corso dei millenni precedenti. Il welfare delle società contadine era sostenuto dalla comunità dei piccoli villaggi e dalle congregazioni religiose attive sul territorio. Per gli operai il discorso era diverso perché si trattava di una novità assoluta all’interno delle società prevalentemente agropastorali europea e americana. I primi operai erano per lo più ex-contadini trapiantati dalla campagna alla città spesso lontani dalle proprie famiglie. L’unico modo per poter avere una sanità e un pensionamento dignitoso era quello di associarsi alle società di mutuo soccorso. Il secondo punto, perlomeno all’interno del Regno di Savoia, fu l’apertura dei governi alla libertà di associazionismo garantita dallo Statuto Albertino. In pratica prima del 1848 le società di mutuo soccorso erano considerate illegali. Ahimè la loro vita sarà breve perché dal 1920 in poi verranno considerate illegali prima e poi soppiantate dal welfare di stato con decreto prefettizio del governo fascista. Nasce quindi il moderno welfare di stato, l’eredità più duratura ed esportata nel mondo del fascismo italiano. Viviamo ancora in una società fascista, abbiamo solo impiccato una persona in piazza e lavato le camice nere.

Interessante il fatto che queste società organizzassero pure microcredito per l’acquisto di strumenti, l’istituzione di spacci alimentari, la gestione di case per i meno abbienti, scuole serali per figli dei lavoratori e per gli adulti. Il tutto, incredibile ma vero, volontariamente. Nessuno veniva costretto a pagare ma ovviamente solo pochissimi si potevano permettere di non pagare. Straordinario come nel 1848 ci fossero già i primi semi del libertarismo. Cosa sarebbe successo se Mises fosse nato all’inizio dell’800? Forse le sue teorie avrebbero avuto più risonanza all’interno della classe operaia dell’epoca e forse Marx non avrebbe prevalso? Interessante un’ucronia dove la classe operaia sventola la bandiera di Gadsen invece della falce e martello, che si batte contro la borghesia capitalista perché in combutta col governo.H7Nu0-1138058662

E’ inoltre interessante il fatto che il simbolo delle società di mutuo soccorso, le mani che si stringono, sia identico al moderno simbolo del volontarismo. Ovviamente questa non è una coincidenza: le società di mutuo soccorso erano protolibertarie e sarebbe eccezionale poter rivisitare questa esperienza sociale all’interno del mondo libertario del 2014 per ricordarci che una società libertaria futura non farebbe altro che riproporre forse lo stesso modello.

Certo oggi sarebbe forse anacronistico riproporre le società di mutuo soccorso così com’erano ma esistono alternative moderne come le pensioni private. Il sottoscritto devolve il 3% del proprio salario mensile ad una società privata pensionistica che li investe sul mercato. E così fanno tutti gli altri colleghi. Nessuno è costretto a farlo e ognuno in qualsiasi momento può ritirare la propria fetta di torta. Se potessi devolvere la mia parte di tasse che va al sistema pensionistico britannico a questa società privata lo farei ma come ben sapete non posso. Lo stato moderno, erede dello stato fascista, non me lo permette.

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15 Comments » 15 Responses to Il protolibertarismo delle società di mutuo soccorso: il welfare prima del Welfare

  1. Enrico Sanna on settembre 9, 2014 at 09:19

    Eccellente articolo. Mi piace soprattutto questa frase:

    “Viviamo ancora in una società fascista, abbiamo solo impiccato una persona in piazza e lavato le camice nere.”

    Grazie, Enrico.

  2. Fabristol on settembre 9, 2014 at 15:44

    Grazie, sono contento che questi post piacciano. Non pensavo avessero così tanto successo (anche su Twitter e Facebook). 😉

  3. William on settembre 9, 2014 at 16:12

    Fabrizio,

    concordo con Enrico sulla perfezione della tua descrizione della società in cui viviamo, tra l’altro questa realtà è un ottimo argomento singolo (che tra l’altro io ho già spesso usato) a favore delle nostre idee.

  4. fabrizio scatena on settembre 9, 2014 at 16:48

    Credo che vada fatta una distinzione, in merito all’accantonamento finanziario a fini pensionistici (pubblico o privato), in relazione alla tipologia di rapporto lavorativo della persona.

    In particolare dovrebbero essere lasciati completamente liberi, come dicevo in un precedente commento, i lavoratori autonomi e gli imprenditori.

    Aggiungerei anche i dipendenti di società private, che non hanno contratti con società pubbliche, a partecipazione pubblica o municipalizzate.

  5. CARLO BUTTI on settembre 11, 2014 at 23:51

    Prima che venisse introdotto il sistema sanitario nazionale mio padre faceva parte del consiglio d’amministrazione d’una cassa mutua artigiana. Conti in ordine, controllati fino all’ultima lira, esame accurato di tutte le richieste di cura e assistenza per sventare eventuali frodi, prestazioni ottime e ben giudicate dagli utenti. Unico neo: la presenza alle sedute di un commissario governativo come garante della conformità alla legge di tutte le decisioni votate dagli amministratori. La sua attività consisteva semplicemente nel cavillare di continuo e nell’intralciare i lavori. Non riferisco gli insulti che mio padre, sfogandosi a casa, proferiva nei suoi confronti. Anche lui, libertario d’istinto, ammirava il sistema cooperativistico prefascista. Darebbe un dieci e lode al bell’articolo dell’amico Fabristol

  6. Fabristol on settembre 12, 2014 at 07:14

    Grazie! Ecco vedi sembra assurdo ma il libertarismo sarebbe stato popolarissimo uno o due generazioni fa o perlomeno anteguerra. Siamo nati nel periodo sbagliato

  7. fabrizio scatena on settembre 12, 2014 at 08:19

    E invece Fabristol credo proprio che in questa fase di crisi economica, si possano riconsiderare le forme di collaborazione tra quei liberi cittadini che non nutrono molta fiducia nello Stato, e nella Politica “Istituzionale”.

    Cosa ne pensate invece del Socialismo Liberale? (Fratelli Roseeli, Gobetti, ecc.)

  8. Fabristol on settembre 12, 2014 at 08:56

    Dissento fortemente. 20 anni di fascismo e 50 anni di democrazia cristiana con socialismi e comunismi vari di mezzo hanno fatto il lavaggio del cervello alla maggior parte della gente. Soprattutto nella generazione del dopoguerra abituata a vivere con mamma stato. E’ la generazione del “magna tutto finché puoi” o “se non lo prendo io lo fa qualcun altro” o del “le tasse sono bruttissime ma voglio l’incentivo bebè e incentivi rottamazione”.

    Su Gobetti e Rosselli, be’ noi siamo libertari non liberali. 😉

  9. fabrizio scatena on settembre 12, 2014 at 10:19

    “Dissento fortemente?” scrivi, ma non capisco a caso ti riferisci…
    Nel mio post volevo dire che proprio nei momenti di difficoltà economica, le persone “libere”, si attrezzano autonomamente per migliorare la propria condizione economica e sociale, indipendentemente dallo Stato.

    Gobbetti ed i fratelli Rosselli hanno lottato per migliorare le condizioni della classe operaia, e contro il fascismo. Mi sembrano cose importanti anche per il libertari. Non trovi?

  10. Fabristol on settembre 13, 2014 at 12:28

    Mi riferisco al fatto che tu fossi così ottimista di “questa fase di crisi economica”. A mio parere non è la crisi che rende le persone libertarie ma la loro forma mentis che hanno avuto fin dall’infanzia. E’ come con gli animali selvatici nei parchi, una volta che li abitui a cibo gratis dato dai turisti non andranno più a caccia.

    Certo che è importante migliorare la condizione delle persone ma non con i metodi liberali. Ripeto siamo libertari, ovvero anarchici individualisti o free market anarchist, non liberali e men che meno socialliberali

  11. Elena on settembre 13, 2014 at 14:36

    “Viviamo ancora in una società fascista, abbiamo solo impiccato una persona in piazza e lavato le camice nere.”

    Questa frase è una cagata pazzesca,casomai viviamo in una società paradossale capitalista-comunista; di fascismo neppure l’ombra,ma assoluto statalismo falso-buonista in linea con lo stalinismo (tra poco).

  12. Elena on settembre 13, 2014 at 14:40

    Il problema non è il fascismo che a livello di libertà economica era sicuramente meno ridicolo di 70 anni di democrazia.Il problema vero è stato il dopoguerra e gli anziani di oggi che pretendono il tutto gratis ovunque e sempre.

  13. fabrizio scatena on settembre 15, 2014 at 08:45

    Fabristol io non sono affatto ottimista, ma consapevole che quando si presentano determinate condizioni economico-sociali (come le crisi), le persone iniziano a porsi delle domande, qualcuna si sveglia e mostra i “denti”, oppure alza la voce.
    L’ha capito bene Grillo in Italia (è riuscito ad appropriarsi del malcontento popolare), dove il più grosso problema è il funzionamento della macchina statale.

  14. Fabristol on settembre 16, 2014 at 19:27

    @ Elena

    descrivendo una “società paradossale capitalista-comunista” hai appena descritto il fascismo. Cosa è il fascismo se non un socialismo che privilegia alcuni grandi imprenditori e li finanzia con fondi statali, ovvero il capitalismo moderno?

  15. Violator1980 on novembre 4, 2014 at 08:56

    Complimenti per il post Fabristol!

    Leggendo i commenti noto ancora come si faccia confusione tra l’essere liberale e l’essere un libertario.

    Il liberale è un socialista d’acqua dolce, tutto qui.

    @ Elena
    Come brillantemente descritto da Hans Hoppe in A Theory of Socialism and Capitalism, il fascismo altro non è che una forma di socialismo, conservatore per essere precisi. Oggi viviamo in un altra forma di socialismo, credo che Fabristol intendesse questo.

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