Perché Scozia e Catalogna non diventeranno mai indipendenti

novembre 12, 2014 3 Comments
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Andrei Kreptul in un articolo di un mese fa su Mises.org (http://mises.org/daily/6905/Scotland-and-the-Hoppean-Blueprint-for-Secession) ha evidenziato come il referendum scozzese sia fallito per un semplice motivo: eccesso di statalismo centralista. Infatti parte della Scozia a quest’ora sarebbe potuta essere indipendente da Londra se solo i promotori del referendum avessero lasciato libertà di secessione alle singole contee o regioni metropolitane. Un metodo e un modo di vedere il mondo tipicamente libertario. Come ci spiega Hoppe nel suo Democrazia, il dio che ha fallito, infatti:

“[A] modern liberal-libertarian strategy of secession should take its cues from the European Middle Ages when, from about the twelfth until well into the seventeenth century (with the emergence of the modem central state), Europe was characterized by the existence of hundreds of free and independent cities, interspersed into a predominantly feudal social structure.

By choosing this model and striving to create a U.S. [or Scotland, etc.] punctuated by a large and increasing number of territorially disconnected free cities — a multitude of Hong Kongs, Singapores, Monacos, and Liechtensteins strewn out over the entire continent — two otherwise unattainable but central objectives can be accomplished.

First, besides recognizing the fact that the liberal-libertarian potential is distributed highly unevenly across the country, such a strategy of piecemeal withdrawal renders secession less threatening politically, socially and economically.

Second, by pursuing this strategy simultaneously at a great number of locations all over the country, it becomes exceedingly difficult for the central state to create a unified opposition in public opinion to the secessionists which would secure the level of popular support and voluntary cooperation necessary for a successful crackdown.”

Infatti in aree di Glasgow e Dundee una maggioranza schiacciante avrebbe decretato la secessione dal resto della Scozia e l’indipendenza dal 0I5i1ZhgTbfSSZflO-7IMzqqcck2135529727resto del Regno Unito creando di fatto delle Monaco o Liechtensteins completamente libere dai poteri centralisti. Ma Mr Salmond e i suoi supporters non riescono a vedere la secessione fine a se stessa di un’area, la vedono solo nell’ottica del nazionalismo scozzese di matrice ottocentesca. La Scozia è una e indivisibile e bisogna combattere uniti. Un discorso non molto diverso da quello di chi vuole il Regno… Unito per l’appunto. Se il referendum avesse lasciato libero spazio a contee e comuni di secedere a quest’ora avremmo potuto assistere inoltre ad una frammentazione più equa perché solo le aree con maggioranze schiaccianti per il sì avrebbero ottenuto la secessione, evitando quindi che una rosicata maggioranza (o peggio una minoranza ben organizzata) potesse decidere per l’intera popolazione. Per i pochi votanti per il no sarebbe bastato cambiare villaggio o addirittura lato della strada per non far parte di una futura Glasgow indipendente dal Regno Unito.

Questo discorso della unità geografica e etnica l’ho sentito più volte nei dibattiti sull’indipendentismo sardo. La Sardegna ha delle sacche di indipendentismo piccole e frammentate e l’indipendentismo sardo ha sempre spinto verso l’indipendenza dell’isola come un tutt’uno, forzando perfino le identità non sarde al suo interno: penso infatti ai carlofortini per i quali è spesso offensivo definirli sardi. Discorso più complesso per chi parla catalano ad Alghero o per le comunità venete di Arborea. O delle centinaia di migliaia di non sardi immigrati o figli di immigrati nell’isola. Se infatti ci togliessimo dalla mente questa idea di vedere i territori come contenitori etnici dai confini sacri ecco che l’indipendentismo prende un’altra piega e diventa vincente. Un approccio libertario vincente (e prendete nota indipendentisti sardi e non) sarebbe questo: primo, indire un referendum per quei comuni o territori dell’isola che vogliono distaccarsi dalla Sardegna come macro regione; secondo, indire un referendum per quei comuni che vogliono far parte della futura Sardegna indipendente senza quei territori che hanno deciso di secedere. Nel primo caso lo Stato italiano rimarrebbe “attonito” dalla strategia inusuale e potrebbe perfino approvare un referendum consultivo. D’altronde sembrerebbe come un referendum positivo che premia le aree “leali” alla causa unitaria. L’area metropolitana di Cagliari, Carloforte e forse parti della Gallura potrebbero decidere di rimanere nel contenitore italiano. Fatto questo, il secondo referendum non farebbe altro che confermare un “negativo” del primo referendum. La Sardegna non sarebbe interamente indipendente? E che male c’è se una parte dei suoi abitanti (sardi e non) non vogliono farne parte? D’altronde non è per questo motivo che gli indipendentisti combattono contro gli Stati Nazione? O forse sotto sotto molti indipendentisti non vogliono far altro che clonare un’Italia centralizzata e dai sacri confini nel loro piccolo orticello ripetendo gli orrori del nazionalismo che li ha spinti a combattere per l’indipendenza?

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3 Comments » 3 Responses to Perché Scozia e Catalogna non diventeranno mai indipendenti

  1. Violator1980 on novembre 12, 2014 at 08:28

    Bel post Fabristol.

    Segnalo altro spunto di riflessione su Mises Italia

    http://vonmises.it/2014/11/08/cinque-lezioni-apprese-dal-referendum-scozia/

    Una buona giornata

  2. Fabristol on novembre 12, 2014 at 21:36

    Grazie Violator. 😉

  3. CARLO BUTTI on novembre 14, 2014 at 16:54

    Finalmente qualcuno comincia a comprendere che l’indipendentismo “classico”, per intenderci quello che in Italia ha costituito per molto tempo il marchio di fabbrica della Lega Nord, rischia di riproporre su piccola scala gli stessi difetti dello Stato nazionale ottocentesco da cui s pretende di prendere le distanze. Però si rimane legati al concetto di territorialismo:si mitizza un Medioevo delle piccole comunità, dimenticando che quei microcosmi erano in continuo conflitto tra loro, e se le davano di santa ragione .Anche un fazzoletto di terra, organizzato come Stato, e quindi come territorio “pubblico” di una comunità, sviluppa il cancro del nazionalismo.

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