Caso Cucchi: storia di un normale monopolio

ottobre 31, 2014 5 Comments
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IMG_0293.JPG-48865792Gianni Tonelli il rappresentante del SAP, il sindacato di Polizia, si dice soddisfatto della sentenza: “Tutti assolti come è giusto che sia.” E per una volta do ragione a Tonelli. E’ giusto che sia così: come si può infatti pretendere che in uno Stato dove per Costituzione si istituisce il monopolio della violenza e del giudizio si possano condannare gli stessi esecutori di questo monopolio? Se l’obiettivo dello Stato è proprio quello di proteggere i propri accoliti usando la scusante della protezione dei civili, perché stupirsi se questi non vengono MAI giudicati colpevoli?

«In questo Paese – dice il sindacalista in una nota – bisogna finirla di scaricare sui servitori dello Stato le responsabilità dei singoli, di chi abusa di alcol e droghe, di chi vive al limite della legalità. Se uno ha disprezzo per la propria condizione di salute, se uno conduce una vita dissoluta, ne paga le conseguenze. Senza che siano altri, medici, infermieri o poliziotti in questo caso, ad essere puniti per colpe non proprie».

Anche qui non possiamo che dare ragione a Tonelli: Stefano Cucchi si autopestò perché aveva disprezzo della propria condizione di salute. E fu sempre colpa sua se fu trovato a comprare delle sostanze che sempre il monopolista considera illegali. Fu sempre colpa sua se uno Stato che si definisce di diritto utilizza la custodia cautelare per reati senza vittima o pericolo per la società. Con che coraggio può un “servitore dello Stato” (e già questo dovrebbe far suonare un campanello d’allarme nelle menti di questi dipendenti pubblici: servi appunto) tornare a casa e dormire sonni tranquilli dopo aver messo in carcere un tossicodipendente per avere comprato/venduto hashish? Chi è più criminale: chi utilizza una sostanza di cui è dipendente contro la sua volontà o un uomo con un manganello che se ne va in giro a mettere dietro le sbarre una persona perché dipende da una sostanza chimica?

Perché ciò che il caso Cucchi porta alla ribalta da un punto di vista libertario non è solo il fatto gravissimo del pestaggio da parte dei servitori dello Stato (non li si può biasimare, si fanno chiamare servi per un motivo). No, dietro al caso Cucchi c’è ben altro: c’è uno Stato che decide cosa una persona può o non può ingerire o iniettare sul proprio corpo, cosa può comprare o vendere in un libero scambio con altre persone; senza inoltre che tutto questo crei problemi ad altre persone. Un reato senza vittima insomma. Che quindi non è un reato.

E quell’obbrobrio ipocrita e incivile dell’arresto cautelare, che dovrebbe essere inamissibile per reati senza che vi sia pericolo per terzi in un paese che si vanta di utilizzare un sistema giudiziario avanzato e civile.

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5 Comments » 5 Responses to Caso Cucchi: storia di un normale monopolio

  1. Michele on novembre 1, 2014 at 18:30

    come si può infatti pretendere che in uno Stato dove per Costituzione si istituisce il monopolio della violenza e del giudizio si possano condannare gli stessi esecutori di questo monopolio? Se l’obiettivo dello Stato è proprio quello di proteggere i propri accoliti usando la scusante della protezione dei civili, perché stupirsi se questi non vengono MAI giudicati colpevoli?

    Ecco spiegato come mai non si riesce a vincere
    una causa contro l impiegato del Catasto e
    fargli pagare i danni .

  2. William on novembre 3, 2014 at 12:18

    Ormai mi sono messo il cuore in pace che lo “Stato Italiano” non è altro che un organizzazione di stampo mafioso.

  3. Violator1980 on novembre 3, 2014 at 18:35

    @William
    Fosse solo lo Stato Italiano…

    @Fabristol
    Ottima analisi, un Monopolio è tale se può permettersi questo schifo. Per nulla meravigliato, il tutto si giustifica in quelle demenzialità dacritte nel Vangelo Costituzionale.

  4. Kirbmarc on dicembre 3, 2014 at 12:31

    Il bello è che i fan del modello socialista sono i primi a berciare contro la “violenza instrinseca del libero mercato”.

  5. Nik2K on dicembre 25, 2014 at 19:08

    Siamo nel modello socialista per eccellenza,siamo in una nuova URSS; ovviamente hanno accantonato un certo tipo di economia per inglobarsi in un altro, ma lo Stato rimane padrone incontrastato, basta vedere Renzi & Co. tutti statali compreso i parenti.

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